Partito di Alternativa Comunista

Vicenza: no al progetto Dal Molin

Vicenza: no al progetto Dal Molin
Riconvertiamo le basi militari ad usi civili!

Patrizia Cammarata*

“La base americana di Vicenza? La posizione del governo è chiara: non c'è nessun problema politico nei confronti di una nazione alleata e amica come gli Stati Uniti”. A dichiararlo è il sottosegretario Giovanni Lorenzo Forcieri, l'uomo forte dei Ds, nelle questioni della Difesa (L'Espresso, 22 settembre).
A Vicenza, ricchissima città industriale, all’interno dell’affollato quartiere di S.Pio X sorge la caserma Ederle, dove “lavorano” i soldati americani che vivono con le famiglie in un villaggio blindato e vietato alla cittadinanza italiana. Gli Usa a Vicenza usufruiscono inoltre di due siti in provincia, a Tormeno e Longare. Mentre la base della Maddalena in Sardegna è dismessa e Camp Derby a Pisa è ridimensionato, gli Usa sono intenzionati a dirottare ingenti risorse su Vicenza, città del Nord-Est, per la costruzione di una nuova base militare all’aeroporto Dal Molin, per la ristrutturazione della base già esistente (l’Ederle), per la costruzione di un ospedale, scuole, alberghi e di un villaggio residenziale per i soldati e le loro famiglie, soldati che dagli attuali 2.900 aumenteranno a poco meno di 5.000.
L’Espresso nel suo inquietante articolo parla del Dal Molin come “base più importante. Da dove partirà ogni attacco in Medio Oriente. E forse in Iran (…)Il Pugno di combattimento, (…) il cuore e il cervello della risposta bellica di pronto intervento sull’intero scacchiere mediorientale, Iraq e Afghanistan inclusi”.

Il coordinamento dei comitati per il NO e le manifestazioni

La risposta a questo progetto è stata la nascita di numerosi comitati per il NO che, insieme all’Osservatorio contro le servitù militari, ha promosso da subito una petizione popolare contro il progetto raccogliendo più di diecimila firme e facendosi promotore di varie iniziative, fra le quali manifestazioni, occupazione di rotatorie, blocco della circolazione in prossimità della fiera durante la manifestazione “Orogemma”, assemblee pubbliche, convegni con la presenza di rappresentanti dei comitati a livello nazionale, conferenze stampa (la più recente invadendo pacificamente l’area dell’aeroporto). D’enorme successo anche mediatico (la trasmissione di Santoro “Anno Zero” ha dedicato una serata in diretta) la manifestazione in Piazza dei Signori, sotto il Consiglio Comunale, la sera del 26/10/2006, quando il Consiglio si è pronunciato per un sì al progetto.
Il collettivo di Vicenza di Progetto Comunista-Rol partecipa e collabora attivamente al lavoro dei comitati ma è al contempo teso affinché l’opposizione alla nuova base non sia solo un argomento “urbanistico”, ma diventi un’opposizione alla guerra, all’imperialismo e un’occasione per smascherare la continuità del governo attuale di centrosinistra con la politica internazionale del precedente governo di centrodestra. A dire il vero su quest’argomento ormai è come aprire una porta sfondata. Molti componenti dei comitati, infatti, egemonizzati nel primo periodo dal centrosinistra locale che li illudeva che il governo sarebbe stato sensibile alla pressione esercitata dai parlamentari e partiti locali e che scaricava la responsabilità solo sull’amministrazione cittadina di centro-destra, ora scoprono “il tradimento” dei loro rappresentanti istituzionali.

I sindacati. La Cub e la Cgil

I sindacati che si schierano contro la realizzazione della base sono la Cub e la Cgil. La posizione della Cub è coerente, poiché questo sindacato a Vicenza è sempre stato partecipe o promotore d’iniziative contro la guerra, compresa la guerra “umanitaria” del 1999 quando ad aiutare gli Usa a sganciare le bombe sulla testa dei lavoratori serbi (ricordiamo la Zastava) era il governo di centrosinistra di D’Alema. Sulla questione Dal Molin la Cub si sta spendendo con gran generosità, mobilitando iscritti e militanti e partecipando attivamente al lavoro dei comitati. L’opposizione della Cgil vicentina al progetto, e la presenza alle iniziative contro la nuova base, è stata un avvenimento non scontato per chi ricorda il silenzio che la Cgil mantenne nel 1999 con il governo amico. Ciò nonostante quest’opposizione, per un lungo periodo, si è concretata di fatto solo con la richiesta di un referendum cittadino, in linea con i partiti di centrosinistra.

La battaglia di Progetto Comunista-Rol nella Cgil

Per noi di PC-Rol era sempre più chiaro che la Cgil stava mettendo in atto un’azione di mera “copertura a sinistra” del centrosinistra in crisi. Da quest’analisi è partito l’intervento dei nostri compagni veneti con ruoli negli organismi dirigenti della Cgil che il 24 ottobre pubblicano sulla stampa locale il seguente comunicato: “Leggiamo con stupore l'appello al sindaco di Vicenza Hullweck, in vista del consiglio comunale della città, da parte del compagno Oscar Mancini, segretario generale Cgil Vicenza, per un referendum sulla questione della nuova base militare. Referendum che, Mancini lo sa benissimo, non sarà possibile per tempi tecnici prima del 2007 e che avrà solo potere consultivo in quanto trattasi di politica internazionale sulla quale la risposta definitiva può darla solo il governo nazionale dell'Unione, di centrosinistra. Il governo si è espresso per bocca del ministro Parisi ritenendo la richiesta (della nuova base NdR) 'coerente e compatibile' con la linea politica e militare del nostro paese. Compito della Cgil è mobilitare oggi i lavoratori assieme a tutte le forze della sinistra, sociali e sindacali, a cominciare dai “Comitati per il NO" al Dal Molin e alla RdB-Cub di Vicenza, contrari alla nuova base militare statunitense. La Cgil, anziché fare appelli al sindaco forzista di Vicenza, deve mobilitare i suoi militanti e la sua organizzazione per un'informazione capillare nei luoghi di lavoro (attraverso assemblee e volantinaggi) e partecipare attivamente alle manifestazioni di protesta che si susseguono in questo periodo. La Cgil non può nascondersi dietro i comitati sulla questione del referendum, né relegarsi al ruolo d’ammortizzatore delle lotte sociali giocando a nascondino con il 'governo amico' su una questione cosi importante, com’è avvenuto durante la guerra in Jugoslavia, limitandosi ad invocare democrazia e senso di responsabilità. Quello che chiedono migliaia di lavoratori e centinaia d’iscritti a Vicenza e nel Veneto è di essere conseguenti nei fatti con il suo pronunciamento per un NO alla base”.
Il comunicato ha rappresentato un vero terremoto nella Cgil vicentina e nei media locali e, anche se la burocrazia sindacale ha fatto subito quadrato intorno al segretario di Vicenza, ha ottenuto il concreto risultato di far sì che dal giorno dopo nei posti di lavoro cominciassero ad entrare volantini informativi sulla questione Dal Molin e che gli stessi esponenti della Cgil dichiarassero in una pubblica assemblea che “in seguito alla pressione ricevuta da nostri iscritti da oggi la Cgil entrerà pesantemente sulla lotta contro la base e sarà presente nelle manifestazioni e nei luoghi di lavoro con assemblee e volantinaggi”.

I sindacati e i partiti

Gli Usa avrebbero minacciato di chiudere anche l’Ederle se non si dovesse rendere concreto l’ampliamento richiesto. All’interno della caserma Ederle lavorano 744 dipendenti italiani e vige il veto ad iscriversi alla Cgil e al sindacalismo di base; i sindacati ammessi e ai quali i lavoratori sono iscritti sono Cisl e Uil che, guarda caso, si dichiarano da subito favorevoli alla nuova base, organizzano i lavoratori in un Comitato per il SI all’ampliamento e raccolgono diecimila firme che consegnano al sindaco forzista (che le contesta poiché la petizione non specifica da nessuna parte che i firmatari del documento sostengano esplicitamente il progetto, mentre è citata solo la difesa dei posti di lavoro).
Le forze politiche dell’Unione vicentina (compresa Rifondazione) firmano un ordine del giorno di contrarietà al progetto anche se il diessino Poletto in un’intervista chiarisce che l’opposizione “al nuovo insediamento militare Usa non è di natura ideologica, ma di tipo pragmatico”. E ogni tanto qualcuno, attraverso la stampa, lascia intendere che forse in un’altra area (ad esempio Vicenza Est) la cosa potrebbe essere accettata. Eventualità questa rilanciata dalla Presidente della Provincia della Lega, la quale, inoltre, deve fare i conti con una frangia di dissidenza all’interno del suo partito.
Il 27 settembre il Ministro della Difesa Parisi, in diretta televisiva alla Camera, risponde a tre diverse interrogazioni da parte di parlamentari locali della sua maggioranza e dichiara: “Movendo dallo spirito d’amicizia che contraddistingue il rapporto d’alleanza tra Italia e Stati Uniti, il Governo ritiene che la richiesta avanzata resti coerente e compatibile con la linea politica e militare del nostro paese”. All’indomani di queste dichiarazioni, Ezio Lovato, segretario provinciale di Rifondazione, dichiara candidamente alla stampa: “Sul programma dell’Unione si parla delle riduzioni delle servitù militari. Che fine ha fatto quell’intenzione?”... e rilancia l’idea del referendum. Numerosi esponenti del centrosinistra, dopo la delusione che il discorso del ministro Parisi ha suscitato in gran parte dell’elettorato che si sta battendo contro il progetto, cercano di uscire dalla situazione di crisi premendo per il referendum nonostante la campagna referendaria, per quanto riguarda l’informazione, sarebbe in gran parte gestita dal quotidiano locale, “Il Giornale di Vicenza”, giornale letto dalla stragrande maggioranza dei vicentini ed unica testata italiana invitata dagli USA a Bruxelles dove si prepara il super-vertice di Riga.

Il voto del Consiglio comunale

A dare una spallata alla situazione interviene, dopo un incontro a Roma con il sindaco di Vicenza, il ministro Parisi che chiede che il Comune di Vicenza si esprima, nonostante sia perfettamente consapevole del fatto che a Vicenza l’amministrazione di centrodestra, favorevole all’insediamento, avrebbe avuto senza problemi la maggioranza in caso di voto in Consiglio comunale.
Il 26 ottobre si tiene un Consiglio comunale “blindato”. Ammessi come pubblico sono solo venti persone per il comitato del SI e 20 persone per il comitato del NO. Quest’ultime, compresa chi scrive, non accettano di partecipare intendendo delegittimare in questo modo il Consiglio e restando in piazza con i numerosi e rumorosi manifestanti. La Tv locale è invitata per una diretta televisiva e i vicentini sono invitati a rimanere a casa davanti la televisione.
In una situazione di gran mobilitazione e partecipazione da parte della cittadinanza esclusa dal dibattito, ma che si è fatta sentire in un modo inconsueto per una città come Vicenza, con la polizia in forza “da stadio”, con una diretta televisiva (Santoro) che ha portato nelle abitazioni di tutta Italia la lotta di Vicenza, è arrivato il sì della maggioranza di centrodestra. Ora la decisione definitiva tocca al ministro Parisi e al governo Prodi. Ora più che mai il dissenso deve manifestarsi con la mobilitazione.

Le mobilitazioni si moltiplicano

Il fronte unico per la lotta contro l’insediamento della nuova base si amplia di giorno in giorno. Negli ultimi giorni si schierano per il No i sindaci di Caldogno e Dueville, ma è soprattutto la lotta popolare che si allarga. Il 2 dicembre è prevista un’imponente manifestazione europea a Vicenza contro il progetto. Gli strumenti d’informazione sono in mano ai poteri forti e l'opposizione alla missione coloniale in Libano e la richiesta di chiusura e riconversione delle basi militari Usa non hanno voce in parlamento: la devono trovare nelle piazze e nei luoghi di lavoro. Come PC-Rol siamo impegnati in questo senso partecipando attivamente a questa lotta. I posti di lavoro, la loro sicurezza e stabilità non si difendono come fanno la Cisl e la Uil vicentine, ma lottando ed organizzando i lavoratori perché le basi militari siano chiuse e i posti di lavoro della base e dell’indotto siano riconvertiti in lavori stabili e sicuri.

Vicenza, 28 ottobre 2006

*Coordinatrice di Pc-Rol a Vicenza



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