Cose dell'altro mondo
a cura di Valerio Torre
L'imperialismo soffoca Haiti
Pochi sanno che Brasile, Argentina, Cile, Uruguay e Bolivia hanno inviato proprie truppe ad Haiti, forti di una risoluzione Onu che ha istituito una missione militare (Minustah) da dispiegare sull'isola caraibica. Inutile illudersi sul carattere super partes della milizia dei caschi blu: si tratta, invece, di vere e proprie truppe d'occupazione che, la notte del 24 di gennaio scorso e nei giorni successivi, hanno sferrato un attacco ordinato dal Consiglio di Sicurezza. Oltre 400 soldati con blindati e fucili automatici, assistiti da elicotteri, sono entrati nei quartieri più poveri della capitale, Port-Au-Prince, causando almeno 70 morti e decine di feriti, tra cui molti bambini, e distruggendo anche infrastrutture idriche.
Uno dei quartieri più colpiti è stato Cité Soleil, dove 300.000 haitiani vivono in condizioni di estrema povertà. Questo massacro rappresenta niente altro che lo sviluppo dell'azione repressiva che la Minustah sta realizzando nel paese. Questa repressione è arrivata a tale punto che, oltre alle denunce degli organismi di diritti umani, lo stesso ex ambasciatore statunitense James Foley ha avvertito il suo governo dell'uso "smisurato della forza da parte dell'Onu".
Perché Haiti?
Haiti è il paese più povero dell'America, ma è ubicato nei Caraibi, una regione chiave per l'imperialismo statunitense che la considera il suo "cortile di casa" nel quale ha diritto ad intervenire politicamente e militarmente. Si ricorderà che nel 2004 i marines Usa invasero l'isola allo scopo di destituire il presidente in carica, Jean Bertrand Arisitide, un sacerdote cattolico, esponente della teologia della liberazione, che aveva guadagnato prestigio nei sobborghi poveri di Port-Au-Prince nel 1986, durante la lotta che abbattè la sanguinaria dittatura familiare dei Duvalier. Dopo il colpo di stato (supportato e finanziato sia dagli Stati Uniti che dalla Francia), Aristide venne di fatto rapito e trasferito forzatamente da militari Usa in Sudafrica. Tutte le manifestazioni di protesta che si sono succedute sull'isola sono state sedate nel sangue dal regime coloniale sotto occupazione militare insediato da Usa e Francia e riconosciuto dall'Ue che lo ha finanziato con 325 milioni di dollari.
Poco dopo, affinché Bush potesse concentrare il suo sforzo militare in Iraq, i marines furono ritirati e rimpiazzati da caschi azzurri dell'Onu (circa 10.000 soldati di diversi paesi, sotto il comando del Brasile e truppe dell'Argentina, del Cile e dell'Uruguay, tra gli altri). Si è così voluta dissimulare l'occupazione imperialista dietro il paravento di truppe di "paesi fratelli" del continente.
Nel 2006, si sono svolte elezioni presidenziali vinte da René Preval sul candidato appoggiato dall'imperialismo (Leslie Manigat), ciò che ha significato, in realtà, una sconfitta per il piano imperialista. Durante le votazioni vi sono state, ed ancora oggi si svolgono, mobilitazioni in cui la popolazione esprime il suo rifiuto dell'occupazione militare e chiede l'autodeterminazione. D'altronde, lo stesso Preval, benché avversato dagli Usa, agisce oggi come un burattino dell'occupazione.
La ragione dei massacri: gli haitiani rialzano la testa
Il pretesto utilizzato dall'Onu per l'attacco di questi ultimi giorni è quello di "perseguire le bande di criminali" che agiscono in alcuni quartieri. Ma queste bande, in realtà, operano con il benestare dei caschi azzurri e, in molti casi, agiscono come squadroni della morte contro gli attivisti che si oppongono all'occupazione, in complicità con la Minustah.
Il rifiuto dell'occupazione ha continuato a crescere costantemente ed ha iniziato ad esprimersi in azioni di massa contro la Minustah ed il governo di Preval. Manifestazioni di protesta che rivendicano il ritorno di Aristide, la fine dell'occupazione militare e la liberazione dei prigionieri politici si realizzano in ogni quartiere della capitale ed in varie città del paese, mentre il movimento Lavala, legato all'ex presidente Aristide, si sta rafforzando. I massacri sono, allora, un tentativo di puntellare l'occupazione e controllare il paese nel quadro di una situazione caotica.
È grave che la maggior parte delle truppe della Minustah sia stata inviata dai governi di Lula, Kirchner, Bachelet e Tabaré Vázquez e che il comando della missione sia affidato al generale brasiliano José Elito Carvalho Siqueira. Perfino il governo di Evo Morales è complice di questo crimine: Andrés Soliz Rada, ex ministro boliviano di Idrocarburi ed Energia, ha denunciato che Morales ha "bloccato ogni tentativo di ostacolare l'invio di truppe boliviane nel Congo e ad Haiti" (Rebanadas de realidad, 19/1/2007).
Lanciamo una campagna internazionale contro tutte le occupazioni
La Lit-Ci (di cui il PdAC costituisce la sezione italiana), nell'esprimere appoggio e solidarietà con la lotta del paese haitiano contro l'occupazione della Minustah e per recuperare la sovranità del paese, ha lanciato una campagna internazionale affinché tutte le organizzazioni che si proclamano antimperialiste e democratiche denuncino e ripudino i massacri come un'ulteriore dimostrazione della crudeltà di cui è capace l'imperialismo per difendere i suoi interessi; una campagna che unisca nei suoi obiettivi di lotta tutte le occupazioni militari dell'imperialismo, dall'Irak ad Haiti: poiché un'occupazione imperialista è la stessa, benché ad Haiti si mascheri dietro i caschi azzurri.




















