Partito di Alternativa Comunista

Contratto nazionale dei metalmeccanici

Contratto nazionale dei metalmeccanici

Fim e Uilm svendono i lavoratori ai padroni!

 

di Massimiliano Dancelli (*)

Mentre nei giorni scorsi (5-6 Dicembre), proprio mentre la Fiom consumava l'ennesima innocua passerella nelle diverse piazze italiane, Fim e Uilm firmavano con Federmeccanica l'accordo per il rinnovo del contratto nazionale dei metalmeccanici. Di fatto hanno sancito l'estensione del modello Marchionne a tutte le fabbriche del maggiore settore industriale del Paese, svendendo in sostanza i lavoratori ai padroni. In cambio di poche briciole (130 euro al quinto livello, peraltro rateizzate e non garantite) che non compensano minimamente gli aumenti della tassazione, i lavoratori si vedono aumentare l'orario di lavoro (raddoppio delle straordinarie obbligatorie e aumento delle ore di flessibilità) e togliere alcuni diritti basilari quali il pagamento dei primi tre giorni di malattia e il ruolo di contrattazione delle rsu in materia di orario di lavoro.
Di fronte a questo scenario, facilmente prevedibile da mesi, la Fiom ha dapprima cercato in ogni modo di tornare al tavolo delle trattative, promettendo la cessazione di ogni forma di conflitto e, all'ennesimo rifiuto da parte di Federmeccanica, ha indetto un innocuo quanto inutile sciopero in solitaria e con i lavoratori separati nelle città e perfino nelle date (in alcune città lo sciopero si è svolto a firma avvenuta). Si è persa la grande occasione di proclamare lo sciopero generale dell'intera giornata il 14 novembre scorso, unendosi non solo ai lavoratori delle altre categorie, ma anche ai lavoratori di Spagna, Grecia, Belgio e Portogallo che sono scesi in piazza unitariamente e molto vivacemente contro le politiche di austerità e di attacco ai diritti dei lavoratori della troika (Ue-Bce-Fmi). La direzione della Fiom ha deciso ancora una volta di proclamare uno sciopero di categoria, continuando a tenere divisi i lavoratori. Le esperienze di lotta operaia, anche radicale, non mancano: basta pensare agli operai dell'Alcoa e dell'Ilva, per fare solo due esempi tra i tanti. Ciò che manca è una direzione sindacale di classe in grado di unificare le lotte, trasformandole in una grande mobilitazione generale e a oltranza fino a respingere le politiche padronali.

Il Partito di Alternativa Comunista sostiene le lotte: il nostro obiettivo è far sì che i lavoratori più combattivi superino i timori e gli opportunismi delle loro direzioni sindacali e si uniscano per respingere questo pesantissimo attacco che i padroni, sempre più spavaldi, portano avanti quasi indisturbati nel tentativo di far pagare sempre agli stessi la crisi che loro - e soltanto loro - hanno causato.

 

(delegato Fiom, membro Dip. Sindacale Pdac)

 

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