Partito di Alternativa Comunista

La cinghia e l'ammortizzatore

Messa a punto del motore dell'alternanza borghese

di Andrea Spadoni

Una grande mobilitazione di lotta operaia, ecco come è stato presentato e come appare a prima vista il blocco dell'attività dei lavoratori Alitalia. Tra scioperi e assemblee permanenti, bandiere, picchetti agl'ingressi, dal 19 al 25 gennaio l'attività della Compagnia è stata fortemente ridotta, con le cancellazioni arrivate a superare le 200 giornaliere, su un operativo medio di 750 voli programmati. A seguito di ciò, cgil cisl uil ugl e unione piloti sono stati ricevuti da una folta rappresentanza governativa. Al termine dell'incontro, i leader delle burocrazie sindacali, Epifani in testa, hanno annunciato la ripresa del lavoro in cambio di un calendario d'incontri per discutere della situazione, dichiarando comunque la conferma delle firme apposte ai vari accordi fin qui sottoscritti.

Accordi che prevedono, come sappiamo: la privatizzazione del Gruppo Alitalia, ottenuta irregolarmente ossia senza il voto delle Camere attraverso l'aumento di capitale di 1,2 mld di %, sottoscritto da banche e privati, con lo Stato sceso sotto il 50%; la divisione in due dell'azienda, da una parte piloti (2.500) e assistenti di volo (4.500) più il supporto minimo di 2.000 operai, impiegati, quadri e dirigenti, dall'altra le attività amministrative, le manutenzioni (tra cui Atitech di Napoli e AMS per i motori), le attività di scalo (AZ Airport), l'informatica e le telecomunicazioni, il call center, la logistica interna, per un totale di 11.000 lavoratrici e lavoratori, riuniti in un'azienda appositamente costituita, Alitalia Servizi; la cessione di quest'ultima a Fintecna, società finanziaria dello Stato con la missione di acquisire, ristrutturare e smembrare per poi cederle a privati le aziende ex-IRI, previo "alleggerimento" della forza lavoro Alitalia ha già de-consolidato dal suo bilancio la stessa Alitalia Servizi, di cui possiede attualmente solo il 49%, ma di cui cederà a breve il controllo totale; tutta la panoplia dei tagli salariali e normativi, ossia solidarietà, cassa integrazione, mobilità, mancati adeguamenti inflattivi, tagli agli straordinari, blocco delle carriere e de-mansionamento, flessibilità, precariato, allontanamento dal settore trasporto aereo verso altre aree contrattuali, in ossequio a tutte le possibili norme liberiste, Legge 30 inclusa.

In pratica, l'attuazione pedissequa del piano di ristrutturazione voluto dai governi di destra-centro-sinistra la vertenza Alitalia si apre nel 1995 che prevede appunto lo smembramento dell'azienda con l'assorbimento dei settori strettamente di volo da parte di Air France in base all'accordo bilaterale relativo a energia, telecomunicazioni e trasporti e la "dispersione" sul mercato della restante parte, Alitalia Servizi.

Accordi dunque confermati, tutti del resto attuati o in corso di attuazione, ma i concertativi e le corporazioni gridano al successo e si torna a lavorare: obiettivo raggiunto! "Quale?", si chiedono attonite le lavoratrici ed i lavoratori, che, dopo i pesanti tagli retributivi e normativi, hanno "pagato" per queste ultime mobilitazioni fino a 40 ore di lavoro! I sindacati hanno ufficialmente lanciato la mobilitazione per il rispetto degli accordi (sic!) e in difesa dell'unità "del Gruppo" (non prevista dagli accordi!), ossia la parte non ancora del tutto attuata del piano e degli accordi sottoscritti, l'unico tema plausibile su cui basare una strumentale rivendicazione. Una battaglia senza obiettivo, quindi, ossia una grossa mistificazione.

Eliminato così l'esile pretesto della "difesa" dell'azienda, si manifesta quanto mai esplicito il ruolo del sindacato nello stato borghese: la cinghia di trasmissione delle direttive politiche dei partiti di riferimento, l'ammortizzatore delle pressioni e delle reazioni delle masse oppresse e sfruttate.

Il punto è che è attiva da mesi la grande e complessa macchina elettorale del centro-sinistra, pienamente lanciato a sostituire un centro-destra in palese difficoltà per la delusione data ai poteri forti che lo avevano sospinto al governo. Inserito in questo quadro, il ritorno di fiamma delle lotte in Alitalia assume un senso più concreto: mettere in difficoltà un Governo con le mani legate, che non può rischiare di scontentare un consistente "parco elettorale" concentrato in massima parte in poche aree, Roma, per lo più, ma anche Milano e Napoli né tanto meno mostrarsi debole al suo elettorato e ai suoi referenti, cedendo al sindacato. Ecco quindi che una vertenza sopita da quasi due anni, gestita nella più classica delle concertazioni e degli opportunismi, si riaccende in modo del tutto inatteso ed in assoluta mancanza d'eventi traumatici o non previsti: e non è l'unica. Archiviato il capitolo Alitalia con un salomonico rinvio, dal quale il governo esce malconcio ma non troppo, subito a ruota parte una nuova mobilitazione in un altro settore aeroportuale, il catering, il cui contratto di lavoro è in mora da 26 mesi. Non che mancherebbero i presupposti, anzi, al contrario, poche attvità come questo hanno subito gli effetti nefasti della liberalizzazione del trasporto aereo. Dopo una catena di frammentazioni, esternalizzazioni e privatizzazioni, questo settore, originariamente interno all'Alitalia, è ormai disperso in una mezza dozzina di società, che hanno conosciuto fallimenti, licenziamenti, cassa integrazione o accumulano profitti nell'inosservanza, contraddizione o mancanza di regole, comprese quelle del contratto di lavoro, e di controlli istituzionali e normativi. Tutto ovviamente relegato nel limbo dell'ignavia delle burocrazie sindacali, almeno fino ad oggi quando, anche qui senza "preavviso", si scatena la lotta. Un elemento importante però la dice lunga sulla strumentalità di queste mobilitazioni: anche qui, come in Alitalia, ma anche come nei meccanici, sono i quadri sindacali, anche di altre aziende, tutti in permesso permanente, a dare avvio alle lotte, a tenerle con determinazione e a portarle subito ad altissimi livelli di tensione, salvo poi farle rientrare a fronte di un nulla di fatto. Per i catering, la dichiarazione dell'intenzione di firmare il rinnovo (sic!).

È facile supporre quindi che sia partita la cinghia politica dei partiti di centro-sinistra che ha trasmesso le direttive per la campagna elettorale, ossia mettere in crisi il governo creando disagi e malcontento, mettendo in evidenza problemi economici e disagio sociale, onde spingere l'elettorato alla reazione non organizzata e non indirizzata e quindi al voto anti-governativo al buio, nell'ambito della logica di alternanza borghese. In realtà, banchieri, finanzieri, industriali hanno già fatto il loro accordo con Prodi per sostituire Berlusconi, rivelatosi una scelta troppo imbarazzante e deludente, concentrato com'è a risolvere i suoi problemi personali e a costruirsi un impero economico. Ora è necessario assicurarsi il consenso popolare quale benedizione per applicare indisturbati quel capolavoro di programma sangue, sudore e lacrime imposto ai partiti dell'Unione attraverso il successo alle primarie, i cui effetti sono stati così tragicamente ignorati o incompresi dalle cosiddette forze rosso-verdi.

La macchina però, a causa delle deprecabili condizioni dei lavoratori sopra descritte, rischia gravi contraccolpi, perciò ecco l'ammortizzatore. Nello specifico, all'Alitalia, dopo i tagli alla forza occupata, alle retribuzioni, alla normativa, si sta entrando nella fase della esternalizzazione dei settori di terra che vedrà l'uscita definitiva di oltre 11.000 lavoratrici e lavoratori dal settore del trasporto aereo per finire, più o meno frammentati, tra metalmeccanici e commercio, servizi e handling aeroportuale, in balia di padroni e padroncini, speculatori e avventuristi. È comprensibile quindi che, tra le lavoratrici e i lavoratori più attenti e attivi, stia montando una certa agitazione che potrebbe, per la sua legittimità, trovare un'adesione di massa. Analoga situazione è presente tra le rsa, preoccupate per il loro destino personale e per la grave perdita d'attendibilità da parte della base; nessuna rsa, inoltre, gradisce l'idea di ritrovarsi dispersa in qualche azienducola privata, verità peraltro regolarmente e mendacemente negata loro dai nazionali in questi anni, mentre ne firmavano l'assunto e la prassi! È da tenere presente che in Alitalia i sindacati riconosciuti godono di un numero di delegati superiore ai termini previsti dalla legge e che numerosissimi sono i distacchi, permanenti o temporanei, a tutti i livelli, non mancando per di più tutta una serie di benefit e bonus elargiti dall'azienda a vario titolo, compresa la gestione del dopo-lavoro e dei fondi pensione: una vera cuccagna che verrebbe spazzata via con la privatizzazione.

È assolutamente necessario, perciò, far sfogare questa pressione, prima che possa salire pericolosamente ed esplodere in modo incontrollato. Via quindi al solito sfogatoio, condito dalla più truce determinazione, sotto con l'intervento dei "pezzi grossi", che fanno la voce grossa con il Governo promettendo fermezza e risultati. Intanto la ruota gira, la sinistra molto probabilmente prenderà il posto della destra, ma il centro, quello rimane lì, Casini o Rutelli, due facce della stessa medaglia. Assolutamente indispensabile quindi, spezzare questo circolo vizioso, rifiutarsi di votare il "meno peggio" magari "tappandosi il naso", prendere coraggio una volta per tutte e darsi una vera alternativa, operaia e rivoluzionaria, che possa rovesciare i rapporti di forza e, buttati a mare i fantocci delle banche e degli industriali, assumere il governo dei destini della classe operaia

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