Alitalia
NODO ALLA GOLA
di Andrea Spadoni (*)
Nessuno
ha voluto mettere ordine in quest’azienda, per non assumersi la responsabilità
di fare scelte politicamente pericolose, quelle che vanno a salvaguardare la
massa di denaro (e di potere) che l’azienda genera, ma che va ad alimentare le tante
lobby che si appoggiano storicamente sull’Alitalia.
Si è tirato a campare, sono stati bruciati 15 miliardi di euro (pubblici) in 15
anni, si è disintegrato un patrimonio umano e tecnologico tra i primi nel mondo
(tali eravamo fino a pochi anni fa), fino ad arrivare a una realtà che solo
facce di bronzo come Prodi, Berlusconi, Casini, Bertinotti, Fini e compagnia
cantante hanno il coraggio di mistificare e su cui si permettono di dissertare,
come se la qualità o la stessa esistenza di un servizio pubblico fosse
assimilabile a quella di una squadra di calcio.
Le
casse sono vuote, i crediti esauriti, Alitalia perde 1,5 milioni al giorno, i tour operator non comprano più i nostri
voli, il personale è ridotto all’osso, le professionalità sempre più esaurite,
gli aerei sempre più vecchi e obsoleti, il management
incapace o approssimativo.
Il
governo, i governi tutti, hanno fatto marcire la situazione, sorretti e
sospinti dalle burocrazie e dalle corporazioni sindacali. Quello attuale,
moribondo, sembra voler salvare il salvabile, mentre Berlusconi spara le sue
solite balle, fomentato dai razzisti della Lega.
Nessuno
dice che con 138 milioni, 10 cent. ad azione, l’Air France comprerebbe tutta
l’Alitalia, compreso il 2% di azioni Air France (entrato nelle casse dell’azienda
dopo uno scambio azionario di qualche anno fa) che vale, oggi, 150 milioni!
Vista
dall’alto, la crisi Alitalia sembra giocarsi tra questioni relative alla sua
italianità o meno, alla centralità reale o solo politica di Malpensa e del
nord, soprattutto all’opprtunità di un suo recupero attraverso però la vendita
a privati ("industrialmente seri", come i francesi, o politicamente
sponsorizzati, come Toto) in alternativa il commissariamento. Tutto reso più
iperbolico e paradossale dall’amplificazione elettorale, ancora una volta
caratterizzata dallo slogan: Il mio culo per un voto! (Il Male).
Da
qua sotto, al solito, la visione è tutt’altra, molto più prosaica e realistica:
ci stiamo preparando all’ennesima (forse ultima, forse no) aggressione al
nostro posto di lavoro, al nostro salario, ai nostri diritti. Come non
bastassero i morti e i feriti che abbiamo lasciato sul campo del risanamento
attraverso tutti i cosiddetti ammortizzatori sociali: cassa integrazione,
solidarietà, mobilità, prepensionamento, flessibilità, precarietà, mancati
rinnovi contrattuali, blocco degli straordinari e dei corsi di formazione,
azioni ai dipendenti…
Oggi,
riparte il solito teatrino. I maggiori artefici di questo scempio, ossia le
burocrazie sindacali (Cgil Cisl Uil e Ugl) e le corporazioni di piloti (Up e Anpac,
espressione di An) e assistenti di volo (Sdl, legata a Rifondazione, Avia e Anpav)
tuonano dissenso e minacciano battaglia se il loro settore di riferimento non
sarà salvato (a un palmo dal culo mio…). Ben sapendo che, ormai, non rimane più
molto da salvare, continuano a condurre una trattativa a perdere solo per
salvare la faccia (e i voti), una trattativa sulla quale hanno rinunciato già
da un decennio. In pratica, si fanno "pagare" per gestire il
tracollo! Immagino che le compagne lavoratrici e i compagni lavoratori
resteranno stupiti, ma in Alitalia, con 18 mila lavoratori ci sono più di 500
delegati ufficiali (più numerosissimi distacchi e incarichi e permessi
regionali, per congressi…), ossia circa un delegato ogni 36 lavoratori…
A
lottare davvero rimane solo la Cub Trasporti che, pur con i suoi limiti
strutturali e teorici, continua più che strenuamente a difendere l’unica
posizione sindacalmente possibile: mantenimento della compagnia nella proprietà
e nel controllo pubblici, azzeramento delle consulenze e delle forniture,
rientro di tutti i settori esternalizzati e reintegro dei lavoratori coinvolti,
ricostituzione di una azienda unica, azzeramento dei vertici dirigenziali.
L’Air
France promette quasi tremila esuberi e condanna altri cinquemila lavoratrici e
lavoratori a un futuro incerto, anzi nefasto, in cambio del risanamento. I
politici di destra-centro-sinistra fanno campagna elettorale mentre i burocrati
e i corporativi del sindacato prendono tempo e, così facendo ci portano verso
il fallimento (18 mila posti di lavoro, più l’indotto, più il collasso del
sistema logistico del Paese). Le lavoratrici ed i lavoratori, esauriti da 15
anni di vertenze a perdere (regolarmente perse…) si chiedono: padella o brace?
(*) Dirigente Cub trasporti Alitalia




















