Partito di Alternativa Comunista

Confindustria ringrazia il governo Prodi

Confindustria ringrazia il governo Prodi
Un'altra Finanziaria di sacrifici per i lavoratori: costruiamo l'opposizione di classe!

Fabiana Stefanoni


"Da questo governo ci siamo portati a casa di più di quanto ci ha dato Berlusconi": è una dichiarazione rilasciata al Corriere della Sera del 2 ottobre da Riello, presidente degli industriali veneti, di note simpatie per il centrodestra. Sono parole che si accompagnano a tante simili del presidente di Confindustria Montezemolo e del suo vice Bombassei: "È una Finanziaria che tutela il 99,5% delle imprese italiane", "siamo soddisfatti" (Il Sole 24 ore, 24/10/2006). A credere che questa Finanziaria faccia piangere i ricchi (cioè, si diceva una volta, i capitalisti) resta solo qualche manifesto di Rifondazione comunista: mentre l'immagine di un sorridente Montezemolo che stringe la mano a Prodi campeggia sulle prime pagine di tutti i quotidiani, anche i muri si fanno beffe dell'illusione di vedere in questa Finanziaria qualche seppur minimo svantaggio per la borghesia italiana. Sarebbe bello se le cose, ogni tanto, procedessero al contrario ma, ahinoi, pare che la logica classica rivendichi ancora i propri diritti e, in questo mondo, non è dato che un governo voluto da Confindustria sia anche un governo che va contro Confindustria. I fatti confermano oggi le nostre previsioni, trasformando le promesse di svolta e cambiamento di Rifondazione comunista in una realtà di drastiche accelerazioni sul terreno delle politiche antioperaie.

Quanto nuoce ai lavoratori la concertazione


La differenza specifica di questa legge finanziaria â”% lievitata di nuovo a più di 40 miliardi e definita da Epifani "l'unica possibile" â”% rispetto alle precedenti di centrodestra si può riassumere con una sola parola: concertazione. Gli assi della politica economica dell'attuale governo non cambiano rispetto a quelli della precedente stagione berlusconiana: liberalizzazioni, smantellamento dello stato sociale (a partire da pensioni, scuola, sanità), spese militari per le missioni coloniali, regali alle imprese, inasprimento delle condizioni di vita e di lavoro per le masse popolari. Ciò che, invece, indubbiamente, cambia è che oggi le stesse cose (e anche peggio) vengono fatte con il plauso entusiasta della Cgil, il maggior sindacato italiano. Come rispondeva Epifani, in un'intervista sul Corriere della Sera del 4 ottobre, al giornalista che gli chiedeva cos'ha di diverso questo governo dal precedente: "Il governo di prima non si confrontava con noi, decideva e basta, e aveva diviso il sindacato. Questo governo, invece, cerca il consenso del sindacato". E, esplicitando quel che resta tra le righe, fa esattamente le stesse cose.
La Finanziaria, sostenuta anche da Rifondazione comunista e dagli altri partiti della cosiddetta sinistra radicale (Comunisti italiani e Verdi), ha un segno di classe inequivocabile; soprattutto è solo l'anticipo soft di manovre ben più pesanti previste per la prossima primavera, la ormai tristemente nota "fase due". Limitiamoci, per ora, ad elencare quello che ci aspetta a partire dall'anno nuovo.
Anzitutto, con grande gioia dei padroni, verrà anticipato al 2007 quello cui la legge Maroni (del governo Belusconi) avrebbe dato avvio a partire dal 2008: i fondi pensione. Dal 1° gennaio i lavoratori avranno sei mesi di tempo per decidere se mandare l'accantonamento annuale del Tfr a finanziare un fondo pensione. Con il meccanismo del silenzio-assenso, si procede a grandi passi verso il definitivo smantellamento della previdenza pubblica che, come previsto dal Memorandum della vergogna firmato dai tre sindacati confederali, Prodi, Padoa-Schioppa e Montezemolo, dovrà essere portato a compimento entro il 31 marzo 2007 (per i dettagli, si veda l'articolo di Francesco Doro all'interno).
Similmente, scopriamo che il tanto sbandierato taglio del cuneo fiscale, cavallo di battaglia dell'Unione in campagna elettorale presentato come opportunità doubleface per padroni e lavoratori, in realtà si tradurrà in un vantaggio esclusivo per le imprese (che risparmieranno più dei 2/3 delle spese sul lavoro), mentre i lavoratori non avranno nemmeno l'annunciato pugno di spiccioli in più al mese, a fronte dell'aumento delle tasse comunali, dei contributi, del bollo, delle tariffe di gas, benzina, energia elettrica. Tutto ciò mentre lo Stato, per garantire l'aumento delle spese militari utili a finanziare le missioni di aggressione coloniale in giro per il mondo, introduce i ticket e taglia i fondi alla scuola, alla ricerca, alla pubblica amministrazione.
Questo è quello che il governo ci serve con la prima portata. Ma non finisce qui. La legge 30 non si tocca e ormai anche il ministro di Rifondazione Ferrero â”% l'unico che non si è ancora accorto (o che fa finta di non accorgersi) che le pensioni sono già state date in pasto ai pescicani â”% ha smesso di alzare la bandiera di carta velina: "Nessuno s'impicca per dire che la legge Biagi dev'essere abolita" (Corriere della Sera, 30/10/2006). E, sempre per restare a casa del ministro del Prc, di abolire i centri di permanenza temporanea per gli immigrati (si ricorda Ferrero quando li definiva lager?) nemmeno si parla: l'unica novità prevista è qualche ritocco al decreto flussi in relazione alle esigenze delle imprese italiane.

Chi piange e perché

Per capire, se ancora ce ne fosse bisogno, quanto spaventi la borghesia italiana â”% i "ricchi", per l'appunto â”% la presenza di Rifondazione comunista in questo governo, ci affidiamo alle parole di Rutelli: "Lo sa che quando è venuto Henry Kissinger a Palazzo Chigi ha sgranato gli occhi nell'apprendere di forze comuniste che votano a favore delle liberalizzazioni? Nel governo c'è anche la sinistra radicale che vota per lealtà di coalizione forti tagli di tasse alle imprese, il rifinanziamento delle missioni militari all'estero, le liberalizzazioni" (intervista al Corriere della Sera, 2/10/2006). Non fosse che la storia è stata prodiga di esempi di collaborazione di classe di tal fatta â”% dai fronti popolari negli anni Trenta al governo Lula â”% verrebbe da dire che la borghesia non crede ai suoi occhi, di fronte a tanto ligio allinearsi di un partito comunista a politiche fortemente aggressive nei confronti dei lavoratori.
Ciò che non si spiega a un intelletto dotato di ragione sono i manifesti del Prc che, trionfanti, presentano la Finanziaria come una valle di lacrime per il padronato ("Anche i ricchi piangano"). Se siete andati al cinema di recente, avrete visto le locandine dell'ultimo film di Hallström, L'imbroglio. Il solo motivo per cui vale la pena di vederlo è che insegna con efficacia una (grossolana) tecnica psicologica per darla a bere: tanto più una cosa è poco credibile â”% nel nostro caso, che ci sia qualcosa di anticapitalista in una Finanziaria fatta a misura dei padroni â”% tanto più vale la pena di spararla grossa. Come il protagonista s'inventa di sana pianta un rapporto stretto con il celebre magnate Howard Hughes per far pubblicare un libro, così i dirigenti di Rifondazione (benché Giordano non abbia esattamente le fattezze di Richard Gere) brillano per altrettanto fantasioso ingegno: sissignori, la Finanziaria fa piangere i ricchi. Sembra ormai di essere entrati in un romanzo noir, dove i personaggi, quando cominciano a uccidere, non si fermano più davanti a nulla, tanto il ghiaccio dell'immoralità è stato rotto. La spirale di nefandezze di cui il Prc si sta rendendo complice â”% dalle truppe in Afghanistan alla guerra in Libano, dal decreto sulle liberalizzazioni ai fondi pensione â”% non è destinata ad arrestarsi: l'unica preoccupazione che, ormai, pare animare i dirigenti di quel partito è quella di darla a bere agli elettori.
Presupponiamo che quello che si vuole far passare come un affronto al padronato sia il presunto aumento delle tasse per i redditi più alti. Anche se fosse vero (e non lo è), non basterebbe a compensare quello che un lavoratore dovrà pagare, nei termini di taglio dei servizi, smantellamento della previdenza, aumento dei contributi, per accontentare Almunia e la Banca europea. Ma anche il tanto sbandierato aumento delle tasse per i ricchi ha il sapore di una presa in giro. Come ha spiegato bene Visco in un'intervista sul Corriere della Sera del 3 ottobre, si tratterà al massimo di qualche centinaio di euro in più all'anno di tasse per chi dichiara più di 200 mila euro. Non solo: le società di capitali, i veri gangli del capitalismo finanziario, non verranno minimamente intaccate dai provvedimenti della Finanziaria! L'unico probabile e reale accanimento fiscale sarà ai danni dei piccoli lavoratori autonomi, in via di proletarizzazione, che finiranno per trasformarsi in un bacino di voti per Lega Nord e Forza Italia.
Probabilmente è vero, i ricchi piangono all'indomani del varo della Finanziaria: dalle risate, nel vedere i lavoratori schiacciati e imbrogliati da quei partiti che dovrebbero rappresentarli; nel constatare di avere dalla propria parte partiti comunisti, pronti a votare provvedimenti antioperai e missioni imperialiste.

Per una grande mobilitazione contro il governo

Dopo lo sciopero generale indetto dal sindacalismo di base, è necessario rilanciare una grande mobilitazione contro il governo Prodi-Montezemolo. Rifondazione comunista, Cgil e le altre forze della sinistra sociale che sostengono il governo hanno una responsabilità gravissima: sono i principali artefici dello smantellamento dello stato sociale, della reiterazione di politiche antioperaie e imperialiste: è infatti in virtù della concertazione che manovre pesantissime rischiano di passare in un clima di pace sociale; è grazie al fatto che anche Rifondazione è diventata forza di governo che i movimenti si trovano oggi traghettati nell'alveo di un "governo della borghesia per la borghesia", rinunciando addirittura a parole d'ordine storiche, come il no alla guerra.
Chiediamo a tutte le forze della sinistra sociale, a partire da Rifondazione comunista e Cgil, di rompere col governo dei padroni, di costruire fin d'ora un nuovo sciopero generale contro la Finanziaria e le guerre del del centrosinistra, contro lo smantellamento delle pensioni, per l'assunzione a tempo indeterminato di tutti i precari, per i diritti degli immigrati. Progetto comunista - Rifondare l'opposizione dei lavoratori partecipa già oggi, parallelamente al processo costituente di un nuovo partito comunista, alla costruzione dell'opposizione di classe al governo Prodi.
2/11/2006



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