La costruzione di un nuovo partito comunista,
rivoluzionario
di Francesco Ricci
(Riportiamo la
trascrizione integrale del discorso conclusivo all'Assemblea nazionale che il
22 di aprile, a Roma, alla presenza di centinaia di militanti, ha sancito la
scissione da Rifondazione della sinistra interna e l'avvio della costruzione di
un nuovo partito. Nella lettura si tenga conto che si tratta di un discorso: di
qui le ripetizioni e le altre modalità della lingua parlata. La trascrizione è
letterale: gli unici interventi redazionali sono l'aggiunta di titoletti e l'indicazione
dei frequenti applausi, indispensabile per rendere il clima poco
"seminariale" in cui si è svolta l'assemblea e l'entusiasmo che la ha
contraddistinta).
Cari compagni, care compagne,
lasciatemi dire prima di tutto che erano anni che non partecipavo a
un'assemblea così bella. Vi posso assicurare che da questo palco il panorama è
davvero bello. [applausi].
La fine di Rifondazione nel governo dei banchieri
Non è ancora costituito il
governo ma è già chiaro -non abbiamo bisogno di aspettare la composizione dei
ministeri per dirlo- che sarà un governo borghese, un governo che farà gli
interessi dei padroni.
Durante la campagna
elettorale abbiamo detto: non ci schieriamo nella competizione tra i due poli;
non accettiamo il ricatto del "meno peggio"; crediamo che in queste
elezioni si confrontino, si azzuffino due ladri per stabilire chi dei due
deruberà i lavoratori nei prossimi anni.
Mi sembra ora che l'avvio
della discussione in vista della costituzione del governo abbia pienamente
confermato questa nostra analisi. E in questo quadro i nomi dei possibili
ministri sono solo una conferma di che cosa stanno preparando. Padoa
Schioppa... basta il nome [risate, applausi].
Il programma di questo governo
è chiaro: che la crisi la paghino i lavoratori.
A un chilometro da qui, nella
federazione romana del Prc, si riunisce il Cpn. E lì decideranno -questo è il
centro della discussione- la suddivisione degli incarichi, la divisione di una
grande torta: un paio di ministri, qualche sottosegretario, poi gli incarichi
nel partito da ridefinire, l'esteso sottobosco di governo...
Pensate che tra i nomi dei
possibili ministri del Prc si parla di Pisapia, l'avvocato di De Benedetti; e
poi di Alfonso Gianni, segretario di Bertinotti. Gianni è quello che qualche
mese fa diceva: "noi andremo al governo per mettere il bastone fra le
ruote delle classi dominanti." Abbiamo visto che cosa si prepara... e come
le classi dominanti sono spaventate dal bastone di Alfonso Gianni [risate,
applausi] i padroni dormono sonni tranquilli. Non è comunque un problema di
nomi: i ministri di Rifondazione entreranno al governo come garanti della
"pace sociale". Questo è il ruolo che viene assegnato al Prc.
Fausto Bertinotti ha superato
tutti gli esami: inclusi quelli non previsti dal corso di laurea. Ha dato anche
diversi esami supplementari in questi ultimi anni: con la partecipazione
"responsabile" del Prc al governo di tante città e regioni; con il
lavoro minuzioso di smantellamento, pezzo per pezzo, della simbologia, magari
confusa, del corpo militante di questo partito.
C'è stato il dibattito sulla
"non violenza". Abbiamo capito subito -e lo abbiamo denunciato: non
era un astratto dibattito teorico. Era il biglietto da visita presentato alle
classi dominanti: siamo un partito, questo il senso, che rifiuta e ripudia
tutta la storia del movimento operaio. Anzi, la storia di tutte le rivoluzioni,
a partire da quelle borghesi (perché non c'è stata nessuna rivoluzione che sia
avvenuta attraverso il convincimento pacifico, al tavolo, delle classi
dominanti. Mai è successo che le classi dominanti se ne siano andate senza
reagire per lasciare il posto ai rivoluzionari).
E' stato un lavoro minuzioso
quello che il gruppo dirigente del Prc ha fatto: di smantellamento profondo del
senso comune dei militanti. E Bertinotti lo ha rivendicato ancora nelle scorse
settimane: "noi abbiamo estirpato da questo partito l'idea che il
comunismo sia la conquista del potere." E ciò è stato vantato come un merito
del suo lavoro! Ci sarebbe da aggiungere che, evidentemente, siccome stamattina
abbiamo letto sui giornali che Bertinotti ha buone probabilità di andare a
sedersi sulla poltrona di presidente della Camera, nella lista del
"potere" cattivo non rientrano certe poltrone... [applausi].
Ecco la grande conquista!
Quindici anni di sacrificio di migliaia di militanti, per consentire a
Bertinotti di sedersi su quella poltrona spelacchiata... da cui certo influirà
sui rapporti di forza tra le classi... [risate].
L'ultimo passaggio è stato
quello dell'intervista al Manifesto di un mese fa in cui Bertinotti ha
proposto un'ulteriore innovazione nella storia del movimento operaio. Noi
eravamo convinti, ingenuamente, che più indietro di così non si potesse andare:
ma ci sbagliavamo. E così Bertinotti ha proposto di "tornare al socialismo
dell'individuo". Questo è il nuovo esaltante orizzonte! [risate]. Dobbiamo
purtroppo osservare che non si tratta di un orizzonte nuovissimo: era già nel
dibattito del movimento operaio di due secoli fa. Se non fosse che nel
frattempo sono passati due secoli: e quel socialismo utopistico che aveva una
sua dignità, riproposto oggi combinato con la politica del Prc serve solo per
dire: vedete come siamo affidabili? Siamo maturi per il governo.
E Mieli, in quell'editoriale
del Corriere, a nome della grande borghesia, di un settore importante
della grande borghesia, ha detto: sì, Bertinotti è nella lista dei politici
affidabili. Affidabili per la borghesia.
E la stessa vicenda della
presidenza della Camera cosa significa? E' il riconoscimento della borghesia di
questa affidabilità. In cambio il Prc si impegna a essere strumento della
"pace sociale" a difesa del governo. Ecco cosa sta dietro questi giri
di poltrone.
Alcuni compagni, qui, prima di
me, hanno detto che Rifondazione chiude un ciclo con questo ingresso al
governo. E' così. Noi abbiamo sempre detto che non è esistita una "età
dell'oro" del Prc e dunque non si tratta di tornare a un'improbabile
Rifondazione delle origini. Questo partito, in realtà, è nato da una
contraddizione tra gli obiettivi del gruppo dirigente storico (che si è
sgretolato negli anni per alcuni ingressi anticipati al governo e che si
ricompone domani nel Prodi bis), un gruppo dirigente votato alla collaborazione
di classe; in contraddizione con le esigenze soggettive e lo sforzo di migliaia
di compagni. Oggi si chiude un ciclo perché non abbiamo semplicemente il
ripetersi di un'esperienza grave già fatta col primo governo Prodi. Oggi
abbiamo un passaggio definitivo perché questo avviene alla fine di un lungo
percorso di smantellamento del partito, della sua consistenza reale e del suo
radicamento, ormai sostituito quasi ovunque con comitati elettorali e di
sostegno agli assessori nelle giunte. E quello che fanno gli assessori nelle
giunte è in contraddizione con qualsiasi ipotesi di radicamento nelle lotte.
Il ruolo che viene assegnato
dalla borghesia al Prc è questo: di cuscinetto tra il governo e le lotte che
comunque si svilupperanno in reazione all'attacco antioperaio fortissimo che il
governo sferrerà (non c'è bisogno di essere fini economisti: basta sfogliare
distrattamente i giornali per leggere delle manovre correttive "per
risanare i conti", dei "sacrifici", ecc.). Altro che grande
alternativa! Abbiamo la riprova di ciò in un episodio che è già stato citato
qui: quello della Tav. Rifondazione Comunista ha partecipato, suo malgrado
(cioè al rimorchio) a questa lotta. E' stato riconosciuto come l'unico partito
che ha partecipato alla lotta e grazie a questo ha avuto anche un significativo
risultato elettorale in Val di Susa. E cosa fa oggi? Si propone come il garante
del "tavolo" che promette che la Tav si farà. La Tav si farà: certo,
attraverso un percorso di discussione. La discussione non viene mai negata a
nessuno. Li ci sono in ballo centinaia di milioni, figuriamoci se non ti
concedono due chiacchiere! [applausi].
E Rifondazione ha stretto un
accordo con Chiamparino, per le comunali, che prevede come punto fondamentale
la costruzione della Tav. E questo è solo l'anticipo di quanto faranno una
volta al governo.
La capitolazione delle opposizioni interne al Prc
E che cosa fanno di fronte a
questa deriva governista le opposizioni interne? Si propongono di continuare a
fare i critici di questo ingresso al governo.
Vi faccio un'anticipazione
(domani leggendo Liberazione e i giornali mi direte se mi sono
sbagliato): al Cpn che si riunisce oggi a un'ora da qua i "critici"
staranno dicendo: le cose non vanno benissimo, si poteva fare meglio
elettoralmente, però tutto sommato la minestra non è male e può essere
mangiata.
L'area più grossa tra queste,
quella dell'Ernesto, di Grassi, dopo aver ripetuto per tanto tempo che era
necessario infilare paletti nel programma della borghesia, ora cosa fa? Prende
atto che i paletti, se possiamo dirlo volgarmente, sono stati infilati... ma
non nel programma borghese [risate] e così Grassi, dopo l'ultima Direzione
dice: "Siamo favorevolmente colpiti dalla proposta di Bertinotti."
Ma cosa ha detto in Direzione
(e ripeterà oggi al Cpn) Bertinotti di così interessante? La sua relazione ha
avuto come unico punto reale (a parte due commenti scontati al "grande
risultato" elettorale del Prc) quello della redistribuzione dei posti
(tanto che alla fine hanno deciso in quella riunione di avviare consultazioni
nel gruppo dirigente sul nuovo segretario e sugli incarichi). Questo era il
punto: chi andrà a fare il ministro, chi il sottosegretario, chi il segretario?
E' di fronte a tutto questo che Grassi ha detto: "siamo favorevolmente
colpiti dalla proposta di Bertinotti."
La torta è grande, c'è spazio
per tutti: anche noi siamo stati invitati al banchetto. Ma noi preferiamo stare
qui, qui si discute di progetti ben più ambiziosi! [applausi].
E l'area Erre? Cannavò,
Malabarba, ecc.? Cosa dicono? Ve lo devo citare perché altrimenti potete
pensare che io stia facendo una caricatura. Sentite Malabarba dopo l'ultima
Direzione: "O questo governo avrà un di più di radicalità e sarà un
governo di alternativa di classe o non durerà." Questa è la minaccia con la
quale Malabarba si è rivolto a Prodi! [risate, applausi] E leggendo questa
frase per la prima volta ho capito cosa intendeva dire Engels (o Marx, non
ricordo chi dei due) quando diceva: "abbiamo seminato draghi e raccogliamo
pulci". [risate]
E Ferrando? Dedichiamo
qualche parola anche a lui, anche se è una storia a parte, che appartiene più a
un seminario di psicologia che a un dibattito politico.
E' stato giustamente detto
che è caduto vittima dei colpi incrociati del centrodestra e del centrosinistra
in campagna elettorale. Bisognerebbe aggiungere che è stato vittima in primo
luogo di sé stesso, di quel narcisismo esasperato che nella vecchia Associazione
(l'Amr) abbiamo contrastato e combattuto. Un atteggiamento in cui quello che
conta non è la costruzione del partito, dei quadri, del radicamento ma è
l'apparizione del leader sulla stampa. E allora per guadagnare due righe sul
giornale si è disposti a tutto: fino a querelare alla magistratura borghese Fassino
(che non è apparso preoccupato da questa cosa). E perché? Perché Fassino lo ha
accusato di rivendicare Nassirya mentre Ferrando e Grisolia ci hanno spiegato
che loro non rivendicano Nassirya: rivendicano il diritto alla resistenza degli
irakeni, il diritto della resistenza a usare le armi, ecc. Ma Nassyria no.
Nonostante sia stato, con tutta evidenza, un episodio di resistenza, nemmeno ascrivibile
al cosiddetto "terrorismo" (non hanno fatto saltare in aria uno
scuolabus ma un obiettivo militare, secondo l'affermazione dello stesso Sergio
Romano). E in fondo lo slogan che viene urlato nelle piazze è la traduzione
-certo rozza, come succede con gli slogan- di un concetto: massime perdite
possibili per gli occupanti, cioè la sconfitta degli aggressori. [applausi]
Ecco cosa è la deriva
lideristica di Ferrando. Sino ad arrivare agli episodi grotteschi citati anche
in questo dibattito nel saluto che ci hanno portato qui dirigenti di una
importante organizzazione trotskista internazionale. Dirigenti che non hanno
vissuto certi passaggi direttamente ma li hanno ben interpretati e così i
compagni della Lit qui hanno definito "metodi stalinisti" le calunnie
utilizzate da Ferrando e Grisolia contro PC Rol. L'elenco delle malefatte di
cui siamo stati accusati è completo: mi pare manchi ormai solo "l'oro
della Germania" e i bambini lessati... [risate, applausi].
E allora quando qualche
compagno ci chiede: che fine farà Ferrando col suo gruppo? Noi diciamo: non
sappiamo se staranno dentro o fuori dal Prc (ogni giorno fanno una
dichiarazione che smentisce quella del giorno precedente). Ma poco importa:
ovunque collocati hanno un progetto che a noi non interessa. Che è la
costruzione di una setta non delimitata da un programma ma solo
dall'affidamento al guru (per questo hanno dichiarato di voler rinunciare
persino alla delimitazione, a cui noi invece teniamo molto, tra militanti e
simpatizzanti).
Ferrando -e concludo su
questo argomento- dopo le elezioni, invece di attaccare Bertinotti si è
dedicato a scrivere comunicati stampa contro di noi, per spiegare che c'è stata
una scissione dal Prc ma che si tratta solo di 15-20 persone (non ricordo il
numero esatto che ci ha attribuito). E cosa possiamo fare, allora, compagni?
Manderemo una foto di questa bellissima assemblea a Ferrando e gli diremo:
prova a contare, forse siamo un po' di più... [applausi].
L'opposizione di classe: un principio irrinunciabile
per i comunisti
Le aree critiche del Prc ci
hanno spesso accusato di essere "pregiudizialmente per
l'opposizione". E noi lo rivendichiamo! E quando qualcuno viceversa pensa,
sia Bertinotti o un dirigente "critico", che con l'ingresso al
governo si stia sperimentando qualcosa di nuovo noi diciamo: guardate che è già
stato fatto infinite volte nella storia del movimento operaio. Vi leggo una
frase che sembra scritta ieri e invece è piuttosto vecchia: "Hanno
accettato qualche ministero nel governo dei liberali borghesi. Sostengono tutte
le infamie di quel governo e così paralizzano la classe operaia che pretendono
di rappresentare." Non lo abbiamo scritto noi riferendoci al Prc: lo ha
scritto Engels (qualcosa come 160 anni fa) parlando dell'ingresso in un governo
borghese del socialista Louis Blanc.
E dopo di allora
quell'"esperimento" di governo è stato ripetuto infinite volte. Un
esperimento col quale si cercava l'accordo, la conciliazione tra gli interessi
dei lavoratori e quelli della borghesia, mettendone i rappresentanti attorno a
un tavolo.
Bertinotti ci ha detto che
quando dirigenti e tecnici del Prc si sono seduti attorno a un tavolo con
politici e tecnici liberali e hanno "affrontato i problemi del Paese per
trovare delle soluzioni" ciò è stato "esaltante". Questa è
l'idea geniale che è venuta a Fausto Bertinotti! [risate] Basta sedersi attorno
a un tavolo e la disoccupazione, i salari da fame... si risolve tutto tra persone
di buon senso. Purtroppo questa geniale idea, come dicevamo, l'hanno già avuta
molti altri prima di Bertinotti e i risultati sono sempre stati disastrosi o
tragici. E badate che in qualche caso parliamo di situazioni in cui i rapporti
di forza erano ben diversi: l'esempio che facevo di Blanc avviene dopo una
situazione rivoluzionaria; quando parliamo dei fronti popolari degli anni
Trenta, parliamo di governi borghesi nati da rivoluzioni, di governi che
nascevano appunto come tentativo estremo della borghesia di bloccare la
rivoluzione, lasciando cadere dalla tavola qualche briciola. Oggi parliamo
invece di una situazione in cui Rifondazione entra in un governo che farà
controriforme!
Lo stalinismo ha riportato
nella storia del movimento operaio il germe del governismo. Questa è stata la
sua responsabilità maggiore, insieme allo strangolamento dell'Ottobre. E lo ha
fatto con la cosiddetta svolta dei fronti popolari che ha riportato nel
movimento comunista l'idea funesta che i comunisti avevano fin dai tempi di
Marx combattuto; e che aveva combattuto la Luxemburg e la socialdemocrazia di
sinistra contro i Millerand e i Bernstein; e che avevano combattuto proprio i
bolscevichi contro il riformismo russo. Un'idea che era stata cacciata non in
ossequio a qualche testo di Marx: ma che viceversa Marx aveva contrastato, lui
stesso, sulla base della stessa esperienza storica. Perché la verità è che non
esiste conciliazione possibile tra gli interessi dei lavoratori e quelli dei
padroni! [applausi]. Non basta mettersi intorno a un tavolo! [applausi]
Eppure, nonostante
l'esperienza storica, ci vengono a ripetere: bisogna fare la prova del budino.
Cioè bisogna provare a infilare il cucchiaio per l'ennesima volta nel budino
governista. Ebbene noi rispondiamo: no! E' un budino avvelenato. Mangiatelo tu,
Bertinotti! [applausi]
Non basterebbero ore per
elencare tutti gli "esperimenti" di governo che hanno tentato
riformisti e stalinisti. Ma bastano poche parole per dire come si sono conclusi
tutti: con la vittoria della borghesia e la disfatta dei lavoratori. E questo è
quello che succederà anche nei prossimi mesi se non ci sarà qualcuno che saprà
mettere davvero il bastone tra le ruote della borghesia: ma non con le modalità
di Alfonso Gianni... [applausi]
Noi pensiamo che le
fondamenta granitiche del marxismo rivoluzionario siano costituite allora
proprio dall'idea che non si può governare coi liberali, con la borghesia. Da
questa acquisizione bisogna ripartire. E allora a chi ci dice: ma voi siete
pregiudizialmente per l'opposizione, noi rispondiamo che è proprio così. Sì, il
posto dei comunisti è quello. Perché se l'obiettivo del comunismo è quello di
costruire un governo dei lavoratori per i lavoratori, "un governo degli
operai per gli operai" (come Marx salutò la Comune di Parigi), l'unica
possibilità per riuscire a fare questo è liberare i lavoratori dalle illusioni
che sia possibile all'interno di un governo liberale ottenere qualcosa. E se un
partito comunista abbandona questo scopo e entra in un governo borghese, abbandona
il suo ruolo. E' questo il motivo per cui noi ce ne siamo andati da
Rifondazione Comunista! [applausi]
I comunisti non attendono "l'ora X":
l'alternativa si conquista con la lotta
Ci dice qualcuno: ma voi
allora volete attendere l'ora X, rinunciando a conquiste immediate, a riforme
concrete. No. Questo non ha nulla a che fare con ciò che cercheremo di fare. E
anzi: l'intera esperienza storica ci dice che i rivoluzionari non rinunciano
alle riforme. Tuttavia -come spiegava meglio di me Lenin- le riforme stesse
sono il sottoprodotto di lotte rivoluzionarie, non di chiacchierate intorno a
un tavolo col nemico di classe.
D'altra parte, cosa ci insegna
l'esperienza dei giovani francesi di questi mesi? Ne ha parlato qui la compagna
Stefanoni. Come è che hanno ottenuto il ritiro del Cpe? Sedendosi attorno a un
tavolo o facendo le barricate per Parigi? [applausi] E allora le
"concessioni" che già oggi puoi strappare alla borghesia, le guadagni
solo nel corso della lotta, di una lotta che metta in discussione il quadro
d'insieme.
Arriva però sempre qualcuno
-e non è la prima volta nella storia- che ci viene a dire: non aspettatevi uno
sviluppo delle lotte perché è finita la stagione delle lotte. Chi dice questo è
spesso gente che ha partecipato alle lotte in gioventù ed è convinto che la
chiusura del proprio ciclo vitale individuale coincida con la chiusura di una
fase storica. Ti dicono: io ho fatto il '68 e quei tempi non tornano più.
E c'è persino chi ha fatto i
soldi con queste "teorizzazioni". L'esempio più noto è quello di
Revelli che ha scritto per anni libri (alcuni in verità si trovano in vendite
sulle bancarelle a metà prezzo) in cui ogni volta ci spiega che la stagione
delle lotte è finita, appartiene sempre al passato. La classe operaia -ci spiega-
è destrutturata, è imborghesita... Alla fine del ragionamento la conclusione è
immancabilmente una: bisogna navigare nella merda dell'esistente (che non so se
abbia attinenza con la "merda" di cui parlava Majakovsky e che è
stata citata qui). [risate]
E ti vengono a dire che i
giovani francesi non hanno obiettivi politici. Prima lo hanno detto dei giovani
delle banlieues. Poi lo hanno ripetuto degli studenti (cui hanno dato un
sostegno i lavoratori, anche con scioperi spontanei). Lo hanno detto cioè di un
movimento che non ha avuto uno sbocco ulteriore solo per l'assenza di una
direzione politica (le direzioni sindacali si sono impiegate per spegnere
l'incendio; le forze dell'estrema sinistra stesse hanno fatto di tutto meno
quello che dovevano fare). Ti ripetono: il movimento è spoliticizzato. E lo ha
scritto non solo la stampa borghese: Liberazione e il Manifesto
hanno dedicato pagine intere a sviluppare queste profonde analisi.
Dopo di che cosa succede? Che
questi giovani portano in manifestazione la bandiera rossa e marciano al canto
dell'Internazionale! Ecco la dimostrazione di come sono
"impolitici"... [risate]
Ciò che si è verificato in
Francia ora e nella storia degli ultimi due secoli ovunque è un'altra cosa: non
l'assenza di lotte, che viceversa ciclicamente rimettono in discussione
oggettivamente il sistema sociale; ma l'assenza di direzioni rivoluzionarie, di
partiti in grado di condurre queste lotte al loro sviluppo conseguente.
Veniva qui, in un intervento
che mi ha preceduto, citata una frase chiave del Programma di Transizione
del 1938, dunque una frase che ha qualche annetto ma che mantiene -purtroppo-
la sua attualità: la crisi dell'umanità coincide, in definitiva, con la crisi
di direzione del proletariato, con l'assenza di un partito rivoluzionario.
Non le lotte mancano ma il
partito! La lotta di classe esiste non a condizione che lo riconoscano i sociologi:
ma perché la società è divisa in classi che sono destinate a scontrarsi perché
incarnano interessi diversi e inconciliabili. [applausi]
Serve un partito, diverso da tutti gli altri:
rivoluzionario
Anche in Italia, in questi
anni, non si può proprio dire che siano mancate le lotte. Che cosa è mancato,
allora? Un partito. E questo partito non è stata sicuramente Rifondazione, che
già prima di questi ultimi sviluppi, già stava al governo localmente con la
borghesia, in una collocazione di inconciliabilità tra ciò che predicava nei
movimenti e ciò che praticava nelle giunte, con gli assessori.
Serve un partito. Un partito
basato sull'indipendenza di classe. Un partito di militanti (non di iscritti
passivi chiamati ogni tre anni a votare ai congressi). Un partito d'avanguardia
(noi non abbiamo paura di usare queste parole. Anzi, sappiamo che chi rimuove
un certo vocabolario, rimuove i concetti che vi stanno dietro). Un partito che
sviluppa il suo intervento sulla base di un programma transitorio. Anche questa
è una espressione vecchia ma che ha un significato importante e attuale. Si
intende con questo concetto un partito che non proclama nei seminari domenicali
l'avvento futuro del socialismo e in attesa del socialismo la navigazione nella
miseria capitalistica. No! Un partito che sta in ogni lotta e in ogni
mobilitazione per svilupparla, per portare i lavoratori alla comprensione che
l'unico risultato vero e definitivo si può ottenere nell'indipendenza di
classe, sviluppando l'opposizione alla borghesia e ai suoi governi,
propagandando incessantemente una alternativa di classe, cioè un governo
operaio.
Un partito, insomma, che
abbia come scopo il potere. Ma, per riadattare la cantilena elettorale di
Rifondazione: il potere, quello vero! [applausi]. Che non c'entra nulla con le
poltroncine che lascia libere la borghesia.
Un partito basato su un
programma di costruzione dell'Internazionale. Il compagno Madoglio ha spiegato
nel suo intervento cosa intendiamo. Noi oggi ci stiamo confrontando con
organizzazioni internazionali che come noi ritengono che il socialismo non si
può costruire in un Paese solo, che il proletariato ha bisogno di un partito mondiale,
la Quarta Internazionale.
E quando parliamo di Quarta
Internazionale non pensiamo a un'etichetta ma a cosa sta dietro
quell'etichetta. Perché alle etichette e ai nomi corrispondono programmi. E
quando ci definiamo -senza imbarazzo, a differenza di altri- trotskisti, non
parliamo di percorsi o di provenienze individuali (qui dentro e in PC Rol
confluiscono percorsi individuali di militanza diversi). Né pensiamo a una
ideologia: a uno sventola il libretto rosso di Trotsky al posto di quello di
Mao. Noi diciamo che ci definiamo marxisti rivoluzionari, cioè trotskisti
(perché il trotskismo è il marxismo rivoluzionario della nostra epoca) perché
difendiamo e sviluppiamo un programma. Un programma che solo il trotskismo ha
difeso in questo secolo contro la socialdemocrazia e lo stalinismo. Solo il
trotskismo ha difeso il programma fondamentale del comunismo, che Lenin diceva
può essere sintetizzato in poche parole: dittatura del proletariato. E questa
espressione che è considerata "demodé" -specialmente da chi invece
della dittatura del proletariato difende la dittatura della borghesia- noi la
riproponiamo.
Cosa sintetizza
quell'espressione? La necessità di distruggere, attraverso la rivoluzione,
questo sistema sociale. E' questo il comunismo, no? Distruggere questo sistema
politico e sociale e costruire una società non più basata sulla divisione in
classi, passando attraverso una fase di dominio della stragrande maggioranza
dell'umanità, il proletariato. Questa è la dittatura del proletariato. Ecco
perché noi diciamo: sì, noi lottiamo per la dittatura del proletariato!
[applausi]. Questo è il comunismo!
Bertinotti ha detto tempo fa
e lo ha ripetuto di recente: fatemi vedere uno che al giorno d'oggi difenda la
dittatura del proletariato. Bene, gli possiamo dire: nei salotti che frequenti
abitualmente, non ne troverai. Vieni qui: noi sicuramente abbiamo
quell'obiettivo! [applausi]
A chi rivolgiamo la nostra proposta
Con chi è che ci proponiamo
di costruire questo obiettivo? Noi siamo realisti e consci dei nostri limiti e
delle nostre forze. Cerchiamo di iniziare un percorso. E' stato spiegato da
Michele Rizzi nel suo intervento che noi oggi qua non abbiamo la presunzione di
fondare un partito ma solo quella di avviare un processo costituente. Per
arrivare poi a fine anno, dopo la costituzione di nuovi collettivi locali o il
rafforzamento degli esistenti, a una discussione congressuale che coinvolga
chiunque voglia sostenere in termini militanti questo progetto. Faremo un
congresso a fine anno e nemmeno quello sarà "la costruzione del partito
rivoluzionario". Non siamo così sciocchi da pensare di farlo in sei mesi.
Quella sarà però una tappa più avanzata di un processo lungo e difficile.
Noi avanziamo questa proposta
in primo luogo a chi è stato nel Prc e oggi prende atto che non c'è più spazio
di battaglia possibile in quel partito. Lo proponiamo ai militanti delle
"aree critiche" che vedono i loro dirigenti occuparsi ormai solo
della spartizione dei posti. Lo proponiamo a chi è stato fuori dal Prc o vi è
entrato e poi ne è uscito. Il problema non è quello della provenienza ma della
convergenza su un programma, su una prospettiva. E questa prospettiva la
proponiamo, naturalmente, visto che vogliamo costruire un partito comunista, ai
lavoratori.
Vi voglio raccontare un
episodio che mi è stato raccontato in un'assemblea in Veneto.
In una fabbrica
metalmeccanica si tiene un'assemblea sul contratto (già qui ben criticato dal
compagno Doro) e un operaio di Rifondazione si alza e spiega perché è contro
quel contratto bidone. E riceve molti applausi. Il giorno dopo, i burocrati
della Federazione del Prc si affrettano -con un comunicato- a spiegare che
quell'operaio è del Prc, ma "di una parte ininfluente" del Prc,
Progetto Comunista, e dunque quanto ha detto non esprime le posizioni del
partito. In realtà i burocrati si sbagliavano in parte e avevano però anche
ragione. Si sbagliavano, perché quell'operaio non era di PC Rol. Avevano
ragione, perché noi vogliamo guadagnare quell'operaio a PC Rol, insieme a tutti
gli operai combattivi che hanno votato contro il contratto dei meccanici.
[applausi]
Qui ci è stato proposto da un
compagno dello Slai Cobas, operaio della Fiat di Pomigliano d'Arco, licenziato
per le sue lotte sindacali insieme ad altri compagni che ringraziamo per la
loro presenza qui; il compagno dello Slai ci ha proposto di aderire a una
assemblea in preparazione di una manifestazione contro il governo e le sue
prime misure. E io credo di poter rispondere su questo, pur non avendo un
mandato formale di PC Rol, che noi aderiamo, che aderiremo a questo come a ogni
momento di lotta di opposizione al governo Prodi! [applausi]
Perché pensiamo di poterci provare. Il patrimonio da
cui partiamo
Ci dovremo scontrare, nei
prossimi mesi, con gli scettici. Lo scetticismo è una malattia grave nel
movimento operaio. Sono scettici quelli che ti dicono: sì, hai ragione su tante
cose, ma come si fa? Noi sappiamo che ci proponiamo cose difficili: non siamo
scettici ma nemmeno sciocchi. Eppure pensiamo di doverci provare, di poterci riuscire.
E pensiamo di poterci riuscire, in questa impresa che inizia oggi, per una
serie di motivi.
Primo. Perché si libera in
Italia uno spazio storico che per anni è stato occupato abusivamente. Per
decenni c'è stato un tappo ostruente la costruzione di un partito
rivoluzionario: lo stalinismo. E dopo il crollo dello stalinismo c'è stato un
tappetto più piccolo, il Prc. Siamo stati in quel partito non pensando mai di
spostarne gli equilibri interni, ma per raggruppare, su un programma
alternativo a quello riformista del suo gruppo dirigente, militanti e giovani.
E qualcosa siamo riusciti a fare, visto che oggi siamo qui, non abbiamo
sprecato quindici anni. Oggi il Prc libera quello spazio e va a prendere lo
spazio che compete ai riformisti. Non sarà più -nemmeno nei simboli e nelle
forme (non lo è mai stato nella sostanza)- un partito di opposizione di classe.
Diventerà a pieno titolo un partito di governo a braccetto coi banchieri. E
questo è il primo elemento -lo spazio politico nuovo- che ci fa credere di
poterci provare.
Secondo. Pensiamo che questo
spazio politico si allargherà. Il governo Prodi si prepara a sferrare un
attacco pesantissimo ai lavoratori. Lo ha spiegato Visco stamattina; lo ha
ripetuto D'Alema ("serve una stagione di privatizzazioni e sacrifici per
rimettere i conti a posto"). Quell'attacco produrrà una reazione. E'
necessario che una organizzazione, anche piccola, pianti subito oggi la
bandiera dell'opposizione per poter essere visibile nelle lotte di domani.
Terzo. Possiamo partire con
un patrimonio di centinaia di quadri in grado di affrontare l'impresa. E'
sufficiente guardare in questa sala colma, vedere l'età media di chi siede qui,
la così alta percentuale di giovani, l'entusiasmo, per dire: sì, possiamo
provarci; sì, possiamo riuscirci! [applausi]
Quarto. Pensiamo di avere
infine un'arma segreta... Che poi tanto segreta non è: è il marxismo
rivoluzionario. Qualcosa che manca ed è mancato alle tante organizzazioni e
sette che pure sono state in questi anni e stanno fuori dal Prc. Attenzione:
non è un patrimonio di cui vogliamo l'esclusiva: è il patrimonio di lotte, di
sconfitte e di vittorie del movimento rivoluzionario di due secoli. [applausi]
E noi vogliamo ripartire da
lì, non da zero. Lasciamo ad altri i seminari sul nulla, o i "minimo comun
denominatore". Sono quelli che ci dicono: voi farete un partitino, noi
abbiamo trovato invece la ricetta giusta, mettiamoci insieme su due o tre punti
minimi in comune (non un programma). E' la formula magica del "minimo comun
denominatore". Poi succede che questi qua mettono insieme gruppi con
posizioni lontanissime (abbiamo in mente una esperienza di questi mesi) e non
riescono a trovare nemmeno una cosa in comune da dire sulle elezioni, e si sciolgono
subito.
Noi invece diciamo: no, è molto
più difficile ma non ci sono scorciatoie. Serve un partito basato sul programma
del marxismo rivoluzionario, non un'accozzaglia eterogenea.
Riusciremo? In politica, a
differenza che in matematica, non esiste la "sezione aurea", non c'è
quel numero particolare che se applicato a un'opera d'arte garantisce armoniche
proporzioni. Non ci sono regole certe per la costruzione del partito:
altrimenti non saremmo qui a un secolo dall'Ottobre a dire che bisogna fare la
rivoluzione e costruire il partito rivoluzionario. Ma questi quattro elementi
che ho citato ci fanno partire bene. Il resto dipenderà dall'impegno che ognuno
di noi ci metterà. [applausi]
E allora a quelli che sono
riuniti a un chilometro da qui, al Cpn di Rifondazione, e stanno occupandosi di
numeri e proporzioni, di divisione dei posti, noi ripetiamo: noi abbiamo
ambizioni maggiori, noi vogliamo costruire un partito rivoluzionario!
[applausi]
Un partito per una prospettiva rivoluzionaria
Vorrei finire questo
intervento con una frase di un grande dirigente rivoluzionario, Karl Liebknecht,
che insieme a Rosa Luxemburg guidò la rivoluzione in Germania nel 1918.
Bertinotti si è richiamato spesso a questi dirigenti e ogni anno partecipa alle
manifestazioni a Berlino per commemorarli. Sinceramente non ho mai capito che
cosa c'entrasse Bertinotti con dirigenti che sono morti sulle barricate per
fare l'opposizione rivoluzionaria a un governo borghese! [applausi]. Liebknecht
è stato accostato anche in queste settimane da qualcuno a un senatore
trombato... be', attenzione alle proporzioni! [risate, applausi]
Liebknecht scriveva queste
righe che voglio leggervi nel momento in cui scindeva dai socialdemocratici di
sinistra (l'Uspd), il partito in cui era con la frazione Spartachista; mentre
l'Uspd sosteneva un governo borghese (anche se nato da un processo
rivoluzionario e quindi ben più a sinistra di quello in cui sta per entrare
Bertinotti).
Gli Spartachisti, cioè i
bolscevichi tedeschi, dicevano: noi non entreremo nel governo; bisogna anzi
rovesciarlo per sviluppare la rivoluzione, così come hanno fatto i bolscevichi
russi con il governo Kerenskij. E aggiungevano: dobbiamo dunque scindere dalla
socialdemocrazia che sostiene il governo borghese e dobbiamo costruire un nuovo
partito.
Leggo: "Non abbiamo più
niente da spartire con loro: è arrivato il momento di tracciare una grande
linea di separazione. E' arrivato il momento di costruire un partito autonomo.
Dobbiamo fondare un partito
che si contrapponga ai partiti pseudo-comunisti che abusano della parola comunismo
per ingannare le masse e che operano invece in accordo con le classi dominanti.
Dobbiamo costruire un partito
che rappresenti gli interessi dei lavoratori. Un partito con un programma
rivoluzionario, nel quale gli obiettivi e i mezzi per raggiungerli siano scelti
con intransigenza e fermezza incrollabile.
Un partito nel quale tutto
sia in funzione degli interessi della rivoluzione socialista."
Questo scriveva Karl Liebknecht
novanta anni fa. Questo proclamavano solennemente i comunisti tedeschi di fronte
al governo di collaborazione di classe. E questo stesso impegno noi prendiamo
qui, oggi, in questa sala!
[applausi. L'assemblea si
conclude al canto dell'Internazionale]