Partito di Alternativa Comunista

Governo Prodi, governo di guerra

Rompere con la sinistra di governo che non rompe col governo di guerra

Governo Prodi, governo di guerra

 

Francesco Ricci

 

A differenza di quanto succede per i corpi celesti, il movimento reale e quello apparente del governo coincidono. Prodi e il suo governo fanno esattamente ciò che sembra stiano facendo: attaccano le condizioni di vita dei lavoratori e aumentano le spese militari, nel consueto intreccio imperialista di guerra in patria e nelle colonie. Certo Prodi e i suoi ministri impiegano il trucco del centrosinistra di sfoderare, all'occorrenza, qualche eufemismo, ma quando si arriva al concreto, gli atti politici sono inequivocabili. Finanziaria, Pensioni, Immigrati, Scuola, Tav, Pacs, Privatizzazioni
Solo la sinistra di governo può fingere di scambiare i No di Prodi come dei Sì. In questo Giordano ricorda un buffo e sciocco personaggio della grande Jane Austen: quel cugino Collins di Orgoglio e pregiudizio che continua a chiedere la mano di Elisabeth e, ai ripetuti e chiarissimi rifiuti della fanciulla di concedersi, non si perde d'animo: "Mi era già noto che è consuetudine delle signorine respingere alla prima le profferte dell'uomo che esse pure fanno conto d'accettare e che talvolta il rifiuto si ripete una seconda e anche una terza volta." Così come Elisabeth (lo diciamo per chi fosse curioso della storia) non si sposerà con Collins, anche Prodi non ha nessuna intenzione di sposare le pur timide richieste di Giordano, essendosi già promesso ad altri e meno timidi pretendenti: la Confindustria e i banchieri.
Ma Giordano - come cugino Collins - non si perde d'animo e persiste nel cercare segni di disponibilità anche laddove proprio non ce ne sono. Il governo prepara la trappola delle pensioni e della rapina dei Tfr? E Giordano apprezza "la disponibilità ad affrontare i temi del lavoro". Padoa Schioppa conferma che la Tav "si farà esattamente come previsto"? E Ferrero annuncia trionfante che "il governo dialoga con i valsusini". Prodi ribadisce - a poche ore dalla gigantesca manifestazione di Vicenza - che la base militare si farà? E Russo Spena scorge nel governo "una chiara volontà di tener conto del senso della manifestazione". No, no, precisa Prodi: l'unica cosa che si può discutere è come "attenuare l'impatto ambientale" (forse piantando un filare di pioppi davanti ai cavalli di frisia). Nemmeno questo basta: Migliore è comunque soddisfatto perché ha avuto "ampie rassicurazioni" sul fatto che nella discussione in parlamento sulla politica estera D'Alema "glisserà" (questo è proprio il termine usato!) sulla base di Vicenza e in ogni caso "sarà segnalata una discontinuità con le politica estera berlusconiana". Una "discontinuità" che - come è noto a chiunque legga ogni tanto i giornali - si combinerà con l'imminente rifinanziamento della missione in Afghanistan, Paese dove gli eserciti occupanti preparano una nuova offensiva di primavera "per snidare i talebani dai loro rifugi", come annuncia la Rice: cioè nuovi attacchi e bombardamenti di villaggi.
Questo è quanto fa il governo ed è anche quanto tutti vedono con chiarezza. E Giordano ha un bel cercare di uscire dal pantano tirandosi per i capelli come pare facesse il barone di Munchausen: nella realtà queste cose non si riescono a fare (specie se si hanno pochi capelli). Capita così che i militanti del Prc vadano in piazza con l'imbarazzo di portare le bandiere di un partito che cerca di conciliare l'inconciliabile presenza al governo e nelle manifestazioni contro il governo. E capita anche che tutti i sondaggi elettorali diano il Prc (e tutta l'Unione) in caduta libera. Conferma - persino in campo elettorale  - che con i giochi di parole si può fare bella figura nei salotti televisivi ma alla lunga non si riesce a infinocchiare la realtà né i lavoratori che sono costretti a viverci dentro.

Il tempo del disvelamento delle illusioni e delle finzioni, l'agnizione, si avvicina. Le ferree leggi della lotta di classe costringono ognuno a presentarsi per quello che è: Regarde moi, je suis Edmond Dantès!esclama infine il conte di Montecristo. Guardami, guido un governo borghese! ripete Prodi, con Margherita e Ds impegnato nella costruzione di un "partito democratico" funzionale appunto all'alternanza. Il tempo (peraltro limitato) delle promesse è finito. Il governo fa il suo mestiere di "comitato d'affari della borghesia" e alla cosiddetta sinistra di governo non rimane un angolo in cui nascondersi.
Da questo punto di vista, Vicenza è stata una prova generale. Era palese disagio dei dirigenti di Rifondazione in mezzo a una massa di manifestanti che non avevano certo incoraggiato (le strutture nazionali del Prc non si sono attivate in nessun modo; anche se sono state scavalcate da tante strutture locali). Come ha ben sintetizzato un acuto opinionista borghese: i dirigenti del Prc "nel corteo vicentino erano più ospiti che padroni di casa"[1]. Un'ospitalità animata ancora da qualche residua speranza che quei parlamentari possano fare da collegamento con il governo. Ma quando arriveranno le ruspe, quando verrà votato il rifinanziamento per l'Afghanistan, quando si arriverà all'accordo - cui lavorano le burocrazie sindacali insieme al governo - sulle pensioni (ne parliamo in altri articoli di questo numero), quella "ospitalità" dei lavoratori e dei giovani finirà.

 

Tra l'incudine del movimento e il martello di Prodi si trovano anche le "aree critiche" del Prc. Sia l'Ernesto (la cui critica è sempre più flebile, tanto che sosterrà il documento bertinottiano alla conferenza di organizzazione del Prc); sia Falcemartello e Sinistra Critica. Quest'ultima vive una strana condizione: è al massimo della visibilità (perché ha un senatore e quindi interessa il circo mediatico nell'infinito seriale sulla maggioranza in bilico al Senato) ma non ha nulla da esibire, nulla da dire. Per superare il vuoto ha formalizzato la costruzione di una nuova Associazione alla ricerca disperata di "spazio per una critica da sinistra", rifuggendo da ogni accostamento con il marxismo rivoluzionario[2]. Ma quello spazio non esiste neppure per la socialdemocrazia titolare, cioè per i Giordano e i Bertinotti, impegnati nel compito a loro affidato dalla borghesia di argine alle lotte; figurarsi per le appendici critiche critiche. Così in definitiva Cannavò si riduce a chiedere al Prc (che nemmeno se lo sogna) di "ritirare la delegazione ministeriale dal governo", restando in maggioranza ma "riscrivendo un contratto a termine con Prodi" (espressione che suona bene ma che evidentemente non significa un bel niente). Quanto a Falcemartello per il momento tace o fugge da questa triste realtà sognando Chavez.

 

O si sta con gli operai o si sta con i padroni e il loro governo di guerra. Questa affermazione che fino a qualche tempo fa poteva essere tacciata di "schematismo" emerge ora nella sua chiarezza: non è uno schema imposto dai perfidi trotskisti ma dalla lotta di classe. La lotta di classe, lo sviluppo delle mobilitazioni contro il governo e le sue politiche, ha però bisogno di un partito. E' questo il più grande insegnamento che ci viene dalla storia degli ultimi due secoli di vittorie e di sconfitte del movimento operaio: senza un partito d'avanguardia con influenza di massa non c'è prospettiva alternativa al capitalismo ma nemmeno vittorie in battaglie specifiche e immediate.
La borghesia e i suoi politici sono rimasti spaventati dalla risposta di massa di Vicenza: una risposta di classe e popolare che ha sfidato il governo e gli apparati repressivi e giornalistici messi in campo inutilmente per far fallire la manifestazione. Il movimento di massa, viceversa, ha ripreso fiducia nella propria forza. Perché la mobilitazione possa proseguire; perché il movimento di lotta possa rafforzare una trincea contro la guerra economica e militare sferrata da questo governo amico dei padroni; perché possa poi avanzare verso una reale alternativa - cioè un governo dei lavoratori per i lavoratori - è necessario costruire un nuovo partito comunista sulle macerie del fallimento storico del riformismo in tutte le sue varianti.

Serve un altro partito, comunista e rivoluzionario: come PdAC abbiamo iniziato il lungo e difficile percorso per costruirlo, nel quadro di una costituenda internazionale che ha sezioni in tutto il mondo, la Lega Internazionale dei Lavoratori. Non facciamo politica (a differenza dei Caruso, dei Ferrando o degli Scalzone) a colpi di interviste scandalose o di recite in Tv: siamo parte concreta delle lotte. Il che spiega perché a Vicenza abbiamo animato uno dei più combattivi e partecipati spezzoni e una nostra dirigente vicentina, Patrizia Cammarata, da tempo impegnata nella costruzione dell'opposizione alla base, è stata chiamata a tenere uno dei tre interventi dal palco che hanno concluso la manifestazione.

L'impresa gigantesca ma imprescindibile della costruzione di un nuovo partito la vogliamo continuare insieme a tutti i compagni del Prc e non del Prc, delle aree critiche o del sindacalismo combattivo che si rendono conto della necessità attuale: rompere ora con la sinistra che non rompe con il governo di guerra.

 

(19 febbraio)



[1] V. l'editoriale di Eugenio Scalfari su Repubblica del 18 febbraio 2007.

[2] Nell'articolo di presentazione della nuova Associazione (interna al Prc), Salvatore Cannavò ha voluto precisare anche il profilo programmatico-ideologico del nuovo soggetto che si propone di "superare anche connotati ideologici del secolo passato - ad esempio definizioni come quella di trotskisti - e puntando a un serio lavoro di ricerca (...)".

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