Latina
Il Partito di Alternativa Comunista debutta alle elezioni comunali
Ruggero Mantovani*
Alle prossime elezioni
amministrative per il rinnovo del Consiglio Comunale di Latina (che si terranno
il 27 e 28 maggio), sarà presente anche la lista del Partito di Alternativa
Comunista.
Un risultato importante, sia per
l'impegno profuso dai compagni delle sezioni di Latina e di Roma, sia per la
composizione delle candidature. A differenza di qualsiasi altra formazione
politica presente nella città capoluogo, hanno deciso di candidarsi con il
nostro partito ben sette operai che in questi anni sono stati tra i
protagonisti nella costruzione dei comitati di lavoratori esposti all'amianto
in importanti multinazionali (la
Nexans - ex Alcatel e la Chemtura - ex Uniroyal); un esponente di uno
storico movimento femminista a Latina particolarmente attivo contro la violenza
sulle donne; un dirigente nazionale della RdB Cub; giovani precari, disoccupati
e pensionati.
Una lista, quella di Alternativa
Comunista, che vede, inoltre, candidati alcuni dirigenti nazionali del partito
che hanno rappresentato, per oltre un decennio, Rifondazione Comunista su
posizioni pubbliche dell'allora area di Progetto Comunista: Ruggero Mantovani,
candidato a sindaco (già consigliere comunale del Prc) e Pia Gigli, capolista
(per anni segretaria cittadina). Un importante risultato, poiché, al di là di
quello che sarà l'esito elettorale, la nostra lista è l'unica a sinistra
dell'Unione: da Rifondazione alla Margherita, il centrosinistra sostiene un
candidato democristiano.
A Latina, dopo quasi quindici
anni di governo, quello che fu il laboratorio politico italiano della destra, e
in seguito del centrodestra berlusconiano, è definitivamente fallito. Un
fallimento politico che assume in questi giorni forme grottesche: Forza Italia
e Udc hanno disertato la presentazione della candidatura a sindaco dell'on.
Vincenzo Zaccheo (sindaco uscente), alzando pubblicamente il prezzo della
spartizione del potere.
In questa crisi politica,
Alleanza Nazionale, è stato il partito del centrodestra più esposto ad un
profondo logoramento. La gestione spregiudicata del potere ha prodotto: il
deturpamento del territorio, l'aggravamento fino all'inverosimile della
fiscalità locale, la privatizzazione dei servizi primari, la mortificazione del
decentramento democratico. Al suo interno ha generato un'implosione, il cui
effetto è stato il proliferare di piccole e medie liste con candidature tutte
provenienti da An. Sul terreno del consenso sociale ha ingenerato una perdita
di egemonia e di controllo politico su rilevanti settori di elettorato.
Un quadro politico tanto più
paradossale se si tiene conto che il moltiplicarsi di liste, nate
prevalentemente da una scollatura di An, pretenderebbe una qualche legittimità
politica in nome di una fantomatica "antipolitica", o lanciando strali di
moralizzazione, dopo che, per anni, hanno sostenuto il centrodestra a Latina,
in Provincia e nella Regione Lazio.
Una crisi politica, quella del
centro destra, a cui Alternativa Comunista contrappone pubblicamente un
cambiamento di rotta deciso.
Un cambiamento che è espressione
della volontà e delle speranze di buona parte della sinistra politica,
sindacale, dei ceti popolari e dei giovani. Un cambiamento che non è garantito
dall'Unione, che, a Latina, si limita a denunciare la crisi politica
dell'avversario e, sul terreno programmatico, a proporre una maggiore
razionalizzazione dell'amministrazione introducendo qualche correttivo sul
terreno della gestione ordinaria del governo cittadino, senza avanzare nessuna
reale alternativa. Dal Prc alla Margherita, i partiti dell'Unione si candidano
alla gestione delle medesime politiche amministrative in una logica di mera
alternanza.
Per Alternativa Comunista
l'unico voto utile è il voto che riparte dai bisogni dei lavoratori, dei
precari e dei pensionati. Un voto che intende costruire un nuovo governo
cittadino: dei lavoratori, per i lavoratori. Il PdAC, con la sua presentazione
autonoma dai due poli, ha lanciato un appello a tutte le forze di movimento, al
sindacalismo non concertativo, ai sinceri militanti della sinistra di Latina
per rompere con le forze estranee agli interessi dei lavoratori e costruire una
nuova forza di rappresentanza dei ceti popolari. Per costruire una vera opposizione
di classe, al centrodestra e al centrosinistra, che prospetti, anche a Latina,
l'alternativa socialista come l'unica prospettiva storica dei ceti popolari.
*Candidato sindaco per il PdAC a Latina




















