Partito di Alternativa Comunista

Contratti pubblici: per le burocrazie lo sciopero

Contratti pubblici: per le burocrazie lo sciopero
è un orizzonte lontano
 
 
di Pia Gigli
 
In questi giorni la vicenda del contratto del pubblico impiego sta mostrando un grottesco gioco delle parti tra Cgil, Cisl e Uil e governo sulla pelle di 3 milioni e mezzo di lavoratori che attendono da più di un anno il rinnovo del contratto. Si tratta del quadriennio normativo 2006-2009 e del biennio economico 2006-2007.
Il 3 aprile Cgil Cisl e Uil proclamano lo sciopero dei lavoratori del comparto della Funzione pubblica per il 16 aprile, in concomitanza con lo sciopero già proclamato dalla Scuola, per il rinnovo del contratto. Le segreterie alzano un po’ di polvere convocando assemblee di delegati in cui prendono letteralmente in giro i lavoratori che sanno perfettamente che lo sciopero è solo annunciato, privo di piattaforma, una finta pressione sul governo. Se da una parte si accusa il governo di non rispettare gli accordi presi sulle risorse necessarie per il rinnovo e di voler penalizzare i lavoratori pubblici, dall’altra si rivendica la fedeltà al Memorandum sottoscritto da sindacati e governo a gennaio e l’impegno del sindacato verso i “profondi processi di riordino e di modernizzazione” della pubblica amministrazione.
Peccato che già in sede di presentazione della Finanziaria si sapeva che le risorse non sarebbero state sufficienti (ma tutti ricordiamo come la Finanziaria sia stata accolta entusiasticamente dai sindacati concertativi) e dilazionate nel tempo. Già da allora sarebbe stato opportuno scendere in piazza... ma la concertazione si sa...
Non è certo la minaccia dello sciopero a far aprire il tavolo con il governo (forse già convocato in precedenza) il 5 e il 6 aprile. In quella sede viene sottoscritto il memorandum “Intesa sul lavoro pubblico e sulla riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche”, che già era stato approvato a gennaio, integrato con la parte relativa alle Regioni e autonomie locali. Si tratta di una vera controriforma della pubblica amministrazione finalizzata a renderla funzionale al sistema delle imprese e ai processi di privatizzazione, il tutto all’insegna della meritocrazia, della mobilità, dell’incentivazione all’uscita degli esuberi, di un forte vincolo della contrattazione integrativa al contratto nazionale. Dal punto di vista economico l’intesa sottoscritta prevede, a partire dal 2007, un aumento medio di 101 euro lordi che non copre l’inflazione reale e quindi è del tutto insufficiente. Gli aumenti saranno finanziati in parte con la finanziaria 2008, e solo allora arriveranno in busta paga, e, per il 2006, non si parla di aumenti, ma di indennità di vacanza contrattuale, corrispondente a 10-15 euro mensili.
Di fronte a tali proposte insufficienti e vessatorie, Cgil, Cisl e Uil, firmano le intese (RdB soltanto quella economica) e rivendicano la vittoria dal punto di vista salariale. Il governo, inneggiando alla concertazione, da parte sua rivendica l’accordo sulla riorganizzazione della pubblica amministrazione secondo “meritocrazia, mobilità e valutazione di qualità”. Lo sciopero non viene revocato, ma mantenuto come “pungolo” fino all’emanazione in tempi brevi, da parte del governo, della “direttiva madre” da impartire all’Aran che dovrà articolare i contratti nei diversi comparti del pubblico impiego. Anzi, in un comunicato stampa diffuso l’11 aprile dalla Funzione Pubblica Cgil si afferma: “se fossero confermate alcune voci secondo le quali nella direttiva c’è una clausola che blocca la contrattazione integrativa, lo sciopero sarebbe confermato”.
La “direttiva madre” arriva. E’ un documento che sancisce la vittoria del governo su tutti i fronti perché assume interamente la sua filosofia: tagli al costo del personale, pubblica amministrazione ridotta all’essenzialità di servizio alle imprese, riduzione dei servizi pubblici. Viene premiata la meritocrazia, viene esaltata la valutazione dei lavoratori con pagelle e sanzioni che escludono completamente l’anzianità di servizio (che rappresenta spesso l’unica garanzia di qualificazione professionale per un lavoro svolto per molti anni “sul campo” dai dipendenti pubblici). Contemporaneamente viene dato un quadro di riferimento finanziario in cui spariscono i 101 euro di aumento, ma si parla di “benefici” a regime (a decorrere dal 2008) del 4,46% (perfino inferiori ai rinnovi contrattuali nel governo Berlusconi nel 2005), “comprensivi della quota da destinare alla produttività nell’ambito della contrattazione integrativa”; per il 2006 viene confermata l’irrisoria indennità di vacanza contrattuale, per il 2007 gli incrementi sono pari al tasso di inflazione programmata. Così il governo risponde alla guzzantiana  “acqua portata con le orecchie” da parte dei sindacati concertativi.
Lunedì 16 in una conferenza stampa tenuta da Cgil, Cisl e Uil, sono scesi in campo i segretari nazionali, che a fronte di quello che loro chiamano “tradimento” del governo, hanno segnalato che senza contrattazione integrativa non sarà possibile avere quella meritocrazia tanto sbandierata da entrambi, che senza rinnovo dei contratti non si avrà la riforma della pubblica amministrazione e hanno chiesto un intervento di chiarificazione addirittura a Prodi... Comunque lo sciopero è stato rimandato a... maggio.
Un presunto potere di ricatto, quello esercitato dalle direzioni sindacali concertative che vorrebbero tenere sul filo il governo e che usano l’arma dello “sciopero annunciato” per illudere i lavoratori di esercitare ancora un proprio ruolo negoziale. Dimostra invece una loro profonda incapacità, in un quadro concertativo ormai insostenibile da parte dei lavoratori e delle lavoratrici. La presa in giro di piattaforme non concordate, di scioperi solo enunciati e imposti dall’alto deve finire. E’ necessario che i lavoratori e le lavoratrici del pubblico impiego facciano sentire la loro voce, che pretendano di essere consultati prima di ogni tavolo di trattativa, che si organizzino a partire dalla Rete 28 aprile in Cgil, per una battaglia antiburocratica contro l’attuale direzione e contro la pratica concertativa, in alleanza con i settori di classe delle altre categorie e del sindacalismo di base.

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