SOLIDARIETA’ AI LAVORATORI TRENTINI
ESPULSI DALLA CGIL
Il dipartimento sindacale del Partito di Alternativa Comunista esprime la propria solidarietà ai 17 compagni di Trento espulsi dalla Cgil.
Si tratta di attivisti di diverse categorie, in
gran parte compagni della Filt Cgil, che si sono opposti alla nuova svolta
concertativa della maggioranza dirigente della Cgil, espressa in occasione
dell’ultimo direttivo nazionale Cgil.
A un anno di distanza da un congresso in cui si
sono calpestaste anche le minime garanzie di democrazia sindacale, tanto che la
stessa minoranza interna ultra moderata guidata da Rinaldini ha dovuto
esprimere un voto contrario circa la regolarità dell’assise (cosa mai successa
prima), non si fermano i tentativi di ridurre al silenzio ogni dissenso alla
linea della burocrazia maggioritaria del sindacato. Come spesso accade, per
giustificare uno’espulsione assurda, si usano le menzogne e le calunnie. Ma la
verità è un’altra: chi non abbassa la testa non può continuare a militare nella
Cgil. La risolutezza usata contro i militanti trentini, che altro non
chiedevano se non di svolgere un nuovo congresso con vere garanzie democratiche
per la minoranza, non viene usata dalla Camusso contro Governo, Confindustria e
sindacati gialli (Cisl, Uil e Ugl).
Solo dopo mesi di pressanti richieste
provenienti dalla base, la Camusso si è decisa a proclamare il 6 maggio uno
sciopericchio di quattro ore su di una piattaforma ultra moderata, in cui non
venivano citate nemmeno una volta le decisioni antioperaie prese dai maggiori
gruppi industriali italiani. Anche oggi, di fronte ad una manovra finanziaria
che imporra enormi sacrifici ai lavoratori, invece di lanciare la mobilitazione
generale immediata, la Cgil accetta di sedersi attorno a un tavolo insieme ai
padroni, per tentare di far passare nel modo più indolore possibile (per i
padroni) l’ennesimo salasso ai danni delle classi sfruttate. In occasione
dell’ultimo direttivo nazionale, infatti, la direzione Cgil, a larga
maggioranza, ha aperto alla possibilità di un “nuovo patto tra imprese e
sindacati”, che poggi su un nuovo modello contrattuale (leggi: smantellamento
del contratto nazionale di lavoro).
La ricetta della Cgil è questa: pugno di ferro
con gli oppositori, guanto di velluto per governo e padroni. Mentre si
intensificano i rapporti con la Marcegaglia e Confindustria; mentre si torna al
tavolo con i padroni, al fianco di Cisl, Uil e Ugl, contemporaneamente si
sanzionano gli attivisti e i protagonisti delle lotte: precari, lavoratori dei
trasporti, licenziati.
Chiedendo l’immediato ritiro del provvedimento di espulsione, facciamo altresì appello a tutti i militanti della Cgil e degli altri sindacati a unirsi a questa battaglia in difesa della democrazia sindacale. Si tratta dell’ennesima conferma della necessità di lottare per la creazione di un vero sindacato classista e anticoncertativo.
Il Dipartimento sindacale del Partito di Alternativa Comunista




















