I lavoratori pressati tra finanziaria e accordi concertativi
Il governo Prodi realizza lo scippo del Tfr ed apre ai fondi pensione
Francesco Doro
Lunedì 23 ottobre, a palazzo Chigi, si è celebrata la cerimonia della firma tra Cgil, Cisl e Uil, Confindustria e governo dell’accordo sullo scippo del Trattamento di fine rapporto (Tfr) e il lancio della previdenza integrativa. Il nuovo assetto della previdenza integrativa sarà agganciato alla legge Finanziaria 2007 - che nel frattempo è lievitata fino a 40 miliardi di euro - ed entrerà in vigore dal 1 gennaio 2007. Romano Prodi sintetizza così il senso dell’accordo: “il sistema finanziario italiano potrà giovarsi di nuove risorse”, mentre il presidente di Confindustria, Luca di Montezemolo, può aggiungere soddisfatto “le aziende sono la categoria più beneficiata da questa finanziaria”.
Il governo, forte di questo accordo del 23 ottobre e del Memorandum d’intesa sulla revisione del sistema previdenziale (firmato da governo e sindacati i primi di ottobre) interviene pesantemente per rastrellare fondi destinati sia al rientro del deficit e del debito pubblico che al taglio del cuneo fiscale alle imprese.
Le pensioni e la Finanziaria
In Finanziaria sono previsti interventi sia in materia contributiva che su Tfr e pensioni integrative, un combinato che prefigura il definitivo smantellamento del sistema previdenziale pubblico. Si attua infatti un aumento dei contributi pensionistici: a carico dei lavoratori dipendenti dello 0,3%, circa 60-80 € l’anno e dei lavoratori parasubordinati dello 4,80% (dal 18,20% al 23 %). Su questi lavoratori precari, essendo i compensi decisi unilateralmente dalle imprese, il padronato scarica l’aumento dei contributi abbassando i salari.
Con l’accordo del 23 ottobre si realizza lo scippo del Tfr a partire dal 1 gennaio 2007 (con l’anticipo di un anno rispetto a quanto stabilito dalla riforma Maroni), mentre la previdenza integrativa comincerà ad essere operante dal 1 luglio 2007 per i lavoratori del settore privato. Da gennaio i burocrati sindacali, gli imprenditori e lo Stato daranno origine ad una vasta “campagna d’informazione” per convincere i lavoratori a versare il proprio Tfr ai Fondi pensione negoziali, gestiti di comune accordo da imprese e sindacati. Per i lavoratori che non segnaleranno la propria decisione entro il 30 giugno 2007, per il meccanismo del “silenzio-assenso”, il loro Tfr finirà automaticamente ai fondi pensione. Il Tfr “inoptato” (cioè quello che il lavoratore decide di non destinare ai fondi pensione) seguirà due percorsi: nelle imprese sotto i 50 dipendenti resterà dov’è e verrà restituito ai lavoratori al momento della pensione o del licenziamento; in quelle più grandi verrà dirottato, attraverso l’Inps, a un fondo del Tesoreria di Stato, a disposizione per il finanziamento delle opere infrastrutturali. Queste ultime imprese ottengono un fondo di garanzia a compensazione.
Il Tfr è salario differito dei lavoratori che non vengono nemmeno consultati, mentre quelli che più ci guadagnano da questo accordo sono le burocrazie sindacali, le aziende e il sistema finanziario.
Quello che si profila è la scomparsa, per i più giovani attualmente al lavoro e per quelli che ci andranno nei prossimi anni, della liquidazione, cioè di quella somma di denaro che fin qui veniva utilizzata dai lavoratori per le grandi spese familiari. Ma non è tutto: con il Memorandum d’intesa sulla revisione del sistema previdenziale, a essere messo in discussione è l’impianto complessivo della previdenza pubblica.
Il Memorandum della vergogna
Il “Memorandum d’intesa. Obiettivi e linee di una revisione del sistema previdenziale” le cui firme in calce – dei tre segretari confederali di Cgil, Cisl e Uil, di Romano Prodi e dei ministri Padoa Schioppa e Damiano – segnano un accordo concertativo ai massimi livelli, è costituito di appena due pagine, comprendenti nove punti sintetici e chiari che tracciano un percorso da gennaio a marzo 2007, tale da prefigurare la conclusione di quel processo di smantellamento della previdenza pubblica iniziato con la controriforma Dini nel 1995, e che già allora vide l’opposizione di larga parte dei lavoratori, ma anche il consenso del sindacato concertativo. L’atto d’intesa, dopo aver espresso una valutazione positiva del modello previdenziale introdotto dalla legge 335/95 (la Dini), con i due pilastri basati da un lato sul modello contributivo, un sistema di calcolo della pensione legato ai contributi effettivamente versati che nelle condizioni attuali del mercato del lavoro precario significano pensioni da fame, e dall’altro lato sulla pensione complementare integrativa con conseguente sacrificio del Tfr, passa a puntualizzare come decisivo il decollo della previdenza complementare. Proprio per questo, nei punti successivi, si ritiene necessario “allungare l’età pensionabile, anche mediante disincentivi all’uscita dal lavoro”; rivedere i rendimenti attraverso una revisione dei coefficienti, ossia un nuovo taglio del 6-8% delle pensioni che si aggiunge a quello già operato col sistema contributivo; estendere la previdenza integrativa anche al pubblico impiego.
Cgil, Cisl e Uil su Finanziaria e Fondi pensione
Negli stessi giorni in cui si elaborava il Memorandum e si poneva la firma sullo scippo del Tfr e sul lancio dei Fondi pensione, il presidente di Confindustria, Luca di Montezemolo, dopo essersi assicurato il taglio del cuneo fiscale (sul Corriere della Sera si stimano in 25 miliardi di euro i trasferimenti alle imprese previsti dalla Finanziaria), proponeva il “Patto per la produttività” basato su una maggiore flessibilità degli orari e dei salari, i primi crescenti, i secondi decrescenti. Un Patto rilanciato da Padoa Schioppa a nome del governo.
Cgil, Cisl e Uil hanno condiviso con il governo tutto il percorso che porterà al varo della Legge Finanziaria 2007, anzi le burocrazie sindacali si sono assicurate la compartecipazione alla torta delle pensioni integrative, settore su cui hanno investito.
Nel corso dell’elaborazione della manovra finanziaria, a fronte del grave attacco che si profilava alle condizioni di vita e di lavoro delle masse popolari e dei lavoratori fin dalla presentazione del Dpef, la sinistra sindacale in Cgil, la Rete 28 aprile, ha subito un andamento a zig zag. Nel Comitato Direttivo Nazionale della Cgil del 18 settembre, mentre la maggioranza approvava il “documento unitario di Cgil, Cisl e Uil sulla legge finanziaria 2007” gli esponenti della Rete 28 aprile presenti in quell’organismo si astenevano, capitolando così alla concertazione. Nel successivo Comitato Direttivo del 9 ottobre, mentre la maggioranza approvava un documento di sostanziale sostegno alla manovra finanziaria e al governo con l’astensione di due esponenti di Lavoro e Società, finalmente gli esponenti della Rete 28 aprile votavano contro, con motivazioni nel complesso condivisibili, ma prive dell'unica proposta politica e sindacale di lotta: lo sciopero generale contro il governo e la Finanziaria. Su questa parola d’ordine parteciperemo alla manifestazione del 4 novembre per l’abrogazione delle leggi precarizzanti.
La necessità di una risposta di classe
In questi giorni e settimane è cresciuta tra i delegati e i lavoratori la necessità di contrastare questo attacco ai lavoratori e alle masse popolari. La reazione dei delegati dell’Emilia Romagna non è stato un caso isolato, nei direttivi di categoria della Cgil, nelle Camere del Lavoro, innumerevoli sono gli interventi contro la Finanziaria, contro lo scippo del Tfr e contro il Memorandum, mentre rimane inevasa la richiesta di sciopero generale: dovrebbe essere compito della sinistra sindacale in Cgil, la Rete 28 aprile, farsi carico di questa richiesta dei delegati e dei lavoratori, uscendo finalmente dalla ambiguità. I sindacati di base (Cub, Slai Cobas, Confederazione Cobas, Usi, Usi Ait, AL Cobas) hanno proclamato unitariamente lo sciopero generale per il 17 novembre contro la manovra finanziaria, su una base comune e condivisa di obiettivi immediati. Questo appuntamento può e deve diventare l’appuntamento di lotta dei lavoratori e delle masse popolari, di tutta la sinistra sindacale non concertativa, compresa la Rete 28 aprile in Cgil: lo chiedono i delegati più combattivi, lo richiede la fase politica e sindacale. Lo stesso sciopero proclamato per il 17 novembre da parte di Cgil, Cisl e Uil del settore Università e Ricerca contro i tagli previsti in Finanziaria va incanalato in questa direzione. Uno sciopero generale che nel contrastare i tagli previsti in finanziaria, rivendichi il rilancio della previdenza pubblica, l’abolizione della legge Dini del 1995, il blocco dello scippo del Tfr e l’adeguamento delle pensioni minime dell’Inps al reale costo della vita.
28 ottobre 2006
Il governo Prodi realizza lo scippo del Tfr ed apre ai fondi pensione
Francesco Doro
Lunedì 23 ottobre, a palazzo Chigi, si è celebrata la cerimonia della firma tra Cgil, Cisl e Uil, Confindustria e governo dell’accordo sullo scippo del Trattamento di fine rapporto (Tfr) e il lancio della previdenza integrativa. Il nuovo assetto della previdenza integrativa sarà agganciato alla legge Finanziaria 2007 - che nel frattempo è lievitata fino a 40 miliardi di euro - ed entrerà in vigore dal 1 gennaio 2007. Romano Prodi sintetizza così il senso dell’accordo: “il sistema finanziario italiano potrà giovarsi di nuove risorse”, mentre il presidente di Confindustria, Luca di Montezemolo, può aggiungere soddisfatto “le aziende sono la categoria più beneficiata da questa finanziaria”.
Il governo, forte di questo accordo del 23 ottobre e del Memorandum d’intesa sulla revisione del sistema previdenziale (firmato da governo e sindacati i primi di ottobre) interviene pesantemente per rastrellare fondi destinati sia al rientro del deficit e del debito pubblico che al taglio del cuneo fiscale alle imprese.
Le pensioni e la Finanziaria
In Finanziaria sono previsti interventi sia in materia contributiva che su Tfr e pensioni integrative, un combinato che prefigura il definitivo smantellamento del sistema previdenziale pubblico. Si attua infatti un aumento dei contributi pensionistici: a carico dei lavoratori dipendenti dello 0,3%, circa 60-80 € l’anno e dei lavoratori parasubordinati dello 4,80% (dal 18,20% al 23 %). Su questi lavoratori precari, essendo i compensi decisi unilateralmente dalle imprese, il padronato scarica l’aumento dei contributi abbassando i salari.
Con l’accordo del 23 ottobre si realizza lo scippo del Tfr a partire dal 1 gennaio 2007 (con l’anticipo di un anno rispetto a quanto stabilito dalla riforma Maroni), mentre la previdenza integrativa comincerà ad essere operante dal 1 luglio 2007 per i lavoratori del settore privato. Da gennaio i burocrati sindacali, gli imprenditori e lo Stato daranno origine ad una vasta “campagna d’informazione” per convincere i lavoratori a versare il proprio Tfr ai Fondi pensione negoziali, gestiti di comune accordo da imprese e sindacati. Per i lavoratori che non segnaleranno la propria decisione entro il 30 giugno 2007, per il meccanismo del “silenzio-assenso”, il loro Tfr finirà automaticamente ai fondi pensione. Il Tfr “inoptato” (cioè quello che il lavoratore decide di non destinare ai fondi pensione) seguirà due percorsi: nelle imprese sotto i 50 dipendenti resterà dov’è e verrà restituito ai lavoratori al momento della pensione o del licenziamento; in quelle più grandi verrà dirottato, attraverso l’Inps, a un fondo del Tesoreria di Stato, a disposizione per il finanziamento delle opere infrastrutturali. Queste ultime imprese ottengono un fondo di garanzia a compensazione.
Il Tfr è salario differito dei lavoratori che non vengono nemmeno consultati, mentre quelli che più ci guadagnano da questo accordo sono le burocrazie sindacali, le aziende e il sistema finanziario.
Quello che si profila è la scomparsa, per i più giovani attualmente al lavoro e per quelli che ci andranno nei prossimi anni, della liquidazione, cioè di quella somma di denaro che fin qui veniva utilizzata dai lavoratori per le grandi spese familiari. Ma non è tutto: con il Memorandum d’intesa sulla revisione del sistema previdenziale, a essere messo in discussione è l’impianto complessivo della previdenza pubblica.
Il Memorandum della vergogna
Il “Memorandum d’intesa. Obiettivi e linee di una revisione del sistema previdenziale” le cui firme in calce – dei tre segretari confederali di Cgil, Cisl e Uil, di Romano Prodi e dei ministri Padoa Schioppa e Damiano – segnano un accordo concertativo ai massimi livelli, è costituito di appena due pagine, comprendenti nove punti sintetici e chiari che tracciano un percorso da gennaio a marzo 2007, tale da prefigurare la conclusione di quel processo di smantellamento della previdenza pubblica iniziato con la controriforma Dini nel 1995, e che già allora vide l’opposizione di larga parte dei lavoratori, ma anche il consenso del sindacato concertativo. L’atto d’intesa, dopo aver espresso una valutazione positiva del modello previdenziale introdotto dalla legge 335/95 (la Dini), con i due pilastri basati da un lato sul modello contributivo, un sistema di calcolo della pensione legato ai contributi effettivamente versati che nelle condizioni attuali del mercato del lavoro precario significano pensioni da fame, e dall’altro lato sulla pensione complementare integrativa con conseguente sacrificio del Tfr, passa a puntualizzare come decisivo il decollo della previdenza complementare. Proprio per questo, nei punti successivi, si ritiene necessario “allungare l’età pensionabile, anche mediante disincentivi all’uscita dal lavoro”; rivedere i rendimenti attraverso una revisione dei coefficienti, ossia un nuovo taglio del 6-8% delle pensioni che si aggiunge a quello già operato col sistema contributivo; estendere la previdenza integrativa anche al pubblico impiego.
Cgil, Cisl e Uil su Finanziaria e Fondi pensione
Negli stessi giorni in cui si elaborava il Memorandum e si poneva la firma sullo scippo del Tfr e sul lancio dei Fondi pensione, il presidente di Confindustria, Luca di Montezemolo, dopo essersi assicurato il taglio del cuneo fiscale (sul Corriere della Sera si stimano in 25 miliardi di euro i trasferimenti alle imprese previsti dalla Finanziaria), proponeva il “Patto per la produttività” basato su una maggiore flessibilità degli orari e dei salari, i primi crescenti, i secondi decrescenti. Un Patto rilanciato da Padoa Schioppa a nome del governo.
Cgil, Cisl e Uil hanno condiviso con il governo tutto il percorso che porterà al varo della Legge Finanziaria 2007, anzi le burocrazie sindacali si sono assicurate la compartecipazione alla torta delle pensioni integrative, settore su cui hanno investito.
Nel corso dell’elaborazione della manovra finanziaria, a fronte del grave attacco che si profilava alle condizioni di vita e di lavoro delle masse popolari e dei lavoratori fin dalla presentazione del Dpef, la sinistra sindacale in Cgil, la Rete 28 aprile, ha subito un andamento a zig zag. Nel Comitato Direttivo Nazionale della Cgil del 18 settembre, mentre la maggioranza approvava il “documento unitario di Cgil, Cisl e Uil sulla legge finanziaria 2007” gli esponenti della Rete 28 aprile presenti in quell’organismo si astenevano, capitolando così alla concertazione. Nel successivo Comitato Direttivo del 9 ottobre, mentre la maggioranza approvava un documento di sostanziale sostegno alla manovra finanziaria e al governo con l’astensione di due esponenti di Lavoro e Società, finalmente gli esponenti della Rete 28 aprile votavano contro, con motivazioni nel complesso condivisibili, ma prive dell'unica proposta politica e sindacale di lotta: lo sciopero generale contro il governo e la Finanziaria. Su questa parola d’ordine parteciperemo alla manifestazione del 4 novembre per l’abrogazione delle leggi precarizzanti.
La necessità di una risposta di classe
In questi giorni e settimane è cresciuta tra i delegati e i lavoratori la necessità di contrastare questo attacco ai lavoratori e alle masse popolari. La reazione dei delegati dell’Emilia Romagna non è stato un caso isolato, nei direttivi di categoria della Cgil, nelle Camere del Lavoro, innumerevoli sono gli interventi contro la Finanziaria, contro lo scippo del Tfr e contro il Memorandum, mentre rimane inevasa la richiesta di sciopero generale: dovrebbe essere compito della sinistra sindacale in Cgil, la Rete 28 aprile, farsi carico di questa richiesta dei delegati e dei lavoratori, uscendo finalmente dalla ambiguità. I sindacati di base (Cub, Slai Cobas, Confederazione Cobas, Usi, Usi Ait, AL Cobas) hanno proclamato unitariamente lo sciopero generale per il 17 novembre contro la manovra finanziaria, su una base comune e condivisa di obiettivi immediati. Questo appuntamento può e deve diventare l’appuntamento di lotta dei lavoratori e delle masse popolari, di tutta la sinistra sindacale non concertativa, compresa la Rete 28 aprile in Cgil: lo chiedono i delegati più combattivi, lo richiede la fase politica e sindacale. Lo stesso sciopero proclamato per il 17 novembre da parte di Cgil, Cisl e Uil del settore Università e Ricerca contro i tagli previsti in Finanziaria va incanalato in questa direzione. Uno sciopero generale che nel contrastare i tagli previsti in finanziaria, rivendichi il rilancio della previdenza pubblica, l’abolizione della legge Dini del 1995, il blocco dello scippo del Tfr e l’adeguamento delle pensioni minime dell’Inps al reale costo della vita.
28 ottobre 2006




















