Partito di Alternativa Comunista

Dalla rivoluzione alla riforma... dei Servizi segreti

Dalla rivoluzione alla riforma... dei Servizi segreti
La battaglia di Malabarba in difesa dell'onore del Sismi


Francesco Ricci

In un precedente numero di questa rubrica avevamo segnalato l'interesse a dir poco strano di Gigi Malabarba (dirigente di Erre- Sinistra Critica) per lo spionaggio. Non un interesse letterario (anche un comunista può ingannare un paio d'ore di noioso viaggio in treno leggendo Ian Fleming). Non un interesse motivato dalla volontà di denunciare gli apparati dello Stato borghese, visibili o segreti che siano, da sempre destinati a difendere il capitalismo, la sua proprietà e il suo Stato dalle lotte dei lavoratori. Tanto più in Italia, dove queste "bande armate del capitale" (come le chiamava il vecchio Engels) sono state impiegate più che altrove, con le stragi, i golpe, ecc. No, è di un altro tipo l'interesse di Malabarba, per questo ci aveva un po' stupito. Ci era sembrato, leggendo certi suoi articoli, di scorgere in lui l'aspirazione di un parlamentare della Repubblica che, investito dalla volontà popolare e conscio della necessità di far funzionare al meglio lo Stato democratico e le sue leggi, denuncia le deviazioni, cioè le cose che non vanno in un meccanismo in sé sano e dà suggerimenti perché lo Stato (che noi un po' antiquati chiamiamo borghese) possa funzionare meglio (e quindi meglio reprimere i lavoratori, chioserebbe un marxista impertinente).
Non ci eravamo sbagliati. Lo testimonia un libro recentemente uscito e ingiustamente trascurato dai recensori. Luigi Malabarba: 2001-2006, Segreti e bugie di Stato. Sottotitolo: Il partito americano e l'uccisione di Calipari (Edizioni Alegre, 2006).
Il libro è un dialogo tra Malabarba e Alessio Aringoli. Malabarba parte dai fatti di Genova per poi raccontare la sua esperienza come senatore membro del Copaco (l'organismo parlamentare di vigilanza sui Servizi).
Certo, riconosce Malabarba, "si tratta di apparati di uno Stato borghese" ma "non tutte le dinamiche sono uguali". Cioè? "Avere Mario Scelba al Viminale non è la stessa cosa che non averlo." Come a dire: tra un serial killer e un comune sicario...
Nulla di nuovo. E' la consueta logica riformista delle "contraddizioni" dell'avversario e del "meno peggio". Se non fosse che finora (a nostra conoscenza) nemmeno il più incallito riformista di destra si era mai spinto fino al punto di fare una battaglia contro la polizia (o meglio, contro il suo capo De Gennaro) e a favore... del Sismi (e del suo capo Pollari, quello del rapimento di Abu Omar).
Particolarmente toccante è il capitolo dedicato a Calipari, l'agente del Sismi morto in Irak durante la liberazione della Sgrena. Malabarba racconta di come si sono conosciuti durante un viaggio... verso la sede statunitense della Cia. Il capitolo su questa bella amicizia si conclude così: "faremo di tutto perché la memoria di Nicola Calipari e dei suoi collaboratori non sia oltraggiata né dagli Usa, né dai filibustieri di casa nostra." Mai si era visto un rivoluzionario difendere con tanto vigore una spia e i suoi colleghi spioni! Ma evidentemente Malabarba ha a cuore il lavoro di questi che sono pur sempre "nostri ragazzi", in lotta per la democratica Patria...
Quella democrazia che va difesa "contro il terrorismo" anche, spiega con professionalità il dirigente di Sinistra Critica, con "il lavoro di prevenzione di un'intelligence all'altezza del suo compito fondamentale."
E noi che eravamo fermi alle parole d'ordine comuniste per lo scioglimento dei Servizi segreti e delle altre bande armate dello Stato...
Malabarba finalmente si chiede: "che cosa ci facevo lì" (al Copaco)? E dice: "non ho mai avuto il tempo di darmi una risposta e forse non ce n'è neppure bisogno."
Ma si sbaglia, la risposta va cercata e perciò consigliamo la lettura di questo libro che merita i dieci euro di spesa. Perché è un libro che consente di vedere in pratica come il dirigente di un'organizzazione che fino a qualche anno fa si definiva "trotskista" è approdato, col suo gruppo, al riformismo. Uno può leggere decine di analisi di Trotsky sul centrismo, o leggere certi attuali articoli di Lenin su come il parlamentarismo borghese rincretinisca un parlamentare comunista se alle sue spalle non c'è un'organizzazione comunista. Ma non si riesce a comprendere fino in fondo certe trasformazioni. Il libro di Malabarba ha invece questo pregio: ti fa vedere passo per passo come ragiona uno che si definisce ancora "rivoluzionario" ma che sta all'interno di un'area (Sinistra Critica e il Segretariato Unificato a livello internazionale) che accorda il proprio sostegno (critico) al governo imperialista in Italia e ha propri ministri nel governo borghese del Brasile. Se poi proprio non volete leggere il libro, nonostante il nostro invito, sfogliatelo almeno in libreria e guardate a pagina 4 la foto che ritrae Malabarba ("il primo comunista non pentito che è entrato alla Cia", recita la didascalia) in posa, insieme a un gruppo di parlamentari (borghesi, come li chiamiamo noi) tutti in fila vicino al simbolo gigante della Cia. La foto è stata scattata a Langley che i lettori di Segretissimo sanno essere la sede della Cia; e che i popoli oppressi di tutto il mondo sanno essere la base da cui sono partiti i golpe del Cile e l'appoggio a dittature e trame contro i rivoluzionari di tutto il mondo.


ULTIMA ORA
Avevamo già scritto questo corsivo quando questa storia (che è una storia vera, come dicono all'inizio di certi film) ha avuto un nuovo sviluppo. Il Corriere della Sera del 26 ottobre ha pubblicato la trascrizione di alcune intercettazioni tra dirigenti del Sismi (Mancini è il vice di Pollari, inquisito per il rapimento di Abu Omar e per le schedature di politici, ecc.). Una di queste riguarda Malabarba, portavoce di Sinistra Critica. La riportiamo qui per intero, aggiungendo che il giorno dopo Malabarba ha fatto alcune precisazioni (sui suoi rapporti con Giusto Catania, deputato del Prc; e su altre cose secondarie) ma non ha minimamente smentito il fatto centrale: e cioè che si incontrava con le spie del Sismi e si faceva dare da loro suggerimenti.

12 maggio, ore 15,08.
Vicecapo L.:"Il buon compagno Gigi Malabarba dice che se abbiamo bisogna, pensa che carino, lui fino alle 17 è alla sede di Rifondazione."
Mancini: "Sì, ne ho bisogno, perché gli voglio dire che stanno facendo il gioco degli americani, togliendo le responsabilità a chi ce l'ha per addebitarla a noi."
ore 19,43.
Vicecapo L.: "Ora sono qui con Gigi."
Mancini: "Se si può fare un attestato di solidarietà e fiducia nei nostri confronti, sarebbe molto importante...".
Vicecapo L.: "Vediamo, però Gigi dice: se continuo a contrappormi salta fuori che nel partito ci sono due posizioni."
Mancini: "Quindi Rifondazione ci darà addosso."
Vicecapo L.: "Sì, con questo deficiente di Catania. Ma ha Gigi ho spiegato la cosa degli americani e, importante, l'ho collegata a quello che mi ha detto Pio."





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