Respinti i licenziamenti dei lavoratori dello Slai Cobas
Condannata la Fiat per comportamento antisindacale
di Pasquale Cordua
Gli operai della Fiat Auto hanno salutato con calore il ritorno in fabbrica degli otto compagni dello Slai Cobas. Neanche il tempo di qualche stretta di mano e subito al lavoro: i pomeriggi nella sede dello Slai a Pomigliano trascorrono nella preparazione delle elezioni della Rsu che si terranno nei prossimi giorni, elezioni che qualcuno voleva rimandare a settembre quando sarebbe passata un po’ quell’aria triste della Direzione e delle burocrazie sindacali che avevano tanto sperato e lavorato per non vedere più in fabbrica una scomoda e conseguente opposizione ai loro piani.
L’affermazione potrà sembrare esagerata, frutto di fantasie estremistiche, ma abbiamo qualche”carta” per dimostrarla e lo facciamo di nuovo e volentieri perché le nostre intenzioni di costruire un sindacato di classe, le nostre richieste alla classe operaia di rompere con le direzioni dei partiti e dei sindacati concertativi, devono essere conseguenti.
Cosa ne pensano le burocrazie sindacali ed i partiti loro ascari
Su Cronache di Napoli del 16 febbraio, all’indomani dei licenziamenti, è comparso questo pezzo: “Il commissario della sezione cittadina del Pdci nonché esponente della federazione di Napoli, Nello Di Palma, condanna i modi dei manifestanti ed in particolare degli iscritti allo Slai Cobas. ‘Non condividiamo assolutamente i metodi - ha affermato - che sono stati utilizzati, che possono essere definiti da squadristi, che sono sicuramente antidemocratici e che non ci appartengono in alcun modo’. Mentre la federazione di Napoli del PRC è ‘al fianco della Fiom impegnata in questi giorni con i lavoratori in assemblee e referendum’. ‘Il Prc - si legge in una nota diffusa dalla Federazione Provinciale e dai Circoli di fabbrica Prc di Pomigliano - esprime un giudizio complessivamente positivo sulla conclusione dell’ipotesi di accordo … che sconfigge le posizioni oltranziste di Maroni e Sacconi e della Confindustria’”.
Se a ciò aggiungiamo quanto apparso sul Manifesto ed i comunicati dei Ds, si comprende la regia dell’operazione. Spesso nella storia del movimento operaio il livello politico ha isolato i lavoratori preparando la repressione che ne seguiva, ma qui i licenziamenti sono stati direttamente promossi dai burocrati del sindacato e dai partiti che intendevano legittimarsi come prossima forza di governo. Anche qui bisogna produrre le prove: nella comparsa di costituzione e difesa, la Fiat Auto, contro lo Slai Cobas, chiama a testimoniare il segretario nazionale della Fiom-Cgil, Rinaldini, cita il comunicato del 15 febbraio a firma Fim-Fiom-Uilm-Fismic intitolato “Democrazia non violenza” e il comunicato dei Ds intitolato “La democrazia calpestata” e afferma che gli iscritti Slai hanno tenuto “… comportamenti che non possono avere alcuna giustificazione o copertura, condannati da tutte le forze politiche e sindacali”. Certo è veramente bizzarro che la Fiat dei golpisti e dei fascisti si preoccupi della democrazia e di garantire l’ordinato svolgimento delle assemblee e dei referendum e di tutte le altre conquiste ottenute dai lavoratori.
Scornati e delusi, perfino dalla giustizia borghese, le controparti dei lavoratori dovrebbero fare autocritica ed invece nemmeno un rigo sul reintegro degli otto licenziati: i solerti lecchini delle direzioni padronali, gli ipocriti tutori dei referendum truccati, non hanno speso una sola goccia d’inchiostro per salutare il ritorno in fabbrica dei lavoratori, ed ora dovranno anche rispondere alla denuncia per diffamazione che lo Slai Cobas ha sporto contro le loro ingiurie.
Un nuovo fronte di lotta: la Fiat Avio
Ma anche nel merito i compagni dello Slai avevano ragione. Alla vicina Fiat Avio le rappresentanze sindacali, compreso un iscritto al Prc che si vanta d’essere “della componente di sinistra”, hanno sottoscritto un accordo per l’orario di lavoro flessibile e sabati lavorativi. Anche qui è necessario spiegare il perché di tanto zelo sindacale: Fiat Avio vuole quotarsi in Borsa ed ha bisogno di presentare agli investitori un’immagine di fabbrica nella quale regna l’ordine e gli operai sono “faticatori”, disposti a lavorare in qualsiasi condizione e solidali con l’azienda. A far passare questa linea ci pensa la Rsula Fiat Auto perché lì si sta cercando di proporre un analogo meccanismo. nella quale non mancano i rifondatori, i più zelanti di tutti. Anche qui l’accordo viene fatto sancire da un referendum truccato e fatto passare minacciando di espellere dal sindacato i lavoratori che dissentono, privandoli così di tutele ed esponendoli alle successive ritorsioni dell’azienda. La lotta per respingere questo accordo è appena iniziata ma riguarda anche
I nostri compiti
Di fronte a noi, quindi, c’è un compito non da poco: si tratta di sostenere attivamente la lotta degli operai di Pomigliano, di estenderla, di diffonderne gli obiettivi ed i contenuti e di denunciare in ogni sede la connivenza e la subordinazione dei sindacati confederali agli interessi dei profitti capitalistici. La situazione, almeno a Pomigliano, è interessante: la prossima scadenza delle elezioni della Rsu si sta presentando insieme ad un dibattito, senz’altro ancora informe, sulla questione del Partito e del suo rapporto con la lotta sindacale. La vicenda dei licenziamenti è stata un’utile occasione per iniziare questa discussione nella quale deve entrare in maniera militante tutto il corpo della nostra Organizzazione.




















