Il progetto Alta Velocità e la prima resa di Rifondazione
In Piemonte il governo Prodi colpisce le lotte ancor prima di nascere
di Cristiano Biorci
"Torino, Rifondazione apre alla Tav. Posti nella giunta di Chiamparino". Questo è il titolo apparso sul quotidiano La Stampa lo scorso 19 aprile, quindi appena dieci giorni dopo la tornata elettorale che ha sancito ufficialmente la mutazione del Prc: da partito "di massa" a partito di governo, governo sponsorizzato da industriali, banche e altri nemici storici della classe operaia. Paradossale (ma è solo l'inizio!) il fatto che circa 48 ore dopo, il partito di Bertinotti sarebbe sceso in corteo nella manifestazione di Serravalle e Arquata (Al), al fianco dei comitati No Tav e delle popolazioni locali.
Il progetto Tav-Tac e le ragioni dei "Nimby"
Ma cos'è il Tav-Tac (doppia definizione perché il progetto è diventato più volte nel corso dei mesi da Alta Velocità a Alta Capacità) e perché non deve essere realizzato? Si tratta di una linea ferroviaria completamente nuova: parte da nord di Torino, entra in Valsusa passando due volte nella montagna, poi sul viadotto di Venaus e, infine, per 53 km nel tunnel che porta in Francia. Poi prosegue ancora oltre il confine per collegarsi con l'alta velocità di Lione. Durata prevista per i lavori: 15 anni (ma normalmente i tempi dilatano del 20%). Dilatazione che vale anche per i costi, previsti sui 15 miliardi di euro (quattro volte il ponte sullo stretto di Messina, volendo fare un paragone).
Non stupisce perciò la rivolta dell'intera Valsusa, i cosiddetti Nimby (è la definizione usata da Gianni Barbacetto in un articolo dello scorso dicembre, ossia coloro che dicono "ovunque, ma non nel mio cortile"). La Valsusa è un cantiere da venti anni: il raddoppio della linea ferroviaria (che non ha mai raggiunto il traffico previsto), la costruzione dell'autostrada tra il fondovalle e il torrente Dora, l'elettrodotto di Venaus, la centrale elettrica di Pont Ventoux, l'alluvione del 2000 (conseguenza dei danni ambientali causati dalle opere sopra citate). Per la realizzazione, come già detto, ci vorranno oltre 15 anni: camion che gireranno notte e giorno con stravolgimento della viabilità e dovranno trasportare circa 15 milioni di detriti contenenti amianto e uranio. Già, amianto che verrebbe in parte disperso nell'aria e depositato nei Comuni interessati all'opera, e uranio: vale a dire che dentro la montagna che si vuole trivellare c'è radioattività. Non poco per chi ha già in casa la più grande cava d'amianto (ora inattiva) ed un'acciaieria che provoca un tasso d'inquinamento tra i maggiori del Paese, con conseguente mortalità. Tutto ciò è più che sufficiente per comprendere perché questa gente non si fida più.
L'inutilità del progetto
La nuova linea è decisamente sovradimensionata rispetto alle esigenze. Il traffico ferroviario è in calo da diversi anni e non ci sono segnali di svolta né di crescita, nonostante ciò il progetto è quello di far passare 40 milioni di tonnellate l'anno (la capacità massima è di 100 milioni): poco probabile, perché per raggiungere queste cifre dovrebbero passare 350 treni al giorno ad una velocità tra i 120 ed i 220 km/h. E una volta in Italia, i treni merci sarebbero costretti a mantenere la media obbligatoria di 19 km/h. Altro dato: nel nostro Paese la quantità delle merci che viaggiano su rotaia non raggiunge il 20%. Percentuale molto bassa, ma c'è chi sostiene che le lacune delle merci verrebbero colmate dal trasporto passeggeri (ecco il passaggio Tav-Tac): il progetto prevede una linea quasi completamente in galleria, intasata da treni merci e che avrà una velocità massima di 120 km/h, facendo risparmiare nella tratta Torino-Lione un'ora circa: definire tutto questo alta velocità sembra un po' eccessivo.
Le bugie sui benefici
I sostenitori dell'alta velocità sbandierano ai quattro venti diversi aspetti positivi. Al primo posto quelli ambientali, in quanto buona parte dei trasporti passerebbero dai camion ai treni, con conseguente diminuzione dell'inquinamento; in realtà i circa 15 anni di cantiere porterebbero sulle strade qualcosa come 500 camion al giorno (e notte). Poi, come già detto precedentemente, il trasporto su rotaia è davvero esiguo (il rapporto ferrovia-tir è di 8-92) e le previsioni non vedono alcun incremento rilevante. Un'altra teoria pro-ambiente è quella che la nuova linea non provocherebbe danni ambientali essendo tutta in galleria; invece è l'esatto contrario, per i già citati effetti negativi alla salute provocati dagli scavi nella roccia amiantifera, causa di tumori ai polmoni e mesotelioma pleurico.
C'è poi chi dice che tutta la messa in opera porterebbe occupazione; possiamo immaginare di quale tipo di occupazione si tratterebbe: orari massacranti, condizioni di sicurezza inadeguate, contratti di lavoro precari, ecc, senza contare che la gran parte dei lavori di scavo sarebbero automatizzati. Infine c'è chi millanta il possibile rilancio della Liguria e del porto di Genova: difficile pensare di rilanciare l'economia ligure quando l'elevato costo del progetto toglierebbe risorse per l'industria in crisi profonda. In quanto al porto, i cinque valichi già esistenti (infatti è più corretto parlare di sesto valico anzichè di terzo) potrebbero essere potenziati triplicando o addirittura decuplicando la capacità attuale. Praticamente: perché fare una nuova linea per rilanciare il porto, quando non si è mai pensato a questo progetto utilizzando i mezzi già esistenti? Basterebbero infatti alcuni piccoli interventi di razionalizzazione e ammodernamento per rendere efficienti i suddetti valichi, tre dei quali sono situati alle spalle del capoluogo ligure. I miglioramenti varrebbero non solo per il trasporto merci, ma soprattutto per il quotidiano spostamento dei viaggiatori, il tutto con costi e investimenti modesti. Altri problema sono il nodo ferroviario a Torino che sarà, entro 5 anni, completamente saturo e l'inquinamento. Servirebbero finanziamenti per risolvere questi problemi (e non solo a Torino) ma i soldi non ci sono e non ci saranno: il supertunnel è prioritario.
La Tangentopoli del futuro e le due facce del Prc
Alcuni anni fa, uno studioso di Bologna scriveva in un suo libro: "L'alta velocità è la Tangentopoli del futuro". Eccoci, siamo nel futuro. In effetti non si spiegherebbe tutto questo interesse a realizzare un'opera non necessaria, se non ci fossero sotto degli interessi (leggi denaro). Alcune intercettazioni telefoniche della Guardia di Finanza hanno svelato i giochi "dietro le quinte" compiuti da uomini di Marcellino Gavio, imprenditore molto noto da queste parti e uno degli uomini più potenti del panorama nazionale. Dietro tutte le grandi opere c'è lui, direttamente o indirettamente. Ma non si tratterebbe solo di Gavio, ma anche della Rocksoil della famiglia Lunardi, la Cmc (cooperativa rossa) e di altri nomi illustri sui quali non ci dilunghiamo per motivi di spazio.
Le scelte del (ormai ex) segretario del Prc e del gruppo dirigente stanno portando sempre più il partito ad appoggiare posizioni politiche incomprensibili. Nelle scorse settimane, come abbiamo già detto in apertura dell'articolo, il Prc torinese ha dichiarato attraverso uno dei suoi maggiori esponenti (dell'area de "L'Ernesto"!!!) che il partito considererà autorevole l'Osservatorio istituito a Palazzo Chigi. Vale a dire che se l'Osservatorio darà parere favorevole, tutti saranno d'accordo: il tunnel si farà. Non sarà facile spiegare questa inversione di rotta alle popolazioni della Valsusa che nell'ultima tornata elettorale hanno dato fiducia al Prc (oltre il 20%).
La questione Tav è passata anche per il consiglio provinciale di Alessandria lo scorso dicembre. In una seduta aperta al pubblico, con folta rappresentanza del comitato No Tav che ha portato in aula il dissenso e la contestazione, la provincia ha dato parere favorevole alla Tav con il voto della maggioranza di centrosinistra: l'opposizione non ha votato, il Pdci si è astenuto, il consigliere del Prc ha votato contro dando però atto alla giunta di aver migliorato il progetto (?!). E' andata peggio in Regione, con l'assessore del Prc che ha votato favorevolmente per essere poi accusato dalle segreterie alessandrine di incoerenza. In realtà non si tratta di incoerenza, poiché stando dentro la maggioranza di governo si sa già di che morte bisogna morire: in futuro saranno "coerenti" i ministri, deputati e senatori quando dovranno prendere atto che le grandi opere (non solo la Tav) si faranno, che la legge 30 sul lavoro non sarà abolita ma solo modificata, che i Cpt non verrano chiusi, ecc? Forse più incoerente dell'assessore è stato il Prc che nei comuni di Arquata e Novi Ligure, così come in Provincia, ha votato contro senza però uscire dalle giunte e continuando a sostenere la maggioranza che porta avanti il progetto.
Un film che sembra di aver già visto in passato, con altri protagonisti: Pdci e Verdi votarono contro la guerra nella ex Jugoslavia, sostenendo però i governi di centrosinistra che facevano quella stessa guerra. Chissà se oggi il Prc, come il Pdci di quei tempi, si candida ad interpretare il ridicolo ruolo di "sentinella del centrosinistra"? Nel frattempo è fondamentale che non si faccia neppure un passo indietro sulla grande resistenza che c'è stata finora da parte di tutti i comitati e della popolazioni. Come si dice proprio da queste parti: sarà düra!




















