Partito di Alternativa Comunista

Bari: Om Carrelli in lotta

Bari: Om Carrelli in lotta

corrispondenza dal Comitato Operai in Lotta 

 

di Francesco Carbonara (*)

rizzi cremaschi
Rizzi (coord. reg. Pdac Puglia) e Cremaschi (presid. Fiom) intervengono davanti ai cancelli 
 

 

Alla stessa maniera delle trame dei film più scontati, la strategia dell’ammortizzatore sociale della cassintegrazione da parte dei grossi gruppi industriali internazionali è solo il preludio di chiari intenti di delocalizzazioni, accorpamenti e profitti strappati sulla pelle dei lavoratori. E’ una storia già scritta anche quella dell’OM carrelli elevatori di Bari (appartenente al gruppo Kion e detentore di altri due marchi di carrelli, Still e Linde). In questa stabilimento i 320 (e più di altri 100 di indotto) lavoratori sono in cassintegrazione a pieno regime ed è di questi giorni l’annuncio della chiusura dello stabilimento da parte del management del gruppo nella riunione con i sindacati tenutasi in Confindustria.
La scusa è sempre la stessa: la crisi. Ma in questo caso non sembra la crisi finanziaria capitalistica il motore di tali scelte, bensì una crisi strutturale dell’azienda che avrebbe portato lo stabilimento di Bari ad assestarsi su bassi livelli di produzione, una scusante che stride con il precedente intento di rilancio aziendale che il 14 aprile scorso era stato presentato al ministero del Lavoro richiedendo la mobilità per 11 dipendenti. L’acquisizione da parte di Still di tutto il brand Om potrebbe in realtà aver spinto i vertici a chiudere lo stabilimento, una storia che ha il sapore di una battaglia commerciale piuttosto che di conseguenza di una crisi. E dunque viene rivelata senza pudore alcuno la decisione definitiva: l’OM carrelli di Bari deve chiudere entro marzo 2012 e la produzione venir trasferita ad Amburgo. In una spinta di “generosità” sembra che ci sia l’intento di portare in Germania anche i lavoratori delle linee produttive da trasferire: è il gelido modus operandi del padronato che decide e muove le vite dei lavoratori come pedine su una scacchiera. Stessa sorte è dovuta toccare l’anno scorso ad uno stabilimento inglese e in questi giorni anche allo stabilimento francese di Montataire dove la produzione era addirittura al 110%.

A chi affidare la soluzione di questo scontro? Non di certo al mondo istituzionale nazionale o regionale perché è più che scontato lo stretto legame che lega il presidente di Confindustria Marcegaglia in egual maniera alle vite politiche di Berlusconi come di Vendola (è 1 miliardo di euro la cifra che il governo regionale regala al padronato, complice la Federazione della Sinistra che siede a quel tavolo con un assessore). Non sono nemmeno le direzioni sindacali concertative quelle che hanno dimostrato di essere dalla parte dei lavoratori: ultimo esempio l’accordo anti-operaio siglato tra mille sorrisi il 28 giugno scorso da Confindustria Cgil, Cisl, Uil e Ugl.
Gli unici che possono portare avanti la lotta sono i lavoratori! Le parole d’ordine che devono echeggiare sono quelle dell’occupazione della fabbrica da parte dei lavoratori! Non saranno loro a dover pagare la crisi dei padroni! Che dunque sia occupazione ad oltranza del suolo e dei macchinari! Non un solo bullone non una sola persona dovrà lasciare il proprio posto! Queste le cose dette ieri ai cancelli da Michele Rizzi, coordinatore pugliese del Pdac, intervenuto insieme ai delegati, ai lavoratori e al presidente della Fiom Cremaschi. Gli operai di Alternativa Comunista presenti in fabbrica proseguiranno con determinazione la battaglia su questa linea.

 

 

(*) Fiom Cgil, Direttivo aziendale OM Bari, coordinamento reg. Pdac Puglia

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