Solidarietà agli attivisti sindacali espulsi
dalla Fiom a Padova
Le lezioni da trarre da questa vicenda emblematica
Agli inizi di marzo la Fiom di Padova ha espulso due attivisti sindacali. Si tratta di un delegato di fabbrica (Andrea Berruti) e di un membro del direttivo provinciale della Cgil nonché del comitato centrale della Fiom (Francesco Doro), entrambi della Rete 28 aprile (l'area di sinistra interna alla Cgil diretta da Cremaschi e Bellavita).
La nostra posizione sulla dirigenza della Fiom
Francesco Doro uscì anni fa dal Pdac
proprio in polemica con la nostra linea, da lui giudicata troppo dura, di
critica inflessibile alla burocrazia della Cgil e della Fiom. Quando ruppe col
Partito di alternativa comunista, Doro affermò che la nostra critica inflessibile
alla direzione della Fiom (e la nostra battaglia classista nella Rete 28
aprile) ci allontanava dagli operai, dai delegati di fabbrica.
Un altro motivo di scontro fu la
posizione assunta dal Pdac sulla cassa integrazione: il nostro partito ha
sempre sostenuto che la cassa integrazione è funzionale agli interessi dei
padroni e, in questa fase, anticamera del licenziamento, mentre Doro difendeva
l'utilizzo della cassa integrazione a suo dire per la necessità di porsi in
sintonia con gli operai. In questi ultimi mesi sono ormai all’ordine del giorno
assemblee di operai che respingono la cassa integrazione, a dimostrazione che
la posizione del nostro partito era corretta e anche in sintonia con gli
operai: i fatti hanno dimostrato la giustezza delle nostre posizioni, mentre le
migliaia di licenziamenti avvenuti senza uno straccio di lotta hanno dimostrato
l’opportunismo di certe burocrazie sindacali.
Subito dopo aver rotto col Pdac, Doro
fu premiato con un posto nel comitato centrale della Fiom.
Anche nei momenti in cui Landini e la Fiom apparivano, agli occhi dei più, come gli integerrimi difensori della causa operaia, il Partito di alternativa comunista non si è accodato al senso comune: nuotando controcorrente (come spesso i rivoluzionari devono fare), abbiamo cercato di mettere in guardia gli operai sul vero volto della dirigenza della Fiom. Un volto che è venuto definitivamente allo scoperto in occasione delle ultime elezioni, quando la burocrazia della Fiom ha espresso un proprio candidato di peso (Airaudo, ex responsabile del gruppo Fiat) nelle liste di Sel, in alleanza con il Pd. La dirigenza della Fiom non ha alcuna intenzione di lanciare una mobilitazione a oltranza contro il padronato, preferendo aspettare di raccogliere qualche briciola da un eventuale governo di centrosinistra. La vicenda Fiat è altrettanto significativa: all'attacco brutale di Marchionne, che ha estromesso la Fiom da tutte le fabbriche del gruppo, Landini ha risposto con la strada esclusiva dei ricorsi in tribunale. Ricorsi che, anche quando vengono vinti, come si è visto a Pomigliano, non portano a nessuna vittoria reale per gli operai a conferma che le uniche conquiste durature sono quelle che si conquistano con la lotta.
La nostra solidarietà (e la lezione da trarre)
L'uscita di Doro dal Pdac e la sua
successiva adesione al Pcl (che, a differenza del Pdac, non fa battaglia
organizzata nei sindacati per la prospettiva di un sindacato di classe,
limitandosi a qualche critica puramente verbale) sono state accompagnate da polemiche
pretestuose. Doro, per difendere le sue scelte (e i vantaggi materiali connessi
alle stesse, come il posto nel comitato centrale della Fiom), non esitò a usare
la calunnia nei confronti del partito in cui aveva militato, firmando testi che
attaccavano il Pdac non sulla base di un confronto politico (noi pensiamo che
la critica politica anche aspra sia sempre positiva), ma sulla base di
illazioni senza fondamento (solo per citare una delle tante calunnie, Doro
firmò un testo in cui criticava il Pdac per aver espulso dei compagni: la
verità è che da quando il Pdac è nato nessun militante è stato espulso dal
partito!). I metodi scorretti utilizzati da Doro nei nostri confronti, che
negano i principi della morale rivoluzionaria, non ci impediscono oggi di
esprimere a lui e ad Berruti la nostra piena solidarietà contro l'espulsione
dalla Cgil.
A differenza di quanto fecero i
dirigenti del Pcl in occasione dell'espulsione, con metodi stalinisti, della
nostra compagna Fabiana Stefanoni dal sindacato Usb - il Pcl appoggiò di fatto
la componente stalinista della direzione di Usb che aveva voluto quella
espulsione e non sostenne la campagna per il reintegro della compagna - il Pdac
ritiene che, di fronte a uno scontro tra burocrazie e attivisti sindacali, i rivoluzionari
si debbano schierare con gli attivisti che subiscono gli attacchi burocratici.
Per questo, pur non conoscendo le motivazioni dell'espulsione (i dirigenti Cgil
parlano di "aggressioni" e di atti maschilisti: riteniamo probabile
che si tratti di argomenti pretestuosi, se non altro perché da parte di
numerosi burocrati della Cgil gli atteggiamenti maschilisti sono all'ordine del
giorno) esprimiamo la nostra solidarietà a Berruti e a Doro.
Crediamo anche che da questa
esperienza si debba trarre una lezione: abbassare la testa, edulcorare la
critica contro le burocrazie, evitare di dire agli operai la verità per
assecondare le bugie dei burocrati non ha alcuna utilità. Le burocrazie, nel
momento in cui sentono minacciato il proprio ruolo o potere, non sono disposte
ad accettare neanche la più innocua delle critiche. Ciò che occorre fare non è
abbassare il livello dello scontro, ma alzarlo: bisogna in ogni momento mettere
in guardia gli attivisti sindacali (e gli operai) sul ruolo delle burocrazie sindacali,
per evitare di trovarsi spiazzati nel momento in cui, come è prevedibile,
arrivano sanzioni ed espulsioni. Ironia della storia: questa espulsione
dimostra, a posteriori, che aveva ragione il Pdac nel ribadire, anche nella
polemica con Doro, che non bisognava fare concessioni alle burocrazie. I nodi
vengono sempre al pettine.
Riteniamo che la democrazia sindacale vada difesa sempre ed è per questo motivo che, al di là delle polemiche e delle rotture del passato, che peraltro trovano piena conferma nel presente, i compagni e le compagne del Pdac esprimono piena solidarietà e la disponibilità ad appoggiare le iniziative che saranno intraprese per il reintegro nel sindacato di Andrea Berruti e Francesco Doro.
Dipartimento sindacale del Pdac




















