Partito di Alternativa Comunista

Partito democratico e Sinistra europea

Partito democratico e Sinistra europea

 

Pia Gigli

 

Governo Prodi e Partito Democratico

 

Il governo Prodi, nato per rappresentare gli interessi materiali della borghesia italiana (come vediamo dai provvedimenti di politica economica, sociale ed estera assunti in questi otto mesi), è allo stesso tempo il contesto nel quale si sta attuando la transizione alla terza repubblica. Lungo questa traiettoria si pone la costruzione del Partito Democratico, una nuova formazione politica che tende ad aggregare forze con diverse “culture”, cattolica, socialista, liberale, sindacale, che si vuole porre come “baricentro del campo riformatore” e che mira al 30% dei consensi. A questo progetto stanno lavorando i vertici dei DS e della Margherita, ma il vero ispiratore è Prodi che da un decennio persegue questo obiettivo: dalla formazione dell’Ulivo, alle Primarie, alla costituzione di liste uniche nelle elezioni politiche e amministrative, alla costituzione di gruppi parlamentari dell’Ulivo in entrambe le Camere.
Il recente Manifesto del Pd traccia i connotati politici di una forza autenticamente liberale, che dichiara di affondare le proprie radici nel cristianesimo e nell’illuminismo. Un partito che si vuole “nuovo”, inedito, ma che in realtà esercita, anche se formalmente non ancora costituito, la propria egemonia nel governo Prodi. Il Manifesto del Pd indica le tappe di un percorso che prevedono in primavera i congressi di Ds e Margherita, la fase costituente fino alla fine del 2008, per poi andare alle elezioni nel 2009. La sua costruzione sembra dunque inarrestabile anche se mobile e contraddittoria. Il seminario di ottobre 2006 svolto dalla Quercia a Orvieto, nel dare impulso a questa costruzione, ha anche evidenziato dissensi all’interno dei Ds che si esprimeranno al congresso in mozioni contrapposte a quella maggioritaria di Fassino. Mussi in particolare, presentando recentemente la propria mozione, ha detto “no” al “partito unico” rivendicando il riferimento al socialismo europeo, pur sostenendo la possibilità di un nuovo “compromesso storico”. La scelta del riferimento politico europeo (se socialista o popolare) crea fratture tra Ds e Margherita che sembrano insormontabili, ma lo stesso Fassino ha fatto intendere come lo stesso Pse e l’Internazionale socialista potrebbero allargarsi per contenere le forze “democratiche europee”. I temi cosiddetti “etici” (unioni civili, eutanasia, ecc.) rappresentano oggi un terreno di scontro all’interno dell’Ulivo e quindi potrebbero costituire un ostacolo alla costruzione del Pd, ma come si è visto con la proposta di legge sui Dico, un accordo è sempre possibile. La ricomposizione di queste contraddizioni all’interno della maggioranza di governo, può senz’altro facilitare la costruzione del Pd. Centrale a questo proposito è il ruolo della sinistra cosiddetta “radicale” ed in particolare il ruolo del Prc che, sulla base di un patto di ferro Prodi-Bertinotti, finisce per garantire contemporaneamente il progetto di costruzione del Pd e la parallela costruzione del Partito della Sinistra europea (Se).

 

Sinistra europea e annullamento della prospettiva anticapitalista

 

La costruzione della Se è stata promossa dal Prc fin dal 2004 come raggruppamento di partiti di sinistra, comunisti, socialdemocratici e rosso-verdi europei. Costruita su impulso del gruppo dirigente maggioritario come “risposta socialdemocratica europea alla crisi del neoliberismo”, in Italia è strettamente legata alla scelta della collocazione al governo del Prc. Di fronte al definitivo approdo liberale dei Democratici di sinistra, la Se nasce come contenitore per ceto politico, militanti ed elettori che non accettano la deriva di quel partito. E’ il caso dell’associazione Uniti a sinistra animata da Pietro Folena (uscito dai DS ed entrato ed eletto nel Prc) che rappresenta il potenziale luogo di raccolta di dissenzienti Ds, di socialisti e dirigenti sindacali della sinistra Cgil, come Rinaldini, nella prospettiva della costruzione di un nuovo soggetto politico, il Partito del lavoro, a sinistra dei Ds.
Con il progetto della Se si è accelerato nel Prc il processo di liquidazione della rifondazione comunista. Assenti reali riferimenti all’anticapitalismo ed alla prospettiva socialista, vengono posti come principali punti programmatici della nuova formazione politica l’“uscita dalla gabbia del neoliberismo e della guerra” nella prospettiva di un imprecisato “superamento” del capitalismo. L’esaltazione dei movimenti e il tentativo di inglobarne la radicalità rivendicativa nel progetto della Se attraverso l’esercizio di un ruolo di “mediazione”, chiariscono la reale funzione di ammortizzatore delle lotte e delle rivendicazioni più profonde dei movimenti che oggi il Prc sta svolgendo al governo e che sarà svolta dalla Se in Italia ed in Europa. A livello europeo la costruzione della Se come forza socialdemocratica dovrà fare i conti con il fallimento delle ricette socialdemocratiche degli ultimi venti anni in un contesto di crisi del capitalismo e, in Italia, sarà alla fin fine un’operazione funzionale all’autoconservazione del proprio ceto politico e al mantenimento di uno spazio politico negoziale all’interno delle dinamiche del centrosinistra. In questo senso il progetto della Se, anziché porsi in contrapposizione alla costruzione del Partito Democratico, finisce per favorirla, rappresentando un bacino di compensazione delle scomposizioni che stanno avvenendo nell’Unione.
Di fronte a questo scenario si pone la necessità e l’urgenza che la classe dei lavoratori, le classi oppresse e i movimenti di lotta nati in questi anni, si organizzino autonomamente contro la deriva socialdemocratica e riformista imposta dalle burocrazie dei partiti della sinistra di governo, e lottino a livello nazionale ed internazionale per un governo dei lavoratori e per i lavoratori. Con questo obiettivo è nato il PdAC.

 

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