Continua la lotta dei facchini!
Un bilancio dello sciopero generale del 28 febbraio
di Adriano Lotito
Venerdì 28 febbraio il Si Cobas ha organizzato il quinto sciopero generale del settore della logistica. Una giornata importante per dare continuità ad un ciclo di lotte che ha messo per la prima volta in crisi settori piuttosto consolidati (come ad esempio il mondo delle “coop rosse” emiliane), scontrandosi con un blocco di potere che coinvolge il fior fiore del capitalismo italiano. La dimostrazione della nomina di Poletti, presidente di Legacoop, come ministro del lavoro nel nuovo governo Renzi, palesa l'importanza che il capitalismo italiano attribuisce a quella dimensione di particolare sfruttamento che consiste nelle cooperative. I lavoratori immigrati del Si Cobas da mesi resistono a questo blocco di potere e la lotta ha raggiunto punte di radicale conflittualità in particolare a Bologna, per quel che riguarda la vertenza Granarolo.
Granarolo: dieci mesi di lotta non sfiancano i lavoratori
Fin
dalle sei di mattina di venerdì 28 febbraio, quasi un centinaio di lavoratori e
solidali (studenti, attivisti del Crash e del Coordinamento No Austerity) si
sono trovati davanti ai cancelli dell'azienda a Cadriano, frazione di
Granarolo, subito fuori Bologna, per bloccare i camion che trasportavano le
merci in entrata e in uscita. Nello stesso momento un gruppo di lavoratori e
solidali bloccava i cancelli della Granarolo a Modena, per impedire un
trasferimento dell'attività giornaliera. Dopo dieci mesi di lotta i lavoratori
(provenienti da varie realtà della logistica, da Tnt a Nuova Moscato)
dimostrano ancora una combattività radicale e una disponibilità al conflitto
che sono da esempio per tutta la classe lavoratrice e gli sfruttati nel nostro
Paese.
Nel
pomeriggio la giornata di sciopero è continuata con un picchetto davanti alla
Cogefrin (Interporto) ad Anzola d'Emilia. La posta in gioco della vertenza Granarolo
è ovviamente la riassunzione e il ricollocamento dei 51 lavoratori licenziati
per motivi politici (in seguito ad uno sciopero risalente al mese di maggio per
rivendicare la cancellazione del decurtamento del 30% del salario).
Dopo
una trafila di incontri e promesse non rispettate da parte di Prefettura,
Legacoop e Granarolo (oltre alle ditte in appalto, Ctl e Sgb), sembra essersi
aperto uno spiraglio di risoluzione. Infatti contemporaneamente ai picchetti si
svolgeva un incontro in Prefettura che terminava con una nuova promessa: il
ricollocamento dei lavoratori entro il mese di giungo e il ritiro di tutte le
denunce (centinaia) con cui i lavoratori in lotta sono stati colpiti nel corso
della vertenza. Chiaramente noi crediamo non si debba cantar vittoria: i
padroni sanno che perdere in un polo logistico particolarmente importante come
quello bolognese, significa rischiare di perdere dappertutto e arrendersi alle
rivendicazioni operaie. Non solo: bisogna prendere coscienza che ogni lotta,
presa isolatamente, è destinata al riflusso e alla sconfitta e che qualsiasi
conquista parziale ottenuta non è mai acquisita per sempre, ma è destinata a
essere riassorbita dal sistema non appena la mobilitazione rifluisce. Ecco
perché non bisogna lasciare soli i lavoratori della Granarolo, né questi devono
isolarsi sulla base di pressioni autoreferenziali e narcisistiche (che
provengono in particolare dall'area di "Autonomia contropotere" che cerca
di conquistare l'egemonia della lotta surclassando anche il Si Cobas). I
compagni e le compagne di Alternativa comunista di Modena e Bologna hanno
partecipato al picchetto davanti alla Granarolo e alla manifestazione del
giorno dopo svoltasi a Bologna contro la legge Bossi-Fini e tutte le politiche
razziste che hanno posto il proletariato immigrato in condizioni di
sfruttamento e ricattabilità disumane.
Dhl di Settala (Milano): adesione totale allo sciopero
Venerdì i compagni della sezione di Milano del Pdac sono andati a
sostenere i lavoratori che presidiavano i cancelli della Dhl di Settala,
completamente chiusa perché lo sciopero del personale è stato totale, avendo
scioperato anche i lavoratori della cooperativa che gestisce la sicurezza nello
stabilimento. L’azienda ha dovuto constatare, nella notte tra giovedì e venerdì,
l’impossibilità di far entrare alcuni crumiri al lavoro. Di fronte
all’indisponibilità della cooperativa di fissare una data pe una trattativa, i
lavoratori hanno deciso di continuare lo sciopero ad oltranza, fino a lunedì
mattina e poi di continuare lo stato di agitazione.
Sabato mattina i compagni del Pdac sono tornati di fronte al
presidio improvvisato che è resistito nonostante freddo e pioggia, e che ha
ricevuto la solidarietà dei lavoratori dei magazzini vicini.
Anche qui la mobilitazione continua.




















