Partito di Alternativa Comunista

Cgil e legge 30: le parole e i fatti

Cgil e legge 30: le parole e i fatti

Una nuova stagione concertativa

 

di Enrico Pellegrini*

 

Non occorre di certo scomodare Lenin per ricordare quanto duro e faticoso sia il "grigio lavoro quotidiano" dentro i sindacati, ma di sicuro mai come di questi tempi quest'impegno, per dei marxisti coerenti, è diventato alquanto proibitivo e troppe volte difficoltoso per i nostri compagni in Cgil, in virtù di un congresso appena concluso e gestito brutalmente con logiche burocratiche veramente degne d'altri tempi. Un congresso che non ha risolto alcun nodo relativo alla futura strategia politico-sindacale della Confederazione e che lascia, quindi, mano libera al suo gruppo dirigente nella gestione di temi assai pesanti: rapporti extraconfederali, discussione sul futuro modello contrattuale, regole e statuto interni ecc.

 

Una nuova stagione di concertazione

 

Ma, soprattutto, è stato un momento congressuale che ha sancito la riapertura di un nuovo rapporto con il futuro governo "amico": il cosiddetto "patto di legislatura" foriero di nuovi drammi sociali e di ulteriori peggioramenti delle condizioni di vita di milioni di lavoratrici e di lavoratori. E così la storia sembra ripetersi: quando un sindacato o un'organizzazione sociale atta ad agire nel conflitto capitale/lavoro perde la propria volontà di attivarsi e vivere in esso, inequivocabilmente viene risucchiato nel vortice della ricerca perenne di compatibilità pseudo-contingenti che, alla lunga, si rivelano strutturalmente ed organicamente funzionali agli interessi di uno solo dei due attori in campo (rendite e profitti).

L'assise finale di Rimini si è conclusa con le standing ovation tributate prima a Romano Prodi (ex presidente Iri, tecnocrate democristiano d'infausta memoria, ex Primo Ministro nel governo dell'Ulivo del '96 e artefice delle più grandi liberalizzazioni e privatizzazioni del sistema politico-economico italiano) e poi ad Oscar Maria Luigi Scalfaro (figura storica della vecchia Dc, politicamente vicino a M. Scelba negli anni '60, ex Ministro degli Interni dall''83 all''87 ora strenuo "difensore" dei diritti costituzionali) in un clima di rinnovata e festosa ri-conciliazione nazionale, base del nuovo corso politico che si andrà a costruire.

Le elezioni, vittoriose anche se in maniera risicata, confermano queste insane volontà già in quelle sedi espresse e preannunciate e, al di là di roboanti dichiarazioni del segretario Epifani in merito soprattutto alla tanto sbandierata intenzione di avanzare l'abrogazione della legge 30 (D.lgs 276/03), nella pratica risulta più eloquente e nello stesso tempo grottesco e tragicomico il gesto riguardante l'apparizione dello stesso Epifani sul palco del concerto del 1° maggio  a Roma in compagnia di Bonanni (Cisl) ed Angeletti (Uil), tutti e tre impegnati a cantare "W l'Italia"! Probabilmente un'Italia immersa in una realtà lavorativa sempre più difficile, nella quale di sicuro Cisl e Uil non hanno alcuna intenzione di apportare nemmeno nessun tipo di modifica sostanziale alla legge 30 succitata.

 

Cgil e legge 30: dalle parole ai fatti

 

Ma il problema non è rappresentato solo da tutte le novità introdotte da questa legge; c'è un insieme di necessità strutturali di cui abbisogna una grossa parte del padronato italiano e che difficilmente saranno contrastate adeguatamente dal più grande sindacato italiano qual è la Cgil. Un'economia che cambia pelle - si sposta sempre più nel settore del terziario e dei servizi alle imprese e che necessita di adeguate ed opportune politiche di ammodernamento di attrezzature logistiche - trova oggi purtroppo nel sindacato "amico" un soggetto con cui condividere un percorso e, alla luce di nuove "coloriture" governative, un valido aiuto per far passare e sostenere tutti quei costi sociali e quei sacrifici che in altri differenti sponde non si potrebbe permettere (nessun lamento sin d'ora si è alzato sul fatto che nessuna legge del passato governo sia stata ancora messa in discussione). Un sindacato neo-concertativo, quindi, su cui puntare per costruire inoltre un nuovo modello di relazioni contrattuali, ovvero un nuovo "patto sociale" dove per carità, a detta di Epifani, "il risanamento dovrà marciare di pari passo con la redistribuzione della ricchezza prodotta".

Ma si sa, alle belle promesse di un sindacalista non seguono sempre i fatti quando quest'ultimo non si attrezza per farle degnamente rispettare, ed è così che all'indomani della vittoria (?) dell'Unione, viene firmato un accordo sindacale da una categoria assai importante come la S.l.c., per circa 4.000 lavoratori del gruppo Atesia (call center), all'interno del quale, non solo viene recepita in peggio parte della normativa della legge 30 (apprendistato in primis), ma si incrementano incertezze e precarietà lavorative alquanto pesanti, dando così un sonoro schiaffo a migliaia di lavoratori che solo dopo strenue lotte sono riusciti perlomeno ad ottenere la possibilità di esprimersi attraverso un referendum che si terrà il 15 di maggio (la cronistoria di questa vicenda è aggiornata quasi quotidianamente sui più importanti quotidiani nazionali).

Ma c'è di più: sull'ipotesi del rinnovo del Ccnl del settore chimico, oltre a mancare una seria critica sull'uso del "lavoro somministrato" inserito nella legge 30, si apre a cosiddetti "accordi aziendali temporanei" in deroga alla normativa contrattuale nazionale, creando una prassi negoziale presumibilmente peggiorativa in cui un'istituenda "commissione nazionale contrattazione" dovrebbe, nei casi di controversia, esprimersi.

 

La battaglia dei comunisti in Cgil

 

E' chiaro che in tutti questi meccanismi il ruolo delle Rsu viene esautorato in virtù dell'istituzione di un livello di giudizio "superiore" di ultima istanza. Proprio bello lo slogan che afferma di vivere la democrazia sindacale e di combattere la precarietà recitato da moltissimi dirigenti a ridosso delle elezioni! Non vi è alcuna illusione in merito al ridimensionamento oramai già avvenuto delle prospettive di totale ed intransigente difesa degli interessi di classe dei lavoratori italiani da parte dell'intera Cgil oramai "unificata" anche al suo interno e pronta per un nuovo ciclo di relazioni sociali che faranno addirittura rimpiangere i tanto vituperati accordi del luglio '93.

Resta la necessità di militare ed organizzarsi in questo grande sindacato, all'interno della Rete 28 Aprile (nuova area di sinistra interna), nell'ottica di ricercare nuovi spazi in cui riportare le nostre chiare posizioni di difesa intransigente e netta delle esigenze e delle condizioni dei lavoratori italiani sempre più considerate come variabile dipendente del mercato dominante.

Posizioni che si discuteranno sicuramente nella prossima Assemblea Nazionale dell'area che si terrà il 16 giugno a Roma.

 

*Direttivo F.i.l.c.a.m.s (Venezia)

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