Elezioni amministrative : del Prc ci si può fidare
Il Prc al governo promette all'Unione "pace sociale"
di Michele Scarlino
Il 28 e 29 maggio prossimi si terranno le elezioni amministrative che dovranno rinnovare i governi di otto province, di 1268 comuni, tra cui grandi città come Milano (Moratti contro Ferrante), Roma (Alemanno contro Veltroni), Napoli (Malvano contro Iervolino) e Torino (Buttiglione contro Chiamparino), della regione Sicilia dove a Rita Borsellino si oppone Salvatore Cuffaro. Ad un mese e mezzo circa dal voto delle politiche, che ha sancito la vittoria (se pur risicata) di Prodi e la definitiva ed irreversibile svolta governista del Prc rafforzata dall'elezione a presidente della camera di Fausto Bertinotti, verranno chiamati nuovamente al voto circa quindici milioni di italiani.
Dalla "bufala" delle Primarie agli accordi locali
Il voto amministrativo è certamente differente dal voto delle politiche e ha delle caratteristiche tutte sue, soprattutto nei piccoli e piccolissimi comuni. Molto sviluppato in questo tipo di elezioni è il voto clientelare, con tutti i partiti che, nessuno escluso, si affannano a rastrellare preferenze in ogni dove facendo promesse a chiunque o letteralmente pagando il voto (in Puglia la tariffa è di 50 euro). Non è una novità: d'altronde pagare, comprare o meglio ancora corrompere è il metodo che la borghesia utilizza in tutti i campi dove svolge la sua azione; e i partiti che la rappresentano (dalla Lega Nord al Prc) non fanno certo eccezione. Questo fenomeno è inoltre agevolato dal fatto che il voto locale non è per molti un voto politico o ideologico.
Ed è già partito il valzer delle "strane alleanze" che mettendo assieme i cani con i gatti, a volte, a livello locale è più fantasioso che a livello nazionale. E ancora una volta il Prc non si fa mancare nulla e, a onor del vero, nemmeno ci fa vedere nulla di nuovo. Basti ricordare le alleanze di scorse elezioni per capire che Rifondazione anche nei piccoli comuni è disposta a tutto pur di occupare sedie o seggioline di governo: come quando, in una passata elezione amministrativa nel comune di Quindici in Campania, il Prc fece accordi elettorali nientemeno che con i Radicali (allora alleati di Berlusconi) e con esponenti di Alleanza Nazionale. Ciò che più o meno è quello che sta accadendo in Calabria dove il Prc sta mettendo in lista transfughi di Forza Italia e dell'Italia dei valori o nel Lazio dove in alcuni paesini il Prc ha chiuso accordi elettorali con l'Udc. Difficile immaginare di peggio, senza con ciò voler mettere limiti all'arte dei peggiori compromessi in cui primeggia la dirigenza di Rifondazione.
Inoltre, dopo il battesimo avvenuto in Puglia con Vendola e dopo l'investitura di Romano Prodi a lider maximo dell'Unione, anche per le amministrative in alcuni comuni, a volte piccolissimi, ed in Sicilia il centrosinistra ha fatto la scelta della "democrazia dal basso": ovvero ha riproposto la bufala delle primarie. È il caso della Sicilia, dove così si è arrivati al nome di Rita Borsellino, e di Milano, che ha visto vincitore della mini-competizione l'ex prefetto Bruno Ferrante.
Il compito del Prc nelle giunte locali
Il compito che la borghesia chiede a livello locale e nazionale al Prc è quello, come abbiamo già più volte sottolineato, di "paracarro di sinistra" delle politiche antisociali che le giunte di centrosinistra applicano e applicheranno nelle province e nei comuni italiani.
Un caso emblematico è quello di Bologna. Nel capoluogo emiliano la scellerata politica della "legalità" imposta da Cofferati ha visto scendere in piazza migliaia di bolognesi, mentre proprio in quella circostanza Rifondazione ha rivelato in toto il suo ruolo di "pacificatrice sociale": si è accodata alle lotte facendo finta di non sostenere le politiche del sindaco diessino e addirittura minacciandolo di uscire dalla giunta (cosa che puntualmente non si è verificata) ed infine si è seduta attorno ad un tavolo, togliendo ogni genere di sbocco a quelle mobilitazioni.
Chiarificatore, simile a quello bolognese, è il caso del Prc torinese che, dopo essersi accodato alle lotte nate spontaneamente attorno alla questione dell'alta velocità, ha tentato in tutti i modi di "far ragionare" il movimento auspicando una conferenza dei sindaci della Valsusa e nei fatti tentando di soffocare le ragioni dei No-Tav. Nel frattempo, è notizia di pochi giorni fa, Rifondazione a Torino ha chiuso l'accordo elettorale con Chiamparino (sostenitore del progetto Tav), che, ovviamente, nella trattativa ha tenuto conto dell'impegno che Rifondazione ha profuso per tentare di soffocare la vertenza popolare magari promettendole qualche assessorato in più: come a dire che del Prc ci si può fidare!
Con esempi simili potremmo andare avanti per ore e comunque credo che ognuno di noi a livello locale abbia qualche "pepata storiella" da raccontarci su Rifondazione Comunista e sulle sue malefatte.
Anche alla luce di questi episodi che hanno tragicamente svelato a tutti - e questa volta in maniera inoppugnabile, la vera natura del Prc - siamo sempre più convinti e determinati a seguire la nostra scelta, quella della rifondazione del partito comunista della classe operaia in contrapposizione a quello che ormai non è più il partito comunista che difende i motivi della classe lavoratrice (ma lo è mai d'altronde mai stato?), bensì una forza governista che abbandona le lotte e preferisce i tavoli concertativi, allineandosi alla logica imperante negli altri partiti sia di destra sia di sinistra: la logica del compromesso a tutti i livelli.
Il valore delle amministrative alla luce della vittoria di Prodi
Ma quale sarà il valore che assumeranno queste elezioni amministrative alla luce della vittoria di Romano Prodi alle scorse politiche? Iniziamo col dire che nei comuni e nelle province generalmente il centrosinistra è più forte per vari motivi: primo, la quasi totale assenza dei partiti del centrodestra nei piccoli e medi comuni con loro sedi ed il più radicato insediamento territoriale dei partiti del centrosinistra; e secondo, ma non meno importante, il fatto che il centrodestra paga a livello locale la Berlusconi-dipendenza che porta ad un andamento migliore nelle elezioni dove scende in campo il loro leader (cosa che non può evidentemente accadere nelle elezioni amministrative). Comunque, pur tenendo conto di questo, appare molto realistico azzardare l'ipotesi di un accenno di ritorno a destra del voto degli italiani che annuncerebbe un futuro passaggio di testimone. Questo non significa che l'Unione sarà sconfitta e che la Casa delle libertà vincerà le elezioni, bensì che assisteremo ad un inizio di riflusso di voti verso destra che porteranno molto verosimilmente alla rivincita delle destre nelle prossime tornate elettorali. In altre parole, dalle prossime elezioni assisteremo al ritorno (a parti inverse questa volta) del gioco dell'alternanza (la stessa che Bertinotti vuole difendere). Ciò non significa e non significherà che i lavoratori siano berlusconiani. Il dato politico che noi comunisti dobbiamo apertamente indicare è che quei voti si spostano a destra perché i lavoratori non hanno una guida d'alternativa che prospetti loro una vita diversa, senza soprusi e vessazioni.
Il compito di Progetto Comunista - Rifondare l'Opposizione dei Lavoratori è quello di creare l'alternativa che i lavoratori non scorgono in Rifondazione, nel Pdci o in qualunque altro partito per poter finalmente offrire loro non l'alternanza (quel piatto riscaldato che Bertinotti si ostina a propinare come fosse qualcosa da lui inventato), ma un'alternativa di classe. Questo è il faticoso compito che abbiamo responsabilmente assunto su di noi e per il quale lavoriamo: rappresentare l'irrinunciabile opposizione a qualsivoglia governo della borghesia, sia esso locale o nazionale.
Ambizioso, ma non impossibile.




















