Contratto del commercio:uno
sciopero di facciata
Un contratto scaduto a fine
dicembre 2006 e su cui in passato larghe aperture sindacali hanno favorito
considerevoli aumenti di profitto da parte delle più grosse aziende del ramo
distributivo (Coin, Auchan, Upim, Carrefour, Panorama, La Rinascente ecc) e che
ora fanno fare la voce grossa alla più aggressiva delle associazioni della loro
rappresentanza: Confcommercio.
La rigidità di Confcommercio
che non rinuncia ad avanzare tutta una serie di richieste (flessibilità, legge
66, aperture domenicali, apprendistato, salario variabile, ecc.) hanno avuto
come conseguenza quella di riuscire in un miracolo visti i tempi che corrono:
uno sciopero generale che, dando per scontata una tempistica così dilatata, non
ha avuto il risultato auspicato dagli stessi dirigenti sindacali. Sperare in
una ripresa sotterranea delle trattative per poter salvare una strategia oramai
subordinata a tutto ciò che avviene a livello generale(23 luglio in primis) e ritessere i fili di una
pseudoconcertazione del tutto ridicola e anacronistica.
Confcommercio e compagnia
cantante fanno il loro mestiere. Sono altre le figure che continuano a svendere
a ogni tornata di rinnovo contrattuale salario e diritti!
Data la situazione non ci si
stupisce se Confcommercio si irrigidisce; cerca di recuperare terreno cercando
di andare oltre il 23 di luglio fungendo da battistrada per moltissime
controparti datoriali.
Su tale iniziativa di lotta
basata su una debolissima piattaforma si consuma quindi l’ennesima farsa in cui
tutti gli attori in gioco glorificheranno il loro operato quando, una volta
firmata l’ultima svendita di regole, salario e diritti, si presenteranno ai
soliti tavoli per poter unitariamente
discutere del “nuovo” modello contrattuale.
Un dato su tutti è la
proposta economica: talmente irrisoria da apparire irritante! 78 euro al IV
livello! Una cifra che in teoria dovrebbe coprire il biennio 2007/2008 e che
dovrebbe perlomeno essere rivista alla luce delle ultime previsioni riferite al
tasso di inflazione per i prossimi due anni.
Il Ccnl del Terziario
riguarda un milione e 600 mila lavoratori circa. A tutti questi lavoratori
giunga un augurio di lotta contro questa rovinosa impostazione figlia anch’essa
indirettamente della sindrome del governo “amico” su cui puntano oramai sempre
più dirigenti sindacali in odore di poltrone istituzionali come premio di buoni
“risultati” sindacali.
(*) Rete 28 Aprile Filcams Cgil




















