La vicenda degli otto licenziamenti alla Fiat Alfa Romeo di Pomigliano, dirigenti operai dello Slai Cobas, avvenuta a seguito della bocciatura nello stabilimento dell'ipotesi di accordo sul contratto dei metalmeccanici, evidenzia da un lato il timore dell'azienda e delle burocrazie sindacali riformiste per la messa in discussione dell'ennesimo accordo bidone e dall'altro il tentativo di bloccare nella classe la crescita dell'opposizione alle politiche concertative.
Gli esiti del referendum sul contratto firmato da Fiom, Fim e Uilm e Federmeccanica evidenziano la presenza di un largo dissenso tra i lavoratori rispetto ad un accordo che determina un ulteriore arretramento della categoria.
Il referendum sull'ipotesi di contratto svoltosi il 15, 16, 17 febbraio ha visto la partecipazione al voto di quasi mezzo milione di lavoratori su 762 mila presenti nei luoghi di lavoro in quei giorni, il 64,2 % degli aventi diritto. Malgrado l'estremo "impegno" della burocrazia sindacale riformista il 15.74 % dei lavoratori, circa 76 mila metalmeccanici, ha espresso un parere negativo sull'accordo.
La grande parte dei dissensi si sono verificati nelle fabbriche che hanno dimostrato maggiore combattività e radicalità nella lotta durante la vicenda contrattuale. Scorrendo l'elenco delle fabbriche in cui si è affermato il No emerge l'estrema importanza e significatività dei dati.
Nel gruppo Fiat la bocciatura dell'accordo ha prevalso alla Alfa Romeo di Pomigliano, alla New Holland di Modena, alla Fiat di Melfi, alla Ferrari di Maranello, mentre l'accordo è passato per pochi voti alla Fiat Miarafiori, alla Sevel di Val di Sangro, alla Fiat di Termine Imerese, alla Fiat Avio di Somigliano il No ha raggiunto il 33%, quest'ultimo costituisce il valore più basso di dissenso raggiunto nel gruppo. Nel gruppo Fincantieri il No all'accordo ha raggiunto la significativa percentuale del 42%, di cui il 45% a Genova, il 47.5% a Monfalcone (Go), il 39 % nelle ditte d'appalto, infine a Marghera (Ve) il No ha raggiunto 41%. Nel gruppo Elettrolux il No ha raggiunto il 35 % a Forlì, il 45% a Valle Moncello, il 37 % a Conegliano (Tv).
Alla Piaggio di Pontedera il No ha raggiunto il 33 %, alla Bonfiglioli si è verificata una sostanziale parità, mentre alla CNH di Modena il contratto è stato respinto con il 62,5 % di No.
Risultati significativi si sono verificati anche nelle medie industrie del Veneto: alla Stefan di Vicenza, del gruppo SCM di Rimini, il No ha raggiunto il 48 %, alla Fin-all di Padova, del gruppo Fin-alluminio, il 73 % di No all'accordo.
Rispetto al precedente referendum in entrata sulla piattaforma il dissenso dei lavoratori sul contratto si è approfondito e in alcune situazioni raddoppiato. Questi dati dimostrano la disponibilità alla lotta dei metalmeccanici e confermano come questa frazione della classe operaia non è stata ancora piegata dal padronato né dalla burocrazia sindacale riformista, benché la piattaforma sia passata il sindacato, e la Fiom in particolare, deve tener conto di questa significativa espressione dei lavoratori.
Il recente congresso nazionale della Fiom non ha tratto tutte le conseguenze di questo risultato, il nodo della questione salariale e normativa permane al centro del dibattito sindacale.
La relazione di Epifani, segretario generale uscente della Cgil, svolta in apertura del XV Congresso Nazionale della Confederazione, è stata centrata sul sostegno all'Unione e al suo programma, che notoriamente non accoglie nulla delle rivendicazioni espresse in questi anni dai lavoratori anzi annuncia una politica di "lacrime e sangue". Nella relazione di Epifani manca una seppur minima proposta sindacale che dia una risposta alle questioni salariali e normative, mentre annuncia un "accordo di legislatura" con il prossimo probabile governo Prodi.
A fronte di questo quadro la costruzione di una sinistra di classe in Fiom e in Cgil, il coordinamento di tutto il sindacalismo di classe -del sindacalismo di base e della Cgil- per una lotta generale ed unificante contro il padronato e il governo, qualunque esso sia in regime capitalistico, rimane un obiettivo prioritario per i comunisti in questo paese.




















