Partito di Alternativa Comunista

Trotsky e la costruzione della Quarta Internazionale

Trotsky e la costruzione


della Quarta Internazionale

 

 


di Ángel Luis Parras
(Corriente Roja – sezione spagnola della Lit-Quarta Internazionale)

 

 

La lotta per la riforma dell'Internazionale e del partito

La lotta contro la degenerazione stalinista ha portato un settore di militanti bolscevichi a raccogliersi intorno all'Opposizione di sinistra. Così, il periodo che intercorre tra la malattia irreversibile di Lenin (1923) e il trionfo del fascismo in Germania (1933), è un decennio ricco di eventi che concentrano l'emergere, l'organizzazione e lo sviluppo dei bolscevichi-leninisti (Opposizione di sinistra) guidati da Lev Trotsky, la cui lotta, all'epoca, era incentrata sulla riforma del Partito e della Terza Internazionale.
«Fin dal giorno della sua fondazione, l'Opposizione di Sinistra si è posta il compito di riformare e rigenerare il Comintern attraverso la critica marxista e il lavoro di frazione interno», ricordava Trotsky nel luglio 1933: quest’orientamento «verso la “riforma” – sosteneva il rivoluzionario russo – [...] ha rappresentato una tappa necessaria nello sviluppo dell'ala marxista del Comintern; è stata un'occasione per educare i quadri bolscevichi-leninisti e non è passata senza lasciare il suo segno su tutto il movimento operaio. [...] l'Opposizione di sinistra non nascondeva, né a sé stessa né ad altri, che una nuova sconfitta del proletariato, provocata dalla politica del centrismo, avrebbe acquisito inesorabilmente un carattere decisivo e avrebbe richiesto una drastica revisione della nostra posizione rispetto al dilemma: frazione o partito».

 

Il trionfo di Hitler e il cambio di orientamento

L'arrivo incontrastato di Hitler nella cancelleria tedesca nel 1933 segnò, secondo Trotsky, la più grande sconfitta storica della classe operaia, mentre i dirigenti stalinisti tedeschi, con l'approvazione di Mosca, continuavano a minimizzare gli avvenimenti e a parlare del carattere effimero del fascismo.
Il tradimento che in Germania ha aperto le porte a Hitler è stato il coronamento qualitativo dei disastri della politica stalinista. Trotsky, in quel momento, ha guidato il cambio di orientamento dell'Opposizione: «Non c'è niente di più pericoloso in politica che rimanere intrappolati nelle stesse formule che ieri erano appropriate ma oggi sono completamente prive di contenuto. Dal punto di vista teorico, il crollo del Pc tedesco ha aperto due strade alla burocrazia stalinista: o una revisione totale della politica e del regime o, al contrario, lo strangolamento totale di qualsiasi segno di vita nelle sezioni del Comintern. L'Opposizione di sinistra è stata indirizzata da questa possibilità teorica quando, all’apparire dell’ipotesi di un nuovo partito in Germania, ha sollevato la questione del destino del Comintern. Tuttavia, ha chiarito che un paio di settimane sarebbero state sufficienti per ottenere la risposta e che c'era poca speranza che sarebbe stata favorevole.»
E, infatti, in sole due o tre settimane, il 5 marzo, il Presidium della Terza Internazionale sostenne la politica del Partito Comunista tedesco che avrebbe garantito la vittoria di Hitler, la definì molto corretta e proibì qualsiasi discussione su quanto era accaduto, senza che nessuno si opponesse a un divieto così vergognoso. «Niente congressi internazionali, niente congressi nazionali, nessuna discussione alle riunioni di partito, niente polemiche sulla stampa. Un'organizzazione che non si è svegliata al tuono del fascismo e che si sottomette docilmente alle infami manovre burocratiche dimostra che è morta e che nulla può farla resuscitare. È nostro dovere nei confronti del proletariato e del suo futuro dirlo apertamente e pubblicamente. Tutto il nostro ulteriore lavoro deve prendere come punto di partenza il disastro storico dell'Internazionale comunista ufficiale». (Lev Trotsky, 15 luglio 1933)

 

La lotta per nuovi partiti e una nuova Internazionale

«Il nostro punto di partenza non è dato dalla “insoddisfazione” e “delusione” soggettive ma dall’andamento oggettivo della lotta di classe. Tutte le circostanze dello sviluppo della lotta di classe esigono imperiosamente la creazione di una nuova organizzazione dell’avanguardia, e pongono le premesse necessarie per farlo». (Lev Trotsky)
È a partire da quell'anno, il 1933, che inizia un processo che culminerà nel settembre 1938 con la fondazione della Quarta Internazionale. Ma, se il nuovo orientamento era chiaro e la situazione oggettiva era effervescente nei ranghi comunisti stessi (e non solo in essi) dopo gli eventi in Germania, perché l'Opposizione di sinistra ha impiegato cinque anni per tenere la Conferenza di fondazione della Quarta Internazionale?
Lo stesso Trotsky l'ha spiegato così: «Ovviamente, il nostro percorso non è quello di “proclamarci” come il nuovo partito. Tutt'altro. Noi diciamo: il partito ufficiale tedesco è politicamente liquidato, non potrà risorgere; non vogliamo ereditare i suoi crimini. L'avanguardia dei lavoratori tedeschi deve costruire un nuovo partito. Noi, bolscevichi-leninisti, offriamo loro la nostra collaborazione.»
In questi anni, tenendosi lontana da atteggiamenti di autoproclamazione, l'Opposizione di sinistra fece ogni sforzo per riunire settori che stavano rompendo con lo stalinismo e la socialdemocrazia.

 

Il centrismo e la costruzione della Quarta Internazionale

Gli scritti di Lev Trotsky dal 1933 al 1938 testimoniano le innumerevoli iniziative, i dibattiti, la partecipazione alle riunioni ecc. La convulsione scatenata dall'ascesa del fascismo, il collasso della Seconda Internazionale socialdemocratica e la deriva della burocrazia stalinista che ha travolto la Terza Internazionale generarono un movimento intenso e preponderante di attivisti, partiti, gruppi che, nella ricerca di riferimenti politici oscillavano tra riformismo e rivoluzione. Questo fenomeno preponderante nel movimento operaio è stato caratterizzato come centrismo. «Per l'essenza stessa del termine [...] significa oscillare tra due poli -marxismo e riformismo-, cioè attraversare le diverse tappe del centrismo» (L. Trotsky).
Comprendere i tratti più caratteristici del centrismo non era un compito facile, insisteva Trotsky: «Non è facile; in primo luogo, perché a causa della sua ambiguità organica il centrismo non si presta ad una definizione precisa; si caratterizza piuttosto da ciò che gli manca che da ciò che ha».
Trotsky ha rilevato alcune di queste caratteristiche e peculiarità del centrismo, tra queste:
«Nel campo della teoria, il centrismo è amorfo ed eclettico; elude per quanto possibile gli obblighi teorici e tende (a parole) a privilegiare la “pratica rivoluzionaria” rispetto alla teoria, senza comprendere che solo la teoria marxista può dare un orientamento rivoluzionario alla pratica.
Sul piano ideologico, il centrismo trascina un'esistenza parassitaria. Usa contro i rivoluzionari marxisti i vecchi argomenti menscevichi (Martov, Axelrod, Plekhanov), in genere senza sospettarlo nemmeno. […] Il centrismo è molto disponibile a proclamare la sua ostilità al riformismo, ma non fa mai menzione del centrismo. Inoltre, considera la definizione stessa di centrismo "poco chiara", "arbitraria" e così via; in altre parole, il centrismo non ama essere chiamato con il suo nome. Il centrista, sempre incerto della sua posizione e dei suoi metodi, odia il principio rivoluzionario di dire le cose come stanno. Tende a sostituire la politica di principio con le manovre personali e la trattativa di basso rango tra le organizzazioni. La posizione del centrista tra opportunista e marxista è analoga, in un certo senso, a quella del piccolo borghese tra il capitalista e il proletario: si umilia davanti al primo e disprezza il secondo. A livello internazionale il centrista è caratterizzato, se non dalla cecità, almeno dalla miopia. Non capisce che nell'epoca attuale si può costruire un partito rivoluzionario nazionale solo come parte di un partito internazionale. Nella scelta dei suoi alleati internazionali è ancora meno attento che nel suo Paese.»
Per l'Opposizione di sinistra, la comprensione di questo fenomeno del centrismo fu fondamentale di fronte ai processi di «unificazione dei marxisti» che si stavano aprendo perché, secondo Trotsky, «La nuova internazionale potrà avanzare fondamentalmente a spese delle tendenze e delle organizzazioni oggi predominanti. Allo stesso tempo, l'internazionale rivoluzionaria non può essere formata in altro modo se non attraverso la costante lotta contro il centrismo».

 

Il Blocco dei quattro

L’ «egemonia del centrismo» obbligava l'Opposizione di Sinistra a definire le dinamiche di questi gruppi centristi, il corso della loro evoluzione. «Molte volte abbiamo discusso nei nostri articoli del carattere eterogeneo del centrismo; esso comprende tutte le sfumature di transizione tra riformismo e marxismo o - che non è lo stesso - tra marxismo e riformismo. È impossibile comprendere il movimento centrista unicamente attraverso le dichiarazioni e i documenti attuali. Dobbiamo studiare la storia del suo sviluppo e seguire la direzione della sua evoluzione» (L. Trotsky).
Questa politica di monitoraggio dell'evoluzione, la direzione della freccia, sia che vada da destra a sinistra o che al contrario si evolva da sinistra verso destra, è decisiva. Questo incrocio di evoluzioni in direzioni opposte genera un terreno, dove il centrismo più progressivo, quello che evolve verso sinistra, si incontra nel percorso con quelli che provengono dalla direzione opposta, e lì si crea un interregno di amalgama e confusione propizio all'eclettismo e all'amorfo.
Il 27 e 28 agosto 1933 si tenne a Parigi la Conferenza delle Organizzazioni socialiste e comuniste di sinistra, che riunì «quattordici partiti, organizzazioni e gruppi di natura e tendenze estremamente eterogenee».
In questa Conferenza partecipò l’Opposizione di sinistra internazionale presentando un proprio programma. Che significato aveva partecipare a un incontro di forze così eterogenee? Lo stesso Trotsky lo spiegava così: «con l'obiettivo di favorire la separazione di principio dei riformisti e dei centristi e aggregare un nucleo delle organizzazioni rivoluzionarie omogenee».
Questo criterio risultava opposto alla pressione dominante per l'«unificazione marxista» e fu quindi tacciato di settario.
Rigorosamente, Trotsky e l'Opposizione di Sinistra non fecero altro che seguire i criteri di Lenin nella fondazione e nello sviluppo iniziale della Terza Internazionale. «Le “ventuno condizioni” per l'adesione all'Internazionale Comunista, elaborate all'epoca da Lenin per differenziarsi risolutamente da ogni tipo di riformismo e anarchismo, acquistano ancora una volta in questa fase un’urgente attualità. Naturalmente non ci riferiamo al testo di questo documento, che potrà cambiare radicalmente secondo le condizioni di questo periodo moderno, ma al suo spirito generale di intransigenza marxista rivoluzionaria» (L. Trotsky).
Il risultato di quella Conferenza fu la dichiarazione firmata da quattro organizzazioni (l'Opposizione di sinistra internazionale, il Sap tedesco, l'Rsp e l'Osp olandese), il cosiddetto Blocco dei quattro che iniziava il suo cammino per costruire la Quarta Internazionale. Lì i gruppi furono chiamati a lavorare sui documenti programmatici e strategici che affrontavano i problemi della costruzione economica dell'Urss, del regime del partito, della politica del fronte unico, del cammino della rivoluzione spagnola, della lotta alla guerra, della lotta al fascismo, ecc. Punti le cui conclusioni fondamentali l'Opposizione di sinistra aveva riassunto negli «undici punti» del suo pre-congresso internazionale. E aggiungevano: «Va da sé che, da parte nostra, considereremo con la massima attenzione tutte le tesi, le risoluzioni e le dichiarazioni programmatiche nelle quali altre organizzazioni qui rappresentate hanno espresso o possono esprimere la loro caratterizzazione degli obiettivi e delle prospettive».

 

Il centrismo non fa mai menzione del centrismo

Nella dichiarazione dei Quattro “Sulla necessità e i principi di una nuova Internazionale” si può leggere: «Pur essendo disposti a cooperare con tutte le organizzazioni, i gruppi e le frazioni che realmente evolvono dal riformismo o dal centrismo burocratico (stalinismo) alla politica del marxismo rivoluzionario, i sottoscritti firmatari dichiarano allo stesso tempo che la nuova Internazionale non potrà tollerare alcuna conciliazione con il riformismo o il centrismo.»
Da lì si sviluppò un arduo lavoro che ebbe come compito centrale l'elaborazione di un manifesto programmatico che sarebbe stato la base dei principi della nuova Internazionale: «Preparare un'analisi critica delle organizzazioni e delle tendenze dell'attuale movimento operaio ed elaborare tesi su tutte le questioni fondamentali che costituiscono la strategia rivoluzionaria del proletariato» (26 agosto 1933).
Tuttavia, il Blocco non avanzò nonostante gli sforzi dell'Opposizione di Sinistra. Il centrismo predominante andò raggruppandosi attorno al Iag (Internationale Arbeitsgemeinschaft), un'associazione internazionale formatasi a partire dalla suddetta Conferenza Internazionale dell'agosto 1933. L'Iag. riuniva quei partiti che ritenevano che la creazione di una nuova Internazionale non potesse che essere la conseguenza di un «processo storico» opponendosi quindi a coloro che erano favorevoli alla costruzione della Quarta Internazionale. Non mancavano in questi raggruppamenti i vecchi comunisti in crisi con l'apparato stalinista, che assunsero le funzioni di coordinamento da un «Ufficio internazionale per l'unità dei socialisti rivoluzionari», con sede a Londra.
Nell'attesa che il «processo storico» riuscisse a creare una nuova e buona Quarta Internazionale, come rimarcava ironicamente Trotsky, questi partiti cominciarono a dirigere le loro critiche contro i sostenitori della costruzione della Quarta Internazionale. Per questi gruppi, la lotta politica, la delimitazione programmatica e strategica del riformismo e del centrismo, significava partecipare a Conferenze e incontri, «esserci», senza restare «isolati». Le manovre e gli intrighi sostituivano la fermezza dei principi e la chiarezza ideologica, e questo li ha spinti ad ogni passo ad accodarsi alle giravolte e alle oscillazioni sia del centrismo burocratico stalinista sia dei partiti socialdemocratici.

 

L'Unità marxista... con organizzazioni dilettantistiche

Uno dei gruppi nati dalle fila della stessa Opposizione di sinistra che più ha ceduto a queste pressioni e ha finito per abbracciare la politica del centrismo è stato la Sinistra Comunista Spagnola guidata da Andreu Nin e Juan Andrade.
L'ascesa del fascismo, la polarizzazione sociale, la lotta operaia, facevano sentire agli attivisti dei giovani e della classe operaia l’imperiosa necessità di unire le forze. Ma il legittimo e necessario sentimento di unità nella classe operaia, lungi dall'esonerare i rivoluzionari, li obbligava più che mai a indicare i territori dell'unità, le diverse forme di questa e i loro compiti, senza amalgamarli, senza trasformare «l'unità» in un «significativo vuoto» sotto il quale si nasconde il contrario di questa esigenza oggettiva della classe operaia.
La posizione dell'Ice [Izquierda comunista española] influenzò in modo decisivo l'allontanamento di altri gruppi del Blocco dall'accordo originale firmato con l'Opposizione e li spinse ad opporsi alla fondazione della Quarta Internazionale, soccombendo infine alle politiche riformiste.
Andreu Nin annunciava così sul giornale La Batalla l'accordo per la fusione dell’Izquierda comunista española (Ice) con il Blocco obrer i camperol (Boc) che porterà alla formazione del Partito operaio di unità marxista (Poum) nel 1935.
«Oltre al fatto che la bandiera dell'unificazione è molto popolare, non c'è assolutamente alcuna differenza fondamentale di principio o tattica tra le due organizzazioni al momento. In queste circostanze, rimanere separati sarebbe non solo assurdo, ma anche criminale. Come dimostra la facilità con cui abbiamo raggiunto un accordo per definire le posizioni politiche del nuovo partito, la nostra concordanza è assoluta. E questo felice connubio, così ricco di promesse, è stato realizzato senza che né il Boc né la Sinistra comunista abbiano dovuto fare concessioni che, per la loro importanza, avrebbero significato un sacrificio. [...] Il partito risultante dalla fusione arriva nell'arena operaia con un programma chiaro e definito e con la volontà irremovibile di lottare per l'unificazione di tutti i settori del marxismo rivoluzionario nella potente organizzazione politica di cui il proletariato del nostro Paese ha urgente bisogno».
Così chiaro, nessuna differenza fondamentale di principio né di tattica? Concordanza assoluta? Come era possibile, se il Boc di Maurin si allineava al settore più restaurazionista del capitalismo della burocrazia sovietica, quello guidato da Bucharin? Come era possibile una coincidenza assoluta quando il Boc ha combattuto fin dall'inizio ogni tentativo di lavorare per la costruzione della Quarta Internazionale? Lo stesso Andreu Nín aveva combattuto energicamente le posizioni del Boc e di Maurín sugli aspetti centrali di principio, strategici e programmatici: «Fedele alla sua concezione "nazionale" della rivoluzione, che tanta eccellente accoglienza aveva ricevuto fra gli intellettuali piccolo-borghesi di Madrid, Maurín si spinge ad affermare che "la rivoluzione spagnola non deve paragonarsi a quella russa". Che i sindacati svolgeranno un grande ruolo nella rivoluzione spagnola è ancor meno in dubbio. Ma affermare che possono sostituire i soviet significa perpetuare il pregiudizio sindacalista, così profondamente radicato purtroppo nelle nostre masse, e inculcare in esse l’illusione nella possibilità della vittoria della rivoluzione senza l'esistenza di un partito comunista. “Tutto il potere al proletariato”, parola d’ordine lanciata dal Boc: questa posizione apparentemente radicale, inoltre, non serve ad altro che a mascherare una politica chiaramente riformista. Non appare comico vedere il Boc predicare la presa del potere da parte del proletariato e, allo stesso tempo, porre in atto una propaganda più radical-borghese che comunista? […] Da qualche mese [Maurin] si è unito al coro degli "anti-trotskisti" e, nella lotta contro di noi, ricorre alle solite risorse della burocrazia stalinista: falsificazione dei fatti, attacco personale ed esclusioni [...] Per fortuna, l'Opposizione comunista di sinistra ha non solo un grande dirigente, ma una dottrina, una tattica, una collaborazione internazionale. Può dire lo stesso il Blocco operaio e contadino, che non ha, non diciamo un grande dirigente, ma neanche la dottrina, né la tattica, né il contatto vivo e forte, indispensabile per qualsiasi azione efficace, non solo con i comunisti fuori dalla Spagna, ma neanche con quelli al di fuori dell'Ebro? Il Boc non è altro che un'organizzazione dilettantistica, e con le organizzazioni dilettantistiche non si fanno rivoluzioni» (Andrés Nin, El Soviet, nº 2, 22 ottobre 1931, corsivo nostro).
I dirigenti dell'Ice con la formazione del Poum dimostrarono che la politica di «unità dei marxisti», lungi dall'aiutare la separazione di principio tra riformisti e centristi, ha finito per spingere i rivoluzionari stessi nella macina del riformismo, nella palude del centrismo.
Il resto della storia è già noto, il Poum finì per essere un ariete contro la Quarta Internazionale, finì per firmare il patto del Fronte popolare che garantì alla borghesia la sconfitta della rivoluzione operaia in corso e aprì così le porte a Franco e Nin finì per diventare ministro di un governo borghese di collaborazione di classe. Sfortunatamente, lungi dal non isolarci, questa politica ha isolato il Poum e ha facilitato la miserabile manovra stalinista e del governo di Fronte popolare che ha finito per sciogliere il Poum, arrestando i suoi dirigenti e ponendo termine alla vita di Andreu Nin. Riferendosi a tutti i centristi, il vecchio Trotsky ricordava quella frase di uno scrittore francese: «Se uno nasconde l'anima agli altri, alla fine nemmeno egli stesso riuscirà a trovarla».

 

L’unità d’azione e la lotta contro il riformismo e il centrismo

Coloro che, dal centrismo del passato e del presente, continuano a rivendicare la politica del Poum criticano Trotsky per il suo presunto settarismo. Il disprezzo per la teoria, per la tradizione e per l'esperienza storica della lotta rivoluzionaria, li spinge a confondere la fermezza dei principi con il settarismo.
Trotsky allora, come facciamo noi oggi, non negava l'unità d'azione nemmeno con il diavolo, se necessario, attorno ad un punto o ad un obiettivo concreto sempre e quando contribuisse a risolvere o a far avanzare le rivendicazioni degli operai o degli oppressi. Trotsky non risparmiò mai alcuno sforzo nella lotta per il fronte unico, fu lui a scrivere le tesi su “La tattica del fronte unico” approvate nel 1922 dalla Terza Internazionale: «Il problema del fronte unico - nonostante quest'epoca sia inevitabile una separazione tra le organizzazioni politiche che si basano sul voto - nasce dalla necessità urgente di assicurare alla classe operaia la possibilità di un Fronte Unico nella lotta contro il capitalismo» (marzo 1922, Plenum del Comitato esecutivo dell'Internazionale comunista). Non invano e contro la politica liquidatrice dello stalinismo, fu Trotsky il più determinato promotore del fronte unico contro il fascismo in Germania per cercare di impedire il trionfo del nazismo.
La lotta contro il riformismo e il centrismo, lungi dall'essere incompatibile, è obbligatoriamente legata alla lotta per l'unità d'azione e al fronte unito. Non c'è dubbio che sia necessaria la più ampia unità d'azione in difesa del sistema pensionistico pubblico e della piattaforma che il movimento dei pensionati ha sostenuto nelle piazze. Ma, ci chiediamo, una tale unità d'azione è possibile oggi senza combinare quella lotta con uno scontro frontale con i partiti e i sindacati che, nell'interesse di sostenere il governo del «progresso», il Psoe-Up, hanno messo tutti i loro sforzi nella smobilitazione, nella liquidazione delle richieste originarie di quel movimento e nella distruzione degli organismi unitari costruiti nell’ardore della lotta? Non c'è dubbio che è necessaria la più ampia unità d'azione in difesa della richiesta di un referendum democratico sulla monarchia. Ma, ci chiediamo, è possibile farlo senza un combattimento frontale contro coloro che, dal governo progressista, sostengono questo regime e continuano a rifiutare una consultazione democratica di base e sono strenui difensori della Costituzione monarchica? È necessario, ci chiediamo ancora, di fronte alla catastrofe sociale causata dalla pandemia e di fronte alla crisi economica che l'ha preceduta e che la accompagna ora, raggiungere la massima unità d'azione della classe operaia e dei giovani affinché non siano più sempre gli stessi, cioè noi, a pagare la crisi? E questa esigenza imperativa, ci chiediamo, è possibile senza affrontare in modo diretto la burocrazia sindacale del CcOo e dell'Ugt e i partiti che li sostengono dal governo e dalle istituzioni? Non parliamo poi di porre fine al sistema capitalista, al regime monarchico e a quell'unione di mercanti e rapinatori di popoli che si chiama Unione europea. Ed è possibile cambiare questa società, fare la rivoluzione di cui si ha bisogno, senza combattere i suoi acerrimi difensori di «destra», di «sinistra» e di «centro»?

 

Dire le cose come stanno, non sostituire la politica di principio con le manovre e le trattative tra organizzazioni

Nell'effettuare il riavvicinamento con altri partiti in vista di possibili unificazioni, come accadde durante il processo sopra descritto nella costruzione della Quarta, Trotsky non confuse l'intransigenza nei principi e la fermezza ideologica con l'ultimatismo verso altri partiti. Nel suo dibattito con il Sap tedesco scriveva:
«Nel Sap come in altre organizzazioni ci sono migliaia di lavoratori... [che] non hanno mai studiato né riflettuto sulla politica di Stalin in Cina, in Bulgaria, in Spagna. Esigere da loro un riconoscimento puramente formale della correttezza della nostra posizione sui problemi sopra elencati non avrebbe senso. Non si può realizzare in un sol colpo un grosso lavoro di propaganda. Un lungo sforzo di propaganda non può essere compiuto in un colpo solo. Ma è giusto esigere dai dirigenti che si assumano la responsabilità e l'iniziativa di formare un partito proletario indipendente in modo da esplicitare il loro atteggiamento verso i problemi fondamentali della strategia proletaria, e che non lo facciano in modo astratto e generico, ma sulla base dell'esperienza viva della generazione odierna del proletariato mondiale. A quei dirigenti neanche poniamo questi problemi in modo meccanico. Diciamo loro: "Prima di giungere a una risoluzione definitiva della nostra collaborazione, che vogliamo la più stretta possibile, è necessario essere assolutamente certi di condividere una stessa posizione rispetto ai problemi fondamentali della strategia proletaria. Ecco le nostre posizioni, formulate nell’ardore della lotta in diversi Paesi. Qual è il vostro atteggiamento nei confronti di questi problemi? Se non avete ancora posizioni definite al riguardo, cerchiamo di studiarle insieme, partendo dai problemi politici più immediati e vivi". Credo che questo modo di porre la questione non nasconda alcun elemento di settarismo. In generale, i marxisti non possono porlo in altro modo. Bisogna aggiungere che siamo pronti a collaborare all'azione senza aspettare una risposta definitiva a tutti i problemi in discussione».
Il metodo e i criteri di Trotsky erano l'opposto di quelli che proclamavano o proclamano oggi la necessità di unire i marxisti o di unire i trotskisti, e mirano a farlo sulla base della «necessità oggettiva» e delle dichiarazioni di principio in generale, senza valutare le posizioni adottate di fronte ai fatti centrali della lotta di classe, sia che si tratti della posizione verso l'Urss di allora o del bilancio della restaurazione capitalistica di oggi; l'atteggiamento di fronte alla guerra negli anni '30 o la posizione di fronte alla rivoluzione e alla guerra in Siria oggi; l'atteggiamento allora e oggi davanti ai parlamenti borghesi, la politica di fronte alla burocrazia e la lotta per gli organismi di Fronte Unico; la democrazia operaia e il regime del Partito che si vuole costruire e soprattutto il suo legame con il partito mondiale, con la ricostruzione della Quarta Internazionale.
L'unificazione dei «marxisti rivoluzionari» sulla base di «accordi generali» è molto più simile alla politica del centrismo che all'eredità di Lev Trotsky.
Diventa imprescindibile presentare l'eredità di Trotsky in questi tempi in cui siamo angustiati dalla situazione mondiale di fallimento del sistema capitalistico, dall'avanzata della barbarie in mezzo al collasso ecologico, dalla pandemia mondiale e dalla catastrofe economica. La sproporzione tra le basi oggettive di una rivoluzione socialista e le condizioni soggettive, dello sviluppo degli organismi della classe operaia e di un partito rivoluzionario mondiale con influenza nella classe, è più presente che mai. Questo ci obbliga a non dimenticare quella parte dell'eredità di Trotsky sull'unità d'azione, il fronte unico e la costruzione di un partito rivoluzionario con tutti quei gruppi, settori o singoli attivisti che con tutte le sfumature vanno dal riformismo al marxismo.

 

(dal sito della Lit-Quarta Internazionale www.litci.org

traduzione dallo spagnolo di Mario Avossa)

 

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