Partito di Alternativa Comunista

Napoli: laboratorio delle lotte che verranno

Napoli: laboratorio delle lotte che verranno

 

di Pasquale Corda

 

Napoli è ormai completamente terziarizzata. Chiuse tutte le fabbriche, dall'Italsider alle vetrerie, restano piccoli nuclei di realtà operaie nell'area portuale ed in qualche fabbrichetta in periferia. Nella cintura dei comuni periferici resta il polo industriale di Pomigliano del quale abbiamo parlato nello scorso numero. Ma a Napoli i proletari sono inquadrati in lunghissime liste di mobilità e nelle numerose liste di lotta dei disoccupati. Attorno a questi due fenomeni si svolge il conflitto tra proletari e capitale. Naturalmente, la figura dei contendenti non è quella alla quale siamo abituati: non vediamo picchetti ai cancelli, ma presidii al palazzo della Regione; non assistiamo ad assemblee sindacali, ma a riunioni nelle sedi dei comitati di disoccupati.

 

Un breve percorso storico

 

Le prime lotte dei lavoratori in mobilità hanno avuto come sbocco la costituzione di società miste che stabilizzassero gli Lsu. Ma i soci (Provincia, Regione e privati) avevano tutt'altro disegno che risolvere il problema della disoccupazione. Piuttosto pensavano ad un alleggerimento della tensione sociale, collocando alcuni Lsu (ne restano fuori ancora 9000) in attesa di tempi migliori e, soprattutto, all'occasione che si apriva davanti a loro di esercitare assunzioni clientelari negli organici di queste società senza preoccuparsi del fatto che ciò ne avrebbe messo in crisi i bilanci e provocato lo scioglimento. I consigli di amministrazione di queste società sono un'altra sacca per retribuire personaggi legati ai partiti i quali gestiscono anche consulenze e nomine di revisori dei conti, commercialisti ed affini.

I soci privati non avevano e non hanno intenzioni migliori della parte pubblica: il loro interesse è quello di mettere le mani su soldi pubblici e di stornare commesse su ditte consociate svuotando di funzioni le stesse società miste di cui fanno parte. Così il sistema è andato presto in crisi e la prima a cadere è stata la Smart Way con la messa in liquidazione ed immediata mobilità per 160 dipendenti che, come da copione, sono stati i primi e gli unici a pagare. Decisa la risposta dei lavoratori che sono scesi in piazza insieme ai dipendenti delle altre società miste, comunque nella stessa condizione, ottenendo anzitutto la costituzione di una società, la Sis, a capitale interamente pubblico, e poi la riassunzione di tutto il personale. Purtroppo hanno beneficiato di questa lotta anche le clientele politiche, ma i lavoratori non potevano certo capovolgere tutto il malaffare della società.

 

Per una nuova direzione del movimento

 

E però noi non possiamo tacere su questo aspetto, e non certo per moralismo. La stampa ha suonato la grancassa su questa vicenda provocando le reazioni dell'opinione pubblica e finendo per mischiare le giuste rivendicazioni dei lavoratori alla corruzione politica, allo spreco di denaro pubblico. I messaggi di lettori alle redazioni dei giornali sono stati infuocati e sappiamo che questo clima finisce per isolare le lotte, fa venire meno la solidarietà di strati sociali che in passato sono stati validi alleati delle lotte dei lavoratori ma provoca anche divisioni all'interno del proletariato. Inoltre, il pericolo è tutt'altro che cessato: la Pan, la Recam, la Jacorossi, altre società miste sono quotidianamente all'attenzione della stampa ed esposte allo stesso rischio: per i loro dipendenti la precarietà è sempre all'ordine del giorno.

Non meno spinosi sono i problemi di direzione politica che si pongono al movimento dei disoccupati, stretto tra una crisi economica strutturale e le politiche bassoliniane che hanno provocato una pesante disarticolazione del movimento originario trasformando le liste di lotta in gruppi che si riferiscono più o meno esplicitamente a partiti politici sia del centrodestra sia del centrosinistra. I cortei si susseguono per le strade della città segnando anche alti momenti di tensione ma trovando sempre lo stesso sbocco: l'incontro di delegazioni con questo o quell'assessore, con capigruppo o segretari di partito per obiettivi che in alcuni casi non vanno oltre la richiesta di corsi di formazione ma senza mai mettere in discussione il comitato d'affari dedito al clientelismo politico, pratica fattasi sempre più spregiudicata con la liquidazione definitiva del collocamento pubblico, a sua volta entrato in crisi proprio per l'involuzione del Pci, per il suo abbandono della difesa degli interessi minimi del proletariato, per l'innamoramento del suo quadro dirigente verso la privatizzazione di tutto.

L'unificazione del movimento è il primo traguardo che le sue avanguardie devono porsi; il secondo è la presa di coscienza della necessità che "... se ne vadano via tutti", che non ci sono amici tra gli assessori e che è necessario un programma che metta al centro la richiesta del salario garantito. Non si tratta solo di unificare la lotta, di diminuire la ricattabilità elevata a sistema ma anche di dare un colpo al costante abbassamento del costo del lavoro proponendo di fatto l'unità con la classe operaia occupata.

Non è un caso che quest'obiettivo è quello più avversato dalla borghesia e dai suoi epigoni sindacali, che contro questa parola d'ordine svolgono una vergognosa campagna propagandistica tesa a nascondere il fatto che ingenti risorse, sgravi fiscali e agevolazioni di ogni tipo vengono concessi ai padroni. E non è un caso che a quest'obiettivo venga contrapposto il "reddito di cittadinanza" in una forma che ancora una volta inganna i proletari, li seleziona, li disgrega.

Il ruolo degli assessori di Rifondazione al riguardo primeggia per astuzia e doppiogiochismo. L'assessore regionale Corrado Gabriele, che davanti ai disoccupati si dichiara il più feroce nemico dei privati, continua ad accreditare proprio i centri di formazione professionale di questi soggetti, concedendo loro forti finanziamenti per corsi del tutto inutili, mentre quelli pubblici sono completamente inattivi; prepara progetti per trasformare i co.co.co. in contratti a tempo indeterminato studiando come dare 200 milioni di euro alle aziende e progettando una legge che ne assegnerebbe un miliardo in cinque anni; assegna 5 milioni di euro a piccole aziende artigiane "... interessate al potenziamento occupazionale" (sic!) che dovrebbero fare formazione ai disoccupati col ripristino delle peggiori forme di apprendistato, dato che ogni azienda può formare un solo disoccupato, pagato a 600 euro al mese e per un anno.

Anche sulla vicenda delle società miste l'assessore da un lato si dichiara per "l'occupazione stabile", guardandosi però bene dal dire come e dove; mentre dall'altro tuona contro lo spreco delle società miste, i costi, la sovrapposizione delle loro funzioni per ovviare alla quale "... invece ne basterebbe una. Un esempio. Alla bonifica ambientale ci lavorano Recam, Pan, Jacorossi". È quanto dichiara su la Repubblica del 3 dicembre scorso dimenticando che questa manovra potrebbe dare il via ad un pericoloso (naturalmente per i lavoratori) processo di ristrutturazione aziendale.

Perché invece non proporre le assunzioni dirette negli Enti pubblici, assunzioni necessarie ed urgenti, tanto è vero che soprattutto la Regione continua a richiedere personale proprio da queste società e che un numero significativo di dipendenti presta attualmente servizio con provvedimenti di comando, compreso quello di cui usufruisce il responsabile della sua segreteria? Per quale motivo i servizi di guardiania, di portierato, di commessi di piano, vengono affidati a ditte private con provvedimenti di cui l'assessore Gabriele è senz'altro a conoscenza e non si apre invece una procedura di assunzione dalle liste di mobilità, che per quelle qualifiche può avvenire senza concorso?

La necessità di una direzione di classe di questi movimenti deve essere posta all'ordine del giorno e all'attenzione degli elementi più coscienti di tali lotte. Allo stesso modo è necessario aprire con essi il dibattito politico sulla formulazione di un programma e sugli obiettivi di lotta, pena l'ulteriore disarticolazione del movimento e la sua sconfitta. Sono le indicazioni che, come Pc-Rol, abbiamo dato all'assemblea del 13 maggio scorso a Roma, preparata e indetta insieme ad altre forze dell'opposizione sociale, sindacale e politica perché da essa emerga la proposta di vera svolta. A Napoli e nel resto del Paese.

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