Bari: contestazioni a Putin e Prodi
Il capitalismo italiano a braccetto con il dispotismo russo
Pasquale Gorgoglione
Il 14 marzo a Bari, si è svolta la seconda parte del vertice intergovernativo italo-russo a cui hanno preso parte i due premier, Prodi e Putin, e una folta delegazione di ministri e imprenditori. Ad accogliere l’allegra comitiva e a stringere la mano alla romantica figura del pistolero venuto da lontano c’era anche il presidente-poeta della regione Puglia, Nichi Vendola.
Prima gli affari...
Mentre le cronache davano grande
enfasi alla ritrovata armonia tra due popoli amici, all’importanza del ponte
tra oriente e occidente, al comune impegno dei popoli per la pace e per il
rispetto dei diritti umani nel mondo ed altre simili grottesche costruzioni
retoriche, i due leader e le relative delegazioni padronali provvedevano a
concretare, esclusivamente sulla base del profitto, una decina di importanti
accordi economici.
Con questo vertice il capitalismo
italiano, grazie all’impegno del governo e ai sacrifici dei lavoratori, ha
intrapreso una forte azione di penetrazione in Russia. I più grossi benefici li
avranno Eni ed Enel, per lo sfruttamento delle enormi riserve energetiche
russe, anche in campo nucleare; le banche Intesa-Sanpaolo e Mediobanca, che
apriranno lì nuove catene di credito; Alenia e Finmeccanica, per la fornitura
di treni e aerei. Probabilmente da questo vertice Unicredit trova l’alleato
forte per l’assalto all’Alitalia: la compagnia di bandiera russa Aeroflot.
Entusiasta per il ricco banchetto
di affari offerto alla borghesia italiana, il premier Romano Prodi,
rivolgendosi a Vendola e agli altri amministratori locali, ha sollecitato:
“Svegliatevi, svegliatevi, svegliatevi!”.
...poi il volto compassionevole
Prodi aveva dato rassicurazioni
all’opinione pubblica che, in agenda di discussione col suo amico assassino
russo, c’era anche il tema del rispetto dei diritti umani e una base comune di
intenti per la farsa della conferenza di pace in Afghanistan.
Quando però qualcuno in conferenza
stampa gli ha chiesto dell’ex ministro della sanità russo Umar Khanbiev, in
cerca di asilo politico in Italia perchè testimone del genocidio della
popolazione cecena, Prodi non è sembrato altrettanto sveglio come negli affari:
“Con il presidente russo non abbiamo parlato, ne vengo a conoscenza in questo
momento”.
E chissà se gli avessero chiesto
dell’Afghanistan e dei particolari della farsa della conferenza di pace? Non
credo che anche questo argomento abbia avuto tanto rilievo tra le decine di
tavoli di discussione del vertice.
La contestazione
Ma non tutti a Bari hanno steso
il tappeto rosso a Prodi e al suo amico Putin.
Una manifestazione di protesta
alla quale hanno partecipato circa duecento persone ha avuto luogo ai margini
della zona rossa. L’obiettivo era contestare il presidente russo Putin per la
repressione delle voci libere in Russia e per l’operato in Cecenia, regione in
cui le forze di sicurezza moscovite stanno operando da anni un vero e proprio
massacro di massa, nel silenzio internazionale favorito dal peso che la Russia mantiene per la sua
presenza nel consiglio di sicurezza dell’Onu.
Il PdAC era in piazza anche per
denunciare la politica imperialista del governo Prodi, politica di guerra e
rapina, perfettamente rispondente agli interessi di Confindustria e dei
banchieri: guerra e occupazione in Afghanistan, i tagli all’istruzione e alla
sanità, l’aumento delle spese militari, la rapina ai danni dei lavoratori in
misure come la privatizzazione di grandi imprese di Stato (Alitalia, Fincantieri),
lo scippo del Tfr.
Purtroppo, anche questa volta
bisogna registrare che la manifestazione di protesta è stata deliberatamente
limitata nei contenuti e nelle dimensioni dal Prc. Ancora una volta Rifondazione
e la sinistra di governo si distinguono in ipocrisia e ambiguità: da un lato Vendola
ad accogliere il carnefice Putin; dall’altro i baby-burocrati del Prc che
stanno in piazza per cercare di frenare e limitare i contenuti antigovernativi
della protesta.




















