Partito di Alternativa Comunista

Verso il nuovo patto concertativo

La proposta di Confindustria a governo e sindacati: a tutta flessibilità

 di Antonino Marceca

La giunta di Confindustria ha presentato il 22 settembre 2005 le sue proposte sui contratti e le relazioni industriali in vista della revisione del patto del 23 luglio 1993, il nuovo patto concertativo da realizzare insieme a Cisl, Uil e Cgil e il probabile nuovo governo di centrosinistra.

Le proposte di Confindustria in tema di contratti

Dopo aver proposto un "patto costituzionale" che definisca regole e sanzioni, sul piano dei contratti Confindustria conferma il modello di assetti contrattuali articolato, secondo il protocollo del 23 luglio è93, su due livelli: il contratto nazionale, a cui compete la determinazione degli "aumenti dei minimi tabellari in coerenza dei tassi di inflazione programmata", un meccanismo truffaldino che ha determinato una caduta verticale del potere d'acquisto dei salari, e con cui si pretende di evitare "le sovrapposizioni dei cicli negoziali", evidentemente per depotenziare la forza contrattuale dei lavoratori; la contrattazione di secondo livello, aziendale o territoriale, a cui viene demandato il compito di incrementare la parte variabile del salario in funzione "dei risultati ottenuti nella realizzazione degli obiettivi aziendali concordati" e "della produttività e redditività dell'impresa".

Un meccanismo - quello proposto - che svuota di contenuto il contratto nazionale, non solo per la riduzione della quota fissa del salario e l'aumento del peso della quota variabile, ma anche attraverso: l'utilizzo di "tutte quelle tipologie contrattuali" (somministrazione, part-time, appalti, rapporti di collaborazione) in funzione delle esigenze del mercato; la totale gestione unilaterale e flessibile dell'orario di lavoro attraverso "una maggiore quantità complessiva di ore effettive di prestazione ed anche sulla possibilità di distribuire i nastri orari nell'arco della settimana, del mese, dell'anno, secondo le esigenze del mercato, adeguare la durata media e durata massima settimanale degli orari di lavoro alla diverse esigenze produttive, cosi come le misure di utilizzo del lavoro straordinario, le deroghe in tema di pause, lavoro notturno, ecc., il tutto nel rigoroso rispetto della recente disciplina legislativa di origine europea".

In tema di democrazia sindacale e diritto di sciopero

La Confindustria moderata e liberalriformista di Montezemolo dopo aver chiesto ai lavoratori di faticare di più e con meno salario vuole imporre regole per impedire la democrazia sindacale e limitare il diritto di sciopero. Pretende "regole precise" che impediscano di mettere "in discussione ad altri livelli" quanto concordato centralmente con governo e sindacati concertativi, propone di "rivedere le regole che disciplinano la rappresentanza dei lavoratori nei luoghi di lavoro", e quindi di depotenziare il ruolo delle Rsu, in modo tale da prevenire "una vertenzialità continua ed indifferente alle ragioni dell'economia e del mercato", come verificatosi "nei settori dei trasporti". A questo fine propone di introdurre procedure "di conciliazione ed arbitrato che, assistite da sanzioni, : creino le condizioni affinché il ricorso alle azioni di sciopero, tanto nell'industria manifatturiera che in quella dei servizi, costituisca l'extrema ratio", ipotizzando che le azioni sindacali "a sostegno delle piattaforme aziendali", al di fuori di quanto centralmente stabilito, "si configurano come danno ingiusto" all'azienda, passibile quindi di rivalsa giudiziaria. Una camicia di forza stretta attorno alle lotte del movimento operaio.

Le richieste al governo

Confindustria chiede al governo attuale ed a quello futuro una politica di consistenti sgravi fiscali e contributivi per le aziende, una politica di lacrime e sangue mirante a finanziare la competitività aziendale mediante la spesa pubblica ed il taglio dei salari. La proposta si articola nella richiesta di eliminare gli oneri a carico delle aziende in tema di salario differito (maternità, infortuni, malattia, ecc.), oneri da scaricare sulla "fiscalità generale", cioè sui lavoratori; di ridurre i contributi aggiuntivi per il ricorso al lavoro straordinario; di sgravare del 50% gli oneri sociali sulla quota variabile del salario, quello contrattato nel secondo livello aziendale o territoriale.

A queste proposte il governo Berlusconi si è dimostrato disponibile, ricevendo il plauso di Montezemolo, con la manovra finanziaria del 2006: nella quale ha previsto sgravi fiscali per il costo del lavoro e tagli agli Enti locali e alla sanità.

La manovra di Confindustria si completa con il processo di smantellamento in atto della previdenza pubblica e lo scippo del Tfr.

Cisl, Uil e Cgil sul documento di Confindustria

La Uil e la Cisl, firmatari del Patto per l'Italia assieme a governo e padronato, hanno espresso in più occasioni la propria disponibilità ad aggiornare, peggiorandolo, l'accordo del 23 luglio 1993, nel quadro di una rinnovata e necessaria "concertazione sociale".

Angeletti, segretario generale della Uil, ha dichiarato la disponibilità della sua organizzazione ad aggiornare il modello contrattuale nel senso di "avvicinare il sistema contrattuale ai luoghi di lavoro", cioè ridimensionare il contratto nazionale a favore della contrattazione di secondo livello che oggi coinvolge una frazione di lavoratori, peraltro soprattutto pubblici. Paolo Pirani (Uil) si è detto "pronto a discutere il documento di Confindustria". Per la Cisl deve comunque essere "resa pienamente legittima la contrattazione territoriale".

La maggioranza Patta Epifani della Cgil, dopo aver accettato - seppur senza entusiasmo - l'avvio del percorso di modifica del modello contrattuale, è rimasta ancorata alla precedente esperienza concertativa espressa dal Patto del 23 luglio '93. Nel frattempo, si è resa disponibile ad un rinnovato patto concertativo in presenza di un nuovo governo di centrosinistra: in questo senso, le dieci tesi congressuali di maggioranza sono assolutamente aperte. Di fatto, il blocco Patta Epifani non ha niente da dire né da proporre, se non il "mantenere la rotta" in vista dell'approdo al porto concertativo prodiano: nelle calme acque del porto la burocrazia riformista della Cgil sarà alimentata per mezzo della gestione dei fondi pensione contrattuali, esito dello scippo del Tfr, magari da investire in Unipol BNL.

Ecco perché di fronte al dispiegamento di Governo e Confindustria, di fronte a questa tenaglia Cgil, Cisl e Uil rispondono con scioperi territoriali di appena 4 ore per il prossimo 25 novembre sulla base di una piattaforma generica: "l'emarginazione sociale, il caro vita, il mezzogiorno, la tutela dei redditi". Insomma, l'ennesimo sciopericchio.

La necessità di una piattaforma unificante, di uno sciopero ad oltranza

Di fronte a quanto viene prospettato serve una piattaforma complessivamente alternativa, unificante di tutti i settori e gli strati del lavoro salariato, dei precari, dei disoccupati. Una piattaforma in grado di coinvolgere e mobilitare gli studenti e le masse popolari, con un programma di rivendicazioni immediate e transitorie realmente anticapitalistiche, rivendicazioni che in questo giornale abbiamo più volte avanzato.

Un percorso che unifichi nella lotta contro il governo e il padronato tutto il mondo del lavoro, sia quello organizzato nei sindacati di base, che hanno proclamato uno sciopero generale per il 21 ottobre, sia quello organizzato nel sindacalismo confederale.

Il XV Congresso nazionale della Cgil dovrebbe essere la sede in cui discutere la politica contrattuale della Confederazione sindacale per i prossimi anni. È necessario che i lavoratori vengano portati a conoscenza della piattaforma presentata da Confindustria in modo che possano esprimersi su quali politiche contrattuali la Cgil mette in campo in tema di orario, salario, organizzazione del lavoro, rappresentanze, democrazia sindacale, previdenza, diritti e tutele.

Il Congresso della Cgil deve dare risposte chiare di fronte alle proposte avanzate da Confindustria nel suo documento, contrapporre il punto di vista dei lavoratori a quello dei padroni.

È necessario che la Rete 28 aprile, la sinistra sindacale in Cgil, si faccia promotrice di questo dibattito tra i lavoratori e nelle categorie, a partire dai congressi di base. In questo congresso la Rete 28 aprile si sta battendo perché le due tesi alternative proposte da Rinaldini, su contrattazione e democrazia, abbiano un buon risultato non solo in Fiom ma anche nelle altre categorie.

Le due tesi certamente rappresentano una risposta ancora insufficiente al documento di Confindustria. Ma la Rete 28 aprile deve andare oltre Rinaldini, che non è incompatibile con la maggioranza di Patta-Epifani: per questo è necessario presentare ordini del giorno contrapposti al blocco concertativo Patta-Epifani ad ogni livello congressuale. È necessario che emerga e si strutturi l'opposizione di classe in Cgil contro la burocrazia riformista, sotto la cui influenza non possiamo lasciare milioni di lavoratori.

Solo se la Rete 28 aprile va oltre le due tesi di Rinaldini e si struttura democraticamente, dal livello locale a quello nazionale, può uscire dal porto prodiano ed affrontare il mare aperto della lotta di classe. È necessario accompagnare l'evoluzione dei "comitati per il sostegno alle due tesi alternative", che in tante province si stanno costituendo, nei primi nuclei della tendenza classista in Cgil.

Il documento della Confindustria, dopo aver sommariamente descritto la fase economica del paese come una delle "più difficili della storia dell'industria italiana" (produzione industriale che segna il passo, riduzione della quota delle esportazioni sui mercati internazionali dal 4.6% nel 1995 al 3.1% nel 2004), ne individua le cause principalmente nell'alto costo del lavoro rispetto alla produttività e pone come obiettivo centrale della nuova concertazione il recupero "di efficienza, della produttività e redditività" dell'impresa attraverso sia l'abbattimento del costo del lavoro che di una maggiore flessibilità e precarietà del lavoro salariato.

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