Scippo del Tfr: organizzare la lotta!
Prosegue la costituzione dei comitati contro lo scippo del Tfr e delle pensioni
Francesco Doro
Con la firma del 30 gennaio 2007 dei ministri di lavoro, previdenza sociale, economia e finanze sui decreti attuativi riguardo alle disposizioni previste dalla finanziaria 2007 in materia di conferimento del Tfr e di previdenza complementare, si completa il quadro normativo mirante allo scippo del Tfr dei lavoratori del settore privato. Questo meccanismo interesserà entro la fine di febbraio anche il Tfs (trattamento di fine servizio) dei lavoratori pubblici attraverso l’emanazione di un apposito decreto.
Gli accordi del ’93
L’operazione di “scippo del Tfr/Tfs” è iniziata all’inizio degli anni novanta attraverso le riforme delle pensioni Dini/Amato, miranti allo smantellamento della previdenza pubblica, sostenute in coro dai sindacati concertativi Cgil, Cisl e Uil e dal padronato con l’avvio di una campagna tendente a dimostrare un inesistente deficit dell’Inps, nascondendo l’utilizzo dell’Istituto a fini assistenziali e di sostegno alle imprese poi attraverso lo “scandalo” dell’aumento dell’età media di vita. In quel periodo con la firma degli accordi concertativi del luglio ’93, in virtù del sostegno di una pensione taglieggiata dalla revisione dei coefficienti di rendita e dall’aumento dell’età pensionabile, si avviavano i fondi complementari di categoria gestiti da sindacati concertativi e società finanziarie, che in questi anni sono stati una priorità di intervento dentro i luoghi di lavoro per le burocrazie sindacali, divenute da questo punto di vista vere e proprie agenzie finanziarie.
Il ruolo di banche e sindacati
In questi giorni è partita la scandalosa campagna mediatica
“informativa” promossa sulle televisioni dal governo, una campagna contorta,
parziale ed incompleta, mirante al sostegno dei Fondi pensione, contro gli
interessi dei lavoratori. A questo si aggiunge come detto prima l’attivismo
interessato dei burocrati sindacali di Cgil, Cisl e Uil che stanno svolgendo
assemblee nelle fabbriche, col supporto di manifesti e fogli illustrativi, a
sostegno di quei Fondi pensione nei cui consigli di amministrazione mirano a
collocarsi assieme ai rappresentanti del padronato, delle banche e del governo.
Proprio all’indomani della firma dei decreti è arrivata la
notizia del crack del fondo pensione Cariplo, un fatto che dimostra la natura
speculativa dei fondi pensione che si aggiunge ad altri fallimenti verificatisi
sia in Europa che negli Usa. La notizia è stata riportata dal Sole 24 Ore
dove si poteva leggere “di un ammanco di bilancio di 40 milioni di euro nella
cassa Ibi, il fondo pensione degli ex dipendenti dell’Istituto bancario
italiano, incorporato in Cariplo nel ‘91, ora nel gruppo Intesa-Sanpaolo”.
In allegato ai decreti sono stati pubblicati i moduli Tfr 1
(per i lavoratori in attività al 31 dicembre 2006) e Tfr 2 (per i lavoratori
assunti dopo il 31 dicembre 2006): questi moduli devono essere messi a
disposizione di ciascun lavoratore dall’azienda. L’azienda deve conservare il
modulo in cui è stata espressa la volontà del lavoratore, rilasciandogli copia
controfirmata per ricevuta. Il lavoratore che non compie la propria scelta
compilando il modulo (Tfr 1 entro giugno ‘07, oppure il Tfr 2 entro sei mesi
per i nuovi assunti) vedrà, scaduti i termini, il proprio Tfr maturato
trasferito dall’azienda al fondo pensione (previsti dagli accordi di categoria
o territoriali) per effetto del meccanismo del silenzio-assenso.
È necessario sottolineare come tale trasferimento è irreversibile. Il governo con i decreti
di fine gennaio ha inoltre istituito il fondo Inps, un fondo pensione separato
sul piano patrimoniale, amministrativo e contabile dell'Inps, per quelle
categorie dove ancora è assente un Fondo pensione.
E’ evidente che il referendum tra i lavoratori, come chiede
la maggioranza della Rete 28 aprile in Cgil, non potrà ormai bloccare il
meccanismo in atto, l’unica risposta all’altezza dell’attacco è lo sciopero
generale e il rifiuto organizzato.
Ad un attacco di classe bisogna dare una riposta di classe
A fronte di un ulteriore attacco da parte del governo al salario
differito dei lavoratori bisogna dare una risposta adeguata.
Il Partito di Alternativa Comunista ritiene la battaglia per
la difesa delle pensioni pubbliche, del Tfr e contro la precarietà
assolutamente centrale nella lotta contro il governo padronale di Prodi. Il
PdAC, su questo tema, ha avviato una campagna di massa: sono stati pubblicati
articoli ed interventi nel sito web e nella newsletter, stiamo organizzando
banchetti nelle piazze e nei mercati per diffondere il giornale e i fogli
informativi, migliaia di manifesti e volantini sono stati distribuiti nelle
fabbriche e nelle città. I militanti del PdAC hanno inoltre partecipato ad
iniziative pubbliche promosse da forze sindacali e della sinistra portando il
proprio contributo di analisi e di proposte, in queste sedi è stata avanzata la
proposta di costruzione unitaria dei “Comitati per la difesa della pensione
pubblica, del Tfr e contro la precarietà”, il cui sbocco non può che essere lo
sciopero generale contro il governo e il padronato.
In questi mesi e settimane si stanno costituendo nelle
città, grandi e piccole, Comitati contro lo scippo del Tfr, ma dobbiamo
rilevare che l’estensione nel Paese è ancora largamente insufficiente.
Dove questi Comitati sono stati costituiti i militanti del
PdAC vi partecipano con spirito unitario, portando al loro interno il proprio
contributo di analisi e di proposta. Dove ancora non sono stati formalizzati,
il PdAC avanza la proposta, a tutti i lavoratori, alle forze della sinistra e
sindacali non concertative, dalla Rete 28 aprile in Cgil al sindacalismo di
base, della costruzione unitaria dei “Comitati per la difesa delle pensioni
pubbliche, del Tfr e contro la precarietà”.
Riteniamo, infatti, che il dissenso operaio contro
l’operazione in atto, spesso sottotraccia o espresso in forme spontanee nei
luoghi di lavoro e nelle assemblee sindacali, debba essere organizzato appunto
nei Comitati e nella sinistra sindacale, come premessa necessaria allo sciopero
generale contro il governo e il padronato sulla base di una piattaforma
unificante di tutto il lavoro salariato e dei disoccupati.




















