Partito di Alternativa Comunista

LA FIAT E' DEGLI OPERAI!

LA FIAT E' DEGLI OPERAI!

No alla dismissione degli stabilimenti

Sì all'esproprio senza indennizzo e sotto controllo operaio

 

 

 

foto fiat

 

Gli operai della Irisbus e di Pomigliano, che il 22 settembre hanno contestato la riunione tra Monti e i vertici della Fiat, hanno sintetizzato in modo efficace l'esito di quell'incontro: "nel 2013 ci sarà la ripresa per i fondelli", scrivevano su un cartello. Le cose stanno proprio così. Da quell'incontro non è emerso nulla di nuovo rispetto a ciò che già si sapeva: la Fiat ha intenzione di dismettere gli stabilimenti italiani per spostare la produzione nei Paesi dove i salari sono più bassi e i ritmi di lavoro più pesanti (come la Serbia e il Brasile). Tutto questo avviene, tra l'altro, dopo che l'azienda ha ricevuto miliardi e miliardi di finanziamenti statali.
La chiusura degli stabilimenti del gruppo Fiat è già una realtà: dalla chiusura dell'Alfa di Arese fino a quelle della Irisbus, della Fiat Cnh di Imola, di Termini Imerese, sono centinaia gli operai Fiat che sono stati licenziati e a breve resteranno senza nemmeno le briciole degli ammortizzatori sociali. Le prossime vittime saranno gli operai degli stabilimenti Fiat di Cassino, Melfi e Pomigliano. Intanto da Mirafiori a Melfi a Cassino la cassa integrazione è all'ordine del giorno. Tutto questo mentre sarà dismessa la produzione della Maserati nello storico stabilimento di Modena dove si profilano cassa integrazione e licenziamenti. Oggi nessun operaio del gruppo Fiat ha il posto di lavoro garantito.


Se si è arrivati a questa situazione è anche grazie all'operato dei sindacati complici, Fim e Uilm anzitutto. Quei sindacati hanno ingannato gli operai, approvando e sostenendo il piano industriale del lingotto noto come "Fabbrica Italia", definito dal presidente del gruppo, John Elkann, e dall’amministratore delegato Sergio Marchionne nientemeno che “il più straordinario piano industriale che il Paese abbia mai avuto” e “una grande opportunità per posti di lavoro in Italia”. Oggi Fabbrica Italia e quel piano di investimenti non esistono più: la Fiat ne ha annunciato la morte definitiva. Cosa hanno da dire oggi i sindacati che hanno sostenuto quel piano industriale e che, in cambio di Fabbrica Italia, hanno sottoscritto il nuovo contratto Fiat (il cosiddetto "modello Pomigliano")? E' grazie a Fim e Uilm se oggi in tutte le fabbriche del gruppo Fiat è in vigore un contratto che prevede l’aumento delle ore di straordinario obbligatorio, la mancata retribuzione della malattia e persino l'esclusione dalla rappresentanza in fabbrica di tutti i sindacati non firmatari (tra cui la Fiom, che pur essendo il sindacato con più iscritti in Fiat, oggi non ha diritto a una rappresentanza sindacale nelle fabbriche della Fiat).


Ma se si è arrivati a questo punto è anche perché è mancata un'azione di lotta prolungata in grado di respingere il nuovo contratto e la truffa di Marchionne. Gli stessi dirigenti della Fiom non hanno promosso, come sarebbe stato necessario, un'azione di sciopero e lotta prolungati per respingere il modello Pomigliano. La direzione della Fiom si è limitata a scioperi ordinari, manifestazioni simboliche, nel momento in cui veniva inferto il più pesante attacco della storia agli operai della Fiat. Soprattutto, la direzione della Fiom, insieme alla Camusso, si limita a richiedere alla Fiat "maggiori investimenti in Italia". Ciò che serve è altro. Occorre organizzare un'azione di sciopero prolungato in tutti gli stabilimenti Fiat fino a respingere i licenziamenti. Marchionne e Elkann non hanno alcuna intenzione di investire in Italia. L'unica via d'uscita vantaggiosa per gli operai è la nazionalizzazione senza indennizzo e sotto controllo operaio degli stabilimenti Fiat.

 

 

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