DOPO IL PRONUNCIAMENTO
DELLA FIOM, CONTINUIAMO LA LOTTA!
Costruiamo i
Comitati per il No, prepariamo lo sciopero generale
di Antonino Marceca
e Francesco Ricci
Il disegno organico del governo
contro i lavoratori
Mentre gli accordi del luglio ’92 e ’93
segnarono l’inizio del modello sindacale concertativo, l’accordo del 20 luglio
2007 sulle pensioni, la successiva intesa del 23 luglio sul mercato del lavoro,
gli ultimi contratti firmati del pubblico impiego, dei postali, dei chimici, del
turismo aprono la strada al modello sindacale aziendalistico e corporativo.
Questo modello sindacale è stato sostenuto negli anni dalla Cisl, condiviso
perché più confacente ai suoi interessi dalla Confindustria. La presenza di un
governo di collaborazione di classe, di fronte popolare quale è il governo
Prodi, la realizzazione in questo quadro del Partito Democratico, espressione
degli interessi del grande capitale e con un radicamento reale nella burocrazia
sindacale, ha impresso un’accelerazione a questo processo.
Il ministro del Lavoro, Cesare Damiano, ha
indicato negli accordi di luglio quegli “interventi e misure” del governo che
costituiscono “l’attuazione di un disegno organico”. Un “disegno organico” che
si è esplicitato in un duro attacco al salario, ai diritti e alle tutele dei
lavoratori, in nuove guerre imperialiste a tutto vantaggio dei poteri forti,
degli industriali e dei banchieri.
La manifestazione del 20 ottobre
serve a seminare illusioni sul governo
La manifestazione del 20 ottobre non
inciderà minimamente sulla politica del governo, è peraltro esplicitamente
concepita dai promotori (a questo punto solo Prc e Pdci) come manifestazione in
suo sostegno e a difesa di un presunto "programma originario" (in realtà il
programma di governo sta trovando piena attuazione). La stessa piattaforma di
convocazione non è per respingere al mittente gli accordi di luglio, ma
piuttosto per ottenere correzioni relativamente minori (l'eliminazione della
detassazione degli straordinari e dello "staff leasing", un limite di 36 mesi ai
contratti a termine): se anche qualcuna di queste rivendicazioni venisse accolta
(è possibile, ad esempio, che si modifichi la norma sullo "staff leasing", che
riguarda solo poche migliaia di lavoratori e non interessa ai padroni),
l'impianto del pacchetto rimarrebbe immutato.
Quella manifestazione ha dunque come unico
scopo di rialimentare tra i lavoratori illusioni (ormai spente) sul "governo
amico", rilanciando al contempo la sinistra di governo che è in uno stato di
crisi profonda: come ha dimostrato il flop della piazza governativa (Prc e
Pdci) il 9 giugno, come dicono persino i sondaggi elettorali che danno
Rifondazione al 3%.
Significativo è allora l'atteggiamento della
sinistra centrista (cioè un pochino più a sinistra di quella riformista):
Falcemartello (minoranza del Prc) aderisce "criticamente" alla manifestazione,
promuovendo addirittura delle raccolte di firme. Sinistra Critica (Cannavò e
Turigliatto, con un piede nel Prc e uno fuori) ha espresso "rispetto" per la
manifestazione e un atteggiamento da "non aderire e non sabotare". Mentre
Ferrando (a quanto si apprende dai comunicati quotidiani che sforna a nome di un
invisibile Pcl) ha detto di essere in attesa del giudizio popolare per decidere
se aderire o meno. In tutti i casi è evidente un accomodamento ai dirigenti
socialdemocratici che ricorda un analogo atteggiamento tenuto da questi gruppi
all'epoca delle primarie che incoronarono Prodi leader e che si esplicita anche
nei voti alternati (qualche sì, qualche raro no al governo, molte astensioni e
non partecipazioni al voto) dei parlamentari di Sinistra Critica.
Per quanto ci riguarda, invece, diciamo
chiaramente che non aderiamo alla manifestazione del 20 di Giordano e Diliberto
e soprattutto aggiungiamo che serve un'altra manifestazione, su una piattaforma
chiara, per fermare l'attacco del governo e per lavorare alla sua cacciata: non
servono dichiarazioni a mezza bocca e timidi distinguo giornalistici:
è necessario organizzare uno sciopero generale di massa
e unitario.
Il pacchetto Damiano va respinto al
mittente
Gli accordi di luglio sono un altro tassello, il più grosso,
di quegli “interventi e misure” che confermano le leggi Treu e Biagi sulla
precarietà, la cessione di attività di impresa, la riforma Dini e lo scalone
Maroni sulle pensioni, ma in più queste norme sono state ora concentrate e
peggiorate in un nuovo pacchetto Damiano.
Il 20 luglio è stato firmato l’accordo sulle pensioni che,
attraverso il sistema degli scalini, riesce persino a peggiorare la legge Maroni
portando l’età pensionabile nel 2013 a 62 anni. Inoltre introduce un meccanismo
automatico di taglio dei rendimenti pensionistici attraverso la revisione ogni
tre anni dei coefficienti. Appena due giorni dopo aver acquisito l’accordo sulle
pensioni, il 23 luglio il governo ha presentato alle parti sociali, sindacati e
organizzazioni padronali, il Protocollo su previdenza, lavoro e competitività.
Questo Protocollo mira ad aumentare lo sfruttamento e l’oppressione del lavoro
salariato attraverso la frammentazione aziendale, indotta dallo smantellamento
del contratto nazionale, e l’isolamento dei lavoratori, indotto dalla
precarietà, di fronte all’impresa, al padronato.
Gli accordi di luglio congiunti alla triennalizzazione dei contratti e alle deroghe aziendali ai contratti nazionali costituiscono la via per abbattere la funzione solidaristica del contratto nazionale. Se questi accordi passassero, senza un’adeguata mobilitazione contro il governo e il padronato, segnerebbero per almeno un decennio i rapporti di classe nel nostro Paese su un terreno più arretrato di quello precedente.
Gli accordi di luglio congiunti alla triennalizzazione dei contratti e alle deroghe aziendali ai contratti nazionali costituiscono la via per abbattere la funzione solidaristica del contratto nazionale. Se questi accordi passassero, senza un’adeguata mobilitazione contro il governo e il padronato, segnerebbero per almeno un decennio i rapporti di classe nel nostro Paese su un terreno più arretrato di quello precedente.
I comitati per il No e per lo
sciopero generale
Agli inizi di settembre le segreterie
nazionali di Cgil, Cisl e Uil si sono riunite per discutere di come organizzare
la “consultazione con voto certificato” dei lavoratori e dei pensionati. Il
metodo proposto è quello del precedente e raffazzonato pseudo-referendum del ’95
sulla riforma delle pensioni firmata da Dini, questo significa che in ognuna
delle migliaia di assemblee nei posti di lavoro sarà rappresentata una sola
posizione: quella di chi sostiene e difende gli accordi di luglio. Questa
modalità di svolgimento delle assemblee senza contraddittorio limita fortemente
la libertà di espressione e, unità alle "urne aperte" e controllate dalle sole
burocrazie, al ricorso al voto pilotato dei settori passivi, rischia di trasformare la consultazione in un plebiscito.
I direttivi unitari di Cgil, Cisl e Uil riuniti il 12 settembre hanno approvato l’intesa del 23 luglio 2007 e dato avvio alla consultazione, mentre per le votazioni, nei luoghi di lavoro e nelle sedi sindacali, è stata stabilita la data dall’8 al 10 ottobre.
Il giorno prima il Comitato Centrale della Fiom Cgil aveva respinto a larga maggioranza, 125 voti contro 31 e 3 astenuti, le intese di luglio. Un fatto di notevole importanza che rafforza l’opposizione alla politica economica e sociale del governo, un evento purtroppo frenato dal fatto che l’organizzazione sindacale di categoria, dicendo di considerare la materia di natura confederale, si sottomette alla "disciplina" della Cgil. Quindi la Fiom non mette in discussione le modalità di svolgimento della consultazione definite dagli esecutivi di Cgil, Cisl e Uil e i dirigenti Fiom che presiederanno le assemblee illustreranno (come ha specificato Rinaldini) la posizione delle segreterie confederali. Un atteggiamento che impoverisce la posizione assunta dalla Fiom e indebolisce la battaglia contro i famigerati accordi di luglio.
I direttivi unitari di Cgil, Cisl e Uil riuniti il 12 settembre hanno approvato l’intesa del 23 luglio 2007 e dato avvio alla consultazione, mentre per le votazioni, nei luoghi di lavoro e nelle sedi sindacali, è stata stabilita la data dall’8 al 10 ottobre.
Il giorno prima il Comitato Centrale della Fiom Cgil aveva respinto a larga maggioranza, 125 voti contro 31 e 3 astenuti, le intese di luglio. Un fatto di notevole importanza che rafforza l’opposizione alla politica economica e sociale del governo, un evento purtroppo frenato dal fatto che l’organizzazione sindacale di categoria, dicendo di considerare la materia di natura confederale, si sottomette alla "disciplina" della Cgil. Quindi la Fiom non mette in discussione le modalità di svolgimento della consultazione definite dagli esecutivi di Cgil, Cisl e Uil e i dirigenti Fiom che presiederanno le assemblee illustreranno (come ha specificato Rinaldini) la posizione delle segreterie confederali. Un atteggiamento che impoverisce la posizione assunta dalla Fiom e indebolisce la battaglia contro i famigerati accordi di luglio.
La Rete 28 aprile e Lavoro e Società, la
prima in minoranza, la seconda facente parte della maggioranza di Epifani, hanno
ribadito che daranno invece indicazione esplicita nelle assemblee di votare
contro gli accordi di luglio. La Rete 28 aprile ha inoltre proposto la
costituzione di Comitati per il No. Questi possono rappresentare un fatto di
rilievo, un primo passo verso la costruzione di un fronte unico di lotta, se
costituiti dai lavoratori e dai militanti sindacali contrari all’accordo, al di
là della sigla di appartenenza, compresi i militanti della RdB Cub i
cui dirigenti hanno invece dichiarato di voler "boicottare" la consultazione.
Noi riteniamo che i Comitati per il No non
devono limitarsi alla denuncia degli accordi di luglio, ma organizzare il
controllo dei lavoratori sulla consultazione e far crescere nei luoghi di lavoro
la necessità di organizzare dopo il 12 ottobre, al di là dell'esito del
referendum, la battaglia per contrastare l'attacco governativo, costruendo lo
sciopero generale contro il governo e il padronato.
Il passo successivo deve essere, noi
pensiamo, quello di contrapporre al modello sindacale aziendalistico e
corporativo, un altro modello sindacale rivendicativo e conflittuale,
indipendente dal governo e dal padronato.
Al “disegno organico del governo” dobbiamo
contrapporre un altro disegno organico: la mobilitazione per una vertenza
generale, sulla base di una piattaforma unificante, che stringa attorno alla
classe operaia, in un vasto fronte unitario di lotta, i giovani e le masse
popolari, nella prospettiva di un’alternativa di classe, per un governo dei
lavoratori.




















