22 marzo
Al fianco dei lavoratori
in sciopero!
di Alberto Madoglio
Venerdì
22 marzo è una giornata molto importante. Sono infatti proclamati due scioperi
generali a supporto delle vertenze relative al rinnovo contrattuale dei
lavoratori del trasporto pubblico locale (indetto dai sindacati confederali) e
di quelli del settore della logistica appaltati alle cooperative (organizzato
dal Si.Cobas e Adl).
Le
due categorie di lavoratori che si mobilitano in questa giornata sono tra quelle
che maggiormente hanno visti colpiti o non riconosciuti i loro diritti. I
lavoratori della logistica, in particolare, subiscono continue vessazioni e soprusi
dai loro padroni. Per la maggior parte si tratta di lavoratori immigrati, uno
dei settori più sfruttati del movimento operaio che, oltre a doversi difendere
dagli attacchi dei padroni, devono quotidianamente combattere con gli apparati
burocratici e repressivi dello Stato, che a parole dice di difenderli, ma nella
pratica li tratta come cittadini di serie B, se non come veri e propri schiavi,
rifiutando loro la cittadinanza, obbligandoli a rinnovare il permesso di
soggiorno, non garantendogli pieni diritti civili, né la possibilità di avere
cure o alloggi dignitosi.
La forza dei lavoratori
In
entrambi i casi, si tratta comunque di due settori del movimento operaio che,
negli ultimi tempi, hanno dimostrato una grandissima, per non dire eroica,
capacità di lotta.
Ricordiamo
la lunga serie di scioperi nel trasporto locale dell’inverno del 2003, quando i
lavoratori di tutte le città rifiutarono i limiti allo sciopero imposti di
comune accordo da governo, aziende e burocrazie sindacali. Quello che passò
allo storia come “lo sciopero selvaggio” dimostrò per la prima volta che le
leggi della borghesia e la concertazione sindacale nulla possono davanti alla
rabbia e alla determinazione dei lavoratori. Forme di lotta altrettanto
radicali (anche se non generalizzate su tutto il territorio) si sono verificate
anche in altre occasioni, da ultimo a Bologna quando, pochi giorni fa, i dipendenti
della locale azienda di trasporto non hanno rispettato le cosiddette fasce di
garanzia, bloccando la città.
Stessa
determinazione hanno dimostrato i lavoratori delle cooperative. Da Pioltello a
Basiano per arrivare fino all’Ikea di Piacenza, i lavoratori, per la stragrande
maggioranza immigrati, hanno dimostrato una coscienza e una volontà di
combattere per i loro diritti veramente commoventi. Hanno allo stesso tempo
sfatato il mito che gli immigrati, appunto perché senza tutele e diritti, siano
disposti ad accettare di tutto senza opporre resistenza, e che la lotta serva
solo a salvarsi la coscienza ma non permetta di ottenere risultati, a
differenza di quanto si potrebbe fare con la “pazienza” e la “mediazione”.
Niente di più falso. E’stato solo grazie a lunghi mesi di presidio davanti ai
cancelli della multinazionale svedese, a scioperi, a picchetti, che i
lavoratori hanno sconfitto i piani aziendali.
Una giornata importante in un momento cruciale
Come
detto all’inizio, questa giornata di mobilitazione assume un carattere
particolare. Cade in uno dei momenti più difficili per le classi dominanti
italiane.
Il
risultato delle recenti elezioni ha fornito un quadro che rende molto
complicata la governabilità borghese. Centrodestra e centrosinistra hanno visto
ridotti i propri voti in maniera consistente. La socialdemocrazia (Rifondazione
Comunista e affini) è stata spazzata via dal voto popolare, che ha solamente
sancito una situazione che era già chiara agli occhi di molti: l’incapacità di
quei partiti di avere un qualsiasi ruolo nel movimento operaio italiano.
Il
M5S è stato il vero vincitore, ma il suo programma, lungi dal rappresentare una
vera alternativa di sistema, si pone come garante ultimo della governabilità
capitalistica.
A
ciò si aggiunga che l’Italia entra nel terzo anno consecutivo di recessione,
con una crescita esponenziale di fallimenti di imprese e di ricorso ai
licenziamenti (mentre il ricorso alla cassa integrazione straordinaria
diminuisce solo perché sono finiti i fondi ad essa destinati).
Quindi
questi scioperi cadono in un momento particolare e possono rappresentare, al di
là degli obiettivi sui quali sono stati indetti, la miccia che può accendere le
fascine di uno scontro di classe generalizzato.
Il ruolo subalterno delle burocrazie
Vero
è che la Cgil e la Fiom, quella che fino a poco tempo fa era vista come la sua
propaggine di sinistra, si daranno da fare per evitare che ciò accada. Ma è
anche vero che loro stesse possono essere annoverate tra le sconfitte di queste
elezioni. L’endorsement a Bersani da
parte della Camusso (è stato invitato come ospite d’onore alla conferenza
organizzativa del sindacato), la candidatura di Airaudo, responsabile Fiom del
lavoro in Fiat, nelle liste di Sel, sono la prova che le maggiori organizzazioni
sindacali del Paese avevano deciso non solo di non opporsi, ma di sostenere in
prima persona le politiche di austerità che un governo di centrosinistra, con
una solida maggioranza del Pd, avrebbe portato avanti (ricordiamo che per far
parte della coalizione di Bersani si doveva sottoscrivere un documento in cui
si accettavano i diktat del Fiscal Compact imposti dalla troika).
Il
risultato elettorale non favorevole ha messo Cgil e Fiom in forte difficoltà,
tant’è che dalla chiusura delle urne queste due organizzazioni, di solito molto
prolifiche di dichiarazioni e comparsate televisive, hanno preferito il
silenzio.
E' l'ora dell'offensiva operaia!
E’
necessario quindi, in una fase di forte incertezza e difficoltà del campo
avverso a quello dei lavoratori, formato da padroni, partiti borghesi e
burocrazie sindacali, che i lavoratori passino all’offensiva. Bisogna che tutte
quelle forze politiche, sindacali, di movimento che in mille modi si sono
opposte, e continuano a farlo, alle politiche economiche di austerità e di
massacro sociale imposte in questi anni alle classi subalterne, si organizzino
e si coordino fra di loro per avanzare un programma di classe alternativo a
quello del capitale.
Non
è più tempo di tergiversare. Non si può (come pretendono alcuni) attendere la
formazione del nuovo governo (se sarà politico, tecnico, del presidente, solo
del Pd o del Pd e il M5S) per lanciare una mobilitazione generale del mondo del
lavoro. Questi sono solo piccoli sotterfugi, che possono soddisfare solo chi,
dopo essere stato deluso da Landini prima e Ingroia poi, attende un altro “Papa
straniero”, magari che abbia le sembianze di un ex comico, ora leader di un
movimento populista reazionario.
Che
si vada verso nuove elezioni a breve o che un qualsivoglia governo riesca a
trovare la maggioranza in parlamento per poter nascere, una cosa è chiara:
nelle urne e nelle istituzioni borghesi vincono sempre i padroni. I lavoratori
possono trionfare solo con la determinazione delle loro lotte e con un
programma che non si illuda di riformare il capitalismo ma che abbia come
obiettivo principale la sua distruzione.




















