Operai
Ferrari in sciopero
contro il nuovo contratto Fiat
Nessun futuro per gli stabilimenti Fiat in Italia.
Nessun futuro per gli stabilimenti Fiat in Italia.
La risposta è la lotta prolungata
di Fabiana
Stefanoni
Il fallimento
di Fabbrica Italia
Il fallimento di Fabbrica Italia – il
piano industriale del Lingotto - è un dato di fatto. Quando è stato lanciato nel
2010 il presidente del gruppo, John Elkann, e l’amministratore delegato Sergio
Marchionne lo hanno definito nientemeno che “il più straordinario piano
industriale che il Paese abbia mai avuto” e “una grande opportunità per posti di
lavoro in Italia”. Queste le parole. I fatti sono diversi: chiusura di Termini
Imerese, della Fiat Cnh di Imola, della Irisbus di Avellino, dell’Alfa di Arese,
di Chivasso e di altri stabilimenti del gruppo Fiat o dell’indotto.
Non solo. Più del 50% degli operai del gruppo Fiat è stabilmente in cassa integrazione. Da ultimo, il Lingotto ha annunciato che anche i 5400 dipendenti di Mirafiori tra giugno e luglio andranno per la prima volta in cassa. Tutto questo mentre le assunzioni nella “nuova” Fiat di Pomigliano procedono col contagocce (con una selezione del personale, concordata tra azienda e sindacati filopadronali, che esclude gli attivisti sindacali ritenuti scomodi). E’ evidente che la strada intrapresa dal Lingotto è quella della definitiva chiusura in Italia per trasferire la produzione all’estero (Serbia, Polonia, Brasile, Usa): questo dopo aver ricevuto enormi finanziamenti dallo Stato!
Non solo. Più del 50% degli operai del gruppo Fiat è stabilmente in cassa integrazione. Da ultimo, il Lingotto ha annunciato che anche i 5400 dipendenti di Mirafiori tra giugno e luglio andranno per la prima volta in cassa. Tutto questo mentre le assunzioni nella “nuova” Fiat di Pomigliano procedono col contagocce (con una selezione del personale, concordata tra azienda e sindacati filopadronali, che esclude gli attivisti sindacali ritenuti scomodi). E’ evidente che la strada intrapresa dal Lingotto è quella della definitiva chiusura in Italia per trasferire la produzione all’estero (Serbia, Polonia, Brasile, Usa): questo dopo aver ricevuto enormi finanziamenti dallo Stato!
M&M (Monti
e Marchionne)
Con la “riforma” del lavoro di Monti
e Fornero e lo smantellamento dell’articolo 18 gli operai in cassa integrazione
si trasformeranno molto presto in licenziati “per motivi economici”. Mentre
scriviamo, ci arriva la notizia che proprio in Ferrari un operaio licenziato,
Fausto Buttitta, è stato reintegrato dal giudice: è uno scenario che, se la
“riforma” passerà, potrebbe non ripetersi mai più. Ciò che è scandaloso è che,
di fronte alla prospettiva dello smantellamento di un diritto elementare, la
Camusso e la burocrazia del più grande sindacato italiano, la Cgil, abbiano
rinunciato allo sciopero generale sostituendolo con una ridicola e innocua
passeggiata il 2 giugno.
Si sta per aprire una stagione di
licenziamenti di massa (come se non bastassero quelli già in corso) e Camusso,
Bonanni e Angeletti propongono una parata... in occasione della festa della
Repubblica! Gli scioperi territoriali di Fiom e Cgil dimostrano che i lavoratori
sono disposti a scioperare e a scendere in piazza: ma la burocrazia, esattamente
come Monti, teme lo sciopero generale perché ha paura che gli sfugga di mano. Le
immagini delle masse oceaniche dello sciopero generale in Spagna del 29 marzo
hanno fatto il giro del mondo. Bonanni, Angeletti e Camusso sanno che una forza
d’urto di tal fatta non sarebbe funzionale al loro progetto: restare seduti al
tavolo della concertazione per cercare di strappare qualche briciola al governo
al fine di conservare i privilegi delle loro burocrazie. Quella degli scioperi
territoriali separati per categoria e delle innocue parate è una strada
fallimentare, che trascina verso la sconfitta tutta la classe lavoratrice: oggi
i capitalisti si tengono strette persino le briciole e l’unica cosa che sono
disposti a concedere sono tagli dei salari, licenziamenti, peggioramento delle
condizioni di lavoro.
Il nuovo
contratto Fiat anche in Ferrari
L’unico obiettivo raggiunto da
Fabbrica Italia è stato quello di peggiorare le regole contrattuali, aumentare
lo sfruttamento e diminuire i diritti individuali e sindacali. Il nuovo
contratto Fiat, che è in vigore da gennaio in tutti gli stabilimenti del gruppo,
prevede una riduzione dei diritti e un aumento del carico di lavoro:
dall’aumento delle ore di straordinario obbligatorio e dalla mancata
retribuzione della malattia fino all’esclusione dalla rappresentanza in fabbrica
di tutti i sindacati non firmatari. Il contratto è stato applicato in Ferrari
(che fa parte del gruppo Fiat), nonostante qui sia stato bocciato persino nel
referendum-farsa promosso dai sindacati complici dalle stesse rsu di Fim e Uilm.
Cioè è avvenuto perché la Ferrari è stata, tra le fabbriche del gruppo, quella
che ha dato vita, lo scorso autunno, all’opposizione più dura al nuovo
contratto. Come già abbiamo riportato su questo sito, sono state decise in
assemblea e proclamate dalla rsu interna 40 ore di sciopero, che hanno messo in
grossa difficoltà l’azienda e i sindacati complici.
Oggi, mentre negli altri stabilimenti Fiat dilaga la cassa integrazione, l’azienda sta obbligando gli operai a svolgere, quasi tutte le settimane, ore di straordinario comandato: un lavoro straordinario pesante per questi operai che svolgono un lavoro massacrante su turni (il primo turno inizia alle 5 del mattino) ma allo stesso tempo leggero nelle buste paga. Gli operai Ferrari, infatti, producono auto di lusso costosissime ma percepiscono poco più di mille euro al mese.
Oggi, mentre negli altri stabilimenti Fiat dilaga la cassa integrazione, l’azienda sta obbligando gli operai a svolgere, quasi tutte le settimane, ore di straordinario comandato: un lavoro straordinario pesante per questi operai che svolgono un lavoro massacrante su turni (il primo turno inizia alle 5 del mattino) ma allo stesso tempo leggero nelle buste paga. Gli operai Ferrari, infatti, producono auto di lusso costosissime ma percepiscono poco più di mille euro al mese.
E’ per non arrendersi al nuovo
contratto Fiat che gli operai, dall’entrata in vigore dello stesso, hanno dato
vita ad un’azione di sciopero ad oltranza dello straordinario comandato: per
rispondere all’azienda che spreme le vite degli operai (mentre mette in cassa
integrazione migliaia di lavoratori in altre fabbriche) la Confenderazione
Unitaria di Base (Cub) sta proclamando a Maranello lo sciopero di tutte le ore
di straordinario. E’ uno sciopero dall’importante valore simbolico, che rimanda
alla necessità dell’unità di lotta tra gli operai di tutti gli stabilimenti Fiat
e che speriamo possa estendersi a tutti gli stabilimenti del gruppo dove viene
applicato lo straordinario obbligatorio.
Solo la lotta paga!
Volantinaggio della Cub ai cancelli
della Ferrari di Modena




















