Partito di Alternativa Comunista

Governo Prodi: l'uso dell'istruzione (ovvero, istruzioni per l'uso)

Governo Prodi: l’uso dell’istruzione (ovvero, istruzioni per l’uso)

Scuola e università secondo l’Unione

 

di Giuseppe Guarnaccia

 

Dopo le polemiche sulla regolarità del voto, dopo il toto-ministri, Romano Prodi è stato nominato Presidente del Consiglio. Nella squadra di governo, per il Dicastero dell’Istruzione è stato scelto Giuseppe Fioroni, ex sindaco di Viterbo ed esponente della Margherita.

Il programma dell’Unione in tema d’istruzione segna un’evidente continuità tra centrodestra e centrosinistra. L’abrogazione della legge Moratti promessa in campagna elettorale dalla “sinistra radicale” non sembra essere stata accolta dal ministro Fioroni e da Romano Prodi, i quali pensano, invece, siano necessari interventi mirati ed efficaci per apportare modifiche al testo approvato nella scorsa legislatura dal Polo. Dunque, le lotte e le rivendicazioni di questi anni dei movimenti studenteschi e degli insegnanti per l’abrogazione della legge Moratti, per una scuola pubblica ed un’università di massa e non di classe non hanno trovato ingresso nel programma dei banchieri e dei capitalisti.

Lo smantellamento dell’istruzione pubblica - è giusto e doveroso ricordarlo - fu avviato dai ministri ulivisti Berlinguer e De Mauro. La riforma del centrosinistra (difesa anche dalla Cgil) avviò il processo di smembramento della scuola pubblica attraverso la famigerata “autonomia didattica e organizzativa” delle istituzioni scolastiche. Fu dunque l’Ulivo con il ministro Berlinguer a porre le basi per la totale aziendalizzazione della scuola voluta dal centrodestra nella scorsa legislatura.

 

Quali prospettive per la scuola e l’università?

 

La fabbrica del programma di Prodi ha partorito per la scuola e l’università soluzioni di continuità con la precedente riforma. “Per rilanciare la scuola sfrutteremo la sua forza principale, quella dell’autonomia. La progettualità e l’innovazione che vengono dal territorio sono risorse preziose, cui dovremo dare spazio, accogliendo il dibattito culturale e le sperimentazioni coraggiose”.

Dunque, si riparte dall’autonomia scolastica, si riparte dalla prospettiva di un forte decentramento, si riparte dalla possibilità per le scuole di auto-regolarsi in materia di finanziamento, progetto funzionale all’ingerenza delle imprese private nell’ambito formativo. L’offerta formativa rispetto alla precedente riforma non subirà cambiamenti sostanziali: infatti, l’alta formazione professionale, l’apprendistato, l’età lavorativa, i cicli di studio, ripropongono essenzialmente soluzioni di continuità con il precedente testo di riforma.

Per l’università, l’Unione intende adottare politiche coerenti con la riforma Berlinguer e con la riforma Moratti. Il modello universitario disegnato dal centrosinistra continuerà a viaggiare sul doppio binario della laurea di primo livello e specialistica e dei crediti formativi.

Stage, tirocini, dottorato di ricerca come terzo ciclo della formazione attraverso agevolazioni fiscali alle imprese, rappresentano la continuità nelle politiche filopadronali adottate sia dal governo Berlusconi, sia dai precedenti governi progressisti. Dunque, nonostante le belle promesse fatte in campagna elettorale da parte della sinistra dell’Unione (soprattutto il Prc), il nuovo governo non abrogherà la legge Moratti, non smantellerà la “scuola di classe” introdotta dal governo Berlusconi, non offrirà risposte concrete ai movimenti di lotta di questi anni; anzi rilancerà un modello di scuola e di università funzionale alle imprese e al mercato. La riforma Moratti è stata realizzata in continuità con la riforma Berlinguer: la “scuola di classe”, la scuola escludente, è patrimonio comune sia del centrodestra, sia del centro-sinistra. Entrambi gli schieramenti borghesi, rappresentando gli stessi interessi, agiscono con gli stessi principi, quelli della classe borghese contro la classe lavoratrice.

 

Quale linea dovranno adottare i movimenti studenteschi e degli insegnanti

Subito dopo l’insediamento del nuovo governo, è stata indetta dai Cobas una manifestazione sotto la sede del Ministero della Pubblica Istruzione. Al sit-in organizzato dal sindacato di base hanno partecipato numerosi insegnanti e rappresentanti dei movimenti studenteschi che hanno chiesto al ministro Fioroni l’abrogazione della legge Moratti, esprimendo il rifiuto del finanziamento pubblico alle scuole private e l’opposizione alla scuola azienda.

Nonostante le rassicurazioni del ministro sulla possibilità di dialogo con i Cobas e con i movimenti, le iniziative da intraprendere sono numerose. Non basta abrogare la legge Moratti, il nuovo governo dovrà destinare massicci finanziamenti alla scuola pubblica, assumere a tempo indeterminato tutti i precari della scuola, ripristinare la democrazia sindacale e adeguare i salari e gli stipendi dei lavoratori della scuola agli standard europei.

Le recenti occupazioni di numerose facoltà universitarie in Italia, le assemblee di rete createsi durante le occupazioni, gli scioperi indetti dagli insegnanti e dai lavoratori della scuola costituiscono il terreno di lotta da cui ripartire se questo governo non accoglierà

immediatamente le rivendicazioni dei movimenti di lotta degli scorsi anni. Difendere l’università e la scuola pubblica, ma soprattutto un’università ed una scuola di massa, è la piattaforma che i marxisti rivoluzionari devono avanzare nelle mobilitazioni in corso e future, contro i reazionari di destra e i riformatori di sinistra. L’emancipazione delle classi subalterne dalla schiavitù del capitale, passa necessariamente per l’unificazione delle lotte dei lavoratori, dei precari, degli studenti. Solo una lotta conseguentemente anticapitalista, nella prospettiva di una reale alternativa di società e di potere, può liberare la scuola dalla logica del profitto e della mercificazione.

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