Partito di Alternativa Comunista

Lotta alla precariet

Lotta alla precarietà: il caso Atesia

Governi e burocrati sindacali: dieci anni contro i lavoratori

 

di Leonardo Spinedi

 

La vertenza dei lavoratori Atesia in lotta ha oramai assunto una rilevanza generale e nazionale; non è un caso: si tratta di una lotta esemplare e chiarificatrice per quel che riguarda innumerevoli questioni di primaria importanza. Condizioni di lavoro precario, ricattabilità dei lavoratori, tradimento del sindacalismo concertativo, virtù e limiti del sindacalismo extraconfederale, tentativi di autorganizzazione dei lavoratori, questo è il patrimonio di questa vertenza, di cui proviamo a tracciare (con l’aiuto del dossier pubblicato dal Collettivo dei lavoratori in lotta) una brevissima storia riassuntiva.

 

Una storia di sfruttamento

 

Atesia, il più grande call-center del Paese, si costituisce nel 1989, all’interno del gruppo Seat Pagine Gialle nel settore delle ricerche di mercato. Nei primi anni ’90 viene acquisito con tutta la Seat dalla Telecom e da allora si trasforma in call center con servizi di contact center inoltre mantenendo quelli di ricerche di mercato.

Il 24 maggio 2004 un accordo fra Telecom e sindacati stabilisce che a partire dal 1 luglio 2004 le sue attività e le lavoratrici ed i lavoratori coinvolti vengano suddivisi, trasferendo a Telecontact Center (gruppo Telecom) le attività relative al 187 mentre le restanti attività (119 e campagne esterne a Telecom/Tim) rimangono ad Atesia che però viene acquisita per l’80,1% del capitale dal gruppo Cos.

Atesia ha sede nella piattaforma del centro commerciale e direzionale Cinecittà 2 (via Lamaro) anche per quanto riguarda la parte trasferita al Telecontact Center.

La storia di questa azienda è da subito storia di sfruttamento selvaggio della forza lavoro: i dipendenti vengono infatti inizialmente impiegati con contratti di collaborazione a partita Iva e con il pagamento della postazione di lavoro; sono sottoposti ad una infame subordinazione, tanto che un’ispezione sollecitata dal Sulta nel 1996 dà come esito la denuncia dell’illegalità dei rapporti di lavoro in Atesia. In soccorso del padrone arrivano immediatamente i burocrati dei sindacati concertativi, che firmano un primo accordo nel 2000 in cui si sostituiscono i contratti precedenti con contratti co.co.co. (forma di lavoro precario introdotta dal centrosinistra con il "pacchetto Treu") e contemporaneamente si tutela l’azienda nei confronti della denuncia dell’Ispettorato: si legge infatti nell’accordo che “le Parti si danno atto che le esperienze di lavoro sino ad oggi attuate in Atesia, funzionali alla realizzazione di una fase di sviluppo delle attività, basate sul lavoro libero-professionale, potranno essere riproposte (…). Atesia attiverà a regime, comunque entro l’1/1/2001, contratti di collaborazione coordinata e continuativa”

A seguito di quest’accordo ha inizio un piano di ristrutturazione aziendale che culmina con il contratto siglato da impresa e sindacati il 23 maggio 2004: suddivisione dell’azienda in due tronconi (Atesia e Telecontact Center), prolungamento delle condizioni di lavoro precario e obbligo di sottoscrizione per i lavoratori di un “verbale di conciliazione” in cui rinunciano a tutti i diritti maturati rispetto all’illegalità dei precedenti contratti co.co.co.

 

La lotta iniza…

 

A fronte di questo infame accordo ha inizio una mobilitazione spontanea dei lavoratori che inizia con una raccolta di firme contro l’accordo che durerà per dieci giorni, insieme al blocco dell’attività del Telecontact Center con tanto di assemblea permanente nel piazzale, corteo per le vie del quartiere e presidi presso Telecom. Una mobilitazione nata e cresciuta nel silenzio e nell’indifferenza delle istituzioni borghesi, dei sindacati concertativi e delle forze politiche della sinistra governativa, che vedrà purtroppo nella estrema ricattabilità dei lavoratori il suo punto più debole, rimanendo però sempre viva, pur sottoposta a una vigorosa offensiva padronale (espulsione di circa 200 lavoratrici e lavoratori), e fungendo da catalizzatore per l’organizzazione dei precari; iniziano infatti a prendere corpo all’interno di Atesia forme di autorganizzazione, sostenute dall’assemblea coordinata e continuativa contro la precarietà e dal Cobas Telecom, che si concretizzano nel Collettivo Precariatesia. Il Collettivo apre una vertenza in vista della scadenza di settembre 2005 per ottenere un contratto a tempo indeterminato e lo fa nel modo più diretto ed efficace: la lotta, lo sciopero, la mobilitazione. Ed è proprio la partecipazione alle iniziative del Collettivo - adesioni allo sciopero fra il 70 e il 90%, oltre 300 lavoratrici e lavoratori in corteo il 22 giugno 2005 - che investe il Collettivo stesso della piena rappresentatività dei lavoratori e delle lavoratrici di Atesia, sfiduciando al contempo i burocrati sindacali traditori degli interessi dei lavoratori.

 

…e non si arresta!

 

Si arriva così da ultimo a nuove forme di offensiva padronale, alla trasformazione dei contratti co.co.co. nelle nuove forme previste dalla Legge 30 (con contratti di apprendistato prolungati fino all’incredibile durata di sei anni) con salari da fame e contributi previdenziali praticamente inesistenti; ma la lotta dei lavoratori ha messo paura al padron Tripi, e così l’ 11 aprile viene siglato un accordo che prevede il licenziamento di 400 lavoratori entro il 1 giugno, e di altri 500/600 entro il 30 settembre. Come si vede, cambiano i governi ma la musica rimane la stessa; il 1 giugno viene proclamato uno sciopero con picchetto, ben riuscito nonostante i tentativi di intimidazione della polizia, a cui partecipano tra gli altri i compagni della Fiat di Pomigliano, dei Cobas e dello Slai Cobas (Pc-Rol, appena costituitosi come organizzazione indipendente dopo la rottura con il Prc, è l’unica organizzazione politica a portare attiva solidarietà ai lavoratori Atesia.) Dopo la riuscita dello sciopero, ci si dà appuntamento sotto al ministero del lavoro dopo otto giorni.

 

Il governo contro i precari

 

Sul segno di classe del governo attuale non abbiamo mai avuto dubbi: denunciamo la sua natura filo-padronale, il suo fortissimo legame con gli interessi di industriali e banchieri, il suo programma di attacco ai diritti dei lavoratori da molto prima che nascesse.

Dal neo-ministro del lavoro Damiano (ex burocrate sindacale catapultato da Prodi su una poltrona ben più prestigiosa di quelle targate Cgil) non ci aspettiamo nulla: ha già dichiarato di non voler abrogare la Legge 30 e le sue posizioni in materia di precarietà e legislazione del lavoro sono sotto gli occhi di tutti.

Ci aspettavamo forse un po’ più di tatto, non perché lo consideriamo un gentiluomo, ma perché è evidente che egli ha tutto l’interesse nel cercare di gabbare i lavoratori senza metterseli subito tutti contro; e invece, alla richiesta di incontro dei licenziati di Atesia in presidio sotto al ministero il 9 giugno, Damiano ha risposto mandando giù la polizia e sbattendo loro - letteralmente - la porta in faccia (si veda il comunicato nel riquadro). Al tentativo di entrare comunque nel ministero la polizia ha risposto con le maniere forti, così come altrettanto forti sono state le minacce di sgombero di fronte al blocco stradale. Negli stessi istanti il ministro, con un delirante comunicato, spiegava che il problema Atesia era già in discussione con i rappresentanti sindacali - sconfessati dai lavoratori stessi.

Ringraziamo il ministro Damiano per averci fornito questa preziosissima dimostrazione pratica di cosa significhino parole come “concertazione” e “pace sociale” in una società divisa in classi: botte e fame per i lavoratori, profitti ed impunità per i padroni: sarà bene ricordare infatti come l’Ispettorato del lavoro di Roma abbia già dichiarato illegittimi i contratti a progetto dei lavoratori di Atesia - una “piccola svista” per cui il padron Tripi, grande elettore della Margherita, difficilmente pagherà - e come per giunta i 400 licenziati siano stati accuratamente selezionati tra quelli politicamente e sindacalmente più attivi (si è trattato di fatto di un tentativo di annientamento del Collettivo Precariatesia e di tutti i lavoratori più attivi nei momenti di lotta).

La lotta dei precari Atesia contro le vergognose condizioni lavorative e per il reintegro immediato dei licenziati - a cui continueremo a portare la nostra più attiva solidarietà - è la nostra, lavoreremo affinché la lotta contro queste politiche e contro questo governo di padroni e padroncini diventi la lotta di tutti i precari, per costruire insieme le condizioni per un’alternativa vera: l’alternativa dei lavoratori.

 

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