Pensioni: l'attacco del governo, i primi
scioperi spontanei nelle fabbriche
COSTRUIAMO LO SCIOPERO
GENERALE!
di Antonino
Marceca
Mercoledì 9 maggio si è aperto a Roma il
tavolo concertativo sulle pensioni tra governo e parti sociali. Il ministro
dell'Economia, Tommaso Padoa Schioppa, il giorno prima sulle colonne di
Repubblica si rivolgeva ai segretari generali di Cgil, Cisl e Uil
(Epifani, Bonanni e Angeletti) invitandoli a svolgere bene il ruolo loro
assegnato dal governo: "vincere la sfida in casa loro", cioè tenere a freno
l'indignazione dei lavoratori rispetto all'ennesima guerra sociale scatenata dal
governo e dal padronato: l'aumento dell'età pensionabile e l'ulteriore riduzione
della pensione pubblica a livello da fame. Dato che, ricorda con tono minaccioso
il ministro, in assenza di un accordo entro giugno si applica la "legislazione
vigente": le leggi Dini e Maroni.
Ricordiamo che la riforma Dini del ‘95 introdusse il famigerato sistema
pensionistico contributivo, rompendo la solidarietà intergenerazionale e
riducendo drasticamente i rendimenti pensionistici a meno del 50% dell'ultimo
salario, prevedendo inoltre la "revisione dei coefficienti di trasformazione",
appunto quanto Padoa Schioppa si promette oggi di applicare tagliando i
rendimenti pensionistici di un ulteriore 6-8%.
La riforma Maroni prevede lo "scalone", cioè
l'innalzamento dell'età pensionabile da 57 a 60 anni, con 35 anni di
contributi.
Il ministro ha anche ricordato che del famoso "tesoretto", 10
miliardi di euro di extra gettito fiscale, almeno 7,5 mld saranno destinati al
rientro del deficit e del debito pubblico. Il sottosegretario alla presidenza
del Consiglio, Enrico Letta, annuncia che comunque si prevedono, per addolcire
la mazzata, ammortizzatori sociali soprattutto per i giovani...
Il ministro
del Lavoro, Cesare Damiano, per parte sua si sarebbe impegnato per sostituire lo
scalone con gli scalini in salita per arrivare a 62 anni di età per la pensione
"anticipata".
A stretto giro sono arrivate al ministro Padoa Schioppa
le dichiarazioni entusiaste del leghista Roberto Maroni, ex ministro del welfare
del precedente governo Berlusconi, che annuncia l'apertura del dialogo e il
sostegno da parte del suo partito, la Lega Nord. Da parte della sinistra di
governo arrivano contraddittori richiami al programma delle 281 pagine, nel
frattempo riassunto nei dodici punti di Prodi, e aperture alla revisione dei
coefficienti di trasformazione da parte della sottosegretaria al Lavoro, Rosa
Rinaldi, di Rifondazione - Sinistra europea. Per Confindustria, interviene prima
il direttore, Maurizio Beretta, che invita a non "mettere mano alle nome in
vigore", poi il presidente degli industriali, Luca Cordero di Montezemolo che
elogia la posizione del ministro Tommaso Padoa-Schioppa e aggiunge "il costo e
il peso delle pensioni" devono ridursi e le risorse vanno utilizzate per "i
veri investimenti, le infrastrutture", cioè per finanziare le imprese.
I segretari generali di Cisl e Uil, Raffaele Bonanni e
Luigi Angeletti, aprono all'innalzamento dell'età pensionabile. La segretaria
della Cgil con delega alle pensioni, Morena Piccinini, dichiara di andare al
tavolo "senza idee" , proponendosi di "ascoltare, per avere un quadro di
riferimento sul quale ragionare e decidere". Una condizione di totale
predisposizione alla firma di qualsiasi accordo bidone. Questa dipendenza dal
governo trova spiegazione nella partecipazione della burocrazia sindacale ai
consigli di gestione dei Fondi pensione, frutto della rapina del Tfr dei
lavoratori, assieme al capitale finanziario.
La partecipazione ai tavoli di
concertazione -pensioni, mercato del lavoro e pubblico impiego- assume per il
sindacato lo stesso significato che ha per la sinistra socialdemocratica (Prc,
Pdci, Verdi, Sd) la partecipazione al governo: controllare e raffreddare le
lotte giovanili, operaie e popolari contro la guerra sociale scatenata dal
governo.
La dichiarazione di Giorgio Cremaschi, dirigente della
sinistra Cgil, Rete 28 aprile, a favore dello sciopero generale per essere
credibile deve essere seguita dalla ricerca attiva di una convergenza unitaria
con tutto il sindacalismo di sinistra (dalla RdB Cub ai diversi Cobas), proprio
per costruire realmente lo sciopero generale contro il governo e il padronato,
superando il settarismo di organizzazione che porta a proclamare scioperi
separati nelle date e tra le categorie, funzionali solo ad esercitare una
pressione sul governo magari per essere poi accolti al tavolo di concertazione.
La pressione sindacale in questa situazione è speculare al sostegno critico al
governo dei deputati e senatori di Sinistra critica,Turigliatto e Cannavò, che
non votano il finanziamento alla guerra in Afghanistan... ma votano la
Finanziaria, le privatizzazioni di Bersani e la fiducia al governo!
Intanto nelle fabbriche di Torino, Parma, Bologna e di
altre città è iniziata la mobilitazione spontanea dei lavoratori contro
l'ennesimo attacco a quel che rimane della pensione pubblica. Diverse Rsu
aziendali in tutto il Paese stanno votando ordini del giorno in cui chiedono al
sindacato di difendere gli interessi immediati dei lavoratori. Una pressione a
cui la burocrazia sindacale risponde, come nel caso del segretario nazionale
della Fiom, Gianni Rinaldini, col tentativo di controllare il malcontento dei
lavoratori, parlando di mobilitazione ma senza dare reali indicazioni
operative.
Proprio la coincidenza di diversi contratti nazionali in
attesa di rinnovo -pubblico impiego, metalmeccanici, commercio, turismo e
servizi- che coinvolgono milioni di lavoratori e lavoratrici può costituire il
fattore sociale oggettivo per avanzare una vertenza generale, sulla base di una
piattaforma unificante, avente al centro nella parte economica dei contratti la
difesa attraverso forti aumenti salariali uguali per tutti del potere
d'acquisto, tra i più bassi in Europa, e nella parte normativa una maggiore
rigidità in tema di orari, diritti e tutele; contro la precarietà del lavoro
salariato e dei lavoratori immigrati; per la difesa della pensione pubblica e
del suo potere d'acquisto, contro ogni ipotesi di aumento dell'età pensionabile;
la difesa del Tfr/Tfs contro i fondi pensione; la difesa della natura pubblica
della Scuola contro le fondazioni; la difesa della Sanità, dei servizi sociali e
essenziali contro le privatizzazioni; contro la politica di militarizzazione del
territorio e la guerra coloniale e imperialista.
Nell'editoriale del numero in distribuzione del nostro
giornale, Progetto Comunista, abbiamo avanzato la proposta di uno
sciopero generale contro il governo e il padronato, i nostri militanti nei
luoghi di lavoro e nel sindacato, nelle piazze e in ogni movimento e
moblitazione, lavorano alla costruzione di un fronte unico in questa
prospettiva.