Bridgestone di Bari
Espropriarla sotto la gestione dei lavoratori
di Michele Rizzi (*)
Martedì scorso al Consiglio regionale si è svolta l'ennesima liturgia bipartisan tra centrosinistra e centrodestra sulla vertenza Bridgestone.
Presente Alternativa comunista al fianco dei lavoratori della Bridgestone accorsi numerosi all'assise regionale, abbiamo partecipato a due ore di inutili interventi, tra cui quello del governatore Vendola, con discorsi pieni di impegni a "costringere" la direzione giapponese a non chiudere la fabbrica barese, chiusura che significherebbe lasciare sul lastrico più di mille lavoratori.
Il leader di
Sel, dopo aver deciso di rimanere governatore della Puglia, indossa nuovamente
i panni del "rivoluzionario gentile", sfidando a parole il management
nipponico della Bridgestone al fine di indurlo a non chiudere lo stabilimento
barese. Ricordiamo che il padronato giapponese aveva comunicato la volontà di
chiudere lo stabilimento barese con un semplice video messaggio di 4 minuti
lasciando nello sgomento i più di 1000 lavoratori.
Alla chiusura
annunciata, Vendola e centrodestra hanno risposto con la convocazione di tavoli
di concertazione con il ministro Passera e con eventuali colloqui con
l'ambasciatore giapponese italiano magari riaprendo il rubinetto di soldi
pubblici per convincere i riottosi padroni nipponici. Sembra un film già visto,
quello di smorzare una lotta radicale attraverso tavoli istituzionali che non
portano a nulla se non a cassaintegrazione e licenziamento. I sindacati concertativi,
per parte loro, puntano a soffocare ogni inizio di conflittualità operaia,
"consigliando" prudenza e attesa per i "tavoli"
istituzionali che si tradurranno inevitabilmente nel bruciare a fuoco lento i
lavoratori.
La
Bridgestone Bari, al contrario di molte altre, non è un'azienda in crisi, non
ha mai applicato la cassaintegrazione salvo per pochissime ore al mese, ha
prodotto sempre ricchi profitti per i padroni in quasi 50 anni di attività in
Puglia.
Ma
evidentemente tutto questo non basta. O giocano al rialzo (rispetto ai
finanziamenti pubblici) come già fatto da Bosch e Natuzzi che prima hanno
minacciato licenziamenti e poi, dopo aver ottenuto tanti soldi pubblici, hanno
cancellato di colpo la minaccia paventata. Oppure non gli bastano neanche questi
ed hanno deciso realmente di delocalizzare dove possono fare ugualmente i
profitti che fanno a Bari da anni e in più pagare salari più bassi.
Comunque, di
fronte alla demagogia vendoliana, Alternativa comunista ritiene che la lotta
dei lavoratori della Bridgestone debba invece radicalizzarsi partendo da uno
sciopero prolungato che blocchi la produzione (che la Bridgestone ha assicurato
fino al 2014) fino all'occupazione dell'azienda.
I padroni
della Bridgestone (che hanno sfruttato soldi pubblici, territorio e lavoratori)
se ne vadano via da Bari perchè l'azienda sia espropriata senza indennizzo e
gestita direttamente dai lavoratori.
(*) coord. reg. Pdac Puglia




















