Partito di Alternativa Comunista

il volantino diffuso dal Pdac alla manifestazione

Manifestazione Fiom di sabato 18

No alle tregua sindacale

Sì alla lotta di classe contro padroni,

governo e burocrazie sindacali

 

il volantino diffuso dal Pdac alla manifestazione

La svolta a destra della direzione di Landini è un dato di fatto, nonostante la crisi si sia in questi ultimi mesi acutizzata e gli attacchi dei padroni si siano intensificati. La moderazione della politica sindacale non solo della Cgil, ma anche della stessa direzione della Fiom, ha contribuito alla sconfitta delle lotte in cui migliaia di lavoratori, tra cui molti iscritti alla Fiom, in questi mesi si sono impegnati.

Se, infatti, lo scorso ottobre abbiamo denunciato, in occasione dello sciopero di categoria, la disponibilità dei dirigenti Fiom a siglare una tregua sociale con i padroni in cambio del ritorno al tavolo delle trattative, oggi assistiamo a un’ulteriore novità che non potrà che peggiorare i rapporti di forza delle classi. In occasione dell’ultima riunione del suo Comitato Centrale, la Fiom ha stilato un programma di otto punti che di fatto propone di abbandonare la fallimentare scelta di risolvere i conflitti tra operai e padroni per via giudiziale. Ma lo si fa non riconoscendo la necessità di aumentare lo scontro di classe, ma offrendo a Fim Uilm e Federmeccanica la resa incondizionata: stop ai ricorsi ai tribunali, accettazione dell’accordo del 28 giugno 2011 (col quale si distrugge il Contratto Nazionale) per ottenere in cambio il tanto agognato ritorno al tavolo della concertazione. Tutto ciò però non basta. Insieme alla Cgil, i dirigenti della Fiom hanno accettato una riforma della rappresentanza sindacale nei luoghi di lavoro che nei fatti impedisce di opporsi a ogni accordo aziendale che vada a modificare, peggiorandoli, i diritti di operai e impiegati.
Si accetta cioè la fine definitiva del sindacalismo conflittuale per virare verso un sindacato dei servizi, trasformando il rapporto tra sindacato e lavoratori in quello tra fornitori di servizi e clienti. E questo proprio nel momento in cui l’attacco al mondo del lavoro si appresta a subire una nuova spinta. Il nuovo governo di concordia nazionale Pd-Pdl-Centro di Monti già dalle prossime settimane dovrà inasprire la politica di austerità fin qui seguita. Come molti commentatori sottolineano, a partire da questo autunno il governo, per adempiere agli obblighi del Fiscal Compact, dovrà cominciare a varare manovre di parecchie decine di miliardi, che sappiamo già da ora cosa andranno a colpire: scuola e sanità pubblica, pensioni, salari, stato sociale in genere.

Dobbiamo dire basta e organizzare un'azione di lotta degna dell'attacco che ci stanno facendo. A chi propone la pace sociale bisogna rispondere che pace ci sarà solo quando la crisi non la pagheranno più i lavoratori ma i padroni e quando, attraverso la lotta, si faranno fallire le politiche di austerità imposte dalla Troika. Per far questo, per opporsi non solo alla borghesia e al suo governo, ma anche alle burocrazie sindacali complici, bisogna avanzare un chiaro programma di classe, che rappresenti una vera e concreta alternativa negli interessi del proletariato.

 

Per questo rivendichiamo:

Difesa della scuola, della sanità e delle pensioni pubbliche!

Aumenti salariali per recuperare il potere d’acquisto perso con la crisi!

Pieni diritti sindacali e civili ai lavoratori immigrati!

Occupazione e esproprio sotto controllo operaio delle imprese che licenziano o ricorrono alla cassa integrazione!

No alle politiche della troika: il debito è dei padroni non dei lavoratori e perciò non deve essere pagato da loro!

 

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