Grande successo del seminario sul Trotskismo
Tre giorni di dibattiti sulla necessità della prospettiva rivoluzionaria
Claudio Mastrogiulio
Il 5-6-7 settembre 2008, a Rimini, si è tenuto il seminario per la formazione di quadri, militanti e simpatizzanti del Partito di Alternativa Comunista. Un incontro che ha avuto, tra i tanti, almeno due connotati di significativa importanza: l’essenziale dibattito sulla necessità storica della prospettiva rivoluzionaria che sappia contrapporsi all’opportunismo del riformismo governista, e la massiccia presenza di giovani (un centinaio le presenze).
Il contenuto storico-politico del seminario ha toccato, approfittando di alcuni anniversari caduti in questo anno, taluni dei momenti determinanti per il movimento operaio e comunista novecentesco. Le relazioni, riccamente elaborate ed approfondite, sono state: “Dopo l'Ottobre 1917, la tragedia della rivoluzione tedesca: l'insanabile frattura tra rivoluzionari e riformisti” (relatore Francesco Ricci); “Dall'opposizione di sinistra allo stalinismo alla nascita, nel 1938, della Quarta Internazionale” (relatrice Fabiana Stefanoni); “Il programma transitorio della Quarta Internazionale, le degenerazioni centriste degli ultimi settant'anni e la lotta della Lit per la ricostruzione dell'Internazionale rivoluzionaria” (relatori: Antonino Marceca e Valerio Torre); “La vicenda del comunismo italiano e la necessità, dopo il fallimento dello stalinismo e della socialdemocrazia bertinottiana, della costruzione di un partito comunista rivoluzionario” (relatore Ruggero Mantovani). Tutte le relazioni ed il dibattito che ne è scaturito hanno incanalato l’attenzione dei presenti su due aspetti fondamentali e dialetticamente legati come la prospettiva affrancatrice della rivoluzione ed il tradimento opportunista del riformismo governista (socialdemocratico o stalinista che fosse).
Essendo marxisti rivoluzionari riteniamo che la storia, del movimento operaio e comunista in modo particolare, non sia un trastullo da intellettuali più o meno capaci ma, al contrario, sia un elemento essenziale a cui rivolgersi per riattualizzarne gli insegnamenti nel vivo della lotta di classe. Sappiamo bene, ed è uno dei motivi che ci porta ad organizzare queste importanti iniziative, che il cambiamento reale del sistema sociale attuale potrà avvenire solo se le avanguardie più coscienti sapranno comprendere criticamente gli errori e le deviazioni del passato.
Un partito che sia autenticamente rivoluzionario presta particolare attenzione alla storia del movimento di cui aspira a divenire avanguardia, in modo che sempre si comprenda un assunto fondamentale tratto dagli insegnamenti del passato; quello per cui il Partito è portatore, oltre che di un indirizzo politico, anche di aggregazione, identità storica e politica, educazione politico-sociale, socializzazione culturale. In poche parole il Partito è quell’intellettuale collettivo di cui parlava Gramsci; quelle dita che se unite formano un pugno inesorabile sotto cui schiacciare questo sistema obsoleto e quella cosa che non tradisce di cui parlava Majakovskij in una delle sue mirabili poesie.
Nell’incipit di queste brevi note sul seminario del Pdac parlavamo della massiccia presenza di giovani. È stato questo un riscontro che, con una punta di legittimo orgoglio, ci consente di affermare che l’itinerario tracciato merita una valutazione positiva. Non conosciamo, ad oggi in Italia, un’altra organizzazione che sia capace di aggregare ogni anno un centinaio di compagni (come ben si vede dalle foto sul nostro sito in larghissima parte giovanissimi) su temi storici così scioccamente giudicati superati da qualche pennivendolo di regime il cui nome non ha particolare importanza.




















