Partito di Alternativa Comunista

Bertinotti (con Ferrando) nella gabbia dell'Unione

Comitato Politico Nazionale del Prc - 21 e 22 gennaio
 
Ferrando garantisce la fiducia a Prodi. Progetto Comunista sfiducia Ferrando
 
BERTINOTTI MARCIA VERSO IL GABINETTO MINISTERIALE; LE MOZIONI CRITICHE, CRITICANO MARCIANDO
La riunione era dedicata alla discussione sulle prossime elezioni e sulle liste elettorali del partito. Per quanto riguarda il primo punto non ci sono state particolari sorprese: la maggioranza bertinottiana procede verso l'approdo di governo, assicurando che se non l'odierno programma elettorale di Prodi (su cui vi sono evidenti imbarazzi) almeno il futuro programma di governo sarà condizionato dal Prc. Come sia possibile che un programma di governo rimasto immutato dopo mesi di "tavoli", seminari, commissioni e confronti -e rimasto immutato perché dettato dalla classe avversaria a quella che il Prc dovrebbe rappresentare- possa infine aprire una fase diversa o addirittura un avvicinamento alla "alternativa", sotto la direzione di Prodi e in compagnia di D'Alema, Fassino, Mastella e i loro amici banchieri, tutto ciò non è stato ben chiarito nel Cpn e continua a rimanere un credo affidato a un atto di fede.
Le opposizioni "critiche" hanno ribadito -fuori tempo massimo- la necessità di "condizionare" il programma e il futuro governo dei liberali e dei banchieri, o attraverso un ultimo tentativo di inserimento di "paletti" (area dell'Ernesto, Grassi) o attraverso la dialettica di movimento (area Erre, Cannavò e Malabarba). Gli uni e gli altri, pur ribadendo la "critica" a Bertinotti e la "critica" all'ingresso organico nel futuro governo hanno assicurato che non faranno mancare nemmeno in futuro l'esercizio della "critica" e hanno riproposto -come già al recente congresso- pur con argomenti diversi la medesima allusione alla via secondo loro preferibile per il Prc: invece del sostegno con tanto di ministri e sottosogretari, il sostegno esterno, permanente o intermettente, al governo Prodi. Gli uni e gli altri rimuovendo ancora una volta il problema centrale che non è appunto quello della presenza o assenza di ministri di Rifondazione ma piuttosto quello della presenza o assenza di una opposizione di classe al futuro governo dell'alternanza borghese.
 
FERRANDO SI PREPARA A VOTARE LA FIDUCIA A PRODI
L'unico elemento di novità è stata invece la rottura da parte di Marco Ferrando, Franco Grisolia e di una minoranza della rappresentanza in Cpn della Terza mozione con l'orientamento e le scelte della maggioranza dei rappresentanti di Progetto Comunista.
La rottura non è nata in quella sede ma ha viceversa alle spalle un percorso di discussione in Progetto Comunista che dura da due anni (e di cui riferiremo nei prossimi giorni in un altro apposito testo); una discussione sulla prospettiva di Progetto Comunista, sull'idea di come costruire una reale opposizione comunista ai governi della borghesia e che si è concluso con una rottura nella recente assemblea nazionale di Rimini (primi di gennaio).
Questa frattura ha trovato nella questione della scelta delle candidature un ulteriore elemento di amplificazione di scelte ormai diverse e divergenti.
Come i compagni possono leggere nella dichiarazione di voto contraria alle candidature che riportiamo qui sotto, come maggioranza dei rappresentanti di Progetto Comunista nel Cpn non abbiamo contestato l'apertura delle liste alle minoranze (nonostante l'apertura sia avvenuta in modo irrisorio). Abbiamo contestato che per quanto riguarda la rappresentanza di Progetto Comunista (Terza Mozione al congresso) la scelta sia stata operata direttamente dalla Segreteria nazionale in accordo con una parte del gruppo dirigente (Ferrando e Grisolia), alle spalle dei membri dell'organismo deputato alla scelta, il Cpn. Le altre minoranze hanno fatto le loro scelte riunendo i membri del Cpn (l'area dell'Ernesto anche con un voto al proprio interno, sui criteri, le candidature, le preferenze).
Quando siamo venuti a sapere di una trattativa che durava da mesi, all'oscuro dei dirigenti e di tutti i militanti della nostra organizzazione, abbiamo provocatoriamente avanzato una candidatura alternativa a quella "autonominatasi" di Marco Ferrando, quella di Francesco Ricci, a nome appunto della maggioranza dei membri dell'organismo titolato alla scelta. Sapevamo già -e lo abbiamo constatato- che la Segreteria nazionale (Bertinotti) aveva già fatto la sua scelta, sostenendo il candidato più "affidabile", l'unico disposto ad accettare alcuni precisi compromessi. Già nel Cpn di settembre dedicato alle primarie avevamo dovuto far fare marcia indietro a Ferrando e Grisolia che (anche qui senza discuterne con il resto del gruppo dirigente, cioè con la maggioranza) avevano promesso alla segreteria un voto a favore dell'appello al voto per le primarie truffa di Prodi. Quella richiesta di Bertinotti non era che la prima. Un'altra è stata quella che Ferrando e Grisolia non votassero contro queste liste elettorali, viceversa giustamente denunciate dalle altre minoranze. Questo secondo pegno è già stato pagato. Al Cpn hanno votato contro le liste i rappresentanti dell'area dell'Ernesto, quelli di Falcemartello e noi, maggioranza della rappresentanza di Progetto Comunista. Mentre Ferrando e Grisolia si sono allineati a Erre-Sinistra Critica (Cannavò e Malabarba), limitandosi a una astensione. Il tutto dopo un penoso intervento in cui Franco Grisolia ha invocato la "solidarietà democratica" della platea del Cpn (composta appunto per la gran parte da sostenitori -entusiasti o critici- del futuro governo liberale) contro la maggioranza di Progetto Comunista, con cui stava consumando l'ultima rottura.
Grisolia e il futuro senatore Ferrando, come hanno informato diversi giornali (l'Unità, il Manifesto, il Messaggero, ecc.) hanno invocato un presunto e non verificato sostegno maggioritario dei sostenitori della Terza Mozione, sventolando fogli con firme di qualche decina di dirigenti. Firme peraltro raccolte (come ci testimoniano alcuni degli stessi firmatari) al telefono, sul quesito generico: "sei d'accordo perché Ferrando diventi senatore?". Senza ovviamente spiegare il dibattito in corso nel gruppo dirigente di Progetto Comunista e della rappresentanza in Cpn né le motivazioni di contrarietà della sua maggioranza. Senza spiegare che tale scelta non è stata discussa in nessuna sede, né locale né nazionale; che è stata concordata da mesi, alle spalle dei dirigenti e dei militanti di Progetto Comunista, direttamente da Ferrando e Grisolia. 
Ma il compromesso più grave sta nell'impegno preso da Ferrando a votare la fiducia a Prodi. Su quest'ultimo punto Bertinotti è stato molto chiaro, come hanno riportato tutti i giornali. La candidatura di Ferrando -come ogni altra- ha come presupposto l'impegno a disciplinarsi: non saranno ammessi "voti in dissenso" col gruppo parlamentare, cioè con le indicazioni di Bertinotti. Questa accettazione di disciplina era ed è secondo noi inaccettabile. O meglio, è accettabile per i futuri deputati e senatori delle aree critiche, che non hanno mai fatto dell'opposizione al futuro governo Prodi il loro asse caratterizzante. Ma non è accettabile per dirigenti di Progetto Comunista, che da anni spiegano che l'opposizione al governo dei liberali è irrinunciabile nelle piazze ma anche in parlamento.
Ecco cosa è successo in questo fine settimana, ed ecco spiegato perché Bertinotti ha fatto per Progetto Comunista un'eccezione: non ha lasciato la scelta al voto della maggioranza dei membri in Cpn dell'area ma ha scelto direttamente lui.
E' ovviamente auspicabile che Ferrando ci ripensi. Che dichiari da subito, pubblicamente, che non si disciplinerà, che non voterà la fiducia a Prodi. In discussione non è una rappresentanza nel "pollaio della borghesia" ma la costruzione dell'opposizione di classe, nelle piazze e nei palazzi, al prossimo governo anti-operaio. Opposizione irrinunciabile perché premessa indispensabile della costruzione di una vera alternativa si società e di potere, di un'alternativa dei lavoratori. Non sappiamo se ci sarà un ripensamento: la storia del movimento operaio è costellata di esempi di dirigenti (anche più illustri) che hanno abbandonato la strada o cercato scorciatoie o vie di minor resistenza.
Progetto Comunista, la maggioranza dei suoi militanti, continuerà questa battaglia, insieme a centinaia di giovani, di militanti, di Rifondazione, sindacali, dei movimenti. Comunque e senza passi indietro.
 
Francesco Ricci
 

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