Partito di Alternativa Comunista

Immigrazione: un terreno centrale per i rivoluzionari

Immigrazione: un terreno centrale per i rivoluzionari
La politica di sfruttamento del governo (e del Prc); i nostri compiti

Leonardo Spinedi

Dopo anni di vuota retorica sul razzismo e l’inciviltà della legge Bossi-Fini in materia di immigrazione, il governo Prodi si prepara ad attuare una politica di continuità col centrodestra anche su questo terreno; illuminanti in questo senso sono state le recenti dichiarazioni di Giuliano Amato e del ministro Paolo Ferrero, che senza un minimo di vergogna hanno illustrato le reali volontà del governo e, ci sia consentito dirlo, la totale inconsistenza della “solidarietà sociale” cui il buon Ferrero si dedica in cambio di qualche centinaia di migliaia di euro l’anno.

L’immigrazione è un problema di classe

Prescindendo per ora dall’operato del nostro ministro equo e solidale, cerchiamo di inquadrare il vero problema: la questione dei flussi migratori è strettamente legata alla necessità dei paesi imperialisti di disporre di forza lavoro ricattabile a bassissimo costo da investire in mansioni pesantissime; questo perché la classe lavoratrice di questi paesi, pur subendo in questa fase un attacco violentissimo e senza precedenti negli ultimi cinquant’anni, gode ancora di quelle conquiste minimali (orario di lavoro, salario di sussistenza, diritti sindacali) derivate dalle lotte degli anni passate, in particolare del decennio ’60-’70, difficilmente attaccabili da parte della borghesia senza il rischio di enormi mobilitazioni sociali. Per questo è necessario disporre di un esercito industriale ed agricolo disposto a lavorare a ritmi letteralmente disumani per due soldi e nelle condizioni di estrema ricattabilità ottenute grazie alle legislazioni fortemente repressive. Tutto questo fa degli immigrati il settore più sfruttato della classe operaia, ridotto in una condizione di moderna ma non per questo meno spietata schiavitù; tutto il problema della regolamentazione dei flussi è legato a questa necessità del capitalismo, come si capisce bene anche dalle misure legislative (il nuovo governo ha annunciato che cambierà la vecchia norma secondo cui per entrare in Italia bisognava avere già un lavoro introducendo in buona sostanza delle “liste di collocamento” all’estero: si può essere più chiari?); anche il lavoro nero viene combattuto a parole ma sfruttato nei fatti, dai distretti industriali del nord come dalle imprese e dalle cooperative agricole al sud (recentemente ha fatto scandalo un servizio pubblicato su L’Espresso che trattava delle condizioni disumane dei braccianti pugliesi - in massima parte immigrati - impiegati nella raccolta di pomodori).
Da questo quadro possiamo trarre la prima importane considerazione: non è possibile combattere seriamente la discriminazione razziale e lottare conseguentemente per i diritti sociali dei migranti senza porre il problema della distruzione del capitalismo, poiché come abbiamo visto lo sfruttamento selvaggio della manodopera di questi uomini e donne è un’intima necessità del capitalismo stesso; ed ancora, possiamo capire molto bene che l’assistenzialismo (propinato nella forma più ipocrita e disgustosa proprio dai ministri di questo governo di macelleria sociale) non potrà mai rappresentare una risposta efficace a questi problemi, ma semmai è in massima parte un palliativo utile alla borghesia per contrastare le già deboli forme di lotta messe in campo da questo settore sociale, definibile senza timore di esagerare quello degli schiavi del ventunesimo secolo.

L’ipocrisia della sinistra di governo

E proprio l’assistenzialismo tipico della sinistra istituzionale ha subito una mutazione con l’ingresso nel governo Prodi, trasformandosi in basso cinismo: ecco dunque il ministro Ferrero spiegarci giorno dopo giorno, con un frasario degno di un questore, che la legge Bossi-Fini non va abrogata (come chiesto per anni ed anni dagli immigrati scesi in piazza, dai movimenti e, strumentalmente, dallo stesso Prc allora all’opposizione) ma superata, il che vuol dire resa più efficiente e tutt’al più modificata in qualche dettaglio di secondo piano, ma non messa in discussione nel suo impianto generale (il che del resto sarebbe curioso, dato che quella legge è a sua volta in continuità con la Turco-Napolitano varata dal primo governo Prodi); ecco che la sacrosanta rivendicazione una volta condivisa a parole da tutta la sinistra radicale e vergognosamente utilizzata da Vendola in campagna elettorale della chiusura immediata dei Cpt − veri e propri lager dove gli immigrati in attesa di espulsione marciscono per mesi in condizioni sanitarie da quarto mondo − viene abbandonata per lasciare il posto a quelle certamente più compatibili e “responsabili” della creazione di osservatori parlamentari su queste carceri disumane e dell’apertura di tavoli di confronto da cui le associazioni di immigrati sono puntualmente escluse (e poi confronto su cosa? su quante centinaia di uomini, donne e scorpioni condividono un unico bagno alla turca col caldo a quaranta gradi?).
Come si vede ancora una volta, non c’è pressione di sinistra in grado di condizionare la politica di un governo borghese (verrebbe da dire neppure quando si sorpassa il limite della crudeltà). È invece vero l’opposto: l’appartenenza ad un governo borghese condizione la politica della sinistra, che si trova a difendere gli interessi della classe che il governo rappresenta, interessi assolutamente opposti ed inconciliabili con quelli dei lavoratori e degli oppressi; in altre parole, la sinistra fa la stessa politica della destra in cambio di quattro poltrone sulla pelle dei lavoratori ed in particolare degli immigrati (e non si tratta di una metafora: oltre ai morti per annegamento sulle nostre coste, si pensi alle recenti e sanguinose repressioni della polizia di Zapatero). Questo è il cuore del problema.

Una risorsa enorme per i rivoluzionari

L’intervento sul terreno dell’immigrazione è certamente una delle priorità più urgenti per chi si pone sul terreno della costruzione di un partito marxista rivoluzionario; in primo luogo, come abbiamo già argomentato, si tratta del settore più sfruttato della classe, il che implica − anche se ovviamente non in maniera diretta e meccanica − una maggiore attenzione e sensibilità di questo settore alle posizioni conseguentemente anticapitaliste, a partire dalla difesa dei loro interessi materiali immediati che nessuna forza della sinistra governista è in grado neanche di fingere di avere a cuore, dato il loro clamoroso coinvolgimento nelle politiche di barbarie a cui abbiamo accennato sopra; si tratta di un caso in cui l’approccio transitorio (che lega cioè la lotta contingente alla prospettiva socialista) è incredibilmente “facilitato” rispetto ad altre realtà.
Ma c’è un altro aspetto che rende una volta di più fondamentale l’intervento in questo settore: la storica parola d’ordine del trotskismo della creazione di direzioni conseguenti nei paesi dipendenti e coloniali (cioè di direzioni comuniste rivoluzionarie, alternative a quelle piccolo borghesi e confessionali) può infatti trovare una prima traduzione pratica proprio nel lavoro di raggruppamento comunista tra gli immigrati, uscendo dal campo della vuota fraseologia in cui è stata confinata per decenni da tante sette sedicenti trotskiste del passato e del presente.
Su questo terreno è sicuramente di particolare interesse il percorso di lotta e organizzazione iniziato il 23 settembre a Bruxelles, con la riuscita manifestazione europea dei sans papiers , organizzata dall’ Associazione dei lavoratori immigrati di Spagna (Atraie), dall’Unione per la difesa dei sans papiers del Belgio (Udep) e dal Coordinamento nazionale dei sans papiers di Francia (Cnsp). In particolare Atraie, la principale tra le organizzazioni, quella che ha spinto con maggior insistenza per la creazione di un coordinamento internazionale dei lavoratori immigrati, è legata alla Lega internazionale dei lavoratori (la Lit-Ci), l’organizzazione trotskista internazionale (di cui fa parte anche il Pstu brasiliano) con cui Pc-Rol ha avviato un confronto.
Si è trattato di un primo importante passo avanti, compiuto a partire da rivendicazioni parziali ma avanzate, come la regolarizzazione senza condizioni di tutti i lavoratori senza permesso di soggiorno, il ritiro di tutte le leggi sull’immigrazione fino ad oggi varate, la libertà per tutti i lavoratori senza permesso di soggiorno arrestati, la chiusura immediata di tutti i centri di detenzione degli immigrati, l’abbattimento di tutti gli ostacoli e dei muri con la condanna dei responsabili politici e militari che hanno provocato la morte di lavoratori immigrati. È la dimostrazione che è possibile cominciare un lavoro serio in questa direzione, il lavoro al fianco dei proletari immigrati necessario per un avanzamento concreto della prospettiva socialista.



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