Partito di Alternativa Comunista

Sciopero Fiom e pubblico impiego il 13 febbraio

Sciopero Fiom e pubblico impiego il 13 febbraio
La lotta deve continuare
fino allo sciopero generale di tutte le categorie
 
di Pia Gigli
 
Lo sciopero del 13 febbraio indetto dai metalmeccanici (Fiom) e dai lavoratori del pubblico impiego (Fp) della Cgil, già convocato dalla due categorie per il 12 dicembre e poi rimandato per lasciar spazio in quella data allo sciopero generale della Cgil, cade oggi in un momento quanto mai drammatico per i lavoratori.
 
E' il primo sciopero in risposta all'accordo sul nuovo modello contrattuale siglato il 22 gennaio da Governo, associazioni padronali, Cisl, Uil, Ugl, Confsal, Cisal, Sinpa: un accordo separato a cui la Cgil  non ha aderito.
L'accordo sul nuovo modello contrattuale, da una parte rappresenta il vero provvedimento anticrisi di governo e padronato in quanto stabilisce che devono essere i lavoratori a pagarne il costo e, dall'altra, ridefinisce i rapporti tra padronato e sindacato dichiarando chiusa la fase della concertazione (quella degli accordi del '93 che hanno fatto precipitare i salari italiani al livello più basso in Europa) per sancire la morte del contratto nazionale e la nascita di un modello di sindacato consociativo, asservito ai padroni, lontano dai reali bisogni dei lavoratori. A questo accordo si arriva dopo un anno di accordi separati, prima il commercio a cui sono seguiti il contratto dei dipendenti pubblici, della scuola e degli artigiani. Il testo dell’accordo si apre e si chiude con la richiesta di maggiore produttività ai lavoratori, più fatica, meno salario e meno diritti, mentre la gestione degli ammortizzatori è affidata agli enti bilaterali, garantendo per questa via la sussistenza degli apparati burocratici sindacali.
Ma vediamo quali sono i punti principali:
- La durata dei contratti è triennale tanto per la parte economica che normativa, con perdita secca di un anno di contrattazione (fino ad oggi la parte economica aveva durata biennale);
- L’inflazione programmata viene sostituita con un nuovo indice previsionale costruito sulla base dell’Ipca (l’indice dei prezzi al consumo armonizzato in ambito europeo per l’Italia), depurato dalla dinamica dei prezzi dei beni energetici importati. Pertanto i salari non recupereranno mai l’inflazione reale - al pari, se non peggio, di quanto avveniva con l’inflazione programmata.
- Nel settore del lavoro pubblico, la definizione del calcolo delle risorse da destinare agli incrementi salariali è demandata ai Ministeri competenti, nel rispetto e nei limiti della necessaria programmazione prevista dalla legge finanziaria, assumendo l’indice Ipca, effettivamente osservato al netto dei prodotti energetici importati. Pertanto nel pubblico impiego non ci sarà più trattativa, deciderà tutto il governo. Inoltre, a differenza del settore privato, dove gli eventuali recuperi degli scostamenti verranno effettuati nell'ambito del triennio di vigenza contrattuale, nel settore pubblico avverranno oltre la scadenza del triennio.
- Nei casi di crisi del negoziato le specifiche intese possono prevedere anche l’interessamento del livello interconfederale. E' questo un modo per esautorare le categorie più combattive.
- Viene previsto un periodo di “tregua sindacale” utile per consentire il regolare svolgimento del negoziato. Sarà impossibile scioperare durante le trattative.
- Il secondo livello di contrattazione - parimenti a vigenza triennale - dove verrà effettuato sarà doppiamente subordinato al raggiungimento di obiettivi di produttività, redditività, qualità, efficienza, efficacia, competitività, andamento economico delle imprese e agli sgravi fiscali e risparmi contributivi a favore delle imprese. Quindi al di là della propaganda è prevista una stretta anche in questo ambito. Nel settore pubblico i premi e l'incentivo fiscale e contributivo, oltre che essere legato alla produttività sarà subordinato ai vincoli di finanza pubblica (il che vuol dire quasi certamente decurtazione del salario).
- A livello aziendale è inoltre possibile modificare, in tutto o in parte, singoli istituti economici o normativi dei contratti collettivi nazionali di lavoro di categoria (la cosiddetta "deroga"). Insomma si tratta di un vero colpo al Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro, ai diritti e alle tutele.
- Entro tre mesi saranno definite nuove regole in materia di rappresentanza delle parti nella contrattazione collettiva: le nuove regole possono determinare, limitatamente alla contrattazione di secondo livello nelle aziende di servizi pubblici locali, l’insieme dei sindacati, rappresentativi della maggioranza dei lavoratori, che possono proclamare gli scioperi al termine della tregua sindacale predefinita. E’ questo un duro colpo al diritto di sciopero nel pubblico impiego.
Si tratta dunque di un pesante attacco padronale e governativo indirizzato a ridurre tutele, diritti e salari in un contesto in cui i lavoratori stanno già pagando duramente gli effetti della crisi economica con licenziamenti, cassa integrazione, chiusura di aziende, e subendo, sul piano sociale, l'attacco ai diritti essenziali alla salute, all'istruzione, alla casa a cui si aggiungono le politiche di "sicurezza" del governo tese a criminalizzare i lavoratori immigrati al fine di mantenerli in indegne condizioni di sfruttamento e di dividerli dal resto della classe lavoratrice.
 
Lo sciopero del 13 deve essere solo una tappa verso un vero sciopero generale
Come Partito di Alternativa Comunista sosteniamo lo sciopero della Fiom e della Fp e partecipiamo alla manifestazione nazionale a Roma per dire No all'accordo che distrugge la contrattazione nazionale universale e per rivendicare il pronunciamento con un voto di tutti i lavoratori e lavoratrici, a qualsiasi sindacato siano iscritti, così come dovrebbe avvenire per qualsiasi accordo.
Riteniamo che la vera sfida a cui la Cgil oggi è chiamata è quella di essere conseguente con il suo rifiuto di firmare l'accordo e di rompere definitivamente con il governo e con i padroni, dimostrando di stare fino in fondo dalla parte dei lavoratori, svolgendo un ruolo di sindacato conflittuale fuori da ogni logica concertativa. La mobilitazione non si può fermare a due categorie sebbene tra le più importanti (Fiom e Fp) , né sono sufficienti le mobilitazioni già programmate (lo sciopero a marzo della scuola proclamato da Flc-Cgil e la manifestazione del 4 aprile a Roma organizzata dalla Cgil). 
E’ necessaria la più ampia unità nella lotta tra tutti i settori sindacali - Cgil, Rdb Cub, Sdl, Conf. Cobas - indisponibili ad essere complici del governo e del padronato nel massacro sociale, superando settarismi ed autosufficienze, per costruire un grande sciopero generale, prolungato, unitario e di massa che blocchi il Paese, spazzi via questo governo reazionario e indichi a chiare lettere che i lavoratori non intendono pagare la crisi dei padroni.
Allo stesso tempo riteniamo che di fronte alla crisi economica, che è crisi strutturale del capitalismo, occorra una risposta politica complessiva e che questa risposta non possa che partire da chi questa crisi la sta già pagando duramente. Occorre dunque un programma di lotta radicale che unifichi in un'unica vertenza i settori della classe lavoratrice e delle masse popolari e che dica chiaramente che la crisi va pagata da chi, oggi come ieri, ha sempre ottenuto benefici: le banche, le grandi imprese nazionali e multinazionali, i padroni.
 
Una piattaforma unificante per la lotta
Il Partito di Alternativa Comunista avanza a tutti i lavoratori la seguente  piattaforma unificante di rivendicazioni:
* No alla cassa integrazione ordinaria e straordinaria, precorritrice della mobilità!
Nessun lavoratore deve essere licenziato, le ristrutturazioni aziendali le paghino i padroni con i profitti!
* Stabilizzazione di tutti i lavoratori precari del pubblico e del privato!
* No alla riduzione del salario! No ai contratti di solidarietà! Le aziende devono integrare il salario comunque decurtato!
* Scala mobile dei salari e delle pensioni indicizzata mensilmente all’inflazione reale!
* Permesso di soggiorno per tutti gli immigrati, con pari diritti politici e sociali dei lavoratori italiani!
* Riduzione dell’orario di lavoro 35 ore  a parità di salario, fino al riassorbimento di tutti i disoccupati!
* Salario sociale, equivalente al salario medio, per tutti i disoccupati!
* Ritorno al sistema pensionistico a retribuzione e riduzione dell’età pensionabile per uomini e donne; non all’elevazione dell’età pensionistica per le donne!
* Costruzione in tutte le aziende in crisi e in lotta di comitati eletti dai lavoratori per dirigere la lotta, con la costruzione di coordinamenti a livello provinciale, regionale e nazionale!
* Le aziende che licenziano e chiudono devono essere nazionalizzate, senza indennizzo e sotto controllo dei lavoratori!
* Per la cacciata del governo Berlusconi e per un governo dei lavoratori per i lavoratori, il  solo che può attuare questo programma necessario contro la crisi capitalistica!
 

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