Acqua privata? No, grazie!
Prodi ed il vizio delle privatizzazioni
Michele Rizzi*
I grandi interessi economici che si annidano dietro la gestione complessiva dell’acqua ormai non fanno più notizia…
L’inizio del processo di privatizzazione
Il processo di privatizzazione
parte nel 1994 con la
Legge Galli che permette agli enti locali la costituzione di
società miste o Spa (anche a capitale pubblico, come nel caso dell’Acquedotto
pugliese), che gestiscono l’acqua, rompendo con il monopolio delle municipalizzate.
Il quadro è quello dell’entrata definitiva del capitale privato nella gestione
degli stessi.
Da allora c’è stato un fiorire di
società per azioni tra cui la
Mediterranea delle Acque del gruppo Iride che fa capo ai
comuni di Genova e Torino, la società Acque potabili a metà tra Smat e Comune
di Genova, la romana Acea del Comune di Roma al 51% e per il restante privato, la Hera di Bologna, il già
citato Acquedotto pugliese di proprietà della Regione Puglia e della Regione
Basilicata, fino ad un totale di circa 550 Spa. Tutte queste ex municipalizzate
sono riunite in un’associazione chiamata Federutility.
Alcuni esempi: Lombardia, Sicilia, Puglia
A Milano sta nascendo, dalle
ceneri di società di servizi pubblici, una multiutility
con l’Asm di Brescia (70% pubblica e 30% privata) e l’Aem di Milano (42,2%
pubblica e 57,8% privata) che incorporerà anche la gestione del servizio
idrico. In Sicilia, lo sfascio organizzato della gestione pubblica dell’acqua e
l’alibi della siccità, favoriscono la privatizzazione. Le forze politiche siciliane
di entrambi gli schieramenti hanno limitato gli investimenti per la
ristrutturazione delle condotte e degli invasi, facendo sì, come accade anche
per l’Acquedotto pugliese, che molta acqua andasse perduta.
I tanti enti pubblici che fino a
qualche mese fa gestivano l’erogazione dell’acqua siciliana sono stati scalzati.
Infatti, adesso, una gara d’appalto ha aggiudicato la gestione ai privati per
30 anni, nella fattispecie alla Società metropolitana Acque Torino e alla società
Acque Potabili. Una conferenza di servizi dei comuni interessati all’erogazione
dell’acqua a Palermo, ha visto anche il benestare alla privatizzazione del sindaco
di Rifondazione comunista Bolognetta.
In Puglia l’ex presidente
dell’Acquedotto pugliese, Riccardo Putrella, ha ingaggiato una dura battaglia
che ha rimesso in discussione la gestione privatistica dell’Aqp. Lo scontro
aveva come oggetto la richiesta di Petrella di eliminare la Spa per restituire l’acquedotto
alla gestione diretta della Regione Puglia. Successivamente Vendola ha indotto
alle dimissioni Petrella e l’ha sostituito con Ivo Monteforte, protagonista della
privatizzazione della società dei servizi pubblici di Pesaro.
La nascita dei comitati "Acqua bene comune" ed il ruolo PdAC
La spinta privatizzatrice dei
servizi pubblici di questo governo, rappresentata dal ministro per gli affari
regionali Linda Lanzillotta (e dal suo decreto), dovrebbe riguardare anche la
gestione del settore idrico, nonostante alcune fonti governative affermino il
contrario. Sta di fatto che la mobilitazione dei comitati per l’acqua ha spinto
il governo Prodi a ritardare questo processo. L’esecutivo ha costituito un
comitato di ministri che punterà probabilmente a dilazionare la
privatizzazione.
La fase delle liberalizzazioni e delle
privatizzazioni di questo Governo è ormai in fase avanzata. Localmente il business dell’acqua sta avendo
un’accelerazione ampissima. Manca ancora una normativa nazionale che obblighi
le società pubbliche alla loro trasformazione in società private. Il governo
Prodi sta provvedendo a tal fine.
I comitati per l’acqua bene
comune, pur avendo una piattaforma limitata, hanno comunque il pregio di
rimettere al centro della discussione politica la necessità di una vertenza
generalizzata sul territorio per la ripubblicizzazione dell’acqua e della sua
gestione.
La costituzione di un comitato
nazionale, all’interno del quale il PdAC è presente, si pone l’obiettivo di
costruire un fronte unico di forze politiche e sociali che si contrappongano nettamente
alle spinte privatizzatrici del governo Prodi. Il PdAC, che sta impegnando i
suoi militanti in questa vertenza nazionale, ritiene assolutamente
indispensabile spingere questo fronte unico ad un’opposizione netta e coerente
nei confronti di questo governo e delle lobbies
affariste ad esso collegate che vanno in direzione del controllo di un bene
comune ed inalienabile nelle mani di pochi. L’escamotage
che il governo vuole utilizzare come cavallo di troia per mettere mano alla
privatizzazione è la separazione della proprietà dell’acqua (che rimarrebbe
pubblica) dalla sua gestione (che andrebbe ai privati). Il PdAC, insieme ad
altri movimenti ed associazioni, dice no anche alla gestione delle Spa,
ancorché pubbliche, e continuerà la vertenza fino alla ripubblicizzazione di
tutta l’acqua ed alla sconfitta del governo e dei suoi alleati confindustriali.
*Coordinatore provinciale Bat del comitato nazionale "Acqua bene comune"




















