Partito di Alternativa Comunista

Vicenza: la battaglia contro il Dal Molin e l'appuntamento elettorale per il PdAC

Vicenza: la battaglia contro il Dal Molin e l'appuntamento elettorale per il PdAC

Desertion from war is an act of courage and freedom!

 

Patrizia Cammarata

 

Dopo la grandissima manifestazione del 17 febbraio il movimento contro la costruzione di una nuova base Usa a Vicenza sta proseguendo dimostrando grossi limiti ma anche grandi risorse. La novità positiva più importante è stata la nascita nella provincia di Vicenza di diversi comitati che si sono aggiunti a quelli "storici" rappresentati dagli abitanti della zona dell'aeroporto Dal Molin (dove dovrebbe sorgere la nuova base). Sull'esempio del "Comitato degli abitanti e dei lavoratori di Vicenza est - Contro la costruzione di una nuova base a Vicenza - Per la conversione della caserma Ederle ad usi civili", si è costituito il Comitato di Arcugnano dove è presente una base militare sotterranea (Fontega). Il comitato di Arcugnano, oltre a pronunciarsi per il No al Dal Molin, chiede la conversione della Ederle e dei siti ad essa collegati. Sono sorti inoltre i comitati di Recoaro, Trissino, Monticello Conte Otto, Montecchio Maggiore; in numerosi paesi della provincia si stanno costituendo comitati o si sta pensando ad organizzare la loro costituzione.

 

Una lotta carica di significato

 

La battaglia contro il Dal Molin sta diventando la battaglia contro la guerra, che contiene, inoltre, la richiesta di conversione ad usi civili di tutti i siti militari presenti nel territorio. Per questo motivo rivestono particolare importanza i comitati nati dove è presente un sito militare; l'"inospitalità" del territorio, infatti, è un fattore importantissimo. L'inospitalità nei confronti della presenza dei soldati e delle loro basi sta diventando "l'arma" (per restare in tema) principale del movimento, in un momento in cui l'esercito americano sta soffrendo di un'altissima diserzione e Vicenza è stata scelta per il progetto Dal Molin sia perché il territorio in città è già da tempo occupato dalla presenza militare Usa (circa mq 1.326.000 di siti militari) sia perché la città ha tollerato questa realtà senza grosse resistenze. La situazione oggi si presenta molto grave perché sembra che il Pentagono preveda per Vicenza, oltre al raddoppio della Ederle, la creazione di due villaggi militari, un ospedale per i reduci, il riarmo di tutti i siti della provincia e l'arrivo di una brigata d'attacco. Il movimento, però, dimostra in questo periodo una grande vivacità e capacità d'iniziativa nonostante i grossi limiti di una sua componente non marginale. Alle manifestazioni contro la guerra e il rifinanziamento delle missioni in Afghanistan (sia a Roma sia in città), infatti, solo una parte del movimento ha aderito. Come abbiamo già avuto modo di evidenziare nei numeri precedenti del nostro giornale, una parte del movimento è ostaggio di una direzione legata a componenti governative. Ancora oggi, anche dopo il sì di Prodi e dopo lo straordinario successo della manifestazione del 17 febbraio, vengono continuamente proposte azioni di protesta in ambito locale, nei confronti della giunta di destra che, pur avendo pesanti responsabilità, ormai non è la controparte principale che è invece ora rappresentata dagli Usa e dal governo che ha dato l'assenso al progetto Dal Molin. La parte del movimento che possiamo chiamare "governativa", soprattutto quella legata a Verdi e Rifondazione, si muove con azioni e linguaggi all'apparenza molto radicali ma è in realtà molto moderati nei contenuti e rappresenta una pericolosa ambiguità. E'una fortuna, quindi, per il movimento tutto, la nascita di nuovi comitati liberi dall'influenza di partiti legati al governo di guerra. Le attività che si stanno organizzando nel territorio sono soprattutto le azioni di disturbo: manifestazioni settimanali davanti alla Ederle, manifesti in inglese contro la guerra.

 

La lotta continua

 

Particolarmente importante è stata l'iniziativa del Comitato Vicenza Est che ha organizzato per molti giorni consecutivi presidi mattutini davanti alla caserma Ederle. La mattina, alle ore 6.30, i soldati americani che escono per allenarsi in giro per la città, si trovano alcuni manifestanti che li invitano a non partire per il fronte ma a tornare a casa esponendo cartelli sui quali sono scritte varie frasi in inglese: "Do not go to war", "Remain home", "Leave us in peace", "Please, leave us in peace and return to your homes and families", "Desertion from war is an act of courage and freedom". Sono, inoltre, in via di definizione i contatti per invitare i reduci dall'Iraq e dall'Afghanistan. Sappiamo che le diserzioni all'interno dell'esercito americano sono migliaia, sappiamo che il generale Helmick teme l'inospitalità del territorio in quanto rafforza la crisi di "vocazione"delle truppe. Continuano anche le assemblee informative e si comincia a pensare ad una grande manifestazione a Roma, prima della fine di giugno perché varie indiscrezioni fanno pensare che entro tale data il governo firmerà.

 

Cosa fanno i sindacati?

 

Per quanto riguarda la presenza dei sindacati all'interno del movimento è importante segnalare che il 16 marzo 2007 il Coordinamento nazionale della Cub ha scelto di riunirsi a Vicenza per dare massima importanza alla discussione sul movimento di massa che si è sviluppato contro la nuova base Usa. In quell'occasione è stato votato all'unanimità un documento che, prendendo atto che la lotta a Vicenza vede tra i suoi protagonisti molte iscritte e iscritti della Cub, conclude impegnando il sindacato a "utilizzare tutti gli strumenti sindacali, come assemblee nei posti di lavoro, scioperi anche generalizzati e partecipazione alla rete di mutuo soccorso". Dopo questa decisione sarà indispensabile che la Cub di Vicenza sia conseguente e, abbandonando un certo movimentismo che ha caratterizzato la sua azione fino a questo momento, metta in atto quanto deciso dal Coordinamento Nazionale e porti con forza all'interno dei luoghi di lavoro, attraverso l'azione dei suoi delegati e Rsu, la lotta contro il progetto Dal Molin e contro la guerra.

Per quanto riguarda la Cgil continuiamo a constatare che, dopo aver partecipato in modo visibile portando circa 25.000 lavoratori alla manifestazione del 17 febbraio a Vicenza, continua a limitarsi a partecipare a qualche convegno con posizioni assolutamente moderate, non parla di sciopero, non organizza assemblee nei luoghi di lavoro. Un intervento, quello della Cgil, più consono ad un'associazione culturale che ad un sindacato.

 

L'appuntamento elettorale

 

Le elezioni provinciali, che si terranno anche a Vicenza, a fine maggio vedranno la presenza di una "coalizione rossoverde" composta da Verdi, Comunisti Italiani e Rifondazione, alleata del centro liberale. Molti "portavoce" del movimento danno indicazioni per l'astensione e se questi stessi portavoce hanno abbandonato l'idea delle provinciali di maggio, allo stesso tempo non escludono un impegno per le amministrative del 2008. L'ex leghista Equizi espulsa dalla Lega (in cuor suo "ancora leghista della prima ora" come ha dichiarato recentemente) e ora nel gruppo misto del Consiglio Comunale, residente nell'area adiacente il Dal Molin e assidua frequentatrice del Presidio e dell'Assemblea permanente, dichiara in questi giorni alla stampa di voler costituire una lista ispirata a rappresentare vari comitati cittadini, senza legami coi partiti, e mossa da "una forte aspirazione alla legalità".

Il Partito di Alternativa Comunista si presenterà a Vicenza alle elezioni provinciali, con un proprio programma e una propria lista. Il senso della nostra partecipazione è assolutamente differente da quello dei partiti della sinistra di governo (Verdi, Pdci, Prc), i quali illudono i lavoratori rispetto alla possibilità di cambiare lo stato di cose esistenti entrando nelle giunte e nei consigli di amministrazione assieme ai partiti liberali. Noi sappiamo, e lo diciamo apertamente, che solo con la lotta implacabile è possibile mantenere e conquistare nuovi diritti e nuove tutele per i lavoratori e le masse popolari, solo distruggendo questo sistema capitalistico di sfruttamento e di guerra imperialista è possibile costruire un altro mondo possibile. Per questo diciamo che solo attraverso l'autonomia sociale e politica dei lavoratori, l'indipendenza di classe dai partiti liberali (gli azionisti del Partito democratico), l'opposizione a tutti i governi della borghesia, siano essi di centrodestra o di centrosinistra, è possibile contrapporsi alle loro politiche di sfruttamento e di guerra. Le elezioni per noi sono un campo di lotta, per diffondere e far conoscere il nostro programma ai lavoratori, ai precari, agli studenti e ai giovani, perchè il nostro principale terreno di costruzione del partito comunista sono le lotte sul territorio, gli scioperi, le agitazioni. I nostri candidati sono già dei tribuni del nostro programma, i nostri eventuali eletti non avranno, per statuto, nessun privilegio economico e saranno in prima fila nella difesa degli interessi immediati e futuri di una parte sola: i lavoratori, le lavoratrici e le masse popolari. Possiamo inoltre affermare che alle elezioni di Vicenza il Partito di Alternativa Comunista sarà l'unico partito realmente e coerentemente contro la guerra e la base Usa. I candidati della sinistra governativa (dal Prc alla sinistra Ds) devono essere consapevoli di rappresentare a livello locale i partiti che sostengono il governo che ha detto sì alla base Usa a Vicenza. Rifondazione, Verdi e Comunisti Italiani, in linea con il "teatrino delle auto-sospensioni", sono andati in piazza contro la base e pochi giorni dopo hanno votato la fiducia al governo Prodi e ai suoi 12 punti che prevedono, tra l'altro, la Tav, la riforma delle pensioni e il rifinanziamento delle missioni di guerra.

 

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