La scuola secondo il governo Meloni:
razzismo, guerra, azienda e manganello

Nota degli studenti e degli insegnanti del Pdac
In questi giorni si sta parlando molto della proposta del ministro leghista Valditara di limitare al 30% gli alunni privi di cittadinanza italiana nelle classi: una misura razzista che intende colpire la popolazione di origine straniera che vive nel nostro Paese. Ma non è l’unico attacco del governo Meloni alla scuola pubblica. La «riforma» degli istituti tecnici e professionali è stata un grande regalo ai privati e alle aziende. La riduzione del percorso scolastico a 4 anni approfondisce le differenze di classe nel nostro Paese: a chi frequenta questo tipo di istituti, spesso figli di operai e lavoratori poveri, sarà riservata un’educazione di serie B, con una parte del percorso scolastico in mano ad istituti privati (Its Academy). La scuola diventa un luogo di addestramento funzionale agli interessi delle aziende.
La limitazione dei percorsi di educazione affettiva nelle scuole è chiaro segno di omobitransfobia.
Nei licei, le linee guida del governo relative ai programmi di filosofia tentano di cancellare Karl Marx e altri autori considerati «sovversivi» dai programmi.
Non dimentichiamo, inoltre, i pesanti attacchi repressivi nei confronti di studenti e insegnanti che sostengono la causa palestinese (il ddl antisemitismo mira a zittire completamente chi osa criticare Israele e i sionisti). La propaganda di guerra, con la difesa della «patria», è entrata persino nei programmi di Educazione civica, per fortuna con ben poco supporto da parte degli insegnanti. Senza contare le condizioni penose delle scuole, dove si spendono milioni per corsi sull’Intelligenza artificiale e non ci sono né climatizzatori né impianti efficienti di riscaldamento.
Non dobbiamo però dimenticare le responsabilità dei precedenti governi di centrosinistra: è stato proprio un governo a guida Pd a introdurre la cosiddetta «Buona Scuola», cioè una «riforma» che ha introdotto il modello aziendale nella gestione scolastica, con l’obbligo dell’alternanza scuola-lavoro (che ha provocato persino dei morti tra studenti minorenni). Oggi i partiti del cosiddetto «campo largo» si preparano a tornare al governo per riproporre nuove politiche padronali. Per quanto riguarda gli alunni stranieri, nessun governo di nessun colore ha mai stanziato le risorse necessarie per favorire l’accoglienza e l’alfabetizzazione dei bambini di origine straniera.
Le oceaniche manifestazioni e gli scioperi dello scorso autunno, che hanno visto scendere in campo centinaia di migliaia di studenti e lavoratori della scuola a difesa della Resistenza palestinese, dimostrano che la scuola può gridare un forte NO agli attacchi del governo delle destre. Le rivendicazioni studentesche contro la catastrofe climatica sono più che mai attuali.
L’alternativa che serve non è un nuovo governo padronale di centrosinistra: solo quando la classe operaia e le masse andranno al potere le cose potranno davvero cambiare. Organizzati con noi per costruire le mobilitazioni dell’autunno, unire gli studenti e le studentesse alle lotte della classe operaia e difendere la scuola pubblica.
Per una scuola laica, pubblica e antirazzista!
Non c’è futuro nel capitalismo: costruiamo l’organizzazione che serve per abbatterlo!
























