Partito di Alternativa Comunista

Primo maggio di festa, di lotta e di rivoluzione

Primo maggio di festa, di lotta e di rivoluzione

 

Ruggero Mantovani

 

"Compagni operai! Si avvicina il giorno del Primo Maggio, nel quale gli operai di tutti i paesi celebrano (...) la loro unione nella lotta contro ogni sorta di violenza e di oppressione dell'uomo sull'uomo, nella lotta per la liberazione di milioni di lavoratori dalla fame, dalla miseria e dall'umiliazione. Due mondi sono l'uno contro l'altro in questa grande lotta: il mondo del capitale e il mondo del lavoro, il mondo dello sfruttamento e della schiavitù e il mondo della fratellanza e della libertà. Da una parte, un pugno di ricchi parassiti (...). Dall'altra milioni e milioni di diseredati (...). Ma questi diseredati e lavoratori hanno dichiarato guerra ai ricchi e agli sfruttatori (...). Compagni operai. Sia il primo maggio una festa che attiri verso di noi migliaia di nuovi combattenti e raddoppi le nostre forze, nella grande lotta per la libertà di tutto il popolo, per l'emancipazione di tutti i lavoratori dal gioco del capitale!".[1
Con queste mirabili parole nei primi anni del secolo scorso (l'anno precedente la rivoluzione Russa del 1905), Lenin esaltava il Primo Maggio come giornata di mobilitazione internazionale della classe operaia contro le politiche di miseria e umiliazione imposte dal capitalismo.
Il valore simbolico della festa dei lavoratori, lungi dal rappresentare una sterile ritualità per anni propinata dallo stalinismo e dalla socialdemocrazia, rappresenta, tanto più oggi, uno strumento di mobilitazione internazionale dei lavoratori contro le politiche del brigantaggio imperialista: una straordinaria giornata di festa e di lotta in cui, oggi come ieri, la classe operaia e la sua avanguardia possano estende le loro rivendicazioni e la permanente agitazione contro gli sfruttatori di ogni paese.

 

La genesi del Primo Maggio.

 

La festa del Primo Maggio, trova la sua genesi convenzionale in una manifestazione organizzata il 5 settembre 1882 negli Stati Uniti dai Cavalieri del Lavoro di New York. Due anni dopo, nel 1884, in una analoga manifestazione si approvò una risoluzione con cui si decise che l'evento avesse una cadenza annuale. Furono, tuttavia, le organizzazioni sindacali e politiche affiliate alla I Internazionale ad indicare il Primo Maggio come giornata di lotta per la riduzione dell'orario di lavoro.
La scelta della data non avvenne a caso: il 1 maggio del 1886 a Chicago (Usa) si tenne una grande manifestazione in concomitanza ad altre che si svolsero nello stesso giorno. Questa mobilitazione operaia aveva coinvolto numerosi lavoratori di altre fabbriche tessili, il cui esodo sarebbe stato l'inevitabile coinvolgimento dell'intero movimento operaio americano. Questa mobilitazione, malgrado fosse stata duramente repressa dalla polizia, si protrasse nei giorni seguenti e il 3 maggio nella fabbrica di Mc-Cormich, a seguito di licenziamenti, la polizia uccise sei operai tra i manifestanti.
Il giorno successivo, durante un comizio di protesta per le violenze e le uccisioni avvenute nella giornata del 3 maggio, esplose una bomba in Haimarket Square uccidendo otto poliziotti: un numero imprecisato di partecipanti venne ucciso dalla polizia. Il 5 maggio e i giorni successivi vennero arrestati circa 200 manifestanti, anarchici, socialisti e sindacalisti e, tra questi, 8 furono rinviati a giudizio: dopo due mesi circa, malgrado la pressione dell'opinione pubblica non solo in America ma anche in Europa, uno soltanto dei manifestanti fu condannato a 15 anni di carcere; gli altri furono condannati a morte mediante impiccagione.[2]
Da allora la data del Primo Maggio fu adottata in Canada nel 1894, malgrado fosse già stata preceduta nel 1872 a Toronto e Ottawa da imponenti marce di lavoratori.
In Europa la festa dei lavoratori venne, invece, ufficializzata dai delegati socialisti della Seconda Internazionale a Parigi nel 1889 e ratificata in Italia soltanto due anni dopo. In Italia questa festività venne soppressa durante il ventennio fascista - sostituita con l'autarchica festa del lavoro italiano il 21 aprile - per poi essere ripristinata dopo la fine della seconda guerra mondiale nel 1945. Una festa dei lavoratori che ha rappresentato spesso l'epicentro dello scontro di classe: il primo maggio del 1947, che passerà alla storia come la strage di Portella della Ginestra, la banda Giuliano assoldata dai latifondisti per reprimere l'occupazione delle terre, uccise 11 contadini ferendone una cinquantina.
Il Primo Maggio ha rappresentato per oltre centoventi anni di storia la vicenda della classe operaia, intrisa di sconfitte e vittorie politiche e sociali. Una storia che deve essere conosciuta, studiata, affinché possa ancora oggi essere uno straordinario strumento di aggregazione internazionale della classe operaia.

 

" Se otto ore vi sembran poche..."

 

Le radici del primo maggio sono dunque da ricercarsi nella secolare lotta per la riduzione della giornata lavorativa: " la fissazione della giornata lavorativa normale - scriveva Marx- è il risultato della lotta multisecolare tra capitalista e operaio".[3]Una grande esperienza storica che ha confermato un duplice risultato pratico: i lavoratori per la prima volta hanno dimostrato a se stessi e agli altri di essere una classe "la classe operaia nel suo insieme (scriveva F. Engels nel 1850) dopo aver partecipato a questa lotta, è cento volte più forte, più consapevole e meglio organizzata di prima".
Di più, la lotta per la riduzione della giornata lavorativa, lungi dal rappresentare una rivendicazione parziale e classicamente economicistica, ha mostrato un carattere complessivo; è stata in definitiva "una rivendicazione di tutto il proletariato, rivolta non ai singoli imprenditori, ma al potere statale quale rappresentante di tutto il regime sociale e politico vigente".[4]
La lotta multisecolare per la riduzione della giornata lavorativa, in definitiva, è emersa col sorgere stesso del capitalismo. In particolare in Gran Bretagna il modo di produzione capitalistico si affermò nel XVII secolo: tra la fine del 1700 e l'inizio del 1800 si sviluppò la grande industria che portò modifiche profonde della composizione sociale: si avviò una disgregazione del mondo contadino e si produsse il fenomeno dell'urbanesimo condensando nelle principali metropoli un esercito di diseredati.
La classe operaia andò progressivamente a peggiorare le sue condizioni: si aggravò lo stato di igiene e di lavoro nelle officine, si registrò un allungamento degli orari di lavoro e un progressivo impoverimento dei salari. Il precipitare delle condizioni di vita della classe operaia inglese era da collocarsi a cavallo tra la guerra d'indipendenza americana e quelle napoleoniche, che per loro eccessivi costi produssero una profonda crisi economica.
Ma oramai lo sviluppo capitalista aveva generato il proprio seppellitore: il proletariato industriale. Nei primi anni 20, difatti, un forte movimento di scioperi scosse il capitalismo inglese: il proletariato britannico che da oltre venti anni aveva dichiarato guerra alla borghesia più potente del mondo, dopo la parentesi istintiva del fenomeno luddista, malgrado gli eccidi e le violenze perpetrate dalla borghesia, diede origine, con il Cartismo, al primo movimento operaio organizzato che fece della lotta per la riduzione della giornata lavorativa un impegno attivo e costante.
La lunga storia della classe operaia, per la riduzione della giornata lavorativa, si conclude in Inghilterra nel 1847 quando il movimento Cartista (avendo precedentemente nel 1883 ottenuto la riduzione dell'orario di lavoro da 16 a 12 ore), ottenne una ulteriore diminuzione a 10 ore.
Non è un caso come questa secolare conquista avvenne in prossimità della rivoluzione europea del 1848, così come, nel successivo movimento rivoluzionario del 1919, una nuova classe operaia strappò definitivamente la riduzione dell'orario di lavoro a 8 ore.
Una grande eredità storica e politica che indica, tanto più oggi, che solo l'azione della classe lavoratrice, al di la di ogni divisione nazionale etnica o religiosa, può piegare la quotidiana violenza delle politiche capitalistiche. Solo la ricostruzione di un partito internazionale della classe operaia può risolvere le crisi storica della direzione del proletariato internazionale. Solo la ricostruzione della IV Internazionale può rafforzare il Primo Maggio alzando le bandiere della rivoluzione socialista.

 



[1] V. Lenin, Il primo maggio, aprile 1904, Opere complete, vol.VII.

[2] Claudia Baldoli, Il nostro primo maggio, Edizione Spartaco.

[3] K. Marx, Il Capitale, primo libro.

[4] V. Lenin, prefazione all'opuscolo Le giornate di maggio a Kharkov.

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