Contratto del Turismo
UN RINNOVO “VUOTO A PERDERE”.
di Enrico Pellegrini (*)
Nel quadro generale delle recenti innovazioni legislative e in un clima pressoché vacanziero (una costante questa per numerosi colpi presi nel recente passato dall’intero movimento operaio) è stato rinnovato a fine luglio 2007 il Contratto nazionale del Turismo scaduto ormai da 19 mesi.
L’intesa coinvolge una
platea di circa novecentomila lavoratori anche se inglobati nelle più diverse
tipologie di assunzione, motivo per cui il suddetto rinnovo acquisisce per
moltissimi addetti un’importanza di natura formale giacché diverse aziende
speculando e non riconoscendo appieno la normativa, ivi contenuta, assumono
solamente il mero riferimento economico su cui poi redigono contratti a progetto,
a chiamata, a prestazione d’opera ecc.
Il segretario generale Filcams
Corraini esulta al termine della trattativa: a suo parere è stato raggiunto un
grande risultato e si è posto un limite alla “voracita’” delle controparti (Aica,
Confcommercio, Confesercenti, ecc).
Va detto subito che negli
ultimi anni il Ccnl Turismo ha accresciuto il proprio peso all’interno di
dinamiche economiche generali che testimoniano sempre piu’ spostamenti di
capitale dal settore dell’industria, del manifatturiero, del tessile a quello
dei servizi, della logistica e giocoforza della crescente domanda turistica.
Un contratto che, cifre alla
mano, entra nel conto spesa di migliaia di
aziende alberghiere, ristoranti, bar, campeggi, soggetti questi che
concorrono a formare un buon 10% di PIL e su cui, ultimamente, è anche caduta
la benevola pioggia dei regali legati all’abbattimento del cuneo fiscale voluto
dal governo “amico”.
Analizziamone i contenuti
principali.
La quadriennalizzazione contrattuale
recepita per gli aumenti economici ricalca esattamente ciò che era già stato
fatto nell’ultimo rinnovo e pone una domanda all’intero corpo sindacale: la Filcams
che livello di “autonomia” possiede nell’ottica di un’unita’ confederale
all’interno della Cgil?
Come mai senza alcun mandato
congressuale né tantomeno senza alcuna discussione interna si procede
sorvolando sui pur miseri paletti imposti dagli accordi del 23 luglio 1993?
Sembrano ingenue domande
retoriche in tempi di Partito Democratico ma pur sempre doverose per chi lavora
nel settore e che a ogni giro di partita contrattuale si vede portar via
qualcosa in un clima di fragili certezze normative e durate occupazionali.
Come si diceva, l’aumento
economico viene misurato nei quattro anni e consta di 135 euro a regime
riferiti al IV livello (2006-2009).
La cifra stanziata, al di là
delle gioiose esternazioni di Corraini, è alquanto ridicola: la maggior parte
dei lavoratori è inquadrata al V livello, ed ecco che i 135 euro si trasformano
in 126,61 di cui poco meno di 40 stanziati nei primi due anni a decorrere dallo
scorso mese di luglio 2007.
Ed il periodo pregresso?
Niente paura: è prevista una una tantum
di recupero vacanza contrattuale che in riferimento ai mesi lavorati vedrà dare
ratealmente ai lavoratori 350 euro (sempre riferiti al IV livello); 160 euro ad
agosto 2007, ed i restanti 190
a febbraio 2008.
Si capisce benissimo che con
questa procedura è stato fatto un ulteriore regalo alle imprese: i moltissimi
lavoratori stagionali non percepiranno la seconda rata di febbraio e questo si
ripercuoterà nella loro tenuta complessiva del potere d’acquisto salariale, denotando
un’ulteriore perdita a danno delle loro già sofferte e precarie condizioni
economiche e occupazionali.
Altra nota dolente è l’aver
concesso la possibilità di assumere part
time ad 8 ore settimanali gli studenti alle loro prime esperienze
lavorative. Ma quale idea di contrattazione si trova dietro a queste
impostazioni? E quali benefici economici può avere uno studente che si trova a
lavorare due giorni la settimana con turni da 4 ore quotidiane? Di fatto
l’intera operazione è foriera di future aperture rivolte all’intera platea
lavorante ed è questa la breccia pericolosa apertasi nel versante della totale
flessibilità in entrata.
Assorbendo completamente il
Dgls 276/03(legge 30) si apre alla discussione territoriale sull’apprendistato
stagionale e su cui già era in vigore la facoltà di impartire tale formazione
ai giovani lavoratori in un periodo non superiore ai 48 mesi. Questi cosiddetti
contratti a causa mista sono di fatto uno strumento di elusione salariale e
contributiva nonché di incentivazione fiscale per aziende che, il più delle
volte, non garantiscono la continuità lavorativa ai suddetti apprendisti,
licenziandoli al termine del loro percorso “formativo”. Ulteriore grosso regalo
elargito alle imprese del settore è l’aver acconsentito a forme di una
flessibilità riferita all’orario settimanale e ai riposi obbligatori.
Nell’arco dell’anno vi
potranno essere delle deroghe (massimo 5) in cui il riposo settimanale potra’
esser goduto addirittura dopo dodici giorni di lavoro (anche se la nuova
normativa qui non è chiarissima, e si parla di un diritto a non meno di due
giorni di riposo dopo il quattordicesimo giorno lavorato).
In aggiunta a questo, per
una volta ogni trimestre l’orario settimanale di lavoro (40 ore full time) potrà esser considerato come
media nell’arco di due settimane.
E’ evidente che cosi’
facendo si apre una destrutturazione complessiva di tutto l’impianto
contrattuale, e si accontentano le controparti facendo pagare meno l’eventuale
lavoro straordinario, andando ad annullare quelli che un tempo erano i
capisaldi dell’asse normativo che regolava l’intoccabilità del fisso orario
settimanale. C’e’ da dire che tutto questo non rappresenta un’assoluta novità,
dal momento che una forte dose di flessibilità oraria era gia’ prevista dalla
normativa precedente, ma con questa nuova impostazione si apre definitivamente
alla multiperiodalità dell’orario settimanale anche in questa categoria con
buona pace dei vari Ichino di turno che gridano alle "rigidità dei diritti"
dei lavoratori italiani.
A giustificazione di tutto
questo, non manca nemmeno una buona dose di retorica familistica nelle pagine
in cui la reale necessita’ d’impresa (leggi profitto) evidenzia come “(….) al
fine di rispondere ad esigenze dei lavoratori, di conciliazione della vita
professionale, con la vita privata e le esigenze familiari”, vengono adottate
le suddette “clausole flessibili”.
Bassissimi aumenti
retributivi, aggiustamenti normativi a danno dei lavoratori e a vantaggio delle
imprese, aperture su flessibilita’ estrema e continuo riferimento a tipologie
di assunzione largamente avvantaggiate (apprendistato e part time in primis);
sono questi gli ingredienti principali di questo rinnovo a cui seguiranno
numerosi e altri continui favori che nell’ambito della politica generale il
vicepremier Rutelli, in occasione della Giornata nazionale del Turismo tenutasi
a Trieste il 17 luglio scorso, non ha omesso di promettere a centinaia di imprese
del settore attraverso incentivi e deducibilità fiscali legati per lo più alla
crescente domanda turistico-congressuale.
Di contro a tutto questo ci
si auspica la ripresa di una vera mobilitazione all’interno delle assemblee nei
luoghi di lavoro, dove di qui a poco, non senza fatica, moltissimi compagni e
compagne tenteranno di rimandare al mittente tutto ciò che per Corraini
rappresenta motivo di vanto e di merito.
(*) Rete 28 Aprile in
Filcams Cgil




















