Accordo sulle pensioni, Protocollo
sul lavoro: continua l'attacco ai lavoratori!
GOVERNO PRODI: GOVERNO DEI
PADRONI.
PREPARIAMO UN AUTUNNO DI
LOTTA
Contestualmente alle missioni imperialiste,
all'aumento delle spese militari, al via libera alla costruzione di una nuova e
più grande base militare Usa a Vicenza, il governo ha approntato una guerra
sociale contro i pensionati, i giovani, i lavoratori.
Dopo aver estorto con metodi truffaldini il Tfr dei lavoratori, a fine
luglio governo, burocrazia sindacale e associazioni padronali hanno concentrato
l’attacco su quel che rimane della pensione pubblica e sulle tutele
contrattuali.
Il 20 luglio è stato firmato l’Accordo sulle
pensioni che, attraverso il sistema degli scalini, riesce persino a peggiorare
la legge Maroni, portando l’età pensionabile a 62 anni, con 35 di contributi o a
61 con 36, a partire dal 2013. Inoltre introduce un meccanismo automatico di
taglio dei rendimenti pensionistici attraverso la revisione ogni tre anni dei
coefficienti (del 6-8% nel 2010).
Il 23 luglio è stato firmato il Protocollo
sul mercato del lavoro e sulla competitività, che conferma tutte le norme
precarizzanti previste dal pacchetto Treu e dalla legge Biagi (dal lavoro
interinale a tempo indeterminato, ai contratti a termine che potranno durare
oltre i 36 mesi, senza causali ne tetti contrattuali, con procedure conciliative
fatte presso gli uffici del lavoro con l’assistenza sindacale); abolisce la
contribuzione aggiuntiva sugli straordinari, questi costando alle aziende di
meno saranno utilizzati per allungare la settimana lavorativa, e così peggiorare
le prospettive occupazionali dei precari e dei disoccupati; prevede la
detassazione e la decontribuzione dei contratti di secondo livello per la parte
che forma il premio di risultato, aziendale e territoriale (il salario
variabile), dando un colpo al Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro.
Il Ministro del Lavoro ha rivendicato questi
“interventi e misure” proprio perché, come ha dichiarato, “costituiscono
l’attuazione di un disegno organico” da parte del governo. Lo stesso ha fatto il
Ministro delle Economia auspicando inoltre una politica di “austerità” da
avviare con la prossima Finanziaria. Questa politica “organica” contro i
lavoratori e le masse popolari ha trovato copertura e sostegno nella sinistra di
governo (le quattro forze del "cantiere" per un nuovo partito socialdemocratico:
Prc, Sd di Mussi, Pdci, Verdi) e nelle burocrazie sindacali; e ha incassato la
mezza opposizione (o mezzo sostegno...) dei cosiddetti "parlamentari ribelli",
inclusa Sinistra Critica di Cannavò. Le manifestazioni di pressione sul governo,
come è nelle intenzioni dei promotori quella del 20 ottobre, non incidono
sull’organicità della politica del governo Prodi e mirano ad alimentare tra i
lavoratori illusioni sulla possibilità di condizionare l’esecutivo “amico”.
Il referendum sugli accordi, come successo
nel ’95 sulla riforma Dini, può ridursi nel raffazzonare delle pseudo-votazioni
per far passare anche questa ennesima controriforma. Gli accordi di luglio vanno
respinti attraverso la mobilitazione dei delegati e dei lavoratori. Il
referendum, per essere valido, deve svolgersi sotto stretto controllo dei
lavoratori e soprattutto deve essere piegato alla costruzione dello sciopero
generale.
Oggi è più che mai evidente che ogni forza
di sinistra che voglia realmente tutelare i lavoratori non può far parte o
sostenere (con entusiasmo o con "critica", dall'interno o dall'esterno) questo
governo dei padroni. La strada da percorrere è un'altra:
quella dell’opposizione unitaria e di classe contro il governo.
Il PdAC partecipa all’assemblea
unitaria di Roma del 12 settembre con l’obiettivo della costruzione di una
vertenza generale e unificante contro il governo e il padronato, a partire dal
No agli accordi di luglio; per la salvaguardia della pensione pubblica calcolata
col metodo retributivo, con 35 anni di contributi; per l’abolizione del
Pacchetto Treu e della Legge 30; per la salvaguardia del potere d’acquisto dei
salari e delle pensioni, per una prospettiva di alternativa di
classe.