Partito di Alternativa Comunista

Perch

Verso il congresso nazionale fondativo
Perché è indispensabile un nuovo partito

Francesco Ricci

Quando leggerete questo giornale saranno iniziati i primi congressi cittadini che si concluderanno in dicembre. Nei primi giorni di gennaio i delegati eletti localmente si riuniranno per gli atti costitutivi di un nuovo partito che è urgentemente necessario.
Tutto ciò che accade, tanto in Italia come nel resto del mondo, da Roma a Oaxaca, dimostra che senza un partito rivoluzionario internazionalista ogni lotta è destinata a essere sconfitta, lasciando vincitrice la borghesia e i suoi alleati "riformisti".

Se guardiamo ai fatti di queste settimane troviamo conferma di questa esigenza e della strada che abbiamo imboccato. A ogni piè sospinto dovremmo ripetere:
noi lo avevamo detto.


Il governo Prodi si è rivelato il miglior amico dei padroni. Con la sua Finanziaria difende in Italia quegli stessi interessi capitalistici che le sue truppe (che altri chiama "i nostri ragazzi") difendono in armi nelle missioni all'estero. E mentre taglia quel poco che è rimasto dello stato sociale, già prepara con la complicità delle burocrazie sindacali il sacco delle pensioni. Nessun governo è mai riuscito a fare tanto per la borghesia in così poco tempo.
Noi lo avevamo detto che i governi borghesi fanno le politiche della borghesia.

Rifondazione Comunista non condiziona il governo e le sue politiche ma è viceversa condizionata dalla sua partecipazione al governo. Il partito "di lotta e di governo" è già stato divorato da quello che la Gagliardi ha definito grottescamente "il governo di lotta e di mediazione". Sono bastati pochi mesi per trasformare l'intero gruppo dirigente in un plotone di complemento di Prodi. I migliori cantori del governo, i più grandi seminatori di illusioni sono tutti lì, in viale del Policlinico.
Noi lo avevamo detto che i partiti di sinistra se vanno al governo non possono fare altro che tutelare gli interessi delle classi dominanti.

Fino a qualche mese fa (ma qualcuno ci prova anche adesso) c'era chi vendeva le stesse illusioni governiste coprendole con la promessa di "più lotte" per poter "condizionare" il governo. Ora chiunque può vedere che non solo le lotte stentano a costruirsi su scala nazionale in assenza di un punto politico di riferimento ma è Rifondazione ad ostacolarle in ogni modo.
La vicenda del 4 novembre è da questo punto di vista esemplare: dopo la polemica con i Cobas (che è servita come scusa alla Cgil per defilarsi), Rifondazione ha usato tutto il suo peso... per spiegare che la manifestazione non era contro il governo e la sua Finanziaria ma solo "contro la precarietà", come se la precarietà fosse pioggia che cade dal cielo e non appunto il prodotto delle politiche del governo. Paolo Ferrero (che senza vergogna fa il ministro della Solidarietà sociale in un governo di rapinatori) lo ha detto chiaramente: dobbiamo "partecipare al corteo per evitare che tali posizioni acquistino egemonia". Quali posizioni? Quelle di "chi è dichiaratamente contro il governo." (1)
Noi lo avevamo detto che l'espressione "agenti della borghesia in seno al movimento operaio" che Lenin usava cent'anni fa non è per niente invecchiata.

Le minoranze del Prc vengono trascinate in questa deriva, senza possibilità di ostacolarne il corso. Votano la Finanziaria e le missioni militari; al più possono, di tanto in tanto, non partecipare a una votazione: ma a patto che ciò non ostacoli realmente il governo che anche loro sostengono. I loro gruppi dirigenti, per convincere i militanti riluttanti a rimanere nel partito, promettono grande battaglia... al prossimo congresso. Ma congresso di quale partito? I circoli si sono fermati (per non disturbare il governo) e i militanti torneranno a casa se non riusciremo tutti insieme a costruire un nuovo partito.
Noi lo avevamo detto che non c'era più spazio per una battaglia nel Prc e per questo (non certo per impazienza) ne siamo usciti, dopo avervi condotto all'interno una battaglia anti-riformista per quindici anni.

La deriva politica del Prc è stata costruita sapientemente dal gruppo dirigente bertinottiano negli anni, in un certosino lavoro di sostituzione di ogni riferimento di classe con i rifiuti dell'ideologia dominante. Ma nemmeno le minoranze sono rimaste immuni da questo virus. Per rendersene conto basta leggere su questo stesso numero il corsivo che dedichiamo a Erre-Sinistra Critica e al rapporto di amicizia di Malabarba con gli spioni del Sismi.
Noi lo avevamo detto che non c'è politica indipendente se ci si limita a fare l'"area critica" in un partito governista.

Il Pcl ferrandiano (che in teoria lavora come noi alla costruzione di un nuovo partito comunista) ha rinviato (forse al 2008, forse chissà) il suo congresso, anche se continua a fantasticare con i numeri, parlando di "centinaia di migliaia di adesioni" che se fossero vere (anche solo per la centesima parte) renderebbero urgente un primo congresso fondativo. Ma queste migliaia di militanti nessuno riesce a incontrarle, in nessuna città. L'unica cosa vera è che un guru e il suo gruppo, nella più totale assenza di strutture locali e di organismi nazionali, cerca di raggruppare attorno al suo ego chiunque si dichiari antibertinottiano. La mancanza di una base politico-programmatica rivoluzionaria hanno come effetto che sotto la stessa bandiera si raccolgono (peraltro pochi) sostenitori di posizioni inconciliabili. Aspiranti assessori e compagni giustamente contrari alla partecipazione alle giunte; burocrati sindacali e militanti in buona fede; stalinisti e maoisti dichiarati e trotskisti. In questo amalgama indigesto, il leader è già stato messo nuovamente in minoranza in alcune regioni. Il calo di visibilità mediatica ha fatto il resto e quel progetto è nei fatti già naufragato.
Noi lo avevamo detto che senza basi leniniste non si costruisce un partito comunista.

In ogni angolo del mondo esplodono lotte, anche a carattere rivoluzionario (come è il caso di Oaxaca in Messico, di cui parliamo in altre pagine). Ma l'assenza di partiti trotskisti e di un'internazionale rivoluzionaria non consentono a queste esperienze di vincere e di estendersi.
Noi lo avevamo detto che bisogna lavorare contemporaneamente alla costruzione del partito in Italia e internazionalmente.

Ma se avevamo detto e previsto tutto ciò non è perché siamo particolarmente bravi. E' solo perché parafrasando Newton siamo saliti sulle spalle di giganti: nel suo caso Keplero e Galileo, nel nostro Marx, Lenin, Trotsky e i tanti rivoluzionari anonimi che hanno lottato e hanno elaborato il marxismo in questi centosessant'anni.
Il Manifesto a Tesi e lo Statuto che discuteremo nei nostri congressi locali e nel congresso nazionale fondativo sono in realtà un tentativo (speriamo riuscito) di ridisegnare quegli assi cartesiani del marxismo rivoluzionario che sono indispensabili per individuare una politica realmente comunista. Tanto più oggi a fronte del fallimento evidente non solo della socialdemocrazia ma anche di ogni altro tentativo in centristica oscillazione tra riforme e rivoluzione.
Gli strumenti marxisti di analisi della società divisa in classi (e delle politiche degli Stati borghesi e dell'imperialismo); la strategia del programma per il potere della classe operaia e la teoria della rivoluzione permanente; l'uso del metodo del programma transitorio per intervenire attivamente in ogni lotta, politica e sindacale, con l'obiettivo di sviluppare la coscienza rivoluzionaria dell'avanguardia: queste sono le basi di cui abbiamo discusso, che non appartengono solo a noi ma a chiunque, a prescindere dal suo percorso individuale, voglia costruire una prospettiva socialista oggi e dunque sa che per fare questo occorre un partito.

Sì, perché un nuovo partito comunista è davvero necessario, indispensabile.
Dal nostro congresso di gennaio non nascerà il partito già pronto e finito: a noi non manca il senso della misura (e, a differenza di altri, non pensiamo di essere Napoleone). Ma avremo fatto un passo avanti molto importante. Avremo gettato le prime fondamenta di quel partito. La crisi congiunta del capitalismo e della socialdemocrazia (cioè di ogni ipotesi di preservare il capitalismo con l'illusione di una sua riforma) ci offriranno nella prossima fase nuovo e ulteriore spazio per la costruzione del partito, nel corso delle lotte che si svilupperanno (e che noi cercheremo di alimentare) contro l'attacco che la borghesia e il suo governo stanno sferrando al movimento operaio italiano.
Se sapremo lavorare bene, i primi risultati che abbiamo conseguito (una presenza in crescita in tante città; una struttura organizzativa funzionante; dei mezzi di comunicazione collaudati; un patrimonio di militanti e di forze giovani) daranno i loro frutti nelle prossime fasi dello scontro di classe. Come scriveva Lenin, il potere di qualche centinaio di militanti organizzati in un partito è superiore a quello di alcune migliaia privi di un programma rivoluzionario e di un partito coerentemente comunista.

(1) M. Bonaccorsi: "Il ministro Ferrero: 'Un forte movimento per obbligare il governo a rispettare il programma'.", Liberazione, 1 novembre 2006.



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