Governo e precarietà: la solita storia
Lavoro precario: cosa (non) cambia con la Finanziaria del centrosinistra
Sabrina Pattarello
Il lavoratore precario soffre di una profonda solitudine, è dominato dalla paura, è minato nella sua identità. È soggetto a malattie fisiche come mal di testa, mal di schiena, ipertensione, e a malattie mentali, come la depressione; perde autostima e si svalorizza, fino ad arrivare in casi estremi al suicidio (1).
Le parole e i fatti
Il lavoro precario frammenta la vita di milioni di lavoratori italiani, divisi tra parasubordinati, perlopiù lavoratori in elusione â”% che complessivamente nel 2005 erano 1.685.071, tra co.co.co., collaboratori a progetto, associati in partecipazione, partite Iva non iscritte all’albo, collaboratori occasionali (2) â”% e somministrati, sfruttati all’osso e gettati via come merce avariata, sui quali si regge la fortuna del nuovo business delle agenzie di lavoro, il cui fatturato secondo Mediobanca è in crescita (2,4 miliardi nel 2005). In testa alla classifica c’è Adecco Italia, che ha registrato un utile di 1,037 miliardi di euro, con grande gioia del suo presidente Tiziano Treu: proprio lui, l’ex-ministro del Lavoro che durante il primo governo Prodi ha aperto all’ingresso delle agenzie interinali in Italia!.
Con estremo opportunismo il programma elettorale dell’Unione si era strumentalmente appropriato delle miserie quotidiane degli atipici, cavalcando la battaglia della lotta alla precarietà, dell’abolizione “senza se e senza ma” della famigerata Legge 30. Tra le righe, trapelava già allora una volontà spuria, tale era l’ansia di accontentare Confindustria e rilanciare le tristi sorti del capitalismo italiano, ma la campagna propagandistica massicciamente dispiegata riusciva a persuadere molti lavoratori: rassegnati all’alternanza borghese (complici partiti pseudo-comunisti e sindacati proni) e sicuri che, in fondo, un governo di centro-sinistra, pur se fautore nel recente passato del Pacchetto Treu, della Turco-Napolitano dei Cpt, della riforma scolastica Berlinguer, non potesse per definizione essere peggio del governo Berlusconi della terribile Legge 30, della Bossi-Fini e della controriforma Moratti.
Cosa prevede la Finanziaria
Non sono destinate a passare inosservate, pur nella guerra di numeri e di emendamenti, le misure della Finanziaria Prodi, che non hanno certo risparmiato i lavoratori precari da una manovra imperniata sul rigore finanziario e sulle lacrime e sul sangue della classe lavoratrice.
Per i lavoratori parasubordinati è previsto un rincaro del 4,80% dei contributi previdenziali, che passeranno così dall’attuale 18,20% al 23%, più uno 0,50% di contributi per maternità, malattia e assegni familiari. A fronte non sono previsti aumenti salariali che (non essendo il salario legato al Ccnl) sottostanno alla completa discrezionalità del datore di lavoro, il quale potrà ricorrere a piacimento alla diminuzione salariale per far fronte al maggior costo del lavoro, vanificando il deterrente dell’aumento dei contributi previdenziali per scoraggiare il ricorso al contratto atipico. Inoltre il prevedibile abbassamento di salari già minimi si ripercuoterà su una futura pensione, destinata a non raggiungere nemmeno l’importo dell’assegno sociale (sorte condivisa da tutte le tipologie dei lavoratori precari, somministrati inclusi).
Da ricordare che nei contratti parasubordinati i contributi previdenziali e Inail sono corrisposti nell’entità di 1/3 dal lavoratore e di 2/3 dal datore di lavoro; che la malattia non viene retribuita se non nel caso di ricovero ospedaliero e che, pur comportando una sospensione del contratto, non è garantita una proroga dello stesso (è stato comunque proposto un indennizzo per la malattia domiciliare, ma solo per 20 giorni complessivi l’anno e per un valore tra i 9 e i 18 € al giorno); che le lavoratrici a progetto e co.co.co. hanno diritto all’indennità di maternità, ma non alla sospensione e all’indennità per la maternità a rischio; che non si può ricorrere all’indennità di disoccupazione ordinaria, ma solo all’esigua prestazione a requisiti ridotti in presenza di particolari condizioni. Maggiori le difficoltà per i lavoratori a partita Iva senza iscrizione all’albo â”% di cui il 40% guadagna meno di 1.000 € al mese e solo il 30% ha una retribuzione mensile regolare (2) â”% per i quali il contributo previdenziale è a totale carico, in quanto teoricamente “lavoratori autonomi”.
Pesantemente penalizzati i precari della Scuola, colpita da pesanti tagli di spesa e di personale: vengono posti ulteriori ostacoli alla stabilizzazione dei docenti, costretti a barcamenarsi tra supplenze in giro per l’Italia e incarichi poco retribuiti (o addirittura gratuiti) negli istituti privati, a sobbarcarsi l’onere di costosi corsi di abilitazione per guadagnare qualche punto in graduatoria. Sul versante Università, in cui le decantate assunzioni diluite in tre anni di 3.500 ricercatori assumono semplice valore palliativo (considerando i 6.500 posti banditi durante l’ultimo triennio del disastroso ministero Moratti), è prevista la stabilizzazione di solo il 40% dei ricercatori precari. Non va meglio per gli atipici del Pubblico Impiego, dove il problema della stabilizzazione di circa 300.000 precari cozza contro il blocco delle assunzioni (un nuovo assunto ogni 4 o 5 lavoratori che vanno in pensione) e risorse economiche insufficienti per la copertura del rinnovo contrattuale.
Ministro Damiano e call-center: un caso di sovrapposizione semantica?
A sottolineare che il ripristino della centralità del contratto a tempo indeterminato non è un obbiettivo all’ordine del giorno dell’esecutivo, è giunta la sigla dell’accordo interconfederale sui call-center, avvenuta in settembre alla presenza del ministro del Lavoro Damiano.
In giugno il ministro emise una circolare applicativa della Legge 30 che distingueva i precari dei call-center in inbound (chi riceve le telefonate) e outbound (chi esegue telefonate per proposte commerciali, servizi, ecc.): si sancisce che gli inbound sono lavoratori subordinati con diritto all’assunzione a tempo indeterminato e alla restituzione dei versamenti previdenziali degli ultimi cinque anni, mentre gli outbound no; a loro, in quanto “autonomi”, è riservato il contratto di collaborazione a progetto.
Una successiva ispezione Inps all’Atesia stabilisce che anche gli outbound sono di fatto dei subordinati, con pari diritto al contratto a tempo indeterminato e alla restituzione dei contributi. Alla firma dell’accordo si fa marcia indietro: andando contro il parere degli ispettori Inps, si torna alla distinzione tra inbound e outbound; inoltre, sindacati e imprenditori chiedono di convalidare le proroghe dei vecchi co.co.co. anche a livello di accordi nazionali e territoriali (non più quindi solo a livello di accordi aziendali), rendendo possibili le proroghe dei co.co.co. Atesia, dove non vigono accordi aziendali, aggirando con un escamotage sia assunzione stabile che restituzione contributiva.
Si crea un grave precedente che le parti sociali (è ancora possibile una distinzione tra sindacato e Confindustria?) non esiteranno a far pesare al grande tavolo concertativo sul lavoro, proposto da Damiano nei primi mesi del 2007 per il superamento della Legge 30.
Prc e Cgil: a fianco di Confindustria
Il Prc insiste a proporsi in tortuose mistificazioni per giustificare l’ossimoro di un’opposizione dall’interno che prevede in contemporanea l’incondizionato appoggio a tutte le scelte del governo, comprese le più inique: in questo momento tutte le energie sono convogliate nell’esercitare pressioni su Prodi, in un estremo tentativo di ricomporre la propria base militante, da cui iniziano ad emergere segnali di disappunto e contrarietà. Giordano assicura che il partito ha svolto “un ruolo” nel passaggio dal Dpef alla Finanziaria, con un contenimento dei danni e l’acquisizione di “qualcosa”…E minaccia di uscire dalla maggioranza se Prodi continuerà ad accontentare le richieste di Confindustria e cederà al richiamo della grande coalizione: lo aspettiamo al varco.
Anche la Cgil “tentenna” di fronte al governo amico (di Confindustria): dopo essersi proclamata complessivamente soddisfatta della manovra finanziaria e aver abbozzato un poco convinto no al nuovo patto di produttività, in cui Montezemolo propone orari più lunghi e salari più corti, non ha esitato ad apporre la propria firma al vergognoso accordo sui call-center. Firma che non intende ritirare, nonostante le ennesime pressioni (leggere, in punta di piedi) esercitate da Rinaldini e Cremaschi. Il definitivo ritiro (insieme a Rifondazione e Ds) dal comitato “Stop precarietà ora”, avvenuto in seguito al comunicato stampa dei Cobas Scuola, rei di aver rotto un’inconsistente piattaforma con l’invito a scendere in piazza il 4 novembre contro la finanziaria “ammazzaprecari” e la richiesta delle dimissioni di Damiano, “amico dei padroni”, denota palesemente la volontà di frenare la mobilitazione dei lavoratori e di svuotarla da qualsiasi valenza politica di segno contrario al governo.
La battaglia di Pc-Rol
Con spirito squisitamente burocratico il sindacato sceglie quindi di collocarsi tra chi, all’esercizio della sana e dura opposizione di classe che connota i dirigenti sindacali di Pc-Rol, preferisce smorzare le lotte a sinistra. Proprio ora che lo sfruttamento viene istituzionalizzato e giustificato da sinistra, ora che la mercificazione del lavoro e la schiavitù assumono forme nuove e subdole, abbiamo il preciso dovere di mobilitare tutte le nostre forze e farle convergere nella battaglia comune contro il lavoro precario e a favore di una piattaforma unificante che permetta di contrastare la parcellizzazione della forza di lotta dei lavoratori.
Pc-Rol proseguirà nel difficile percorso, ispirandosi ai principi marxisti rivoluzionari cui il nostro costituente partito non intende rinunciare, continuando a stare nei sindacati nel tentativo di dirigerne le lotte, propagandando incessantemente le parole d’ordine della proclamazione dello sciopero generale ad oltranza contro la Finanziaria e fino alla caduta del governo anti-operaio Prodi; dell’abolizione delle leggi 30, Bossi-Fini e Moratti; dell’assunzione a tempo indeterminato di tutti i lavoratori precari e della corresponsione di un salario sociale ai medesimi.
Soprattutto, ribadendo l’appello alla costituzione di un nuovo soggetto politico comunista, rivolto a tutti quei compagni che non vogliono negare alle classi sfruttate un ruolo protagonista nella storia, possibile solo attraverso la via rivoluzionaria al potere, l’unica in grado di superare e ricomporre le contraddizioni del capitale in un sistema socialista di uguaglianza, libertà e dignità per tutti: tremino le classi dominanti dinanzi a una rivoluzione comunista. I proletari non hanno nulla da perdere tranne le loro catene. E hanno un Mondo da guadagnare.
(1) Così è scritto nel Journal d’un médecin du travail. Témoignage, di Dorothée Ramaut, medico del lavoro.
(2) Dati forniti da Nidil Cgil.
Lavoro precario: cosa (non) cambia con la Finanziaria del centrosinistra
Sabrina Pattarello
Il lavoratore precario soffre di una profonda solitudine, è dominato dalla paura, è minato nella sua identità. È soggetto a malattie fisiche come mal di testa, mal di schiena, ipertensione, e a malattie mentali, come la depressione; perde autostima e si svalorizza, fino ad arrivare in casi estremi al suicidio (1).
Le parole e i fatti
Il lavoro precario frammenta la vita di milioni di lavoratori italiani, divisi tra parasubordinati, perlopiù lavoratori in elusione â”% che complessivamente nel 2005 erano 1.685.071, tra co.co.co., collaboratori a progetto, associati in partecipazione, partite Iva non iscritte all’albo, collaboratori occasionali (2) â”% e somministrati, sfruttati all’osso e gettati via come merce avariata, sui quali si regge la fortuna del nuovo business delle agenzie di lavoro, il cui fatturato secondo Mediobanca è in crescita (2,4 miliardi nel 2005). In testa alla classifica c’è Adecco Italia, che ha registrato un utile di 1,037 miliardi di euro, con grande gioia del suo presidente Tiziano Treu: proprio lui, l’ex-ministro del Lavoro che durante il primo governo Prodi ha aperto all’ingresso delle agenzie interinali in Italia!.
Con estremo opportunismo il programma elettorale dell’Unione si era strumentalmente appropriato delle miserie quotidiane degli atipici, cavalcando la battaglia della lotta alla precarietà, dell’abolizione “senza se e senza ma” della famigerata Legge 30. Tra le righe, trapelava già allora una volontà spuria, tale era l’ansia di accontentare Confindustria e rilanciare le tristi sorti del capitalismo italiano, ma la campagna propagandistica massicciamente dispiegata riusciva a persuadere molti lavoratori: rassegnati all’alternanza borghese (complici partiti pseudo-comunisti e sindacati proni) e sicuri che, in fondo, un governo di centro-sinistra, pur se fautore nel recente passato del Pacchetto Treu, della Turco-Napolitano dei Cpt, della riforma scolastica Berlinguer, non potesse per definizione essere peggio del governo Berlusconi della terribile Legge 30, della Bossi-Fini e della controriforma Moratti.
Cosa prevede la Finanziaria
Non sono destinate a passare inosservate, pur nella guerra di numeri e di emendamenti, le misure della Finanziaria Prodi, che non hanno certo risparmiato i lavoratori precari da una manovra imperniata sul rigore finanziario e sulle lacrime e sul sangue della classe lavoratrice.
Per i lavoratori parasubordinati è previsto un rincaro del 4,80% dei contributi previdenziali, che passeranno così dall’attuale 18,20% al 23%, più uno 0,50% di contributi per maternità, malattia e assegni familiari. A fronte non sono previsti aumenti salariali che (non essendo il salario legato al Ccnl) sottostanno alla completa discrezionalità del datore di lavoro, il quale potrà ricorrere a piacimento alla diminuzione salariale per far fronte al maggior costo del lavoro, vanificando il deterrente dell’aumento dei contributi previdenziali per scoraggiare il ricorso al contratto atipico. Inoltre il prevedibile abbassamento di salari già minimi si ripercuoterà su una futura pensione, destinata a non raggiungere nemmeno l’importo dell’assegno sociale (sorte condivisa da tutte le tipologie dei lavoratori precari, somministrati inclusi).
Da ricordare che nei contratti parasubordinati i contributi previdenziali e Inail sono corrisposti nell’entità di 1/3 dal lavoratore e di 2/3 dal datore di lavoro; che la malattia non viene retribuita se non nel caso di ricovero ospedaliero e che, pur comportando una sospensione del contratto, non è garantita una proroga dello stesso (è stato comunque proposto un indennizzo per la malattia domiciliare, ma solo per 20 giorni complessivi l’anno e per un valore tra i 9 e i 18 € al giorno); che le lavoratrici a progetto e co.co.co. hanno diritto all’indennità di maternità, ma non alla sospensione e all’indennità per la maternità a rischio; che non si può ricorrere all’indennità di disoccupazione ordinaria, ma solo all’esigua prestazione a requisiti ridotti in presenza di particolari condizioni. Maggiori le difficoltà per i lavoratori a partita Iva senza iscrizione all’albo â”% di cui il 40% guadagna meno di 1.000 € al mese e solo il 30% ha una retribuzione mensile regolare (2) â”% per i quali il contributo previdenziale è a totale carico, in quanto teoricamente “lavoratori autonomi”.
Pesantemente penalizzati i precari della Scuola, colpita da pesanti tagli di spesa e di personale: vengono posti ulteriori ostacoli alla stabilizzazione dei docenti, costretti a barcamenarsi tra supplenze in giro per l’Italia e incarichi poco retribuiti (o addirittura gratuiti) negli istituti privati, a sobbarcarsi l’onere di costosi corsi di abilitazione per guadagnare qualche punto in graduatoria. Sul versante Università, in cui le decantate assunzioni diluite in tre anni di 3.500 ricercatori assumono semplice valore palliativo (considerando i 6.500 posti banditi durante l’ultimo triennio del disastroso ministero Moratti), è prevista la stabilizzazione di solo il 40% dei ricercatori precari. Non va meglio per gli atipici del Pubblico Impiego, dove il problema della stabilizzazione di circa 300.000 precari cozza contro il blocco delle assunzioni (un nuovo assunto ogni 4 o 5 lavoratori che vanno in pensione) e risorse economiche insufficienti per la copertura del rinnovo contrattuale.
Ministro Damiano e call-center: un caso di sovrapposizione semantica?
A sottolineare che il ripristino della centralità del contratto a tempo indeterminato non è un obbiettivo all’ordine del giorno dell’esecutivo, è giunta la sigla dell’accordo interconfederale sui call-center, avvenuta in settembre alla presenza del ministro del Lavoro Damiano.
In giugno il ministro emise una circolare applicativa della Legge 30 che distingueva i precari dei call-center in inbound (chi riceve le telefonate) e outbound (chi esegue telefonate per proposte commerciali, servizi, ecc.): si sancisce che gli inbound sono lavoratori subordinati con diritto all’assunzione a tempo indeterminato e alla restituzione dei versamenti previdenziali degli ultimi cinque anni, mentre gli outbound no; a loro, in quanto “autonomi”, è riservato il contratto di collaborazione a progetto.
Una successiva ispezione Inps all’Atesia stabilisce che anche gli outbound sono di fatto dei subordinati, con pari diritto al contratto a tempo indeterminato e alla restituzione dei contributi. Alla firma dell’accordo si fa marcia indietro: andando contro il parere degli ispettori Inps, si torna alla distinzione tra inbound e outbound; inoltre, sindacati e imprenditori chiedono di convalidare le proroghe dei vecchi co.co.co. anche a livello di accordi nazionali e territoriali (non più quindi solo a livello di accordi aziendali), rendendo possibili le proroghe dei co.co.co. Atesia, dove non vigono accordi aziendali, aggirando con un escamotage sia assunzione stabile che restituzione contributiva.
Si crea un grave precedente che le parti sociali (è ancora possibile una distinzione tra sindacato e Confindustria?) non esiteranno a far pesare al grande tavolo concertativo sul lavoro, proposto da Damiano nei primi mesi del 2007 per il superamento della Legge 30.
Prc e Cgil: a fianco di Confindustria
Il Prc insiste a proporsi in tortuose mistificazioni per giustificare l’ossimoro di un’opposizione dall’interno che prevede in contemporanea l’incondizionato appoggio a tutte le scelte del governo, comprese le più inique: in questo momento tutte le energie sono convogliate nell’esercitare pressioni su Prodi, in un estremo tentativo di ricomporre la propria base militante, da cui iniziano ad emergere segnali di disappunto e contrarietà. Giordano assicura che il partito ha svolto “un ruolo” nel passaggio dal Dpef alla Finanziaria, con un contenimento dei danni e l’acquisizione di “qualcosa”…E minaccia di uscire dalla maggioranza se Prodi continuerà ad accontentare le richieste di Confindustria e cederà al richiamo della grande coalizione: lo aspettiamo al varco.
Anche la Cgil “tentenna” di fronte al governo amico (di Confindustria): dopo essersi proclamata complessivamente soddisfatta della manovra finanziaria e aver abbozzato un poco convinto no al nuovo patto di produttività, in cui Montezemolo propone orari più lunghi e salari più corti, non ha esitato ad apporre la propria firma al vergognoso accordo sui call-center. Firma che non intende ritirare, nonostante le ennesime pressioni (leggere, in punta di piedi) esercitate da Rinaldini e Cremaschi. Il definitivo ritiro (insieme a Rifondazione e Ds) dal comitato “Stop precarietà ora”, avvenuto in seguito al comunicato stampa dei Cobas Scuola, rei di aver rotto un’inconsistente piattaforma con l’invito a scendere in piazza il 4 novembre contro la finanziaria “ammazzaprecari” e la richiesta delle dimissioni di Damiano, “amico dei padroni”, denota palesemente la volontà di frenare la mobilitazione dei lavoratori e di svuotarla da qualsiasi valenza politica di segno contrario al governo.
La battaglia di Pc-Rol
Con spirito squisitamente burocratico il sindacato sceglie quindi di collocarsi tra chi, all’esercizio della sana e dura opposizione di classe che connota i dirigenti sindacali di Pc-Rol, preferisce smorzare le lotte a sinistra. Proprio ora che lo sfruttamento viene istituzionalizzato e giustificato da sinistra, ora che la mercificazione del lavoro e la schiavitù assumono forme nuove e subdole, abbiamo il preciso dovere di mobilitare tutte le nostre forze e farle convergere nella battaglia comune contro il lavoro precario e a favore di una piattaforma unificante che permetta di contrastare la parcellizzazione della forza di lotta dei lavoratori.
Pc-Rol proseguirà nel difficile percorso, ispirandosi ai principi marxisti rivoluzionari cui il nostro costituente partito non intende rinunciare, continuando a stare nei sindacati nel tentativo di dirigerne le lotte, propagandando incessantemente le parole d’ordine della proclamazione dello sciopero generale ad oltranza contro la Finanziaria e fino alla caduta del governo anti-operaio Prodi; dell’abolizione delle leggi 30, Bossi-Fini e Moratti; dell’assunzione a tempo indeterminato di tutti i lavoratori precari e della corresponsione di un salario sociale ai medesimi.
Soprattutto, ribadendo l’appello alla costituzione di un nuovo soggetto politico comunista, rivolto a tutti quei compagni che non vogliono negare alle classi sfruttate un ruolo protagonista nella storia, possibile solo attraverso la via rivoluzionaria al potere, l’unica in grado di superare e ricomporre le contraddizioni del capitale in un sistema socialista di uguaglianza, libertà e dignità per tutti: tremino le classi dominanti dinanzi a una rivoluzione comunista. I proletari non hanno nulla da perdere tranne le loro catene. E hanno un Mondo da guadagnare.
(1) Così è scritto nel Journal d’un médecin du travail. Témoignage, di Dorothée Ramaut, medico del lavoro.
(2) Dati forniti da Nidil Cgil.




















