Partito di Alternativa Comunista

Rifondazione comunista e la finanziaria

Rifondazione comunista e la finanziaria
Un partito di governo che tradisce le lotte

Pia Gigli

L’impianto generale della prima finanziaria del governo Prodi che sarà approvata nei prossimi mesi, così come analizzato da Pc – Rol in più occasioni, rappresenta un attacco immediato alle condizioni di vita delle masse popolari e dei lavoratori. Il governo Prodi nato con il sostegno della borghesia italiana ha un’unica missione, quella di garantire al capitale di poter sopravvivere alla sua crisi facendone pagare i costi al proletariato e, contemporaneamente, di mantenere la pace sociale. Il compito di Rifondazione, dei partiti della sinistra cosiddetta “radicale” e dei sindacati confederali, che finalmente con questo governo sono tornati al tavolo di concertazione, è proprio quello di controllare e ammortizzare la lotta di classe.
Nell’ultimo Cpn Giordano e i dirigenti di maggioranza, pur sostenendo che la finanziaria “non è la nostra”, hanno difeso il “ruolo decisivo” del Prc nell’ aver escluso dalla finanziaria la riforma delle pensioni, nell’aver bloccato i tagli nella pubblica istruzione, nell’aver aumentato le risorse per il rinnovo dei contratti e nell’aver previsto la stabilizzazione di una parte consistente dei precari del pubblico impiego. In realtà la riforma della previdenza è stata soltanto rimandata: da gennaio si aprirà un tavolo di concertazione con le parti sociali sulla base di un “memorandum”, già firmato dai sindacati concertativi, che prevede l’innalzamento dell’età pensionabile e la revisione dei coefficienti pensionistici (se ne parla in altra parte del giornale); sono aumentati i finanziamenti alle scuole private e c’è una riduzione di spesa di 4,5 miliardi per scuola e università; le risorse per i contratti del pubblico impiego sono del tutto insufficienti e la stabilizzazione dei precari riguarda un limitatissimo numero a fronte di 350.000 unità. A ciò si aggiunga il fallimento nelle richieste che il Prc ha fatto di “spalmare” la manovra in due anni e di ridurre l’entità della manovra finanziaria che invece è lievitata fino a 40 miliardi.
Se il trionfo del ruolo negoziale del Prc è stato abbondantemente smentito dall’evidenza della finanziaria, le reali intenzioni “riformatrici” (leggi “di massacro sociale”) della maggioranza di governo sono emerse con dichiarazioni come quella di Morando (esponente dell’area liberal DS) che ha detto, senza problemi, come in tema di enti locali e sanità, la finanziaria già ora prevede “interventi strutturali che realizzano risparmi crescenti” e che gli interventi sulla previdenza e sulla pubblica amministrazione sono solo “rimandati” a gennaio 2007, quando verranno fatti ingoiare ai lavoratori e alle masse popolari con buone dosi di concertazione.
Lo stesso ministro Damiano dichiarando che da gennaio si apriranno i tavoli di concertazione sulle pensioni e quello sul mercato del lavoro e sugli ammortizzatori sociali, pensa che alla fin fine: “La maggioranza è composita ma al suo interno ci sono gli stessi uomini che hanno trovato punti di sintesi qualitativa nel programma e nell’azione di governo come nella politica estera che pareva a tutti un ostacolo insormontabile”. Facendo così intendere che chi oggi sulla finanziaria si dimostra critico, sarà più accondiscendente in seguito, come è già avvenuto ad esempio per le missioni imperialiste in Afganistan e in Libano.

Partito di governo e di lotta

Nell’ultimo Cpn tutte le componenti del partito hanno proposto di dare battaglia in parlamento con l’attività emendativa e nel paese con il conflitto sociale. Ecco rispuntare il partito di “lotta e di governo” con l’inevitabile groviglio di contraddizioni. In primo luogo, viene accettata la proposta di Prodi che, al fine di ridurre e blindare gli emendamenti nella futura discussione parlamentare e per non intaccare l’impianto della finanziaria, ha istituito gruppi di coordinamento tra governo e gruppi parlamentari: quale sarà allora la battaglia parlamentare del Prc per cambiare la finanziaria? In secondo luogo, forse dando per scontato che realisticamente sarà difficile produrre modifiche sostanziali alla finanziaria, la questione viene spostata su un altro piano. Infatti, Giordano dice che “si tratta di andare oltre. Di affrontare davvero nel merito qual è l’Italia che vogliamo costruire, che la nostra politica può aiutare a costruire”. Insomma, rivela lui qual è la vera “missione che il governo deve scoprire dentro se stesso” e propone allora “un’altra crescita, un’altra economia, quali energie, quali consumi, quale rapporto umanità-ambiente”.
Convincere il capitalismo della necessità di una “nuova economia”, di fare produzioni non energivore, non inquinanti e rispettose dei diritti del lavoro: si tratta di realizzare un capitalismo “buono” che esiste soltanto nella fantasia di Giordano. E’ una proposta impossibile che però permette a Rifondazione di stare nei giochi, di spartirsi le briciole e allo stesso tempo di contenere il dissenso sociale con continue mosse di rilancio. Allora anche le lotte sociali vengono irregimentate dentro questa cornice e dunque restano inoffensive e di immagine.
Esempio lampante è la posizione del Prc rispetto alla manifestazione del 4 novembre contro la precarietà. Rifondazione ha preso le distanze dalla dichiarazione dei Cobas (che, in questo caso, ha avuto il pregio di riaggiornare la piattaforma della manifestazione attaccando la finanziaria ed il governo), dimostrando di volersi accreditare come la forza che meglio di altre difende il governo: la manifestazione si può accettare solo se inoffensiva, se rimane “folcloristica” (come richiede l’armamentario della sinistra radicale), se fa finta di esercitare una qualche pressione, dal momento che questo governo non ha alcuna intenzione di eliminare la precarietà né di abolire la legge 30, la riforma Moratti e la legge Bossi-Fini.
Giordano, in occasione di un incontro sulla Sinistra Europea con i portavoce del gruppo Die Linke tedesco, chiarisce quale è la natura della manifestazione: “una manifestazione né contro né a favore del governo, perché Rifondazione non ha governi amici né governi nemici. Quello del 4 novembre è un corteo contro la precarietà che dilaga, che cambia le relazioni umane, cambia il ‘tipo umano’ del nostro tempo”. Si tratta è evidente di una manifestazione di riflessione di tipo antropologico e sociologico sulla natura della società post-moderna. Ancora più eloquente è il fatto che mentre i dirigenti della maggioranza del Prc fanno appello al rispetto del programma dell’Unione e agitano il pericolo del neocentrismo e della grande coalizione, e il ministro Ferrero dichiara sul Corriere della Sera del 30 ottobre: “il premier ha detto che la bibbia è il programma”, la maggioranza risponde, sullo stesso giornale, per bocca del ministro Chiti: “il programma non è il vangelo, fatti nuovi possono intervenire e troveremo un punto di convergenza. Chi dice che la spinta riformista è esaurita è perché non vuole fare le riforme. Le prime liberalizzazioni sono già legge, a gennaio si aprirà il tavolo sulla previdenza”.

Le sinistre interne

In questo panorama le sinistre interne continuano ad agitare, in un gioco delle parti sempre più sclerotizzato, inefficaci opposizioni alla linea di maggioranza. Nell’ultimo Cpn l’area dell’Ernesto, critica sulla finanziaria ma lungi dalla prospettiva di abbandonare il governo, ha proposto che il Prc si attrezzi per un duro confronto nel Parlamento e nel Paese, che incalzi l’esecutivo con una efficace iniziativa politica ed una forte mobilitazione sociale per ridurre il peso dei tagli e per cancellare le misure più odiose. Per quanto riguarda il progetto della Sinistra Europea ha paventato lo scioglimento di Rifondazione comunista in concomitanza con la costituzione di un altro partito che decreti la sparizione del nome e dei simboli comunisti e ha proposto una forte aggregazione delle forze parlamentari del 15% (si tratta evidentemente di Rifondazione Comunista, Comunisti italiani, Verdi e sinistra Ds) per un’operazione culturale e parlamentare nel quadro di un coordinamento delle forze della sinistra di alternativa che in Europa si collocano alla sinistra delle socialdemocrazie.
Anche Falce e Martello, critica sulla finanziaria, non pone il problema dell’uscita dal governo. L’area di Sinistra Critica ha proposto la messa in discussione della presenza del partito al governo nel caso non vengano accolte le rivendicazioni indispensabili di modifica della finanziaria da perseguire nelle lotte e in Parlamento. Sono richieste avanzate propagandisticamente nel tentativo di conservare il consenso della loro base di riferimento e che non potranno avere alcun accoglimento dal momento che la maggioranza del partito non intende dare ultimatum di sorta al governo. Piuttosto c’è da chiedersi: cosa faranno i parlamentari di Sinistra Critica quando si tratterà di votare la finanziaria del governo Prodi? Inoltre per Sinistra Critica il percorso della Sinistra Europea potrebbe prefigurare un superamento della storia e dell’identità del Prc e posizionare la costruzione di un nuovo partito nell’orizzonte politico e culturale della sinistra socialdemocratica facendo venir meno l’obiettivo di una sinistra anticapitalistica e compiutamente di classe. Si tratta anche in questo caso solo di richiami di tipo identitario e simbolico.
Tutte le aree pur dichiarando la loro insoddisfazione rispetto alla finanziaria e criticando i caratteri del percorso di costruzione della Sinistra Europea, non pongono il problema della rottura con il Prc. Fanno appello ai movimenti di massa per farli irrompere nell’azione di governo ma la realtà vera mostra come i movimenti hanno avuto una battuta d’arresto da quando il Prc è al governo. Su versanti diversi e sempre con maggiore difficoltà le aree critiche tendono a mantenere militanti e iscritti sempre più disorientati e passivizzati, in un partito che si sta sfaldando dal punto di vista politico ed organizzativo. Un partito però, che ai gruppi dirigenti delle cosiddette aree critiche continua ad assicurare incarichi di governo e di partito, e dal quale, protetti e senza dare troppo fastidio, si possono rilanciare istanze identitarie o di movimento che nulla hanno a che fare con un processo reale di ripresa della lotta di classe.
Ai militanti onesti di maggioranza e delle aree critiche diciamo di abbandonare il Prc e di partecipare, a partire dall’opposizione al governo Prodi e alle sue finanziarie, al percorso costituente di un nuovo partito realmente comunista, cioè indipendente dalla borghesia e dai suoi governi.

31 ottobre 2006



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